Regola di S. Benedetto

Capitolo IV - Gli strumenti delle buone opere: "... Ascoltare volentieri la lettura della parola di Dio... ".

Capitolo IX - I salmi dell'Ufficio notturno: "...Quanto ai libri da leggere nell'Ufficio vigilare, siano tutti di autorità divina, sia dell'antico che del nuovo Testamento, compresi i relativi commenti, scritti da padri di sicura fama e genuina fede cattolica."

Capitolo XLVIII - Il lavoro quotidiano: "L'ozio è nemico dell'anima, perciò i monaci devono dedicarsi al lavoro in determinate ore e in altre, pure prestabilite, allo studio della parola di Dio..."

Capitolo LIII - L'accoglienza degli ospiti: "... Si legga all'ospite un passo della sacra Scrittura, per sua edificazione, e poi gli si usino tutte le attenzioni che può ispirare un fraterno e rispettoso senso di umanità..."

Capitolo LXXIII - La modesta portata di questa regola: "...C'è infatti una pagina, anzi una parola, dell'antico o del nuovo Testamento, che non costituisca una norma esattissima per la vita umana?..."O esiste un'opera dei padri della Chiesa che non mostri chiaramente la via più rapida e diretta per raggiungere l'unione con il nostro Creatore?..."



La prima Regola è tutta in una Parola. I monaci e le Scritture

di Josep M. Soler Abate di Montserrat

Tratto da "TESTIMONI" del 14 ottobre 2008 - Centro Editoriale Dehoniano

San Benedetto stabilisce, nel capitolo xxi della sua Regola, la costituzione dei decani in caso la comunità sia numerosa. Originariamente si trattava di fratelli che venivano nominati superiori di gruppi di dieci monaci, ispirandosi agli aiutanti di Mosé nel governo del popolo (Esodo, 18, 21-22). Benedetto istituisce le decanie guardando anche al monachesimo più antico, specialemente quello copto, ma conferisce ai decani funzioni più ampie che implicano anche una certa cura spirituale per aiutare l’abate.
Secondo la Regola, i decani sono costituiti “affinché si prendano cura in tutto delle loro decanie, secondo i comandamenti di Dio e le disposizioni dell’abate”. Il criterio, dunque, che deve informare sia l’esercizio della loro funzione sia la vita dei monaci a loro affidati è doppio:  la fedeltà alla Parola di Dio - l’espressione “i comandamenti” non si deve intendere come riferita solo al decalogo, ma sinonimo della volontà di Dio che si esprime nella Scrittura  -  e  l’obbedienza  alla  concreta attualizzazione che, dopo il discernimento voluto, si fa della Parola divina.
La Parola di Dio è quindi la prima regola per i monaci. Lo possiamo affermare per un duplice motivo:  anzitutto perché per essi è stato il primo testo a stabilire la norma di vita, prima ancora delle regole monastiche, e perché la Scrittura ha un valore superiore alle altre regole. La Parola precede ogni altra norma, dunque, in senso cronologico, ma soprattutto come primazia spirituale. Già ai tempi dei padri del deserto, quando qualcuno andava a trovarli per chiedere loro una parola di salvezza, rispondevano citando quanto “sta scritto” nella divina Scrittura, che era per essi tutta incentrata su Gesù Cristo.
Anche la “Regola del nostro santo padre Basilio”, alla quale rimanda san Benedetto nel cap. lXXIII, 5, si colloca nella stessa tradizione. Non si tratta tanto di una regola monastica, quanto di una sintesi dei precetti contenuti nella Scrittura affinché i monaci possano vivere secondo la Parola di Dio e, guidati da essa, sappiano affrontare i diversi  aspetti  della  vita spirituale e fraterna. In questa scia  si  colloca  anche  la seguente espressione interrogativa di san Benedetto:  “Quale pagina, infatti, o quale parola ispirata da Dio dell’Antico e del Nuovo Testamento, non è rettissima norma della vita dell’uomo?” (Regola, LXIII, 3).
Fedele allo spirito di san Basilio, la Regola benedettina, del resto, cerca in ogni capitolo uno o più brani della Scrittura per fondamentare l’esposizione sul tema a trattare. San Benedetto vuole che i monaci siano uomini di Dio e, dunque, uomini della Parola.
La vita monastica, in tutti i suoi aspetti, si snoda alla luce della Parola di Dio; una vita da essa guidata, incoraggiata, giudicata, guarita, salvata.
Una Parola che arriva tramite la celebrazione liturgica, dove è proclamata e dove l’accogliamo mutuamente attraverso la salmodia alterna e le letture. Perviene infatti a noi, anche tramite la lectio. Questo a tu per tu con la Parola - e con Colui che ce la indirizza come lettera intima e confidenziale - diventa comprensione del messaggio; preghiera e contemplazione; e delle volte lotta per restare attenti e perseveranti a esso, mentre se ne accolgono le esigenze. La Parola divina ci arriva, inoltre, per mezzo della parola umana del fratello, soprattutto la parola di coloro che hanno ricevuto una missione pastorale. E ci può toccare, ancora, tramite la voce della propria coscienza quando essa resta aperta all’inedito di Dio e al discernimento  dovuto. Tutte queste forme di attenzione per la Parola e la preghiera si fecondano a vicenda e ci danno vita nello Spirito e vitalità nell’esercizio della nostra missione.
La tradizione monastica ci insegna a non disattendere la Parola divina che ci viene rivolta ogni giorno e a dedicare alcuni momenti della giornata alla lectio. In questo modo seguiamo l’esortazione iniziale della Regola:  “Piega l’orecchio del tuo cuore, accogli con docilità (…) è la Scrittura stessa che ci sprona” (Regola, Prologo 1. 8). Così ci possiamo progressivamente imbibire dello spirito del Vangelo  e  conformarvi la nostra vita personale e comunitaria,  mentre  riproduciamo in noi la vita in Cristo nella  gioia  e  la libertà interiore. Finché “ci sia dato di vedere Colui che ci ha chiamati al suo Regno” (Regola, Prologo, 21).

 


 

Tratto dal "Catechismo della Chiesa Cattolica" Edizioni Piemme

Articolo 3

LA SACRA SCRITTURA

I. Il Cristo - Parola unica della Sacra Scrittura

101 Nella condiscendenza della sua bontà, Dio, per rivelarsi agli uomini, parla loro in parole umane: "Le parole di Dio, infatti, espresse con lingue umane, si sono fatte simili al linguaggio degli uomini, come già il Verbo dell'eterno Padre avendo assunto le debolezze dell'umana natura, si fece simile agli uomini".

102 Dio, attraverso tutte le parole della Sacra Scrittura, non dice che una sola Parola, il suo unico Verbo, nel quale dice se stesso interamente.

"Ricordatevi che uno solo è il discorso di Dio che si sviluppa in tutta la Sacra Scrittura ed uno solo è il Verbo che risuona sulla bocca di tutti gli scrittori santi, il quale essendo in principio Dio presso Dio, non conosce sillabazione perché è fuori del tempo" (Sant'Agostino, Enarratio in Psalmos, 103,4,1).

103 Per questo motivo, la Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture, come venera il Corpo stesso del Signore. Essa non cessa di porgere ai fedeli il Pane di vita preso dalla mensa della Parola di Dio e del Corpo di Cristo.

104 Nella Sacra Scrittura, la Chiesa trova incessantemente il suo nutrimento e il suo vigore; infatti attraverso la divina Scrittura essa non accoglie soltanto una parola umana, ma quello che è realmente: la Parola di Dio. "Nei Libri Sacri, infatti, il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli ed entra in conversazione con loro" (Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21).

II. Ispirazione e verità della Sacra Scrittura

105 Dio è l'Autore della Sacra Scrittura. "Le cose divinamente rivelate, che nei libri della Sacra Scrittura sono contenute e presentate, furono consegnate sotto l'ispirazione dello Spirito Santo.

La Santa Madre Chiesa, per fede apostolica, ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia dell'Antico che del Nuovo Testamento, con tutte le loro parti, perché, scritti sotto ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio per autore e come tali sono stati consegnati alla Chiesa" (Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 11).

106 Dio ha ispirato gli autori umani dei Libri Sacri. "Per la composizione dei Libri Sacri, Dio scelse degli uomini, di cui si servì nel possesso delle loro facoltà e capacità, affinché, agendo Egli stesso in essi e per loro mezzo, scrivessero come veri autori tutte e soltanto quelle cose che Egli voleva" (Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 11).

107 I libri ispirati insegnano la verità. "Poiché dunque tutto ciò che gli autori ispirati o agiografi asseriscono, è da ritenersi asserito dallo Spirito Santo, si deve dichiarare per conseguenza, che i libri della Scrittura insegnano fermamente, fedelmente e senza errore la verità che Dio per la nostra salvezza volle fosse consegnata nelle sacre Lettere" (Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 11).

108 La fede cristiana tuttavia non è una "religione del Libro". Il cristianesimo è la religione della "Parola" di Dio, "non di una parola scritta e muta, ma del Verbo incarnato e vivente". Perché le parole dei Libri Sacri non restino lettera morta, è necessario che Cristo, Parola eterna del Dio vivente, per mezzo dello Spirito Santo ci "apra la mente all'intelligenza delle Scritture" (Lc 24, 45).

III. Lo Spirito Santo, interprete della Scrittura

109 Nella Sacra Scrittura, Dio parla all'uomo alla maniera umana. Per una retta interpretazione della Scrittura, bisogna dunque ricercare con attenzione che cosa gli agiografi hanno veramente voluto affermare e che cosa è piaciuto a Dio manifestare con le loro parole.

110 Per comprendere l'intenzione degli autori sacri, si deve tener conto delle condizioni del loro tempo e della loro cultura, dei "generi letterari" allora in uso, dei modi di intendere, di esprimersi, di raccontare, consueti nella loro epoca. "La verità infatti viene diversamente proposta ed espressa nei testi in varia maniera storici o profetici, o poetici, o con altri generi di espressione" (Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 12, 2).

111 Però, essendo la Sacra Scrittura ispirata, c'è un altro principio di retta interpretazione, non meno importante del precedente, senza il quale la Scrittura resterebbe lettera morta: la Sacra Scrittura deve "essere letta e interpretata con l'aiuto dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta" (Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 12, 3).

Il Concilio Vaticano II indica tre criteri per una interpretazione della Scrittura conforme allo Spirito che l'ha ispirata:

112 1. Prestare grande attenzione "al contenuto e all'unità di tutta la Scrittura". Infatti, per quanto siano differenti i libri che la compongono, la Scrittura è una in forza dell'unità del disegno di Dio, del quale Cristo Gesù è il centro e il cuore, aperto dopo la sua Pasqua.

"Il cuore di Cristo designa la Sacra Scrittura che appunto rivela il cuore di Cristo. Questo cuore era chiuso prima della Passione, perché la Scrittura era oscura. Ma la Scrittura è stata aperta dopo la Passione, affinché coloro che ormai ne hanno l'intelligenza considerino e comprendano come le profezie debbano essere interpretate" (San Tommaso D'Acquino, Expositio in Psalmos, 21, 11).

113 2. Leggere la Scrittura nella "Tradizione vivente di tutta la Chiesa". Secondo un detto dei Padri, "sacra Scriptura principalius est in corde Ecclesiae quam in materialibus instrumentis scripta - la Sacra Scrittura è scritta nel cuore della Chiesa prima che su strumenti materiali" (Origene, Homiliae in Leviticum, 5, 5). Infatti, la Chiesa porta nella sua Tradizione la memoria viva della Parola di Dio ed è lo Spirito Santo che le dona l'interpretazione di essa secondo il senso spirituale.

114 3. Essere attenti "all'analogia della fede" (Rm 12, 6). Per "analogia della fede" intendiamo la coesione delle verità della fede tra loro e nella totalità del progetto della Rivelazione.

I sensi della Scrittura

115 Secondo un'antica tradizione, si possono distinguere due sensi della Scrittura: il senso letterale e quello spirituale, suddiviso quest'ultimo in senso allegorico, morale e anagogico. La piena concordanza dei quattro sensi assicura alla lettura viva della Scrittura nella Chiesa tutta la sua ricchezza.

116 Il senso letterale. È quello significato dalle parole della Scrittura e trovato attraverso l'esegesi che segue le regole della retta interpretazione. "Omnes sensus (sc. sacrae Scripturae) fundentur super litteralem - Tutti i sensi della Sacra Scrittura si basano su quello letterale" (San Tommaso D'Acquino, Summa Theologiae I, 1, 10).

117 Il senso spirituale. Data l'unità del disegno di Dio, non soltanto il testo della Scrittura, ma anche le realtà e gli avvenimenti di cui parla possono essere dei segni.

1. Il senso allegorico. Possiamo giungere ad una comprensione più profonda degli avvenimenti se riconosciamo il loro significato in Cristo, così, la traversata del Mar Rosso è un segno della vittoria di Cristo, e così del Battesimo.

2. Il senso morale. Gli avvenimenti narrati nella Scrittura possono condurci ad agire rettamente. Sono stati scritti "per ammonimento nostro" (1 Cor 10, 11).

3. Il senso anagogico. Possiamo vedere certe realtà e certi avvenimenti nel loro significato eterno, che ci conduce (in greco: "anagoge") verso la nostra Patria. Così la Chiesa sulla terra è segno della Gerusalemme celeste.

118 Un distico medievale riassume bene il significato dei quattro sensi:

Littera gesta docet,

quid credas allegoria,

Moralis quid agas,

quo tendas anagogia.

La lettera insegna i fatti,

l'allegoria che cosa credere,

il senso morale che cosa fare,

e l'anagogia dove tendere.

119 "È compito degli esegeti contribuire, secondo queste regole, alla più profonda intelligenza ed esposizione del senso della Sacra Scrittura, affinché, con studi in qualche modo preparatori, si maturi il giudizio della Chiesa. Tutto questo, infatti, che concerne il modo di interpretare la Scrittura, è sottoposto in ultima istanza al giudizio della Chiesa, la quale adempie il divino mandato e ministero di conservare ed interpretare la Parola di Dio" (Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 12, 3).

"Ego vero Evangelio non crederem, nisi me catholicae Ecclesiae commoveret auctoritas.

(Non crederei al Vangelo se non mi ci inducesse l'autorità della Chiesa cattolica)" (Sant'Agostino).

IV. Il Canone delle Scritture

120 È stata la Tradizione apostolica a far discernere alla Chiesa quali scritti dovessero essere compresi nell'elenco dei Libri Sacri. Questo elenco completo è chiamato "Canone" delle Scritture. Comprende per l'Antico Testamento 46 libri (45 se si considerano Geremia e le Lamentazioni come un unico testo) e 27 per il Nuovo Testamento:

Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio, Giosuè, Giudici, Rut, i due libri di Samuele, i due libri dei Re, i due libri delle Cronache, Esdra e Neemia, Tobia, Giuditta, Ester, i due libri dei Maccabei, Giobbe, i Salmi, i Proverbi, il Qoèlet (Ecclesiaste), il Cantico dei Cantici, la Sapienza, il Siracide (Ecclesiastico), Isaia, Geremia, le Lamentazioni, Baruc, Ezechiele, Daniele, Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia per l'Antico Testamento;

i Vangeli di Matteo, di Marco, di Luca e di Giovanni, gli Atti degli Apostoli, le Lettere di san Paolo ai Romani, la prima e la seconda ai Corinzi, ai Galati, agli Efesini, ai Filippesi, ai Colossesi, la prima e la seconda ai Tessalonicesi, la prima e la seconda a Timoteo, a Tito, a Filemone, la Lettera agli Ebrei, la Lettera di Giacomo, la prima e la seconda Lettera di Pietro, le tre Lettere di Giovanni, la Lettera di Giuda e l'Apocalisse per il Nuovo Testamento.

L'Antico Testamento

121 L'Antico Testamento è una parte ineliminabile della Sacra Scrittura. I suoi libri sono divinamente ispirati e conservano un valore perenne poiché 1'Antica Alleanza non è mai stata revocata.

122 Infatti, "l'Economia dell'Antico Testamento era soprattutto ordinata a preparare... l'avvento di Cristo Salvatore dell'universo". I libri dell'Antico Testamento "sebbene contengano anche cose imperfette e temporanee", rendono testimonianza di tutta la divina pedagogia dell'amore salvifico di Dio. Essi "esprimono un vivo senso di Dio, una sapienza salutare per la vita dell'uomo e mirabili tesori di preghiere"; In essi infine "è nascosto il mistero della nostra salvezza" (Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 15).

123 I cristiani venerano l'Antico Testamento come vera Parola di Dio. La Chiesa ha sempre energicamente respinto l'idea di rifiutare l'Antico Testamento con il pretesto che il Nuovo l'avrebbe reso sorpassato (Marcionismo).

Il Nuovo Testamento

124 "La Parola di Dio, che è potenza divina per la salvezza di chiunque crede, si presenta e manifesta la sua forza in modo eminente negli scritti del Nuovo Testamento" (Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 17).

Questi scritti ci consegnano la verità definitiva della Rivelazione divina. Il loro oggetto centrale è Gesù Cristo, il Figlio di Dio incarnato, le sue opere, i suoi insegnamenti, la sua passione e la sua glorificazione, come pure gli inizi della sua Chiesa sotto l'azione dello Spirito Santo.

125 I Vangeli sono il cuore di tutte le Scritture " in quanto sono la principale testimonianza relativa alla vita e alla dottrina del Verbo incarnato, nostro Salvatore" (Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 18).

126 Nella formazione dei Vangeli si possono distinguere tre tappe:

1. La vita e l'insegnamento di Gesù. La Chiesa ritiene con fermezza che i quattro Vangeli, "di cui afferma senza esitazione la storicità, trasmettono fedelmente quanto Gesù Figlio di Dio, durante la sua vita tra gli uomini, effettivamente operò e insegnò per la loro salvezza eterna, fino al giorno in cui ascese al cielo".

2. La tradizione orale. " Gli Apostoli poi, dopo l'Ascensione del Signore, trasmisero ai loro ascoltatori ciò che Egli aveva detto e fatto, con quella più completa intelligenza di cui essi, ammaestrati dagli eventi gloriosi di Cristo e illuminati dalla luce dello Spirito di verità, godevano".

3. I Vangeli scritti. "Gli autori sacri scrissero i quattro Vangeli, scegliendo alcune cose tra le molte tramandate a voce o già per iscritto, redigendo una sintesi delle altre o spiegandole con riguardo alla situazione delle Chiese, conservando infine il carattere di predicazione, sempre però in modo tale da riferire su Gesù cose vere e sincere" (Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 19).

127 Il Vangelo quadriforme occupa nella Chiesa un posto unico; lo testimonia la venerazione di cui lo circonda la Liturgia e la singolarissima attrattiva che in ogni tempo ha esercitato sui santi.

Non c'è dottrina che sia migliore, più preziosa e più splendida del testo del Vangelo. Considerate e custodite [nel cuore] quanto Cristo, nostro Signore e Maestro, ha insegnato con le sue parole e realizzato con le sue azioni (Santa Cesaria la Giovane).

Soprattutto sul Vangelo mi soffermo durante le mie preghiere: vi trovo quanto è necessario alla mia povera anima. Vi scopro sempre nuove luci, sensi reconditi e misteriosi(Santa Teresa di Gesù Bambino).

L'unità dell'Antico e del Nuovo Testamento

128 La Chiesa, fin dai tempi apostolici, e poi costantemente nella sua Tradizione, ha messo in luce l'unità del piano divino nei due Testamenti grazie alla tipologia. Questa nelle opere di Dio dell'Antico Testamento ravvisa delle prefigurazioni di ciò che Dio, nella pienezza dei tempi, ha compiuto nella Persona del suo Figlio incarnato.

129 I cristiani, quindi, leggono l'Antico Testamento alla luce di Cristo morto e risorto. La lettura tipologica rivela l'inesauribile contenuto dell'Antico Testamento. Non deve indurre però a dimenticare che esso conserva il valore suo proprio di Rivelazione che lo stesso nostro Signore ha riaffermato. Pertanto, anche il Nuovo Testamento esige d'essere letto alla luce dell'Antico. La primitiva catechesi cristiana vi farà costantemente ricorso. Secondo un antico detto, il Nuovo Testamento è nascosto nell'Antico, mentre l'Antico è svelato nel Nuovo: "Novum in Vetere latet et in Novo Vetus patet" (Sant'Agostino, Questiones in Heptateucum, 2, 73).

130 La tipologia esprime il dinamismo verso il compimento del piano divino, quando "Dio sarà tutto in tutti" ( 1 Cor 15, 28). Anche la vocazione dei patriarchi e l'Esodo dall'Egitto, per esempio, non perdono il valore che è loro proprio nel piano divino, per il fatto di esserne, al tempo stesso, tappe intermedie.

V. La Sacra Scrittura nella vita della Chiesa

131 "Nella Parola di Dio è insita tanta efficacia e potenza da essere sostegno e vigore della Chiesa e per i figli della Chiesa saldezza della fede, cibo dell'anima, sorgente pura e perenne della vita spirituale" ."È necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla Sacra Scrittura" (Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21, 22).

132 "Lo studio della Sacra Scrittura sia dunque come l'anima della sacra teologia. Anche il ministero della Parola, cioè la predicazione pastorale, la catechesi e tutta l'istruzione cristiana, nella quale l'omelia liturgica deve avere un posto privilegiato, si nutre con profitto e santamente vigoreggia con la Parola della Scrittura" (Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 24).

133 La Chiesa "esorta con forza e insistenza tutti i fedeli... ad apprendere "la sublime scienza di Gesù Cristo" (Fil 3, 8) con la frequente lettura delle divine Scritture. "L'ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo" (San Girolamo)".


Testo della Regola     Temi della Regola


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21 giugno 2014                a cura di Alberto "da Cormano"        Grazie dei suggerimenti       alberto@ora-et-labora.net