Sancti Theodori Studitæ Testamentum

 

Testamento di san Teodoro Studita [i]


[i] Questo testo è il più antico testamento monastico regolamentare preservato in greco.

Patrologia Greca”, vol. 99, col. 1813-1824 di J.P. Migne 1860

(Tradotto dal latino da: “Patrologia Greca”, vol. 99, col. 1813-1824 di J.P. Migne 1860) - Link al testo solo italiano

 

Sancti ac Deiferi patris nostri et confessoris Theodori Studiensis prœpositi Testamentum. Legitur autem ante dormitionem ejus.

I. Davidicam vocem audiens, Paratus sum, et non sum turbatus: et iterum, Paratum cor meum, cum assidua miseri corporis infirmitate captus, non possim vos omnes, filii mei, et fratres, atque patres sub excessus mei tempus adducere; propterea quod monasteria ista in diversis locis sita sunt, et quidam præterea peregre profecti: velut instante jam migrationis ex hac vita meæ articulo, testamentum hoc vobis prius condere institui; rem congruam atque utilem me facturum arbitratus; ut cognoscant qui supremam meam vocem audient, quemadmodum credam et sentiam; et qualem post me futurum præpositum relinquam; tum ut concordiam inde, pacemque in Christo servetis, quam ascensurus in cœlos Dominus sanctis discipulis suis et apostolis reliquit.

 

Il Testamento del nostro santo e ispirato padre e confessore, abate Teodoro Studita, che fu letto ad alta voce prima del suo riposo finale.

Da quando questo mio tormentato corpo è caduto in un costante stato di infermità e non sono più in grado di convocare tutti voi - miei figli, fratelli e padri - al momento della mia partenza perché i monasteri si trovano in luoghi diversi ed inoltre perché alcuni di voi progrediscono in paesi stranieri, ho ascoltato le parole del sacro Davide: "Io sono pronto e nulla mi tratterrà" (Sal 119(118),60; Volg.); e ancora: "Il mio cuore è pronto" (Sal 57(56),7; Volg.). Da quando si è preannunciata l'ora della mia uscita da questa vita, mi sono affrettato in anticipo a redigere questo Testamento. Ho pensato che questo fosse un metodo appropriato e sicuro per voi, al fine di ascoltare la mia ultima voce e discernere esattamente ciò in cui credo e penso e che tipo di persona lascio come abate [i] per succedermi, affinché voi possiate godere così dell'armonia e della pace in Cristo - quella pace che il Signore ha lasciato ai suoi santi discepoli e apostoli mentre stava per ritornare nei cieli (Cfr. Gv 14,27).



[i] Nel testo italiano viene sempre nominato il superiore o l'abate. Più esattamente si dovrebbe tradurre l'igumeno.

Igumeno o egumeno o hegumenos (in greco γούμενος) è il titolo con cui viene indicata la guida di un monastero nelle Chiese bizantine ed ortodosse, ruolo simile a quello di abate. Tale termine significa "colui che è in carica", "la guida" in greco. (Fonte Wikipedia)

De fide.

II. Credo igitur in Patrem, Filium ac Spiritum sanctum, sanctam et consubstantialem et sempiternam Trinitatem, sicut baptizatus fui, regeneratus, et consummatus: Deum Patrem confitens, Deum Filium, Deum Spiritum sanctum, unum tria deitate, sicut vice versa tria unum subsistentiis. Unus enim est Deus Trinitas, propter consubstantialitatem, licet distincta sit propter subsistentiarum distinctionem. Confiteor deinde unum e Trinitate Dominum nostrum Jesum Christum per immensam erga homines charitatem suam in carne venisse ad salutem generis nostri, ex sancta et immaculata Deipara sine humano semine carnem sumpsisse, atque ex utero secundum divinum oraculum natura lege natum esse, duplicem ipsum exsistentem, totum perfectum deitate, quatenus non immutatum est id quod erat; et totum perfectum humanitate, quatenus non dimisit quidquam ex eo quod assumpsit. Eumdem unum juxta hypostasim, sicut in duabus naturis cognitum, sic in totidem voluntatibus atque operationibus; per quas divina et humana congruenter operatus est.

 

 

Ad hæc omnem hæreticæ communionis errorem aversor et abominor, sex sacris œcumenicis synodis inhærens; necnon illi quæ in Nicæa civitate iterum contra Christianorum accusatores coacta nuper fuit, adorans et amplectens venerandas sacrasque imagines Domini nostri Jesu Christi, Deiparæ, apostolorum, prophetarum, martyrum, et omnium sanctorum atque justorum. Quinetiam sacras istorum intercessiones, quæ propitium Deum reddunt, exposco: sanctissimas etiam reliquias, ut Dei gratia refertas, cum fide et timore colo et amplector.

Omnem quoque divinitus inspiratam Veteris et Novi Testamenti Scripturam recipio: omniumque item divinorum Patrum, doctorum, et monachorum vitas et divina scripta. Hoc vero dixerim propter vesanum illum Pamphilum, qui ex Oriente prodiit, et hos sanctos traduxit, Marcum, inquam, Isaiam, Barsanuphium, Dorotheum, et Hesychium: non quidem Barsanuphium, et Isaiam, et Dorotheum, illos qui cum Acephalis coacephali pariter fuerunt et Decacerati, quod dicebatur, quasi concornes ; quique a beato Sophronio in ejus libello anathemate damnantur : cum diversi haud dubie isti fuerint a prædictis, quos ego ex paterna traditione recipio, post interrogationem Tarasii patriarchæ sanctissimi, aliorumque fide dignorum hominum, tum indigenarum, tum Orientalium: cum et Barsanuphii imaginem in sacro magnæ Ecclesiæ Vestiario, una cum Antonio, Ephraim, aliisque sanctis Patribus exstare constet: et in eorum doctrina nullum impietatis vestigium offenderim: sed e contra, magnum spiritualis animæ compendium: quoad nimirum per synodicam inquisitionem error quispiam in illis deprehendatur. Nam si illos ipsos esse liquebit, qui anathemate notati fuerunt, aut ab iis diversi sint, hæresi tamen illa infectos; anathema illis, et catathema, et pantanathema a Patre et Filio et Spiritu sancto.

 

Confiteor insuper monasticum statum sublimem esse, et excelsum, et angelicum, qui et peccata omnia expurget absolutæ vitæ perfectione, tum nimirum si ex divini magnique Basilii asceticorum legibus plene exigatur et non dimidiata ex parte; ut solent quidam, qui aliqua desumunt, alia, ut placet, omittunt: ita ut extra tres gradus qui in divina scala ostensi sunt, vitam hanc legitime ducere non liceat: non servum possidere, non jumentum sexus feminei quorum utrumque ab instituto alienum est, et animæ periculosum. Atque hæc ego cursim paucis perstrinxi, neque enim tempus patitur, ut pluribus exponam, ne quis forte mihi pravam opinionem attribuat, contra quam recte sentio et doceo.

Per quanto riguarda la fede.

Pertanto, io credo nel Padre e nel Figlio e nello Spirito Santo - la Trinità santa e consustanziale e primordiale, [nel cui nome] sono stata battezzato, rigenerato e perfezionato. Confesso Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo: le tre Persone sono un solo Dio, così come al contrario un solo Dio è in tre Persone divine. Perché la Trinità è un solo Dio secondo la sostanza, sebbene sia divisa dalla distinzione delle persone.

Confesso anche che una Persona della Trinità, nostro Signore Gesù Cristo, è venuta nella carne per incommensurabile carità, vale a dire per la salvezza della nostra umanità, avendo assunto la carne dalla santa e immacolata Madre di Dio. Nacque dal suo grembo secondo la legge della natura, ma non da umano seme, come aveva predetto la profezia divina. Questo stesso Cristo è duplice [in natura], intero e perfetto nella sua divinità in modo che ciò che egli era non subì alcun cambiamento; intero e perfetto nella sua umanità in modo che non rinunciò a nulla di ciò che aveva assunto. Lo stesso Cristo è conforme ad una persona [della Trinità], così come si manifesta in due nature. In questo modo si manifesta anche in due volontà ed in due funzioni attraverso le quali agì in accordo con entrambe le realtà divine ed umane.

Inoltre, seguo i sei santi ed ecumenici Concili e rifiuto e detesto ogni errore della società eretica. Seguo anche il Secondo Concilio di Nicea che è stato recentemente riunito contro gli accusatori di Cristo. Accetto e venero le immagini sacre e sante di nostro Signore Gesù Cristo, della Madre di Dio, degli apostoli, dei profeti, dei martiri e di tutti i santi ed i giusti. Inoltre, chiedo le loro sante intercessioni per propiziare la Divinità. Con fede e soggezione abbraccio le loro santissime reliquie piene di grazia divina.

Accetto anche tutti i libri ispirati a Dio dell'Antico e del Nuovo Testamento, nonché le Vite e gli scritti divini di tutti i santi Padri, dottori e monaci. Lo dico a causa di quel pazzo Pamfilo che venne dall'Oriente e che calunniò questi santi — intendo Marco, Isaia, Barsanufio, Doroteo e Esichio [i] — ma non i Barsanufio, Isaia e Doroteo [ii], acefali tra gli acefali [iii], fautori delle corna [iv] di quel mostro che si dice “a dieci corna” [v] (Cfr. Dn 7,7-8 e Ap 13,1), considerati anatemi dal santo Sofronio nel suo libello [vi]. Questi ultimi individui sono ovviamente diversi da quegli uomini sopramenzionati che io accetto come parte della tradizione patristica, dopo aver interrogato il santissimo patriarca Tarasio [Patriarca di Costantinopoli (784-806)] e di altri uomini affidabili, sia autoctoni che orientali. Inoltre, l'immagine di Barsanufio è stata collocata sulla sacra tovaglia dell’altare della Grande Chiesa (la basilica di Santa Sofia a Costantinopoli) insieme ai santi Padri Antonio, Efrem e altri [vii]. Inoltre, non ho trovato alcuna empietà nei loro insegnamenti ma, al contrario, un grande profitto per la vita spirituale. Io li accetterò fino a quando un’indagine sinodale non avrà dimostrato una loro imputazione. Perché, se proprio questi uomini dovessero apparire degni di anatema o altri ancora si fossero sottomessi all'eresia, possano essere anatematizzati e maledetti, considerati totalmente anatemi dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo.

 Inoltre, riconosco che la vita monastica è sublime ed eccelsa, persino angelica, pura da ogni peccato a causa del suo modo di vivere perfetto. È chiaro che la vita monastica deve essere ordinata secondo le Regole Ascetiche del santo Basilio Magno e non con mezze misure, come sono soliti fare alcuni che scelgono alcune regole e ne tralasciano altre a loro piacimento. Perché non si può scegliere di condurre questa vita convenientemente in qualche altra maniera al di fuori dei tre gradini che sono rivelati nella Scala Divina [viii]. Né è possibile possedere uno schiavo od un animale domestico di sesso femminile perché questo sarebbe estraneo alla professione religiosa e pericoloso per le anime. Ho trattato queste cose rapidamente dal momento che non c'è tempo per spiegarle completamente, ma solo per impedire ad alcuni di avere un'opinione sbagliata su di me, al contrario di ciò che penso e credo veramente.



[i] Marco l'Eremita: (allievo di Giovanni Crisostomo), oppositore del Nestorianesimo, e superiore di un monastero ad Ankyra in Galazia (l’attuale Ankara in Turchia), morto qualche tempo dopo il 430; Isaia: probabilmente Isaia di Scete o Gaza, monaco egiziano del V secolo che qualche storico ritiene essere il medesimo monofisita di questo nome condannato di seguito; Barsanufio: eremita che visse nella lavra (o laura, cioè un monastero in dimensioni ridotte, una via di mezzo tra un eremo ed un cenobio) di Serido a Gaza, circa nel 540, ed autore di una raccolta di lettere spirituali; Doroteo di Gaza, allievo di Barsanufio, superiore di un monastero palestinese cenobita, e autore, circa nel 540-60, di trattati ascetici che influenzarono Teodoro Studita; Esichio, forse Esichio di Gerusalemme

Alcune delle persone citate qui erano fonti importanti per la dottrina e le istituzioni della riforma monastica degli Studiti. Il loro accusatore, Pamfilo, deve probabilmente essere identificato con il presbitero del VI secolo, Pamfilo di Gerusalemme, autore di un trattato contro i monofisiti.

[ii] Barsanufio: vescovo monofisita del sesto secolo condannato da Sofronio; Isaia, monofisita moderato del V secolo e autore di trattati ascetici; Doroteo: un vescovo monofisita del VI secolo.

[iii] Akephaloi, i "senza testa", un nome per i monofisiti estremi che si rifiutavano di accettare

l'Enotico o Henotikon (che significa "strumento di unione" per riunire i cristiani) rilasciato dall'imperatore Zenone (474-491) nel 482.

[iv] Allusione a Dan 7,7-8. Le tre corna che si distaccano dalla bestia dalle dieci corna veduta da Daniele sono un’immagine dei tre eretici che si sono separati dal resto della setta. (Nota estratta da “Doroteo di Gaza, Scritti e insegnamenti spirituali”, a cura di Lisa Cremaschi, Edizioni Paoline, 1980)

[v] Dekakeratos: epiteto derisorio dei Monofisiti.

[vi] Patriarca di Gerusalemme (634-638); il riferimento è alla sua lettera al Patriarca Sergio (610-638) di Costantinopoli e che fu letta durante il sesto Concilio Ecumenico di Costantinopoli nel 681.

[vii] Antonio: monaco egiziano ( 356), riconosciuto come il fondatore del monachesimo anacoretico; Efrem il Siro ( 373), monaco siriaco, considerato il fondatore del monachesimo siriaco.

[viii] Giovanni Climaco, La Scala del Paradiso: "Nel suo grande insieme l'istituto monastico in genere si distingue per tre modi di vivere: lo stato di chi combatte da solo nel deserto, quello di chi vive in pace con uno o al più con due, l'altro infine di chi esercita la pazienza standosene in comunità". (La scala del Paradiso, a cura di Calogero Riggi, Città Nuova 1995).

Testo latino da Patrologia Græca Vol. 88, col. 642: “Triplex omnino est omnis religiosæ et generosæ vitæ ratio; vel ut solus et solitarius decertando vivas; vel cum uno alterove sodali; vel ut in cœnobio cum pluribus per patientiam conquiescas”.

De præposito.

His autem ita constitutis, proximum est, ut dicam de præposito. Primum igitur dominum et patrem meum ac patrem vestrum relinquo sanctissimum Reclusum, eumdem et patrem, et lumen, et magistrum. Ille mihi et vobis præfuit in Domino, caputque nostrum est, quamvis seipsum subduxerit, ob Christi æmulam humilitatem degens in silentio: cujus ductu ac precibus confido vos salvos fore, si modo congruentem erga illum fidem obedientiamque præbeatis. Deinde quem ipsi communi calculo divinitus, paterno consilio præeunte, præficietis. In quo enim consenserit fraternitas universa, et huic ego libens volensque suffragor. Verum ades, pater ac frater, quicunque futurus es: en fidei tuæ trado in oculis Dei, electorumque angelorum ejus, totam in Christo fraternitatem, ut eam suscipias. At quomodo accipies? quo pacto reges? qua ratione custodies? Tanquam agnos Christi, tanquam membra tua charissima, fovens, procurans, et diligens unumquemque, juxta æquam charitatis mensuram; quoniam ex æquo membra corporis diligit unusquisque. Aperi viscera tua in commiseratione: Introduc omnes in misericordia: lacta illos: reforma illos: perfice illos in Domino. Acue mentem tuam prudentia, excita diligentiam fortitudine: confirma pectus fide ac spe: præcurre illis ad omne opus bonum; propugna adversus spiritales inimicos: defende, dirige; perduc illos ad virtutis sedem: divide illis terram tranquille affectuum vacuitatis. Propterea mandata hæc tibi do, quæ observare necessario debes.

Per quanto riguarda il Superiore

Dopo aver così trattato questi punti, ora mi rimane da parlare del superiore. Io lascio, dunque, al primo posto il signore, mio e vostro padre, il santissimo Recluso [i]  che è padre, luminare e maestro. Quest'uomo è stato posto nel Signore davanti a me ed a voi ed è stato stabilito come nostro capo anche se si è ritirato per perfezionare la sua umiltà in solitudine imitando Cristo. Attraverso le sue indicazioni e la sua preghiera confido che sarete salvati, se davvero da parte vostra gli mostrerete la necessaria docilità ed obbedienza. Successivamente, voi eleggerete qualcuno con un voto comune in modo divino e secondo le modalità stabilite dai Padri [ii], poiché il mio desiderio è di sostenere chiunque la comunità ritenga opportuno.

Ma ora, padre mio e fratello mio, chiunque tu sia, davanti a Dio ed ai suoi angeli [iii] eletti ti affido tutta la comunità (dei fratelli) in Cristo affinché tu la possa ricevere. Ma come dovrai accettarla? In che modo dovrai guidarla? In che modo dovrai proteggerla? Come agnelli di Cristo! Come le tue care membra! Abbi cura di loro e rispettali, amandoli ciascuno con uguale misura di carità, poiché ogni uomo ama le membra del suo corpo allo stesso modo.

Apri il tuo cuore in segno di compassione, accoglili tutti in misericordia. Nutrili, rigenerali, rendili perfetti nel Signore. Affina la tua comprensione con prudenza; risveglia la tua volontà con coraggio; rendi il tuo cuore saldo nella fede e nella speranza. Precedili in ogni buon lavoro, difendili contro i nemici spirituali, proteggili, dirigili. Conducili al luogo della virtù, dona loro in eredità la terra dell’impassibilità.

Ecco perché ti dono questi comandamenti che dovrai necessariamente mantenere. 



[i] Si tratta di Platone abate del monastero di Sakkudion in Bitinia ( 814), zio materno e padre spirituale di Teodoro. Questa citazione pone la data di questo testamento prima della morte di Platone.

[ii] Il testo greco lascia dei dubbi sull’aggettivo “paterno”. Potrebbe essere riferito ai Padri, come in questa traduzione, oppure al padre, ovvero l’abate.

[iii] Come nel rituale della professione monastica, gli angeli sono i testimoni della designazione dell’abate.

Mandata præposito tradita.

1. Non igitur immutabis, absque urgente necessitate, formam et regulam, quam ab humilitate mea in omnibus accepisti.

2. Non possidebis ex mundo hoc quidquam: nec tibi ipsi proprie repones vel unicum argenteum.

3. Non divides animum et cor tuum aliis curis et sollicitudinibus, propter eos qui tibi a Deo commissi, et a me traditi sunt, spiritales filios et fratres tuos. Non erogabis in tuos olim secundum carnem aut propinquos, aut amicos, aut sodales ex proprii monasterii rebus quidquam, nec vivens, nec post mortem, eleemosynæ vel hæreditatis nomine: neque enim ex sæculo es, ut consortium habeas cum sæcularibus; nisi qui forte ex cœnobio in ordinem nostrum transierint, atque ita eorum curant geras ad exemplum sanctorum Patrum.

 

 

4. Non possidebis servum, nec tuos in usus, nec proprii monasterii, nec denique ad agros, hominem qui ad Dei imaginem factus est: hoc enim solis sæcularibus concessum est, sicut nuptiæ. Tu vero fratribus tuis unanimis seipsum famulum animo prestare debes, licet externa specie tanquam Dominus et magister reputere.

5. Nec habeas jumentum feminei sexus ad ministeria necessaria, tu qui feminis omnino renuntiasti: neque in monasterio, neque in agris: cum nec quisquam sanctorum patrum nostrorum usus sit, nec natura ipsa permittat.

6. Non superveheris equis aut mulis absque necessitate; sed Christi exemplo, pedibus iter facies. Sin minus, pullus asini erit jumentum tuum.

 

7. Curabis omnino, ut inter fratres communia et indivisa sint omnia, et nihil cujusquam proprii jure dominii, usque ad acum. Tibi vero et anima et corpus, nec præterea quidquam, æqua lance charitatis divisa sunto in omnes tuos spiritales filios ac fratres.

8. Non habeas cum sæcularibus adoptiones aut consiliationes, tu qui mundum fugis ac nuptias. Non enim reperitur in patribus; et, si repentur, raro: neque id lex est.

 

9. Non epulare cum mulieribus, excepta matre tua secundum carnem, et sorore tua, sive canonicæ fuerint, sive sæculares: nisi vis aliqua et necessitas impellat, sicut admonent sancti Patres.

10. Ne frequens sis in egressibus et circumcursationibus, proprium ovile deserens sine necessitate: melius enim est et optabilius, ut vel otiosus in caula degens, servare possis variabiles et late errantes rationales oves.

Regole trasmesse per il Superiore

1. Pertanto, salvo grave necessità, non dovrai alterare affatto la costituzione e la regola che hai ricevuto dalla mia umiltà [i].

2. Non possederai nulla di questo mondo, né conserverai nulla per te come tuo, nemmeno un pezzo d'argento.

3. Non dividerai la tua anima ed il tuo cuore per relazioni e preoccupazioni verso altri uomini al di fuori di quelli che Dio ti ha affidato e che io ti ho consegnato, quelli che sono diventati i tuoi figli e fratelli spirituali. Non disporrai delle cose del tuo monastero per coloro che (sono nel mondo e che) erano un tempo tuoi vicini secondo la carne, siano essi parenti o amici o compagni. E non farai ciò né in vita né dopo la morte, né per esigenze della carità né per motivo di eredità. Perché tu non fai più parte del mondo secolare e quindi non devi avere comunanza di beni con quelli del mondo. Ma se alcuni volessero passare dalla vita in società al nostro ordine monastico, allora dovrai prenderli in considerazione ad imitazione dei santi Padri.

4. Non avrai uno schiavo né per il tuo uso personale né per il tuo monastero o per i campi, poiché egli è un uomo creato ad immagine di Dio. Questa facoltà è concessa solo a coloro che sono nella vita mondana, così come lo è il matrimonio. È necessario piuttosto per te dedicarti come schiavo in spirito ai tuoi fratelli spirituali, anche se all’esterno del monastero tu sei considerato come loro Signore e maestro.

5. Per i necessari utilizzi non avrai un animale di sesso femminile, poiché hai rinunciato completamente ad ogni creatura femminile. Non ne avrai uno né nel monastero né nei campi, come nessuno dei nostri santi padri e come la non consente natura stessa [ii].

6. Non cavalcare cavalli o muli quando non necessario; piuttosto viaggerai a piedi ad imitazione di Cristo. Se dovesse essere necessario, tuttavia, la tua bestia da soma sia un puledro d’asino.

7. Vigilerai sempre affinché tutte le cose nella comunità siano tenute in comune e siano indivisibili e che nulla sia di proprietà di alcun individuo, nemmeno un ago. Il tuo corpo e la tua anima, nient'altro, siano suddivisi in eguaglianza nella carità verso tutti i tuoi figli e fratelli spirituali.

8. Come fuggitivo dal mondo e dal matrimonio, non devi designare dei secolari come fratelli o impegnarti in relazioni spirituali [iii] con loro poiché tali pratiche non si trovano nei padri; solo raramente se ne trovano e non costituiscono una legge.

9. Non cenerai con donne diverse da tua madre e tua sorella secondo la carne, sia che si tratti di monache o di laiche. A meno che un importante motivo o necessità non lo richiedano, come avvertono i santi Padri.

10. Non uscirai frequentemente e non vagherai senza necessità, abbandonando il tuo gregge. Perché è desiderabile che tu abbia tempo da trascorrere con il tuo gregge ed essere in grado di salvare queste pecore dotate di ragione, ma astute e dedite al randagismo.



[i] Questa frase potrebbe supporre l’esistenza di una regola scritta del monastero di Studion (o Studios) fin dal tempo di Teodoro e che non ci è pervenuta.

[ii] Questa riforma, che sia attribuita a Platone di Sakkudion secondo Teodoro od a Teodoro stesso secondo l’agiografo Michele, è stata ripresa nel Testamento di Atanasio l’Atonita (920-1003) ed è ancora in vigore sul Monte Athos. Normalmente è considerata alla stregua di un’usanza. Tuttavia, la sua sistematica associazione con la questione degli schiavi (sia nei due passaggi qui citati così come nel Testamento di Atanasio l’Atonita) indica che per Teodoro si tratta innanzitutto di evitare guadagni economici indotti dall’allevamento del bestiame.

[iii] Il riferimento è all'adelphopoiia (l'adozione di un fratello o di una sorella per motivi di mutuo sostegno) e la synteknia (legame che si crea fra padre e padrino di un battezzando).

11. Observabis prorsus, ut catechesis ter qualibet hebdomada facias vesperi, vel per temetipsum, vel per alium quempiam e filiis; quoniam a Patribus traditum est, et salutare.

12. Non dabis parvum habitum, quem vocant, postea voluti magnum: unus enim est habitus, sicuti et baptisma, quemadmodum in more fuit sanctorum Patrum.

13. Non transilies leges et regulas sanctorum Patrum, precipue ante omnes divini magnique Basilii: sed quidquid facies aut dices, tanquam testimonium habens ex Scripturis facies, aut ex paterna consuetudine absque mandati divini prevaricatione.

14. Non derelinques gregem tuum, ut ad alium transeas; aut ad dignitatem non revertere, nisi ex consensu et approbatione fraternitatis.

15. Non ineas amicitiam cum canonica; neque ingrediare monasterium feminarum, nec solus colloquare cum monacha vel sæculari, nisi necessitas trahat; idque cum duabus ab utraque parte personis astantibus: unius enim, ut aiunt, facilis est calumnia.

16. Non aperies ostium monasterii ad intromittendam feminam ullam sine magna necessitate. Si vero potes citra mutuum aspectum excipere, id quoque minime negligendum.

17. Non statues tibi diversorium, aut spiritualibus filiis, sæcularem domum, in qua sint etiam mulieres, crebro accedens: sed apud religiosos viros potius diversare, et transitoria viæ subsidia capere studebis.

18. Nou habebis in cella tua discipulum adolescentem, quo afficiare: sed ministeria tua obeant diversi fratres, et minime suspecti.

19. Non uteris vestimento elaborato et pretioso, præterquam sacerdotali; sed humilibus, Patrum exemplo, induere, et calceabere.

20. Non eris delicatus ac lautus, neque in privato sumptu tuo, neque in hospitum receptione; tanquam ea cura distraharis: hoc enim proprium est vitæ voluptariæ.

11. Baderai sempre che la catechesi sia fatta tre volte alla settimana ed alla sera (di tutti i giorni) tramite te stesso o attraverso un altro dei tuoi figli, poiché questa è la salutare tradizione dei Padri [i].

12. Non devi concedere quello che chiamano il piccolo abito e dopo quello grande perché l'abito, come il battesimo, è uno solo secondo gli usi dei Padri [ii].

13. Non devi trasgredire le leggi ed i canoni dei santi Padri, soprattutto quelli del santo e grande Basilio. Qualunque cosa tu faccia o dica, devi farlo in accordo con la testimonianza delle Scritture o secondo l’uso dei Padri, senza trasgredire i comandamenti di Dio.

14. Non devi lasciare il tuo gregge e trasferirti in un altro o indirizzarti verso una (più alta) dignità senza l'approvazione della tua stessa comunità.

15. Non devi avere un'amicizia con una religiosa né entrare in un monastero femminile. Né parlerai da solo con una monaca od una donna del mondo, a meno che la necessità in qualche momento ti costringa; ciò avvenga con due persone presenti da una parte e dall’altra poiché una persona è facilmente influenzabile, come si suole dire.

16. Non aprirai la porta del monastero per fare entrare una donna se non è assolutamente necessario. Se sei in grado di accoglierla con discrezione, non tralasciare di farlo.

17. Non stabilirai un alloggio per te od una casa secolare per i tuoi figli spirituali dove andrete spesso ed in cui ci siano donne. Piuttosto sceglierai di alloggiare presso uomini pii per le esigenze e le necessità di spostarti (dal monastero).

18. Non prendere nella tua cella un giovane allievo di cui disporre, ma fatti servire da vari fratelli e da una persona al di sopra di ogni sospetto.

19. Non avrai abiti elaborati e costosi, ad eccezione dell’abito sacerdotale [iii]. Piuttosto, indosserai umili vestiti e scarpe ad imitazione dei Padri.

20. Non spendere prodigalmente né per il tuo stile di vita né per l'accoglienza degli ospiti. Questo comportamento ti distrarrà (dai tuoi obiettivi) poiché è proprio di una vita voluttuaria.



[i] Tre importanti catechesi avevano luogo nel monastero di Studion al mattino, dopo l’ufficio del Mattutino (o delle Letture o “orthros” nelle Chiese orientali), tutti i mercoledì, i venerdì e la domenica. Inoltre tutti i giorni il superiore (l’abate o igumeno) si intratteneva in modo meno formale con i suoi monaci.

[ii] Teodoro si oppone ad una pratica già diffusa al suo tempo che distingueva due tappe principali nella professione monastica, il piccolo ed il grande abito. (Ndt. Ancora oggi i Monaci Basiliani hanno conservato questa usanza).

[iii] Si noti che l’abate studita è anche sacerdote.

21. Non recondas aurum in monasterio tuo, sed quidquid in unoquoque genere redundabit, indigentibus largire, adaperto atrio tuo, sicut sancti Patres.

22. Non servabis locum munitum, nec curam geras œconomicam: sed clavis esto tibi summa cura animarum, ad solvendum et ligandum, juxta Scripturam. Aurum autem et res usui necessarias committes œconomis, cellariis et cæteris, ut cuique convenit ex officia: ita nimirum ut omnium habeas potestatem; et transferas prout præceperis, in hunc vel illum, rationem exigens, uniuscujusque administrationis.

23. Non anteponas fratrum utilitati personam cujusque alterius hominis eminentis ac potentis secundum sæculum. Nec refugies pro divinarum legum ac præceptorum observatione, animam tuam usque ad sanguinem apponere.

24. Non facies vel ages quidquam ex proprio sensu in re ulla, sive ad animam spectet, sive ad corpus; primum sine consilio ac voto domini ac Patris tui: deinde aliorum judicio et pietate præcellentium, prout subjecta res postulat: uno enim forsitan opus est, aut duobus, aut tribus, aut pluribus etiam, sicut a Patribus nobis præceptum est.

Hæc omnia et quæcunque alia accepisti, servabis, et custodies, ut bene tibi sit, et recte ambules in Domino. Contrarium enim absit vel dicere vel cogitare.

21. Non accumulare ricchezze nel tuo monastero, ma condividi la tua abbondanza di qualunque tipo con coloro che hanno bisogno e che stanno alla tua porta, come hanno fatto i santi Padri.

22. Non fare il custode del luogo protetto (dove si custodiscono gli averi) e non assumere l’impegno di amministrare (i beni del monastero), ma che la tua chiave sia la massima cura delle anime, per legare e sciogliere (i peccati) secondo le Scritture (cfr. Mt 16,19). Dovrai affidare il denaro e le altre cose necessarie agli amministratori, ai cellerari ed altri, come conviene ad ogni servizio, e tutti senza dubbio sotto la tua autorità. Trasferirai i compiti a questo o a quello, secondo ciò che ti sembra opportuno, esigendo un resoconto dei servizi affidati a ciascuno.

23. Non preferirai al bene della comunità la persona di nessun uomo, eminente e potente secondo il secolo. Né rinuncerai ad esporre la tua vita fino allo spargimento di sangue nel proteggere queste leggi e comandi divini.

24. Non fare nulla e non agire di tua iniziativa, sia che si tratti di una questione spirituale o fisica di qualsiasi tipo. Innanzitutto, non devi agire senza il consiglio e la preghiera del tuo signore e Padre; in secondo luogo, senza il consiglio dei monaci più rispettabili in conoscenza e prudenza riguardo alla questione posta: perché c'è bisogno di un consiglio o forse di due, tre o anche più come ci hanno insegnato i Padri.

Tutti questi comandi, e tanti altri che tu abbia ricevuto, dovrai custodirli ed osservarli affinché te ne venga del bene e tu possa prosperare nel Signore. Lungi da [me] il dire o persino il pensare il contrario.

Præcepta fratribus data.

Adeste et vos, filii mei ac fratres, et audite miserrimam vocem meam. Suscipite dominum prepositum, sicut elegisti ipsum omnes; nemini enim fas est, ullo modo aliam quampiam vitam eligere, preter quam sortitus est: et hoc vinculum est a Domino. Amplectimini illum tanquam successorem meum, cum reverentia et honore intuentes in eum, et legitimam obedientiæ regulam erga illum servate, tanquam erga me ipsum, novam ejus in Domino promotionem minime spernentes, nec plus quidquam in eo requirentes, quam ei a Spiritu sancto concessum sit: quandoquidem ei sufficit, ut ea observet, quæ ab humilitate mea præcepta sunt. Quod si diligitis me, filii mei, mandata mea servate, et pacem inter vos habetote. Angelicum promissum vestrum incorruptum custodite, in cœlis ambulantes.

Mundum odio habentes, ad mundi opera ne convertamini. Solutis vinculis carnalium affectuum, ne in eosdem iterum impingatis.

Qui omnibus caducis hujus vitæ illecebris renuntiastis, a præposito vestro studio et obedientiæ certamine ne resiliatis per ignaviam, risum dæmonibus præbentes.

Ad cursum obedientiæ usque ad finem insistite; ut immarcescibilem justitiæ coronam reportetis.

Humilitatem sectantes, voluntatem propriam abnegate, ad ea solum vos conformantes, quæ a preposito vestro fuerint approbata. Et si quidem hæc scitis, beati eritis, si ad finem usque illa servabitis. Vos enim martyrum chorus excipiet, coronisque in regno cœlorum redimiti, sempiternis bonis fruemini.

Regole affidate ai fratelli

Ora è tempo che voi, figli e fratelli miei, ascoltiate la mia voce pietosa. Accettate il signore vostro superiore, così come voi tutti lo avete scelto [i]. Non è permesso a nessuno in alcun modo di scegliere per sé stesso un'altra vita diversa da quella stabilita. Questo è un legame del Signore. Guardatelo con rispetto ed onore ed abbracciatelo come mio successore [ii]. Proprio come avete fatto con me, così anche con lui osservate la regola dell'obbedienza e non disprezzatelo perché è stato recentemente promosso nel Signore [iii]. E non aspettatevi qualcosa di più dei doni che gli sono stati dati dallo Spirito Santo; è sufficiente che lui mantenga ciò che gli è stato ordinato dalla mia umiltà. Se voi mi amate, figli miei, osservate i miei comandamenti (cfr. Gv 14,15). Mantenete la pace tra di voi e, marciando in modo celeste, custodite inviolata la vostra angelica professione.

Odiate il mondo, non tornate alle opere del mondo. Essendo stati sciolti dai legami degli affetti carnali, non legatevi di nuovo ad essi. Avendo rinunciato a tutti i piaceri ed a tutte le cose deperibili della vita attuale, non abbandonate per negligenza il vostro impegno prediletto ed il combattimento dell’obbedienza, diventando lo scherno dei demoni.

Perseverate sulla strada dell'obbedienza fino alla fine, in modo tale da "ricevere la corona della gloria (di giustizia) che non appassisce" (cfr. 1 Pt 5,4 e 2 Tm 4,8).

Guidati dall'umiltà, rinnegate sempre la vostra volontà e conformatevi solo a ciò che è approvato dal vostro superiore. Se terrete a mente queste cose e se le custodirete fino alla fine sarete beati. Perché il coro dei martiri vi accoglierà e, incoronati nel regno dei cieli, godrete dei beni eterni.



[i] Si tratta di Naucrazio, non più di Platone, designato successore di Teodoro. Da ciò risulta una datazione del testamento introno all’anno 826.

[ii] Si riferisce sempre al successore Naucrazio.

[iii] Sono possibili due interpretazioni: promozione nella gerarchia monastica (igumeno o abate), oppure nell’ordine sacerdotale.

Epilogus.

De cætero, fratres, valete. Iter enim ingredior, unde reditus non patet: quod omnes ab ævo ingressi sunt: quod et vos postmodum, hac vita peracta, ingressuri estis. Ignoro autem, fratres mei, quo pergam, et quale judicium me maneat, aut quisnam me locus excipiet; opus enim bonum in conspectu Dei nullum egi, ne unum quidem; at contra reus sum omnis peccati. Verumtamen lætor et gaudeo, quod ex hoc mundo in cœlum abeo, a tenebris in lucem, a servitute in libertatem, ab incolatu in veram habitationem et patriam; a peregrinis et alienis, Incola enim sunt et peregrinus, sicut omnes patres mei ', ad mea et propria. Confidentius adhuc dicam, quod ad Dominum meum abeo, ad Dominum ac Deum meum, quem dilexit anima mea; quem agnovi Patrem, tametsi non colui ut filius : quem possedi præ omnibus, tametsi ut germanus servus non servivi. Hæc ut insipiens dixi, sed propter vos dixi, ut propensiores sitis, et oretis pro salute mea : quam ubi adeptus fuero (ecce ea spondeo in oculis veritatis), non desiturum me confidenter orare Deum ac Dominum meum pro omnibus vobis, ut bene vobis sit, ut salvemini, ut impleamini: exspectans unumquemque sigillatim, cum ex mundo migrabit, ut videam, et excipiam, et amplectar. Fiduciam enim hanc habeo, quod bonitas ejus in idipsum nos omnes hic servabit et in futuro sæculo, ejus mandatis obsecutos, ad celebrandam ejus summam potentiam. Recordamini humilium sermonum meorum, filii. Depositum custodite: in Christo Jesu Domino nostro, cui gloria et imperium in sæcula sæculorum. Amen.

Obdormivit sanctissimus Pater noster et magnus confessor Theodorus, annos natus sexaginta septem, mense Novembri, undecima die Dominica, hora sexta, Indict. quinta, anno 6335.

Epilogo

Per il resto, statemi bene fratelli. Ho intrapreso un viaggio senza ritorno, un viaggio che hanno percorso tutti nei secoli e che percorrerete anche voi da qui a poco, dopo aver compiuto i servizi di questa vita. Non so, fratelli miei, dove sto andando, quale giudizio mi aspetti o quale luogo mi riceverà, perché non ho completato una sola ed unica buona opera davanti a Dio. Piuttosto sono responsabile di ogni peccato. Tuttavia, mi rallegro e sono contento di andare da questo mondo verso il cielo, dall'oscurità alla luce, dalla schiavitù alla libertà, da una terra straniera alla vera dimora nella terra paterna, da paesi forestieri ed appartenenti ad altri - perché … io sono forestiero, ospite come tutti i miei padri (cfr. Sal 39(38),12) – verso la mia patria. Ancora più coraggiosamente dichiaro che ritornerò al mio Maestro, al mio Signore ed al mio Dio che la mia anima ha amato e che io ho riconosciuto come Padre, anche se non l'ho onorato come figlio. L'ho acquisito rinunciando a tutto, anche se non l'ho servito come un servitore fedele. Ho parlato di queste cose come uno sciocco, ma le ho dette per voi affinché voi mi siate più benevoli e preghiate per la mia salvezza. Se la realizzerò vi do la mia parola in verità che non tacerò, ma supplicherò coraggiosamente il mio Signore e Maestro per tutti voi affinché voi stiate bene, siate salvi e vi moltiplichiate. Mi aspetto di vedere, accogliere ed abbracciare ognuno di voi quando vi allontanerete dal mondo. Perché ho fiducia che la sua bontà, oggi come allora, ci conserverà tutti anche nel secolo a venire, avendo osservato i suoi comandamenti, per cantare le lodi della sua santa potenza. Figli miei, ricordate le mie umili parole. Custodite ciò che vi è stato affidato (Cfr. 1 Tm 6,20): in Cristo Gesù, nostro Signore, in cui è gloria e potere nei secoli dei secoli, Amen.

All’età di sessantasette anni, il nostro santissimo Padre e grande confessore Teodoro si addormentò nel mese di novembre, l'undicesimo giorno, di domenica, alla sesta ora, nella quinta indizione [i], nell'anno (del mondo) 6335 [ = 826 d.C.].



[i] Indizione Periodo di tempo della durata di quindici anni. Fu formalizzato a partire da Diocleziano (la prima indizione risale al 297-298 o forse dal 313 con Costantino) per l’esazione di tributi e poi restò in uso come elemento di datazione per tutto il Medioevo. Era espressa con un numero ordinale (per es. «indizione quinta») che indicava il posto dell’anno all’interno di tale ciclo quindicennale, i cui anni erano numerati da 1 a 15. Benché i cicli stessi non venissero numerati, l’indizione divenne, dal 4° sec. in poi, uno degli elementi cronologici più importanti nei documenti pubblici e privati, la cui assenza nel Basso Medioevo poteva invalidare il documento stesso.

 

Note estratte da:

- “Le Testament de Théodore Stoudite: édition critique et traduction » a cura di Olivier Delouis. Revue des études byzantines, tome 67, 2009. pp.77-109.

- "Byzantine monastic foundation documents" Vol. 1, Edited by John Thomas and Angela Constantinides Hero, Dumbarton Oaks 2000.


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7 giugno 2020                a cura di Alberto "da Cormano"        Grazie dei suggerimenti       alberto@ora-et-labora.net