REGOLA DEL MAESTRO
Domanda dei discepoli
IL LIBERO ARBITRIO DEI FRATELLI DEVE ESSERE TENUTO A FRENO.
[cf. RB 49,8-10]
Il Signore ha risposto per bocca del Maestro:
1
II fratello che si sia proposto di fare un digiuno o di prolungarlo per l’intera
giornata o di praticare un’astinenza al di sopra delle misure regolamentari,
2 e che senza ordine dell’abate voglia fare qualcosa ad arbitrio
della sua volontà, 3 non ne abbia, anzi, il permesso, perché anche
attraverso il bene si insinua in lui il demonio, per indurre il fratello a fare
la volontà propria, 4 mentre in monastero non è lecito a un fratello
di fare quel che vuole, seguendo la sua volontà.
IL RIPOSO DOMENICALE.
[RB 48,22-25]
1
D’estate, al sabato, a partire dall’ora nona, dopo il pasto non facciano
lettura. 2 D’inverno, a partire dall’ora nona, il sabato, non
lavorino, come invece fu stabilito più sopra. 3 Anche nella domenica
seguente, si astengano da qualsiasi lavoro, 4 e così pure dallo
studio, al quale è consuetudine quotidiana di dedicarsi per tre ore al giorno in
ambedue le stagioni, invernale ed estiva. 5 Invece dopo la messa alla
chiesa, ciascuno di sua volontà legga quel che desideri o gli piaccia, a sua
scelta; 6 oppure abbiano piena licenza di dormire, 7 in
modo che tutti si rallegrino di avere la domenica riservata al riposo.
Domanda dei discepoli:
COME DEVONO ESSERE RICEVUTE
IN MONASTERO LE EULOGIE
INVIATE DA UN SACERDOTE,
[cf. RB 54]
Il Signore ha risposti per bocca del Maestro:
1
Quando arrivano al monastero eulogie da parte di un vescovo o di sacerdoti di
rango minore, 2 subito l’abate baci l’eulogia mandata in dono, e
alzandosi con tutti i presenti 3 facciano orazione e dicano questo
versetto: «Riceviamo, o Signore, le tue misericordie in mezzo al tuo tempio»
(Sal.
47,10)
col Gloria. 4 Poi faccia la conclusione e segga.
LA BENEDIZIONE E IL SEGNO DI CROCE DEI SACERDOTI.
1
Quando dei sacerdoti sono trattenuti in monastero per il pasto, siano essi a
tracciare il segno di croce su ogni cibo e sulle razioni di temperato e, alla
loro tavola, sui calici di vino puro che si servono all’inizio;
i
e diano essi la benedizione, in risposta a chi la chiede. 3 Ma quando
questi sacerdoti chiedono ad altri la benedizione nell’atto di mangiare o di
bere, non è lecito che sia loro risposto da persone ad essi inferiori, 4
perché ciò che quelli danno in quanto consacrati, non possono riceverlo da chi
non è consacrato.
5
Quanto ai chierici, se intervengono alla mensa dei servi di Dio, sia riservata
anche ad essi la facoltà di tracciare i segni di croce.
6
Parimenti sia riservato ad essi di fare la conclusione alla fine di un’orazione.
NON SI DEVE MANTENERE PER PIÙ
DI DUE GIORNI CHI ARRIVA,
SIA FRATELLO O SIA LAICO,
SENZA CHE LAVORI.
1
Quando un fratello arriva al monastero in qualità di ospite, 2 per
l’onore dovuto all’ospite e considerata la stanchezza del viaggio, anche se vuol
starsene ozioso, segga per due giorni alla mensa dei fratelli, all’ora consueta
e in comune con essi. 3 Al terzo giorno però, dopo la recita di
Prima, mentre l’abate esce dall’oratorio, gli ebdomadari e il cellerario
trattengano dentro l’ospite, nell’oratorio, 4 e gli dicano: «Abbi la
compiacenza di fare insieme ai fratelli qualsiasi lavoro ordinerà l’abate, o
nell’orto o in un mestiere. 5 Se tale compiacenza non hai, vattene,
perché nello spazio di due giorni la Regola ha portato a termine l’ospitalità
che vi è dovuta». 6 E se acconsente a lavorare, subito gli sia
assegnato un lavoro insieme ai fratelli. 7 Ma se rifiuta di
eseguirlo, se ne vada 8 e il suo letto sia immediatamente disfatto,
9 finché non arrivi un altro forestiero, per il quale sarà rifatto di
fresco; se mai sopraggiunga qualcuno che sia un vero spirituale.
10
Se dunque non vuol lavorare, gli sia detto dagli ebdomadari e dal cellerario di
andarsene, 11 affinché i fratelli che faticano per il loro monastero,
non siano indotti con ragione a prendere in uggia l’ospitalità offerta a dei
«mangia a ufo» e a dei pigri, 12 e dandosi a mormorazioni e a
critiche, si mettano a detestare siffatti viandanti, 13 che nella
loro miserabile indolenza, non stando mai fermi in nessun luogo, divorano senza
far niente il pane ben meritato di chi lavora, girando per i monasteri sotto pii
pretesti. 14 Essi né si inseriscono manifestamente come membri in un
monastero, perseverandovi, né si qualificano apertamente come inabili al lavoro,
mendicando. 15 D’altra parte fare elemosina a gente di tal specie per
più di due giorni, come abbiamo detto più sopra, è un danno per chi la dà,
mentre sarebbe un guadagno, in vista della ricompensa celeste, per chi la
offrisse a un povero che mendica in una manifesta inabilità. 16
Questi tali dunque, quando dopo due giorni si rifiutano di lavorare, secondo
giustizia devono rendersi conto 17 che l’essere stati ricevuti e
nutriti in considerazione della fatica del lungo viaggio, e per due giorni, pur
restando essi in ozio, fu conforme al precetto dell’apostolo: «Siate solleciti
di dare ospitalità»
(Rom.
12,13), 18 ma anche l’essere costretti a fare un lavoro coi fratelli
è egualmente conforme a un precetto dello stesso apostolo che dice: 19
«Voi stessi ben sapete in qual modo dovete imitarci, poiché non siamo vissuti in
mezzo a voi quali irrequieti perdigiorno, 20 né abbiamo mangiato
gratis il vostro pane ricevendolo da alcuno, ma con fatica e sforzo abbiamo
lavorato notte e giorno, per non essere di peso a nessuno di voi. 21
E non perché non ne avessimo il diritto, ma per darvi in noi stessi un modello
da imitare. 22 Infatti mentre eravamo fra voi, vi davamo questa
regola: chi non vuole lavorare, neppure mangi. 23 Siamo venuti invece
a sapere che fra di voi ci sono alcuni i quali vivono sempre in agitazione senza
far nulla, ma impicciandosi di tutto. 24 Noi interdiciamo a questi
tali di agire così e li esortiamo nel Signore Gesù Cristo a volersi guadagnare
il pane lavorando in pace» (2
Tess.
3,7-12).
25
Al contrario, gli ospiti che sono dei veri spirituali, anche se il giorno stesso
dell’arrivo non sono in grado di faticare sul lavoro per la fatica già
estenuante del viaggio, 26 il giorno dopo tuttavia si sobbarcano da
sé spontaneamente a quel che vedono fare dai fratelli, 27 per non
essere giudicati da chi lavora non solo degli oziosi, ma addirittura dei
miserabili.
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10 gennaio 2017
a cura di Alberto "da Cormano"
alberto@ora-et-labora.net