S. Benedetto 

I temi principali della

Regola di S. Benedetto

nelle pagine di diversi autori spirituali 


 
ABATE LIBRI RICERCA DI DIO
AMORE DI CRISTO LECTIO DIVINA SACRA SCRITTURA
ASCESI LITURGIA SALMI
ASCOLTO MORTE SILENZIO
CARITA' OBBEDIENZA SPIRITO SANTO
CONDIVISIONE PACE TRISTEZZA
CONVERSIONE PADRE NOSTRO UMILTA'
DEBOLEZZA PECCATO UOMO
DISCREZIONE POVERTA' VECCHIAIA
EUCARISTIA PREGHIERA VITA SPIRITUALE
GIOIA PREGHIERA DI DOMANDA  
LAVORO PUREZZA DI CUORE  

L'ABATE

Cap. II - L'Abate: "Un abate degno di stare a capo di un monastero deve sempre avere presenti le esigenze implicite nel suo nome, mantenendo le proprie azioni al livello di superiorità che esso comporta. Sappiamo infatti per fede che in monastero egli tiene il posto di Cristo, poiché viene chiamato con il suo stesso nome, secondo quanto dice l'Apostolo: "Avete ricevuto lo Spirito di figli adottivi, che vi fa esclamare: Abba, Padre!"

Missione dell'Abate. Tratto dal libro "Lettere ai monaci" di Gabriel M. Brasò O.S.B. - Ed.  Messaggero Padova

L'AMORE DI CRISTO

Capitolo IV - Gli strumenti delle buone opere: "Prima di tutto amare il Signore Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutte le forze; poi il prossimo come se stesso....Rinnegare completamente se stesso. per seguire Cristo;.... Rendersi estraneo alla mentalità del mondo; non anteporre nulla all'amore di Cristo...pregare per i nemici nell'amore di Cristo."

Capitolo V - L'obbedienza: " Il segno più evidente dell'umiltà è la prontezza nell'obbedienza. Questa è caratteristica dei monaci che non hanno niente più caro di Cristo... E' di loro che il Signore dice: " Appena hai udito, mi hai obbedito", mentre rivolgendosi ai superiori dichiara: "Chi ascolta voi, ascolta me"."

Capitolo LXIII - L'ordine nella comunità: "...L'abate poi sia chiamato "signore" e "abate", non perché si sia arrogato da sé un tale titolo, ma in onore e per amore di Cristo del quale sappiamo per fede che egli fa le veci. Da parte sua, però, rifletta sull'onore che gli viene tributato e se ne dimostri degno."

Capitolo LXXII - Il buon zelo delle buone opere: "...si portino a vicenda un amore fraterno e scevro da ogni egoismo; temano filialmente Dio; amino il loro abate con sincera e umile carità; non antepongano assolutamente nulla a Cristo, che ci conduca tutti insieme alla vita eterna."

Il cuore di Cristo ; Tratto dal libro "Cristo nei suoi misteri" di Don Columba Marmion O.S.B. - Ed. Mariotti

L'ASCESI

Capitolo IV - Gli strumenti delle buone opere (estratti): 

- Rinnegare completamente se stesso. per seguire Cristo;
- Vigilare continuamente sulle proprie azioni,

- Spezzare subito in Cristo tutti i cattivi pensieri che ci sorgono in cuore e manifestarli al padre spirituale.
- non amare di parlar molto,
- odiare la volontà propria,

Capitolo XLIX - La quaresima dei monaci: Anche se è vero che la vita del monaco deve avere sempre un carattere quaresimale, visto che questa virtù è soltanto di pochi, insistiamo particolarmente perché almeno durante la Quaresima ognuno vigili con gran fervore sulla purezza della propria vita, profittando di quei santi giorni per cancellare tutte le negligenze degli altri periodi dell'anno.

L'ascesi delle fraternità - Tratto da" Come  loro " (La vita religiosa dei Piccoli Fratelli di Padre de Foucauld) - di R. Voillaume -Edizioni Paoline

L'ASCOLTO

Prologo della Regola: " Ascolta, figlio mio, gli insegnamenti del maestro e apri docilmente il tuo cuore; accogli volentieri i consigli ispirati dal suo amore paterno e mettili in pratica con impegno, in modo che tu possa tornare attraverso la solerzia dell'obbedienza a Colui dal quale ti sei allontanato per l'ignavia della disobbedienza. "

Dammi, Signore, un cuore che ascolta (1 Re 3, 9); Tratto dal libro "Un coeur qui écoute" di Soeur Jeanne d'Arc, o.p. - Les Editions du Cerf (Traduzione libera)


LA CARITA'

IV - Gli strumenti delle buone opere - 20 Rendersi estraneo alla mentalità del mondo; 21 non anteporre nulla all'amore di Cristo. 22 Non dare sfogo all'ira, 23 non serbare rancore, 24 non covare inganni nel cuore, 25 non dare un falso saluto di pace, 26 non abbandonare la carità.

VII - L'umiltà - 67 Una volta ascesi tutti questi gradi dell'umiltà, il monaco giungerà subito a quella carità, che quando è perfetta, scaccia il timore; 68 per mezzo di essa comincerà allora a custodire senza alcuno sforzo e quasi naturalmente, grazie all'abitudine, tutto quello che prima osservava con una certa paura; 69 in altre parole non più per timore dell'inferno, ma per amore di Cristo, per la stessa buona abitudine e per il gusto della virtù. 70 Sono questi i frutti che, per opera dello Spirito Santo, il Signore si degnerà di rendere manifesti nel suo servo, purificato ormai dai vizi e dai peccati.

LIII - L'accoglienza degli ospiti - 1 Tutti gli ospiti che giungono in monastero siano ricevuti come Cristo, poiché un giorno egli dirà: "Sono stato ospite e mi avete accolto" 2 e a tutti si renda il debito onore, ma in modo particolare ai nostri confratelli e ai pellegrini. 3 Quindi, appena viene annunciato l'arrivo di un ospite, il superiore e i monaci gli vadano incontro, manifestandogli in tutti i modi il loro amore; 4 per prima cosa preghino insieme e poi entrino in comunione con lui, scambiandosi la pace.

LXVI - I portinai del monastero - 1 Alla porta del monastero sia destinato un monaco anziano e assennato, che sappia ricevere e riportare le commissioni e sia abbastanza maturo da non disperdersi, andando in giro a destra e a sinistra. 2 Questo portinaio deve avere la sua residenza presso la porta, in modo che le persone che arrivano trovino sempre un monaco pronto a rispondere. 3 Quindi, appena qualcuno bussa o un povero chiede la carità, risponda: "Deo gratias!" Oppure: "Benedicite!" 4 e con tutta la delicatezza che ispira il timor di Dio venga incontro alle richieste del nuovo arrivato, dimostrando una grande premura e un'ardente carità.

LXXI - L'obbedienza fraterna - 1 La virtù dell'obbedienza non dev'essere solo esercitata da tutti nei confronti dell'abate, ma bisogna anche che i fratelli si obbediscano tra loro, 2 nella piena consapevolezza che è proprio per questa via dell'obbedienza che andranno a Dio. 3 Dunque, dopo aver dato l'assoluta precedenza al comando dell'abate o dei superiori da lui designati, a cui non permettiamo che si preferiscano ordini privati, 4 per il resto i più giovani obbediscano ai confratelli più anziani con la massima carità e premura.

LXXII - Il buon zelo dei monaci - 1 Come c'è un cattivo zelo, pieno di amarezza, che separa da Dio e porta all'inferno, 2 così ce n'è uno buono, che allontana dal peccato e conduce a Dio e alla vita eterna. 3 Ed è proprio in quest'ultimo che i monaci devono esercitarsi con la più ardente carità 4 e cioè: si prevengano l'un l'altro nel rendersi onore; 5 sopportino con grandissima pazienza le rispettive miserie fisiche e morali; 6 gareggino nell'obbedirsi scambievolmente; 7 nessuno cerchi il proprio vantaggio, ma piuttosto ciò che giudica utile per gli altri; 8 si portino a vicenda un amore fraterno e scevro da ogni egoismo; 9 temano filialmente Dio; 10 amino il loro abate con sincera e umile carità; 11 non antepongano assolutamente nulla a Cristo, 12 che ci conduca tutti insieme alla vita eterna.

 LETTERA ENCICLICA DEUS CARITAS EST DEL SOMMO PONTEFICE BENEDETTO XVI - Libreria Editrice Vaticana 2005


LA CONDIVISIONE

Capitolo XXXIII - Il "vizio" della proprietà: Nel monastero questo vizio dev'essere assolutamente stroncato fin dalle radici, "Tutto sia comune a tutti", come dice la Scrittura, e "nessuno dica o consideri propria qualsiasi cosa".

Capitolo XXXIV - La distribuzione del necessario: "Si distribuiva a ciascuno proporzionatamente al bisogno", si legge nella Scrittura. Con questo non intendiamo che si debbano fare preferenze - Dio ce ne liberi! - ma che si tenga conto delle eventuali debolezze; quindi chi ha meno necessità, ringrazi Dio senza amareggiarsi, mentre chi ha maggiori bisogni, si umili per la propria debolezza, invece di montarsi la testa per le attenzioni di cui è fatto oggetto e così tutti i membri della comunità staranno in pace.

 Capitolo LV - Gli abiti e le calzature dei monaci: In questo, però, deve sempre tener presente quanto è detto negli Atti degli Apostoli e cioè che "Si dava a ciascuno secondo le sue necessità". Quindi prenda in considerazione le particolari esigenze dei più deboli, anziché la malevolenza degli invidiosi. Comunque, in tutte le sue decisioni si ricordi del giudizio di Dio.

- “Nessuno tra loro era bisognoso” (At 4, 34) di Enzo Bianchi - Convegno Caritas Ambrosiana nov. 2004

- "La legge della condivisione - Settimo: non rubare" - estratto da "I dieci comandamenti - leggi del cuore" di Joan Chittister - Ed. Queriniana 

LA CONVERSIONE

Prologo: "... Ed è proprio per permetterci di correggere i nostri difetti che ci vengono dilazionati i giorni di questa vita secondo le parole dell'Apostolo: "Non sai che con la sua pazienza Dio vuole portarti alla conversione?" ... ".

Capitolo VII - L'umiltà: "... perché è misericordioso e aspetta la nostra conversione, ... ".

Capitolo LVIII - Norme per l'accettazione dei fratelli: "... Al momento dell'ammissione faccia in coro, davanti a tutta la comunità, solenne promessa di stabilità, conversione continua e obbedienza, ... "

Una dinamica di conversione; Estratto da “La Regola di san Benedetto, cammino di vita per i laici di Pierre Alban Delannoy - Ed. Albin Michel 2015

La conversione; Tratto dal libro "Le confessioni " di Sant'Agostino - Edizioni Rizzoli

LA DEBOLEZZA

Capitolo VII - L'umiltà: " Il settimo grado dell'umiltà consiste non solo nel qualificarsi come il più miserabile di tutti, ma nell'esserne convinto dal profondo del cuore, umiliandosi e dicendo con il profeta: "Ora io sono un verme e non un uomo, l'obbrobrio degli uomini e il rifiuto della plebe"; "Mi sono esaltato e quindi umiliato e confuso" e ancora: "Buon per me che fui umiliato, perché imparassi la tua legge".

 Elogio della debolezza (ma non della miseria); di Enzo Bianchi - tratto dal quotidiano "Avvenire"

LA DISCREZIONE

Capitolo XLVIII - Il lavoro quotidiano: ".... Tutto però si svolga con discrezione, in considerazione dei più deboli."

Capitolo LXIV - L'elezione dell'abate: "... proceda con discernimento e moderazione, tenendo presente la discrezione del santo patriarca Giacobbe,...  Seguendo questo e altri esempi di quella discrezione che è la madre di tutte le virtù, disponga ogni cosa in modo da stimolare le generose aspirazioni dei forti, senza scoraggiare i deboli."

La discrezione; Tratto dal libro "Conferenze spirituali " di G. Cassiano - Edizioni Paoline

La discrezione madre delle virtù; Madre Ignazia Angelini O.S.B. - Da "Incontri sulla Regola" www.versoilcenobio.it

Discernere, malìa o incanto?; Tratto dal libro "Occasione o tentazione?" di Silvano Fausti - Edizioni Ancora - 2005

La prudenza; Tratto dal libro "Le virtù - Per dare il meglio di sé" di Carlo Maria Martini - Edizioni In Dialogo - 2010

L'EUCARISTIA

Capitolo XXXVIII - La lettura in refettorio: 2. Dopo la Messa e la comunione, il lettore che entra in funzione si raccomandi nel coro alle preghiere dei fratelli, perché Dio lo tenga lontano da ogni tentazione di vanità; 3. e tutti ripetano per tre volte il versetto: "Signore apri le mie labbra e la mia bocca annunzierà la tua lode", che è stato intonato dal lettore stesso, ...
10.Prima di iniziare la lettura, il monaco di turno prenda un po' di vino aromatico, sia per rispetto alla santa Comunione, sia per evitare che il digiuno gli pesi troppo, 11. e poi mangi con i fratelli che prestano servizio in cucina e in refettorio.


Capitolo LXII - I sacerdoti del monastero: 1. Se un abate desidera che uno dei suoi monaci sia ordinato sacerdote o diacono per il servizio della comunità scelga in essa un fratello degno di esercitare tali funzioni. 2. Ma il monaco ordinato si guardi dalla vanità e dalla superbia ...
5.Conservi sempre il posto che gli spetta in corrispondenza del suo ingresso in monastero, 6. tranne che per il ministero dell'altare, oppure nel caso che la scelta della comunità o la volontà dell'abate l'abbiano promosso in considerazione della sua vita esemplare.

 

"Eucaristia e vita monastica" di Dom Adalbert de Vogüé osb - estratto da "Deus absconditus", anno 83, n. 3, Luglio-Settembre 1992, pp. 18-28

LA GIOIA

Prologo della Regola: Quando poi il Signore cerca il suo operaio tra la folla, insiste dicendo: "Chi è l'uomo che vuole la vita e arde dal desiderio di vedere giorni felici?". Se a queste parole tu risponderai: "Io!", Dio replicherà: "Se vuoi avere la vita, quella vera ed eterna, guarda la tua lingua dal male e le tue labbra dalla menzogna.

Capitolo V - L'obbedienza: Ma questa obbedienza sarà accetta a Dio e gradevole agli uomini, se il comando ricevuto verrà eseguito senza esitazione, lentezza o tiepidezza e tantomeno con mormorazioni o proteste, perché l'obbedienza che si presta agli uomini è resa a Dio, come ha detto lui stesso: "Chi ascolta voi, ascolta me". I monaci dunque devono obbedire con slancio e generosità, perché "Dio ama chi dona con gioia".

Capitolo VII - L'umilità: E per dimostrare come il servo fedele deve sostenere per il Signore tutte le possibili contrarietà, esclama per bocca di quelli che patiscono: "Ogni giorno per te siamo messi a morte, siamo trattati come pecore da macello". Ma con la sicurezza che nasce dalla speranza della divina retribuzione, costoro soggiungono lietamente: "E di tutte queste cose trionfiamo in pieno, grazie a colui che ci ha amato". 

Capitolo XLIX - La quaresima dei monaci : Perciò durante la Quaresima aggiungiamo un supplemento al dovere ordinario del nostro servizio, come, per es., preghiere particolari, astinenza nel mangiare o nel bere, in modo che ognuno di noi possa di propria iniziativa offrire a Dio "con la gioia dello Spirito Santo" qualche cosa di più di quanto deve già per la sua professione monastica.

La gioia dello Spirito Santo in San Benedetto- tratto da "Collectanea Cisterciensia" 71 (2009) - Adalbert de VOGÜÉ, osb

La gioia dei Discepoli - tratto dal libro "DIO DELLA MIA GIOIA" di Anna Maria Canopi osb - Ed. PIEMME

IL LAVORO

Capitolo XLVIII - Il lavoro quotidiano: "L'ozio è nemico dell'anima, perciò i monaci devono dedicarsi al lavoro in determinate ore e in altre, pure prestabilite, allo studio della parola di Dio. ..... Ma se le esigenze locali o la povertà richiedono che essi si occupino personalmente della raccolta dei prodotti agricoli, non se ne lamentino, perché i monaci sono veramente tali, quando vivono del lavoro delle proprie mani come i nostri padri e gli Apostoli. Tutto però si svolga con discrezione, in considerazione dei più deboli. ..."

Capitolo LVII - I monaci che praticano un'arte o un mestiere: "Se in monastero ci sono dei fratelli esperti in un'arte o in un mestiere, li esercitino con la massima umiltà, purché l'abate lo permetta... "affinché in ogni cosa sia glorificato Dio". "

Travail ( Lavoro); a cura di Jacques Guillet S.J. e Paul de Surgy - Tratto dal libro "Vocabulaire de Théologie biblique" - Les Éditions du Cerf - (Traduzione libera)

I LIBRI


Capitolo XXXIII - Il "vizio" della proprietà: Nel monastero questo vizio dev'essere assolutamente stroncato fin dalle radici, sicché nessuna si azzardi a dare o ricevere qualche cosa senza il permesso dell'abate, né pensi di avere nulla di proprio, assolutamente nulla, né un libro, né un quaderno o un foglio di carta e neppure una matita, ...."Tutto sia comune a tutti", come dice la Scrittura, e "nessuno dica o consideri propria qualsiasi cosa".

Capitolo XXXVIII - La lettura in refettorio: Alla mensa dei monaci non deve mai mancare la lettura, né è permesso di leggere a chiunque abbia preso a caso un libro qualsiasi, ma bisogna che ci sia un monaco incaricato della lettura, che inizi il suo compito alla domenica.

Capitolo XLII - Il silenzio dopo compieta: I monaci devono custodire sempre il silenzio con amore, ma soprattutto durante la notte.... appena alzati da cena, i monaci si riuniscano tutti insieme e uno di loro legga le Conferenze o le Vite dei Padri o qualche altra opera di edificazione,...

Capitolo XLVIII - Il lavoro quotidiano: L'ozio è nemico dell'anima, perciò i monaci devono dedicarsi al lavoro in determinate ore e in altre, pure prestabilite, allo studio della parola di Dio.... Dal 14 settembre, poi, fino al principio della Quaresima, si applichino allo studio fino alle 9, quando celebreranno l'ora di Terza, dopo la quale tutti saranno impegnati nei rispettivi lavori fino a Nona, e cioè alle 14. Al primo segnale di Nona, ciascuno interrompa il proprio lavoro per essere pronto al suono del secondo segnale. Dopo il pranzo si dedichino alla lettura personale o allo studio dei salmi.

Il posto dei libri nelle più antiche regole monastiche: di Adalbert de Vogüé, estratto e tradotto da “Revue Mabillon” 16 (T. 77) - Abbaye Saint-Martin, 2005

LA "LECTIO DIVINA"

Capitolo IV - Gli strumenti delle buone opere:  " -Ascoltare volentieri la lettura della parola di Dio,..."

Capitolo XLVIII - Il lavoro quotidiano: " - L'ozio è nemico dell'anima, perciò i monaci devono dedicarsi al lavoro in determinate ore e in altre, pure prestabilite, allo studio della parola di Dio. " 

SAN BENEDETTO E LA «LECTIO DIVINA» - estratto da " IL VESCOVO E IL MONACO" di Carlo Maria Martini - Cardinale Arcivescovo di Milano - Edito dall'Abbazia San Benedetto di Seregno

LE RADICI STORICHE DELLA LECTIO DIVINA - estratto da: “Abitare la parola” - G. Farro e altri - Ed. Il pozzo di Giacobbe 2005

Excursus sulla LECTIO DIVINA - estratto da "Appunti sulla Regola di S. Benedetto" di D. Lorenzo Sena, OSB. Silv. - pubblicato sul sito Web del Monastero S. Vincenzo di Bassano Romano (VT) (http://sanvincenzo.silvestrini.org)

 

LA LITURGIA

Capitolo XVI - La celebrazione dei divini Offici durante le ore del giorno: " "Sette volte al giorno ti ho lodato", dice il profeta. Questo sacro numero di sette sarà adempiuto da noi, se assolveremo i doveri del nostro servizio alle Lodi, a Prima, a Terza, a Sesta, a Nona, a Vespro e Compieta,.. Dunque in queste ore innalziamo lodi al nostro Creatore "per le opere della sua giustizia" e cioè alle lodi, a Prima, a Terza, a Sesta, a Nona, a Vespro e a Compieta e di notte alziamoci per celebrare la sua grandezza. "

Capitolo XVIII - L'ordine dei salmi nelle ore del giorno: "Ci teniamo però ad avvertire che, se qualcuno non trovasse conveniente tale distribuzione dei salmi, li disponga pure come meglio crede, purché badi bene di fare in modo che in tutta la settimana si reciti l'intero salterio di centocinquanta salmi...  dato che dei nostri padri si legge che in un sol giorno adempivano con slancio e fervore quanto è augurabile che noi tiepidi riusciamo a eseguire in una settimana."

Capitolo XIX - La partecipazione interiore all'Ufficio divino: "Sappiamo per fede che Dio è presente dappertutto...  Perciò ricordiamoci sempre di quello che dice il profeta: "Servite il Signore nel timore" e ancora: "Lodatelo degnamente" e ancora: " Ti canterò alla presenza degli angeli"... e partecipiamo alla salmodia in modo tale che l'intima disposizione dell'animo si armonizzi con la nostra voce."

"L’ OFFICIUM DIVINUM ALL’EPOCA DELLA RIFORMA CAROLINGIA" - a cura di Alceste Catella - Tratto dal libro "L'Anaunia e i suoi martiri" - Bibliotheca Civis - X - Trento 1997

LA MORTE

Prologo:  " Venite, figli, ascoltatemi, vi insegnerò il timore di Dio.
Correte, finché avete la luce della vita, perché non vi colgano le tenebre della morte"...

"Non sai che con la sua pazienza Dio vuole portarti alla conversione?". Difatti il Signore misericordioso afferma: "Non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva".

 Capitolo IV - Gli strumenti delle buone opere: " ...- anelare con tutta l'anima alla vita eterna, - prospettarsi sempre la possibilità della morte. ..."

Capitolo VII - L'umiltà - Dobbiamo quindi guardarci dalle passioni malsane, perché la morte è annidata sulla soglia del piacere.

Capitolo XXV - Le colpe più gravi - Il monaco colpevole di mancanze più gravi .... Attenda da solo al lavoro che gli sarà assegnato e rimanga nel lutto della penitenza, consapevole della terribile sentenza dell'apostolo che dice: "Costui è stato consegnato alla morte della carne, perché la sua anima sia salva nel giorno del Signore".

L'entrata in orazione; Articolo di Soeur Jeanne d'Arc o.p. - estratto dalla rivista"Cahiers sur l'Oraison, nov.1958 "  - Ediz. Epiphanie (Traduzione libera)

La morte; di Pierre Grelot - Voce del “Dizionario di Teologia Biblica” ed. Marietti 1980

L'OBBEDIENZA

Prologo della Regola: " Ascolta, figlio mio, gli insegnamenti del maestro e apri docilmente il tuo cuore; accogli volentieri i consigli ispirati dal suo amore paterno e mettili in pratica con impegno, in modo che tu possa tornare attraverso la solerzia dell'obbedienza a Colui dal quale ti sei allontanato per l'ignavia della disobbedienza."

Cap. V - L'obbedienza: " Il segno più evidente dell'umiltà è la prontezza nell'obbedienza. Questa è caratteristica dei monaci che non hanno niente più caro di Cristo...Ma questa obbedienza sarà accetta a Dio e gradevole agli uomini, se il comando ricevuto verrà eseguito senza esitazione, lentezza o tiepidezza e tantomeno con mormorazioni o proteste, perché l'obbedienza che si presta agli uomini è resa a Dio, come ha detto lui stesso: "Chi ascolta voi, ascolta me".

Capitolo LVIII - Le obbedienze impossibili - "Anche se a un monaco viene imposta un'obbedienza molto gravosa, o addirittura impossibile a eseguirsi, il comando del superiore dev'essere accolto da lui con assoluta sottomissione e soprannaturale obbedienza... e obbedisca per amore di Dio, confidando nel Suo aiuto."

Bonum obedientiae (Il bene dell'obbedienza); Tratto dal libro "Cristo Ideale del Monaco" di Don Columba Marmion O.S.B. - Scritti monastici - Monaci Benedettini di Praglia

LA PACE

Prologo: Quando poi il Signore cerca il suo operaio tra la folla, insiste dicendo: "Chi è l'uomo che vuole la vita e arde dal desiderio di vedere giorni felici?". Se a queste parole tu risponderai: "Io!", Dio replicherà: "Se vuoi avere la vita, quella vera ed eterna, guarda la tua lingua dal male e le tue labbra dalla menzogna. Allontanati dall'iniquità, opera il bene, cerca la pace e seguila".

Capitolo IV - Gli strumenti delle buone opere: Adempiere quotidianamente i comandamenti di Dio. Amare la castità, non odiare nessuno, non essere geloso, non coltivare l'invidia, non amare le contese, fuggire l'alterigia e rispettare gli anziani, amare i giovani, pregare per i nemici nell'amore di Cristo, nell'eventualità di un contrasto con un fratello, stabilire la pace prima del tramonto del sole.

Capitolo XXXIV - La distribuzione del necessario: "Si distribuiva a ciascuno proporzionatamente al bisogno", si legge nella Scrittura. Con questo non intendiamo che si debbano fare preferenze - Dio ce ne liberi! - ..... e così tutti i membri della comunità staranno in pace.

La pace benedettina - Estratto da “ATTESA DI DIO - Riflessioni sulla Regola” di Catherine Mectilde de Bar - Jaca Book 1982
Consacrazione della chiesa dell'Archicenobio di Montecassino - Omelia del Santo Padre Paolo VI del 24 ott. 1964

IL PADRE NOSTRO - L'ORAZIONE DOMENICALE

XIII - Le lodi nei giorni feriali - Ma l'Ufficio delle Lodi e del Vespro non si chiuda mai senza che, secondo l'uso stabilito, alla fine, tra l'attenzione di tutti, il superiore reciti il Pater per le offese alla carità fraterna che avvengono di solito nella vita comune, in modo che i presenti possano purificarsi da queste colpe, grazie all'impegno preso con la stessa preghiera nella quale dicono: "Rimetti a noi, come anche noi rimettiamo".  Nelle altre Ore, invece, si dica ad alta voce solo l'ultima parte del Pater, a cui tutti rispondano: "Ma liberaci dal male".

XVII - Salmi delle ore del giorno - L'Ufficio del Vespro comprenda quattro salmi con le antifone, dopo i quali si reciti la lezione, quindi il responsorio, l'inno, il versetto, il cantico del Vangelo, il Kyrie e il Pater, a cui segue il congedo.

 

Cipriano - La Preghiera del Signore; Tratto dal libro "Preghiere dei primi Cristiani" di Adalberto Hamman - Editrice Vita e Pensiero

Riflessioni sul Padre Nostro; di Don Bruno Maggioni - Estratto da “Padre Nostro” Editrice Vita e Pensiero 1998

IL PECCATO


Prologo: Il Signore attende che, giorno per giorno, rispondiamo con i fatti alle sue sante esortazioni. Ed è proprio per permetterci di correggere i nostri difetti che ci vengono dilazionati i giorni di questa vita secondo le parole dell'Apostolo: "Non sai che con la sua pazienza Dio vuole portarti alla conversione?" Difatti il Signore misericordioso afferma: "Non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva".

Capitolo VI - L'amore del silenzio: Facciamo come dice il profeta: "Ho detto: Custodirò le mie vie per non peccare con la lingua; ho posto un freno sulla mia bocca, non ho parlato, mi sono umiliato e ho taciuto anche su cose buone". Dunque l'importanza del silenzio è tale che persino ai discepoli perfetti bisogna concedere raramente il permesso di parlare, sia pure di argomenti buoni, santi ed edificanti, perché sta scritto: "Nelle molte parole non eviterai il peccato"...

Capitolo VII - L'umiltà: I Dunque il primo grado dell'umiltà è quello in cui, rimanendo sempre nel santo timor di Dio, si fugge decisamente la leggerezza e la dissipazione, si tengono costantemente presenti i divini comandamenti e si pensa di continuo all'inferno, in cui gli empi sono puniti per i loro peccati, e alla vita eterna preparata invece per i giusti....

Capitolo LXXII - Il buon zelo dei monaci: Come c'è un cattivo zelo, pieno di amarezza, che separa da Dio e porta all'inferno, così ce n'è uno buono, che allontana dal peccato e conduce a Dio e alla vita eterna....

 

Il peccato degli uomini: di Cesls Spicq O.P., estratto da “Grandi temi biblici” – Edizioni Paoline 1960

LA POVERTA'

Capitolo XXXIII - Il "vizio" della proprietà: "Nel monastero questo vizio dev'essere assolutamente stroncato fin dalle radici, ....   «Tutto sia comune a tutti», come dice la Scrittura, e «nessuno dica o consideri propria qualsiasi cosa»."

Capitolo LV - Gli abiti e le calzature dei monaci: "Ma, per strappare fin dalle radici questo vizio della proprietà, l'abate distribuisca tutto il necessario..., in modo da togliere ogni pretesto di bisogno. In questo, però, deve sempre tener presente quanto è detto negli Atti degli Apostoli e cioè che "Si dava a ciascuno secondo le sue necessità". Quindi prenda in considerazione le particolari esigenze dei più deboli, anziché la malevolenza degli invidiosi."

La povertà (conclusione); Tratto dal libro "Les pauvres que Dieu aime" (I poveri che Dio ama) di A. Gelin P.S.S. - Les Éditions du Cerf (Traduzione libera)

LA PREGHIERA

Capitolo XVI - La celebrazione dei divini Offici durante le ore del giorno: "Sette volte al giorno ti ho lodato, dice il profeta. Questo sacro numero di sette sarà adempiuto da noi, se assolveremo i doveri del nostro servizio alle Lodi, a Prima, a Terza, a Sesta, a Nona, a Vespro e Compieta..."

Capitolo XX - La riverenza nella preghiera: " Perciò la preghiera dev'essere breve e pura, a meno che non venga prolungata dall'ardore e dall'ispirazione della grazia divina. "

Vox sponsae (La voce della sposa) e L'orazione ; Tratto dal libro "Cristo, vita dell'anima" di Don Columba Marmion O.S.B. - Soc. Ed. Vita e Pensiero

Preghiera e orazione pura: tratto dal libro "Un Regola antica per tempi nuovi" di André Gozier O.S.B. - Ed. Paoline

LA PREGHIERA DI DOMANDA

Prologo - Prima di tutto chiedi a Dio con costante e intensa preghiera di portare a termine quanto di buono ti proponi di compiere,

"Se vuoi avere la vita, quella vera ed eterna, guarda la tua lingua dal male e le tue labbra dalla menzogna. Allontanati dall'iniquità, opera il bene, cerca la pace e seguila". Se agirete così rivolgerò i miei occhi verso di voi e le mie orecchie ascolteranno le vostre preghiere, anzi, prima ancora che mi invochiate vi dirò: "Ecco sono qui!".

Ed è proprio per permetterci di correggere i nostri difetti che ci vengono dilazionati i giorni di questa vita secondo le parole dell'Apostolo: "Non sai che con la sua pazienza Dio vuole portarti alla conversione?"

Per tutto quello poi, di cui la nostra natura si sente incapace, preghiamo il Signore di aiutarci con la sua grazia.

Capitolo XX - La riverenza nella preghiera: Se quando dobbiamo chiedere un favore a qualche personaggio, osiamo farlo solo con soggezione e rispetto quanto più dobbiamo rivolgere la nostra supplica a Dio, Signore di tutte le cose, con profonda umiltà e sincera devozione.

Bisogna inoltre sapere che non saremo esauditi per le nostre parole, ma per la purezza del cuore e la compunzione che strappa le lacrime. Perciò la preghiera dev'essere breve e pura, a meno che non venga prolungata dall'ardore e dall'ispirazione della grazia divina. Ma quella che si fa in comune sia brevissima e quando il superiore dà il segno, si alzino tutti insieme.

La preghiera di domanda; tratto da "L'Epiphanie - Soisy sur Seine"Cahiers sur l'oraison“ n°59 mars 1963- La prière de demande di Sœur Jeanne d'Arc o.p. (libera traduzione)   

LA PUREZZA DI CUORE

Prologo:  "Ascolta, figlio mio, gli insegnamenti del maestro e apri docilmente il tuo cuore; accogli volentieri i consigli ispirati dal suo amore paterno e mettili in pratica con impegno, in modo che tu possa tornare attraverso la solerzia dell'obbedienza a Colui dal quale ti sei allontanato per l'ignavia della disobbedienza."

 Capitolo VII - L'umiltà: "Quindi, fratelli miei,... Non c'è dubbio che per noi quella discesa e quella salita possono essere interpretate solo nel senso che con la superbia si scende e con l'umiltà si sale. La scala così eretta, poi, è la nostra vita terrena che, se il cuore è umile, Dio solleva fino al cielo;..."

 Capitolo XX - La riverenza nella preghiera: "Bisogna inoltre sapere che non saremo esauditi per le nostre parole, ma per la purezza del cuore e la compunzione che strappa le lacrime. Perciò la preghiera dev'essere breve e pura, a meno che non venga prolungata dall'ardore e dall'ispirazione della grazia divina."

Puritas cordis; Tratto dal libro "Vita nel silenzio" di Thomas Merton – Ed. Morcelliana

LA RICERCA DI DIO

Capitolo LVIII - Norme per l'accettazione dei fratelli: 1. Quando si presenta un aspirante alla vita monastica, non bisogna accettarlo con troppa facilità, 2. ma, come dice l'Apostolo: "Provate gli spiriti per vedere se vengono da Dio"... 7. In primo luogo bisogna accertarsi se il novizio cerca veramente Dio, se ama l'Ufficio divino, l'obbedienza e persino le inevitabili contrarietà della vita comune. 8.Gli si prospetti tutta la durezza e l'asperità del cammino che conduce a Dio.

 Capitolo II - L'Abate: ... 34.ma pensi sempre che si è assunto l'impegno di dirigere delle anime, di cui un giorno dovrà rendere conto 35.e non cerchi una scusante nelle eventuali difficoltà economiche, ricordandosi che sta scritto :"Cercate anzitutto il regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in soprappiù" 36.e anche: "Nulla manca a coloro che lo temono".

 «L'uomo cercatore di Dio» - Tratto da "Apri i tuoi sensi a Dio" di Anselm Grün, O.S.B. - Edizioni San Paolo

LA SACRA SCRITTURA

Capitolo IV - Gli strumenti delle buone opere: "... Ascoltare volentieri la lettura della parola di Dio.... "

Capitolo IX - I salmi dell'Ufficio notturno: "...Quanto ai libri da leggere nell'Ufficio vigilare, siano tutti di autorità divina, sia dell'antico che del nuovo Testamento, compresi i relativi commenti, scritti da padri di sicura fama e genuina fede cattolica."

Capitolo XLVIII - Il lavoro quotidiano: "L'ozio è nemico dell'anima, perciò i monaci devono dedicarsi al lavoro in determinate ore e in altre, pure prestabilite, allo studio della parola di Dio..."

Capitolo LIII - L'accoglienza degli ospiti: "... Si legga all'ospite un passo della sacra Scrittura, per sua edificazione, e poi gli si usino tutte le attenzioni che può ispirare un fraterno e rispettoso senso di umanità..."

Capitolo LXXIII - La modesta portata di questa regola: "...C'è infatti una pagina, anzi una parola, dell'antico o del nuovo Testamento, che non costituisca una norma esattissima per la vita umana?..."O esiste un'opera dei padri della Chiesa che non mostri chiaramente la via più rapida e diretta per raggiungere l'unione con il nostro Creatore?..."

 

La prima Regola è tutta in una Parola. I monaci e le Scritture; di Josep M. Soler Abate di Montserrat - tratto da "TESTIMONI"


La Sacra Scrittura; Tratto dal "Catechismo della Chiesa Cattolica" Edizioni Piemme

I SALMI

Capitolo XVIII - L'ordine dei salmi nelle ore del giorno

22. Ci teniamo però ad avvertire che, se qualcuno non trovasse conveniente tale distribuzione dei salmi, li disponga pure come meglio crede, 23. purché badi bene di fare in modo che in tutta la settimana si reciti l'intero salterio di centocinquanta salmi e con l'Ufficio vigiliare della domenica si ricominci sempre da capo. 24. Infatti i monaci, che in una settimana salmeggiano meno dell'intero salterio con i cantici consueti, danno prova di grande indolenza e fiacchezza nel servizio a cui sono consacrati, 25. dato che dei nostri padri si legge che in un sol giorno adempivano con slancio e fervore quanto è augurabile che noi tiepidi riusciamo a eseguire in una settimana.

Capitolo XIX - La partecipazione interiore all'Ufficio divino

1. Sappiamo per fede che Dio è presente dappertutto e che "gli occhi del Signore guardano in ogni luogo i buoni e i cattivi", 2. ma dobbiamo crederlo con assoluta certezza e senza la minima esitazione, quando prendiamo parte all'Ufficio divino. 3. Perciò ricordiamoci sempre di quello che dice il profeta: "Servite il Signore nel timore" 4. e ancora: "Lodatelo degnamente" 5. e ancora: " Ti canterò alla presenza degli angeli". 6.Consideriamo dunque come bisogna comportarsi alla presenza di Dio e dei suoi Angeli 7. e partecipiamo alla salmodia in modo tale che l'intima disposizione dell'animo si armonizzi con la nostra voce.

Capitolo XLVIII - Il lavoro quotidiano

13. Dopo il pranzo si dedichino alla lettura personale o allo studio dei salmi.

I Salmi; Introduzione a cura di Enzo Bianchi - Tratto da "La Bibbia" Ed. Mondadori

IL SILENZIO E IL RACCOGLIMENTO

Capitolo VI - L'amore del silenzio: "Facciamo come dice il profeta: "Ho detto: Custodirò le mie vie per non peccare con la lingua; ho posto un freno sulla mia bocca, non ho parlato, mi sono umiliato e ho taciuto anche su cose buone"..., il dovere del discepolo è di tacere e ascoltare."

Capitolo LII - La chiesa del monastero: "La chiesa sia quello che dice il suo nome, quindi in essa non si faccia né si riponga altro. Alla fine dell'Ufficio divino escano tutti in perfetto silenzio e con grande rispetto per Dio.."

Capitolo XIX - La partecipazione interiore all'Ufficio divino: "... partecipiamo alla salmodia in modo tale che l'intima disposizione dell'animo si armonizzi con la nostra voce."

Il silenzio e il raccoglimento; Tratto dal libro "Il testamento di Gesù" di Romano Guardini - Soc. Ed. Vita e Pensiero

LO SPIRITO SANTO

Prologo della Regola: Alziamoci, dunque, una buona volta, dietro l'incitamento della Scrittura che esclama: "E' ora di scuotersi dal sonno!" e aprendo gli occhi a quella luce divina ascoltiamo con trepidazione ciò che ci ripete ogni giorno la voce ammonitrice di Dio: " Se oggi udrete la sua voce, non indurite il vostro cuore!" e ancora: " Chi ha orecchie per intendere, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese!". E che dice? " Venite, figli, ascoltatemi, vi insegnerò il timore di Dio.

Capitolo II - L'Abate : Sappiamo infatti per fede che in monastero egli tiene il posto di Cristo, poiché viene chiamato con il suo stesso nome, secondo quanto dice l'Apostolo: "Avete ricevuto lo Spirito di figli adottivi, che vi fa esclamare: Abba, Padre!"

Capitolo VII - L'umiltà : Una volta ascesi tutti questi gradi dell'umiltà, il monaco giungerà subito a quella carità, che quando è perfetta, scaccia il timore; per mezzo di essa comincerà allora a custodire senza alcuno sforzo e quasi naturalmente, grazie all'abitudine, tutto quello che prima osservava con una certa paura; in altre parole non più per timore dell'inferno, ma per amore di Cristo, per la stessa buona abitudine e per il gusto della virtù. Sono questi i frutti che, per opera dello Spirito Santo, il Signore si degnerà di rendere manifesti nel suo servo, purificato ormai dai vizi e dai peccati.

Capitolo XLIX - La quaresima dei monaci : Perciò durante la Quaresima aggiungiamo un supplemento al dovere ordinario del nostro servizio, come, per es., preghiere particolari, astinenza nel mangiare o nel bere, in modo che ognuno di noi possa di propria iniziativa offrire a Dio "con la gioia dello Spirito Santo" qualche cosa di più di quanto deve già per la sua professione monastica; si privi cioè di un po' di cibo, di vino o di sonno, mortifichi la propria inclinazione alle chiacchiere e allo scherzo e attenda la santa Pasqua con l'animo fremente di gioioso desiderio.

 

Lo spirito Santo negli autori monastici del Medio Evo occidentale - tratto da "Il monachesimo tra spiritualità e cultura" di Gregorio Penco O.S.B. - Ed. Jaca Book

La gioia dello Spirito Santo in San Benedetto- tratto da "Collectanea Cisterciensia" 71 (2009) - Adalbert de VOGÜÉ, O.S.B.

LA TRISTEZZA

Capitolo XXVII - La sollecitudine dell'abate per gli scomunicati: 1. L'abate deve prendersi cura dei colpevoli ..., inviando in qualità di amici fidati dei monaci anziani e prudenti  3. che quasi inavvertitamente confortino il fratello vacillante e lo spingano a un'umile riparazione, incoraggiandolo perché "non sia sommerso da eccessiva tristezza",...

Capitolo XXXI - Il cellerario del monastero; 18. Nelle ore fissate si distribuisca quanto si deve dare e si chieda quello che si deve chiedere, 19. perchè nessuno si turbi o si rattristi nella casa di Dio. Capitolo XXXV - Il servizio della cucina   3. ... i più deboli siano provveduti di un aiuto, in modo da non dover compiere questo servizio con tristezza;...

Lo spirito della tristezza - Tratto da "Le istituzioni cenobitiche" di Giovanni Cassiano - Edizioni Scritti Monastici - Monaci Benedettini di Praglia

L'UMILTA'

Cap. VII - L'umiltà: " La sacra Scrittura si rivolge a noi, fratelli, proclamando a gran voce: "Chiunque si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato". Così dicendo, ci fa intendere che ogni esaltazione è una forma di superbia, dalla quale il profeta mostra di volersi guardare quando dice: "Signore, non si è esaltato il mio cuore, né si è innalzato il mio sguardo, non sono andato dietro a cose troppo grandi o troppo alte per me. "

L'umiltà di Dio; Tratto dal libro "Il Signore" di Romano Guardini - Soc. Ed. Vita e Pensiero

L'UOMO (L'antropologia della Regola)

Cap. - LXXIII - La modesta portata di questa regola

8 Chiunque tu sia, dunque, che con sollecitudine e ardore ti dirigi verso la patria celeste, metti in pratica con l'aiuto di Cristo questa modestissima Regola, abbozzata come una semplice introduzione, 9 e con la grazia di Dio giungerai finalmente a quelle più alte cime di scienza e di virtù, di cui abbiamo parlato sopra.

L'antropologia della Regola di San Benedetto; Articolo di Bernard Viralode O.S.B - estratto da"Regulae Benedicti Studia" - Vol I  - Ediz. Gerstenberg Verlag (Libera traduzione)

LA VECCHIAIA

Capitolo XXXVI - I fratelli infermi : 1. L'assistenza agli infermi deve avere la precedenza e la superiorità su tutto, in modo che essi siano serviti veramente come Cristo in persona, 2. il quale ha detto di sé: "Sono stato malato e mi avete visitato", 3. e: "Quello che avete fatto a uno di questi piccoli, lo avete fatto a me". 7. Per i monaci ammalati ci sia un locale apposito e un infermiere timorato di Dio, diligente e premuroso. 10. Ma la più grande preoccupazione dell'abate deve essere che gli infermi non siano trascurati dal cellerario e dai fratelli che li assistono, perché tutte le negligenze commesse dai suoi discepoli ricadono su di lui.

Capitolo XXXVII - I vecchi e i ragazzi: 1. Benché la stessa natura umana sia portata alla compassione per queste due età, dei vecchi, cioè, e dei ragazzi, bisogna che se ne interessi anche l'autorità della Regola. 2. Si tenga sempre conto della loro fragilità e, per quanto riguarda i cibi, non siano affatto obbligati all'austerità della Regola, 3. Ma, con amorevole indulgenza, si conceda loro un anticipo sulle ore fissate per i pasti.

«Com'è dolce la vita! » - Tratto da "IL CHIOSTRO" di Kathleen Norris - Arnoldo Mondadori Editore

VITA SPIRITUALE COME RAPPORTO

Prologo della Regola: " Ascolta, figlio mio, gli insegnamenti del maestro e apri docilmente il tuo cuore; accogli volentieri i consigli ispirati dal suo amore paterno e mettili in pratica con impegno, in modo che tu possa tornare attraverso la solerzia dell'obbedienza a Colui dal quale ti sei allontanato per l'ignavia della disobbedienza. "

... Correte, finché avete la luce della vita, perché non vi colgano le tenebre della morte". Quando poi il Signore cerca il suo operaio tra la folla, insiste dicendo: "Chi è l'uomo che vuole la vita e arde dal desiderio di vedere giorni felici?". Se a queste parole tu risponderai: "Io!", Dio replicherà: "Se vuoi avere la vita, quella vera ed eterna, guarda la tua lingua dal male e le tue labbra dalla menzogna. Allontanati dall'iniquità, opera il bene, cerca la pace e seguila". Se agirete così rivolgerò i miei occhi verso di voi e le mie orecchie ascolteranno le vostre preghiere, anzi, prima ancora che mi invochiate vi dirò: "Ecco sono qui!". Fratelli carissimi, che può esserci di più dolce per noi di questa voce del Signore che ci chiama? Guardate come nella sua misericordiosa bontà ci indica la via della vita! Armati dunque di fede e di opere buone, sotto la guida del Vangelo, incamminiamoci per le sue vie in modo da meritare la visione di lui, che ci ha chiamati nel suo regno. Se, però, vogliamo trovare dimora sotto la sua tenda, ossia nel suo regno, ricordiamoci che è impossibile arrivarci senza correre verso la meta, operando il bene.

La ricchezza del prologo della Regola di San Benedetto: tratto dal libro di don Divo Barsotti "Ascolta o figlio" - Fondazione Divo Barsotti - 1998 


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18 giugno 2017                a cura di Alberto "da Cormano"       Grazie dei suggerimenti       alberto@ora-et-labora.net