Regola di S. Benedetto

Prologo - Prima di tutto chiedi a Dio con costante e intensa preghiera di portare a termine quanto di buono ti proponi di compiere,

"Se vuoi avere la vita, quella vera ed eterna, guarda la tua lingua dal male e le tue labbra dalla menzogna. Allontanati dall'iniquità, opera il bene, cerca la pace e seguila". Se agirete così rivolgerò i miei occhi verso di voi e le mie orecchie ascolteranno le vostre preghiere, anzi, prima ancora che mi invochiate vi dirò: "Ecco sono qui!".

Ed è proprio per permetterci di correggere i nostri difetti che ci vengono dilazionati i giorni di questa vita secondo le parole dell'Apostolo: "Non sai che con la sua pazienza Dio vuole portarti alla conversione?"

Per tutto quello poi, di cui la nostra natura si sente incapace, preghiamo il Signore di aiutarci con la sua grazia.

Capitolo XX - La riverenza nella preghiera: Se quando dobbiamo chiedere un favore a qualche personaggio, osiamo farlo solo con soggezione e rispetto quanto più dobbiamo rivolgere la nostra supplica a Dio, Signore di tutte le cose, con profonda umiltà e sincera devozione.

Bisogna inoltre sapere che non saremo esauditi per le nostre parole, ma per la purezza del cuore e la compunzione che strappa le lacrime. Perciò la preghiera dev'essere breve e pura, a meno che non venga prolungata dall'ardore e dall'ispirazione della grazia divina. Ma quella che si fa in comune sia brevissima e quando il superiore dà il segno, si alzino tutti insieme.

 


 Tratto da "L'Epiphanie - Soisy sur Seine"Cahiers sur l'oraison“ n°59 mars 1963- La prière de demande

di Sœur Jeanne d'Arc o.p. (libera traduzione: in fondo il testo originale in lingua francese)   

La preghiera di domanda

 

Dio è creatore. L'Onnipotente dà l'esistenza; e a ogni essere, così come egli è, egli dà una certa partecipazione alle sue insondabili ricchezze: la vita, una parte di conoscenza e di attrazione proporzionale ad ogni grado dell’ essere; al limite: lo spirito, la luce e l'amore ... A queste creature spirituali dà se stesso, nella grazia e poi nella gloria.

Dio dona. Dio, poiché egli è l'amore, diffonde liberamente tutti i beni.

 Quando crea, questo atto, se così si può dire, non è difficile per lui: egli non incontra alcun ostacolo  alla sua generosità.

 Ma poi, durante tutta la nostra vita, quando desidera supplirci, gli occorre un'arte e un’infinita pazienza con noi: siamo spesso refrattari ai migliori doni; o non riusciamo a riconoscerli, o ce ne serviamo come se fossero un ornamento per la nostra vanità; come un alimento per il nostro orgoglio.

  

Ed è per questo che nella sua saggezza ha istituito la preghiera di domanda. E c'è spesso nel Vangelo: chiedete! Chiedete e vi sarà dato. Chi cerca trova ... Chiedete.

 Quando gli Apostoli chiedono a Cristo: "Signore, insegnaci a pregare" (Lc.1l, l), egli non fa loro un trattato sulla preghiera. Insegna loro a chiedere: cosa chiedere e come chiedere. Egli formula per noi queste richieste che costituiscono la preghiera perfetta del figlio del Padre.

  

Accade, però, che la preghiera di domanda sia a volte molto disprezzata dagli "spirituali", che credono che  altre forme siano più elevate, come 1'adorazione, la lode, il ringraziamento. In realtà, molte persone conoscono solo una forma rudimentale della preghiera di domanda, molto vicina ad alcune pratiche magiche o infra-religiose: preghiamo per ritrovare la propria borsa, si fanno dire messe per superare un esame... Indubbiamente occorre chiedere i doni materiali: panem nostrum quotidianum - ma nella misura in cui sono necessari come il pane, e nella misura in cui essi sono ordinati ai beni essenziali.

 Una volta che un’anima comincia ad avvicinarsi al Signore, diventa un po’ più consapevole della grandezza di Dio e del primato dello spirituale; ed è bene che rifiuti, nella misura in cui sono impure e facilmente egoistiche, le richieste interessate, sempre aggrappate ad oggetti materiali e immediati.

 Ma sarebbe un peccato se nello stesso tempo cominciasse ad ignorare la grandezza e la assoluta necessità della preghiera di domanda, quella che riguarda i più veri beni: in primo luogo ciò che riguarda la gloria di Dio, l'avanzamento del regno, l’aggregazione di tutti i popoli e tutte le nazioni nell’ovile del solo Pastore, il ritorno del Signore... E anche i beni spirituali di cui noi abbiamo bisogno ora: tutte le grazie, le virtù, le luci ...

 Ma questi beni, non è Dio stesso che vuole donarceli? Sicuramente, egli vuole darceli. Ed è per questo che ce li fa domandare.

 Qui cominciamo ad intravedere la doppia funzione della preghiera di domanda: da essa noi riconosciamo in primo luogo che tutti questi beni provengono da Dio, e questo è un valore di omaggio insostituibile. E inoltre la domanda scava in noi il passaggio per i beni che chiediamo: ci mette in un atteggiamento di umiltà che lascia Dio libero di colmarci secondo la sua misura divina.

  

Dobbiamo chiedere i beni spirituali con perseveranza, con  violenza, come Giacobbe che lotta davanti all'angelo: " Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!" (Gn.32,27) Bisogna stancare Dio con un’insistenza ostinata, scuotendo la porta fino a farla cedere.

 Questa è la lezione di quelle meravigliose parabole sulla preghiera, quella dell'amico importuno che chiede tre pani; e lui che riposa nella sua casa, determinato a fare il sordo, finalmente si alza: gli dà i pani, non perché è commosso dal bisogno dell’altro, non perché è generoso; non perché il richiedente è un suo amico, ma per stare in  pace. L’importuno ha fatto un tale subbuglio che in casa sono ormai tutti svegli. E lo fa con tanta insistenza, si capisce che non se ne andrà via, ecco i suoi tre pani e ci lasci in pace!

 E ancora più audace la parabola del giudice iniquo - il Padre che ci ama paragonato a un giudice ingiusto! Alla fine fa giustizia alla vedova che reclama la sua eredità, non perché lei ha ragione, non perché è giusto, non perché ha pietà di lei, ma "importunitatem propter" perché la sua importunità ha superato il limite.

 Sappiamo gridare abbastanza forte per chiedere quello che ci è più necessario del pane: la grazia, la fede e l'amore....? Sappiamo importunare abbastanza Dio per i beni che sono realmente parte della nostra eredità? Se siamo veramente figli adottivi, noi abbiamo "diritto", in questa logica ammirevole della grazia, a tutta l'eredità: e comprende tutto ciò che costituisce una vita cristiana, tutto ciò che ci rende capaci di vivere come figli della luce, secondo le Beatitudini e il Discorso della Montagna.

  

Allo stesso modo i beni del Regno fanno parte dell’eredità della Chiesa. E dobbiamo chiederli: che tutti gli uomini conoscano il Padre e colui che egli ha inviato, Gesù Cristo; la riunificazione del popolo di Dio, l'unità dei cristiani e la pace nel mondo ...

 

 L'eredità dipende solo dalla libera volontà di Dio. Ma possiamo reclamarla con clamore in quanto lui stesso ci ha adottati. Sappiamo insistere abbastanza, implorare, supplicare, senza mai stancarci (Lc.18,l)? Bisogna insistere quanto la vedova che si sfinisce nel domandare. Occorre chiedere come i poveri mendicanti di una volta molestavano un turista apparentemente agiato. E’ un’eccellente preghiera.

  

A volte non sappiamo cosa dire o fare durante la nostra preghiera? Imploriamo.

 

 Il Signore è nel suo paradiso con tutti i suoi beati nel riposo dell'ottavo giorno, ed egli ci lascia lì, privi di tutti quei beni così necessari che non gli costerebbero nulla! Occorre insistere e agitare la porta fino a quando finalmente si decide a farci l'elemosina di un po'di questo pane. Gridiamo incessantemente:

  

Dammi l'umiltà, dammi l'umiltà, dammi l'umiltà...

  

Oppure: dammi la fede... dammi la carità...

 E di nuovo: dona ai cristiani l'unità...

 Poi, se ci accorgiamo di essere sul punto di cedere:

 Dammi la perseveranza nella domanda, dammi la forza di insistere abbastanza di fronte a te...

  

Questi beni, Dio ce li vuole dare molto di più di quanto noi possiamo desiderare di averli, perché egli conosce meglio di noi il loro prezzo, e un po’ della sua gloria dipende dalla santità dei suoi figli. Se egli vuole che noi li chiediamo, è perché non c'è modo migliore per renderci capaci di riceverli: la preghiera aumenta l'intensità del desiderio; apre nella nostra anima la capacità di accogliere; crea già in noi l'atteggiamento che corrisponde a ciò che noi chiediamo.

  

Chiedere la carità in questo modo è, allo stesso tempo, aumentare la propria carità.

 Richiedere la fede è già un atto di fede: lo si sa bene quando si arriva a far decidere un non credente!

 E quale migliore atto di umiltà della perseveranza a mendicare umilmente l’umiltà: è riconoscere che non l’abbiamo per niente e che solo Dio può svilupparla in noi.

 Allo stesso modo il fatto di pregare il Signore insieme per raggiungere l'unità, unisce già i cristiani nella supplica concorde e tramite essa.

 A forza di aver così pregato, forse finalmente ci saremo aperti e Dio potrà colmarci senza troppi rischi; la domanda umile e perseverante avrà forse ridotto i nostri riflessi di vanità o di orgoglio; l'insistenza a chiedere supplicando avrà inscritto nella parte più profonda del nostro cuore la fiducia che tutti questi beni sono doni gratuiti della  liberalità divina.

  

E allo stesso tempo la preghiera di domanda così concepita è uno dei migliori tributi che possiamo rendere al Signore, alla sua onnipotenza, alla sua bontà, alla sua paternità: essa afferma concretamente il suo dominio assoluto su ogni essere e su ogni bene.

Fatta in queste condizioni, la preghiera di domanda è necessariamente efficace. Ed è per questo che si conclude in rendimento di grazia, nella fede. Ma la sua prima efficacia è di insegnarci che tutto è grazia.


 

La prière de demande

 

 

 

Dieu est créateur. Le Tout-Puissant donne l'être; et à chaque être, selon ce qu’il est, il donne une certaine participation à ses insondables richesses: la vie, une part de connaissance et d'attrait proportionnelle à chaque degré d’être; au sommet: l'esprit, la lumière et l’amour… A ces créatures spirituelles il se donne lui même, dans la grâce et ensuite dans la gloire.

Dieu donne. Dieu, parce qu’il est l'amour, diffuse librement tous les biens.

 

Quand il crée, cela, si l'on ose dire, ne lui est pas difficile: il ne rencontre nul obstacle à ses largesses.

Mais ensuite, tout au long de notre existence, quand il désire nous combler, il lui faut un art et une patience infinie avec nous: nous sommes souvent réfractaires aux dons les meilleurs; ou nous les méconnaissons, ou nous nous en servons comme d'une parure pour notre vanité; comme d’un aliment pour notre orgueil.

 

Et c'est pourquoi dans sa sagesse il a institué la prière de demande. Et il y revient souvent dans l'Evangile: demandez! Demandez et vous recevrez. Qui cherche trouve... Demandez.

Quand les Apôtres interrogent le Christ : "Seigneur, apprenez-nous à prier" (Lc.1l,l), il ne leur fait pas un traité sur la prière. Il leur apprend à demander : que demander et comment le demander. Il formule pour nous ces demandes qui constituent la prière parfaite de l'enfant du Père.

 

 

Il arrive pourtant que la prière de demande soit parfois assez méprisée par les "spirituels", qui pensent que d'autres formes sont plus hautes, comme 1'adoration, la louange, l'action de grâce. Au fait, beaucoup de gens ne connaissent de la demande qu’une forme fruste, proche même de certaines pratiques magiques ou infra-religieuses: on prie pour retrouver son sac à main; on fait dire des messes pour réussir à un examen... Sans doute il faut demander les biens matériels: panem nostrum quotidianum - mais dans la mesure où ils sont nécessaires come le pain, et dans la mesure ou ils sont ordonnés aux biens essentiels.

Dès qu'une âme commence à s'approcher davantage du Seigneur, elle prend un peu plus conscience de la grandeur de Dieu et de la primauté du spirituel; et il est bien qu'elle rejette, dans la mesure où elles sont impures et facilement égoïstes, les demandes intéressées, toujours accrochées à des objets matériels et immédiats.

Mais il serait regrettable qu'elle se mît du même coup à méconnaître la grandeur et la nécessité absolues de la prière de demande, celle qui vise les plus vrais biens: d'abord ce qui intéresse la gloire de Dieu, l'avancement du royaume, le rassemblement de tous les peuples et de toutes les nations dans le bercail de l'unique Pasteur, le retour du Seigneur... Et aussi les biens spirituels dont nous avons besoin actuellement, personnellement: toutes les grâces, les vertus, les lumières...

Mais ces biens, Dieu lui-même ne désire-t-il pas nous les donner? Bien sûr, il veut nous les donner. Et c'est pourquoi il nous les fait  demander.

Nous commençons ici à apercevoir la double fonction de la prière de demande: par elle d'abord nous reconnaissons que tous ces biens viennent de Dieu, et il y a là une valeur d'hommage irremplaçable. Et aussi la demande creuse en nous le chemin des biens que nous demandons : elle nous met dans l’attitude d’humilité qui laisse Dieu libre de nous combler à sa mesure divine.

 

Il faut demander les biens spirituels avec persévérance, avec violence, comme Jacob qui lutte devant l'ange : "Je ne te quitterai pas que tu ne m’aies béni“(Gn.32,27). Il faut fatiguer Dieu avec une insistance têtue, secouer la porte jusqu'à ce qu’elle cède.

C'est la leçon de ces admirables paraboles sur la prière, celle de l'ami importun qui demande trois pains; et celui qui repose dans sa maison, bien décidé à faire le sourd, finit par se lever: il lui donne ces pains, non parce qu'il est ému du besoin de l'autre, non parce qu'il est généreux; non parce que celui qui les demande est son ami, mais pour avoir la paix. Aussi bien le fâcheux a fait un tel vacarme que la maisonnée est maintenant réveillée. Et il y met tant d'insistance, on sent bien qu’il ne s'en ira pas, voilà ses trois pains et qu'il nous laisse tranquilles!

Et la parabole plus audacieuse encore du juge inique - le Père qui nous aime comparé à un juge inique! Il finit par faire droit à la veuve qui réclame son héritage, non parce qu'elle a raison, non parce qu’il est juste, non parce qu'il a pitié d’elle, mais "propter importunitatem", parce qu'elle l’importune tant qu'il en est excédé.

Savons-nous crier assez fort pour demander ce qui nous est plus nécessaire que le pain: la grâce, la foi et l'amour....? Savons-nous importuner assez Dieu pour obtenir les biens qui font réellement partie de notre héritage? Si nous sommes pour de bon des enfants adoptés, nous avons "droit", dans cette logique admirable de la grâce, à la totalité de l'héritage: et il inclut tout ce qui constitue une vie chrétienne, tout ce qui nous rend capables de vivre en enfants de lumière, selon les Béatitudes et le sermon sur la montagne.

 

De même les biens du Royaume font partie de l’héritage de l'Eg1ise. Et nous devons les demander: que tous les hommes connaissent le Père et celui qu'il a envoyé, Jésus-Christ; le rassemblement du peuple de Dieu; l’unité des chrétiens et la paix du monde...

 

L’héritage dépend seulement du libre vouloir de Dieu. Mais nous pouvons le réclamer à grands cris puisque lui-même nous a adoptés. Savons-nous insister assez, implorer, supplier, sans jamais nous lasser (Lc.18,l)? Il faut y tenir autant que la veuve qui s'épuise en démarches. Il faut mendier comme les mendiants loqueteux de jadis harcelaient un touriste à l’apparence confortable. C'est une excellente oraison.

 

Quelquefois nous ne savons pas que dire ou que faire pendant notre oraison? Mendions.

 

Le Seigneur est en son paradis avec tous ses bienheureux dans le repos du huitième jour, et il nous laisse là, démunis de tous ces biens si nécessaires qui ne lui coûteraient rien! Il faut insister et secouer la porte jusqu'à ce qu’il se décide enfin à faire l'aumône d'un peu de ce pain. Clamons sans trêve:

 

Donne-moi l’humilité, donne-moi l'humilité, donne-moi l'humilité...

 

Ou: donne-moi la foi... donne-moi la charité...

Et encore : donne aux chrétiens l’unité...

Puis, si nous sentons que nous sommes en train de faiblir:

Donne-moi la persévérance dans la demande, donne-moi d'insister assez en face de toi...

 

Ces biens, Dieu désire nous les donner beaucoup plus que nous ne pouvons désirer les avoir, car il sait mieux que nous leur prix, et un peu de sa gloire est suspendue à la sainteté de ses enfants. S'il veut que nous les demandions, c'est qu’i1 n'y a pas de meilleure façon de nous rendre capables de les recevoir: la prière accroît l'intensité du désir; elle ouvre en notre âme la capacité d'accueillir; elle créa déjà en nous l’attitude qui corresponde  à ce que nous demandons:

 

Demander la charité de cette façon est du même coup accroître sa charité.

Demander la foi est déjà un acte de foi : on le sait bien lorsqu'on arrive à y décider un incroyant!

Et quel meilleur acte d'humilité que cette persévérance à mendier humblement l’humilité: c’est reconnaître que nous ne l’avons point et que Dieu seul peut l'opérer en nous.

De même le fait de supplier ensemble le Seigneur de réaliser parmi eux l'unité unit déjà les chrétiens dans et par cette supplication convergente.

A force d'avoir ainsi mendié, peut-être serons-nous enfin ouverts, et Dieu pourra sans trop de risques nous combler; la demande humble et persévérante aura peut-être atténué nos réflexes de vanité ou d'orgueil; l'insistance à mendier aura inscrit au plus profond de notre cœur la confiance que tous ces biens sont des dons gratuits de la libéralité divine.

 

Et du même coup la prière de demande ainsi conçue est un des meilleurs hommages que nous puissions rendre au Seigneur, à sa toute-puissance, à sa bonté, à sa paternité : elle affirme concrètement son absolu domaine sur tout être et sur tout bien.

 

Faite dans ces conditions, la prière de demande est nécessairement efficace. Et c'est pourquoi elle s'achève en remerciement, dans la foi. Mais sa première efficacité est de nous apprendre que tout est grâce.


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21 giugno 2014                a cura di Alberto da Cormano        Grazie dei suggerimenti       alberto@ora-et-labora.net