L’alleluia pasquale
Sant’Agostino, vescovo
Dai «Commenti sui salmi» (Sal. 148, 1-2; CCL 40, 2165-2166)
Estratto da: "L'ora dell'ascolto" a cura dell'Unione Monastica Italiana
per la Liturgia, UMIL, Edizioni Piemme 1997;
La meditazione della nostra vita presente deve svolgersi nella lode del Signore,
perché l’eterna felicità della nostra vita futura consisterà nella lode di Dio;
e nessuno sarà atto alla vita futura, se ora non si sarà preparato. Perciò
lodiamo Dio adesso, ma anche innalziamo a lui la nostra supplica. La nostra lode
racchiude gioia, la nostra supplica racchiude gemito. Infatti ci è stato
promesso ciò che attualmente non possediamo; e poiché è verace colui che ha
promesso, noi ci rallegriamo nella speranza, anche se, non possedendo ancora
quello che desideriamo, il nostro desiderio appare come un gemito. È fruttuoso
per noi perseverare nel desiderio fino a quando ci giunga ciò che è stato
promesso e così passi il gemito e gli subentri solo la lode.
La storia del nostro destino ha due fasi: una che trascorre ora in mezzo alle
tentazioni e tribolazioni di questa vita, l’altra che sarà nella sicurezza e
nella gioia eterna. Per questo motivo è stata istituita per noi anche la
celebrazione dei due tempi, cioè quello prima di Pasqua e quello dopo Pasqua.
Il tempo che precede la Pasqua raffigura la tribolazione nella quale ci
troviamo; invece quello che segue la Pasqua, rappresenta la beatitudine che
godremo. Ciò che celebriamo prima di Pasqua, è anche quello che operiamo.
Ciò che celebriamo dopo Pasqua, indica quello che ancora non possediamo. Per
questo trascorriamo il primo tempo in digiuni e preghiere. L’altro, invece, dopo
la fine dei digiuni lo celebriamo nella lode. Ecco perché cantiamo: alleluia.
Infatti in Cristo, nostro capo, è raffigurato e manifestato l’uno e l’altro
tempo. La passione del Signore ci presenta la vita attuale con il suo aspetto di
fatica, di tribolazione e con la prospettiva certa della morte. Invece la
risurrezione e la glorificazione del Signore sono annunzio della vita che ci
verrà donata.
Per questo, fratelli, vi esortiamo a lodare Dio; ed è questo che noi tutti
diciamo a noi stessi quando proclamiamo: alleluia. Lodate il Signore, tu dici a
un altro. E l’altro replica a te la stessa cosa. Impegnatevi a lodare con tutto
il vostro essere: cioè non solo la vostra lingua e la vostra voce lodino Dio, ma
anche la vostra coscienza, la vostra vita, le vostre azioni.
Noi lodiamo il Signore in chiesa quando ci raduniamo. Al momento in cui ciascuno
ritorna alle proprie occupazioni, quasi cessa di lodare Dio. Non bisogna invece
smettere di vivere bene e di lodare sempre Dio. Bada che tralasci di lodare Dio
quando ti allontani dalla giustizia e da ciò che a lui piace. Infatti se non ti
allontani mai dalla vita onesta, la tua lingua tace, ma la tua vita grida e
l’orecchio di Dio è vicino al tuo cuore. Le nostre orecchie sentono le nostre
voci, le orecchie di Dio si aprono ai nostri pensieri.
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maggio 2026
a cura di Alberto "da
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