La Regola dell'Abate Isaia
Premessa
In seguito il "Codex
Regularum" venne pubblicato per la prima volta a Roma dall’erudito
tedesco Luca Olstenio (o Lukas Holstein o Lucas Holstenius) nel 1661 con
il titolo:
"Codex
regularum quas sancti patres monachis, et virginibus sanctimonialibus
seruandas praescripsere, collectus olim a S. Benedicto Anianensi abbate".
L'opera è suddivisa in tre volumi più un volume d’appendice.
Benedetto
d'Aniane ha raccolto e classificato tutte le regole latine che è
riuscito a reperire e ne ha normalizzato i testi, anteponendo ad essi
dei titoli. Luca Olstenio, l’editore moderno del "Codex
regularum", ha cercato nuovi documenti, ha adottato una nuova
classificazione ed ha introdotto l’ortografia moderna, correggendo
alcuni errori grammaticali e semplificando i titoli.
Nel primo dei tre volumi sono raccolte le "Sanctorum
Patrum Oreintalum Regulae ad Monachos", ovvero le "Regole
per i monaci dei Santi Padri Orientali". Al primo posto si trova la
Regola di sant'Antonio Abate e subito dopo la Regola dell'Abate Isaia.
Infine il presbitero ed editore francese J. P. Migne pubblicò il "Codex Regularum" di Benedetto d'Aniane nel 1851 nel volume 103 della sua "Patrologia Latina" dove alle colonne 427C - 434 si trova la Regola dell'Abate Isaia.
Nella prefazione alla Regola J. P. Migne
afferma: "Questa Regola è stata
divulgata sotto il nome dell'Abate Isaia e contiene sessantotto piccoli
articoli che possono essere chiamati tanto principi quanto precetti
morali. Questi articoli sono congrui per eremiti ed adattati per
cenobiti che devono vivere con giusto ed uguale diritto. Di questa
Regola possiamo riferire allo stesso modo con cui abbiamo detto della
Regola di sant'Antonio. Si nota certamente che è stata desunta dai
Sermoni offerti ai monaci dall'Abate Isaia [Ndt. L'Asceticon]
che sono molto utili a religiosi che aspirano alle vette di virtù; sono
inoltre colmi ovunque di enunciati e precetti morali che sono pure
contenuti in questa Regola. L'Abate Isaia era anche coetaneo di
sant'Antonio, dell'Abate Pastore, dell'Abate Ammonio e dell'Abate Anufo;
sebbene non si conosca l'anno della sua morte, tuttavia egli manifestò
gloriosamente la fede in Cristo nei tormentati tempi in cui visse".
(Ndt.
Link alla vita dell'Abate Isaia dove si trovano
informazioni più esatte e dettagliate)
REGOLA PER I MONACI DELL'ABATE ISAIA
PRECETTI E CONSIGLI DELL'ABATE
ISAIA
EROGATI AI MONACI NOVIZI
(Tradotto da "Patrologia
Latina", vol. 103 di J. P. Migne, 1848)
[0427C] Carissimo fratello, poiché ti sei
ritirato da questo vano mondo per dedicarti al servizio di Dio, abbraccia gli
esercizi di penitenza per ottenere il perdono dei tuoi peccati e sii fedele ai
doveri dello stato che hai scelto. Non ascoltare i tuoi (cattivi) pensieri che
affliggono il tuo animo e dicono: "I tuoi peccati non ti saranno mai perdonati",
ma metti in pratica i seguenti precetti.
I. Bada di non stare a tavola con donne, di non
avere familiarità con i fanciulli e di non dormire nelle stesso giaciglio con un
adolescente. Quando togli il tuo abito, non gettare mai lo sguardo sul tuo
corpo.
II. Se sei costretto a bere vino, non prendere
mai più di tre piccole coppe e non indulgere a bere di più per amicizia.
III. Non adempiere con negligenza all'Ufficio
divino, affinché tu non cada in potere dei tuoi nemici. Dedicati più che puoi
alla meditazione dei salmi poiché ciò ti servirà ad evitare il peccato.
IV. Ama il lavoro e la sofferenza, per domare
meglio le tue passioni. Non contare su te stesso in nessuna cosa e rifletti con
gemiti sui tuoi peccati.
V. Stai lontano dalla menzogna poiché questa
rimuove da te il timore del Signore. Non parlare a tutti del bene che hai fatto,
affinché il tuo nemico non te lo porti via.
VI. Rivela le tue malattie spirituali ai tuoi
superiori, al fine di trovare nei loro consigli i rimedi per curarle.
VII. Costringiti a dedicarti al lavoro delle tue
mani ed il timore di Dio abiterà in te.
VIII. Non giudicare tuo fratello quando cade in
errore e non disprezzarlo; in questo modo puoi cadere nelle mani dei tuoi
nemici.
IX. Non discutere con nessuno per sostenere il
tuo parere, affinché tu non cada nella colpa.
X. Ama l'umiltà e non aderire facilmente ai tuoi
propositi. Abituati a dire: "Perdonami", ed acquisirai la virtù dell'umiltà.
XI. Quando sei solo nella tua cella, sii attento
a questi tre principi: impegnati assiduamente a pregare, a meditare i salmi ed
al lavoro manuale.
XII. Pensa dentro di te: "Io sono in questo
mondo solo in questo giorno", e così ti allontanerai dal peccato.
XIII. Combatti la voracità, affinché non si
rinnovino in te i peccati passati. Applicati a lavorare con fervore ed impegnati
a meditare i salmi: così Dio ti darà la sua pace.
XIV. Impegnati nella preghiera con gemiti
interiori e Dio avrà pietà di te e ti spoglierà del vecchio uomo.
XV. Sappi che il lavoro, la povertà, il distacco
dal mondo, la sofferenza ed il silenzio producono l'umiltà e l'umiltà ottiene da
Dio il perdono delle nostre colpe. L'umiltà consiste nel considerarsi peccatori
ed ingiusti, nel non giudicare, nell'abbondare la propria concupiscenza, nel
tenere sempre gli occhi a terra, nel soffrire pazientemente gli insulti e la
stanchezza, nell'avere in odio gli onori ed il riposo, nel dire sempre;
"Perdonami"; grazie all'umiltà metteremo in fuga i nostri nemici.
XVI. Il tuo volto sia sempre compunto; ma quando
dei fratelli verranno a visitarti, ricevili con gioia affinché abiti in te il
timore del Signore.
XVII. Quando camminerai con altri fratelli, stai
un po' lontano da essi per stare meglio in silenzio. Non lasciare che i tuoi
occhi guardino qua e là, ma medita i tuoi salmi e prega Dio nel tuo spirito.
Quando entri in qualche luogo, non presentarti a coloro che sono lì con
familiarità. Mantieni la modestia e la moderazione in tutto e non stendere
avidamente la mano su ciò che ti sarà presentato.
XVIII. Non dormire con un altro sotto la stessa
coperta. Prima di andare a letto non mancare di dire una lunga preghiera, anche
se sei stanco del cammino.
XIX. Non permettere a nessuno di ungere con olio
il tuo corpo, se non per una grave malattia.
XX. Quando siedi a tavola con i fratelli, non
mangiare con diletto e porta la tua mano solo a ciò che è davanti a te. Le tue
ginocchia siano unite una contro l'altra e non guardare gli altri. Quando bevi
dell'acqua, non farlo avidamente o rumorosamente.
XXI. Se sei costretto a sputare mentre sei
seduto con i fratelli, alzati e sputa lontano da essi. Non stiracchiarti in
pubblico e, se ti viene da sbadigliare, non spalancare la tua bocca che ti
passerà la voglia.
XXII. Non scoppiare a ridere; perché mostrerebbe
che non hai il timore del Signore.
XXIII. Non desiderare ciò che appartiene ad
altri. Se trascrivi un libro, non preoccuparti di ornarlo, poiché ciò
mostrerebbe troppa ostentazione da parte tua.
XXIV. Quando commetterai qualche peccato, non
vergognarti di confessarlo e non scusarti con una menzogna; ma mettiti in
ginocchio, confessa la tua colpa, chiedi perdono e ti sarà perdonata.
XXV. Se qualcuno ti accusa falsamente non
adirarti ma digli: "Perdonami, non lo farò più".
XXVI. Non avere mai vergogna di interrogare il
tuo maestro.
XXVII. Se un fratello bussa alla porta della tua
cella mentre sei seduto a lavorare, lascia il tuo lavoro e cerca di soddisfarlo.
XXVIII. Non parlare con nessuno e non ascoltare
ciò che gli altri dicono quando non è necessario.
XXIX. Quando il tuo precettore ti manda fuori
dal monastero, chiedigli come devi comportarti e comportati secondo le sue
istruzioni. Non riportare ad altri ciò che hai udito fuori. Se custodirai i tuoi
occhi e le tue orecchie la tua lingua non peccherà per niente.
XXX. Se vivi nella stessa cella con un altro
fratello, sii con lui come un estraneo, non ordinargli niente, non cercare di
essere suo superiore e non agire nei suoi confronti con troppa familiarità. Se
ti chiedesse di fare qualcosa che non vuoi, sacrifica la tua volontà e non
contristarlo, affinché non venga meno la pace tra di voi; sappi che chi
obbedisce è il più grande (davanti a Dio).
XXXI Se vivi con un fratello e costui ti
dicesse: "Cucina (qualcosa)", tu digli: "Cosa vuoi?" e, se lo lascia alla tua
scelta, prepara ciò che ti viene tra le mani nel timore del Signore.
XXXII. Quando ti svegli per alzarti, prega e
medita la parola di Dio prima di dedicarti ad ogni lavoro; dopo di che applicati
senza esitazione al lavoro.
XXXIII. Vai con gioia incontro ad un forestiero
e salutalo; per timore che se ne vada a sua volta con risentimento. Guardati
dall'interrogarlo non appena egli arriva su cose non necessarie, ma invitalo a
pregare e quando si siede chiedigli: "come stai fratello mio?" e presentagli un
qualche libro da leggere. Ma se è stanco per il viaggio, lava i suoi piedi e
lascialo riposare. Se invece comincia a fare discorsi inutili, digli con carità:
"Perdonami, fratello mio, poiché sono debole e non sono capace di ascoltare
questi discorsi". Se noti che i suoi vestiti sono strappati, riparali. Se invece
è malato ed i suoi vestiti sono sporchi, lavali. Ma se è un girovago e presso di
te ci sono dei santi religiosi, non farlo entrare vicino a loro, ma fagli solo
la carità e mandalo via. Se invece è un povero non mandarlo via rattristato, ma
dagli ciò che Dio ti ha concesso.
XXXIV. Se un fratello ha lasciato qualcosa in
deposito nella tua cella, non curiosare ciò che vi è dentro, a meno che non sia
presente anche lui.
XXXV. Se qualche fratello ti lascia nella sua
cella ed esce, non alzare lo sguardo per vedere ciò che vi è dentro ma, quando
sta per uscire, digli: "Dammi qualcosa da fare per aiutarti finché tu non
ritorni" e, tutto ciò che ti ha ordinato di fare, fallo con diligenza.
XXXVI. Non pregare con rilassatezza e
negligenza; in questo modo, invece di piacere a Dio lo faresti irritare. Invece
rimani (eretto) con timore e tremore, non appoggiarti al muro e non rilassare le
gambe stando su di un solo piede e distendendo l'altro. Combatti i tuoi pensieri
e non permettere che siano orientati ai desideri carnali, in modo che la tua
preghiera sia accettata da Dio.
XXXVII. Quando assisti al sacrificio della messa
vigila sui tuoi pensieri e sui tuoi sensi e rimani davanti al grandissimo
Signore con timore, affinché tu sia degno di ricevere il corpo ed il sangue di
Cristo e di ricevere la guarigione dai mali della tua anima.
XXXVIII. Quando sei giovane non indossare abiti
belli, finché non giungi all'età adulta.
XXXIX. Quando sei in viaggio con qualcuno più
vecchio di te, non camminare davanti a lui. Se l'anziano si dovesse alzare per
parlare con altri non mancargli di rispetto rimanendo seduto, ma stai con lui
finché non ti ordina di sederti di nuovo.
XL. Quando entri in una città o in un villaggio,
tieni sempre gli occhi bassi verso la terra, affinché le cose viste non siano
causa di tentazione nella tua cella.
XLI. Non dormire in un luogo in cui hai motivo
di temere di peccare nel cuore. Non stare a tavola con una donna, non guardare
lei e neanche i suoi vestiti, se puoi.
XLII. Se viaggi con un uomo anziano, non
lasciargli portare nessun bagaglio. Se siete tutti giovani, ognuno ne porti una
parte. Se c'è poco da portare, ognuno lo porti a turni di un'ora e chi porta
stia davanti. Chi è infermo cammini davanti a tutti in modo che, se fosse stanco
ed avesse bisogno di sedersi per riposare, (anche voi vi) sederete con lui.
XLIII. Se consulti un anziano a proposito dei
tuoi pensieri, rivelali con libertà, come se tu fossi sicuro che terrà per sé i
tuoi segreti; non tenere in maggior conto chi è in età avanzata, ma chi possiede
la scienza, la conoscenza e l'esperienza spirituale, per timore che tu ne possa
conseguire un danno se il tuo animo si turberà ancor di più.
XLIV. Sforzati di pregare a lungo nella notte,
in modo che il tuo spirito si illumini. Pensa ai tuoi peccati, prega il Signore
a causa di essi ed egli ti perdonerà.
XLV. Se qualcuno si mette a giudicare un suo
fratello in tua presenza, per quanto numerosi possano essere coloro che lo
giudicano e che possono giudicare anche te, digli con umiltà: "Perdonami,
fratello mio, sono un peccatore e sono debole e non posso sentire le cose che
dici perché anch'io sono colpevole di quelle colpe".
XLVI. Anteponi in tutto i tuoi fratelli e, se
qualche amico ti renderà gli onori, tu dirai loro: "Per merito vostro egli mi
rende questi onori", e non degustare nulla senza dei fratelli.
XLVII. Non negare qualcosa a chi te lo chiede
scambievolmente.
XLVIII. Non rammentare spesso nel tuo cuore il
ricordo di coloro che hai lasciato per l'amore di Dio; ma ricordati della morte
e del giudizio finale e considera che nessuno di loro potrà aiutarti in quel
momento.
XLIX. Se quando sei seduto nella tua cella ti
viene in mente che qualcuno ti ha fatto un torto alzati immediatamente e prega
per lui con tutto il tuo cuore affinché Dio lo perdoni; così svanirà il
risentimento che questo pensiero ti avrà suscitato.
L. Se vuoi ricevere il corpo di Cristo fai
attenzione che nel tuo cuore non vi sia ira o odio contro chiunque: e se sai che
qualcuno è arrabbiato con te, prima chiedigli perdono, come Nostro Signore ha
insegnato (Cfr. Mt 6,14-15).
LI. Se sei stato tentato da passioni durante la
notte, fai attenzione a non pensarci ancora durante il giorno, per evitare che
contagino il tuo cuore con voluttà; umiliati invece davanti a Dio e lui avrà
pietà di te poiché lui conosce la fragilità umana.
LII. Se ti affatichi con eccessivo digiuno ed
una orazione continua, non pensare che queste cose ti salveranno; ma piuttosto
confida che Dio avrà compassione dell'afflizione del tuo corpo e assisterà la
tua debolezza.
LIII. Se contrai una malattia non scoraggiarti
ed il tuo spirito non venga meno, ma rendi grazie a Dio perché sia sollecito per
quanto riguarda il beneficio che ne avrai.
LIV. Quando sei nella tua cella, fissa una
precisa quantità di cibo da assumere in un tempo stabilito e che non dovrai
superare; fornisci quanto serve al tuo corpo, in modo da poter pregare e servire
Dio. Se quando sei fuori dalla tua cella ti viene offerto un cibo prelibato, non
mangiarne a sazietà, in modo da poter tornare alla tua cella più rapidamente.
LV. Se i demoni seminano in te un desiderio di
austerità al di sopra delle tue forze, non accoglierlo; poiché essi impegnano il
cuore dell'uomo con delle cose che non riesce a compiere, al fine di colpirlo in
modo disgustoso e di prendersi gioco di lui. Senza dubbio tutte le cose che
vengono da loro sono senza regola e senza misura.
LVI. Mangia una volta al giorno, ma non a
sazietà. Offri al tuo corpo ciò che gli è necessario, in base all'esigenza della
natura.
LVII. Veglia per metà della notte in preghiera e
l'altra metà riservala al riposo del tuo corpo. Non andare mai a letto finché
non hai fatto almeno due ore di preghiera e di recita dei salmi, dopodiché
procura il riposo al tuo corpo. Se poi il tuo corpo si impigrisce quando si alza
per pregare digli (così): "Vuoi forse riposare in questo (breve) tempo e poi
andartene ad un lungo supplizio? Non è meglio che tu ti affatichi un poco qui e
poi ti riposi per sempre in cielo coi santi?" Allora la pigrizia andrà subito
via da te e verrà a te l'aiuto divino.
LVIII. Se hai abbracciato la vita monastica dai
la libertà al tuo schiavo; ma, se egli vuole fare il monaco, non permettere che
abiti con te.
LIX. Quando vai a vendere le opere delle tue
mani, non contestare il prezzo come fanno i secolari. Fai lo stesso se acquisti
qualcosa. Sappi che la scarsezza di beni ti avvicina a Dio.
LX. Se un fratello depone una suppellettile
qualsiasi nella tua cella e tu ne hai bisogno, non prenderla senza il suo
permesso.
LXI. Se un fratello ti ha chiesto di comperargli
qualcosa quando parti per un viaggio, fallo; se sei in compagnia di altri
fratelli, fai (la commissione) in loro presenza.
LXII. Quando ti è stato prestato qualcosa,
restituiscilo non appena non ti serve più e non trattenerlo fino a quando ti
viene chiesto; e se si è rotto qualcosa, riparalo. Se hai prestato qualcosa a un
fratello, non chiederlo quando vedi che non è in condizione di restituirlo,
soprattutto se non ne hai bisogno.
LXIII. Se, dopo essertene andato dalla tua cella
vuoi ritornarvi e trovi un tuo fratello che vi abita, cercatene un'altra; stai
attento a non mandarlo via perché Dio non si adiri con te. Ma, se lui vuole
andarsene spontaneamente, allora sei giustificato; inoltre, se il fratello si è
impossessato di qualche suppellettile non chiedergliela indietro.
LXIV. Se tu volessi cambiare cella bada di non portare via da essa nessuna
suppellettile, ma lascia tutto per qualche fratello povero e Dio si prenderà
cura di te dovunque tu andrai.
LXV Non c'è niente di cui gioiscano i diavoli quanto di un uomo che nasconde i
suoi pensieri al suo padre spirituale. Non illuderti di poter raggiungere la
perfezione dei Padri senza aver imitato le loro (sante) imprese.
LXVI. Guardati dalle ricchezze e dal loro amore,
poiché corrompono tutti i meriti del monaco.
LXVII. Se tu combatti contro una tentazione che
ti opprime, non stancarti, ma umiliati davanti a Dio e digli: "Vieni, Signore,
in mio aiuto, perché sono troppo debole per sostenere questo combattimento", e
Dio ti darà la forza di superarla se la tua domanda partirà da un cuore retto.
Se combatterai e vincerai, non vantartene e non confidare in te; ma stai più in
guardia che mai poiché il nemico preparerà un combattimento ancora più duro di
prima.
LXVIII. Quando rivolgi le tue preghiere a Dio,
non dire: "Signore, allontana questo da me e dammi quest'altro", ma digli: "Tu
sai, mio Signore e mio Dio, cosa mi giova di più e perciò aiutami,
non permettere che io pecchi contro di te e che io perisca per i miei peccati,
poiché sono un vile peccatore; non abbandonarmi alla furia dei miei nemici,
poiché ho posto in te il mio rifugio; liberami, o Signore, poiché tu sei la mia
forza e la mia speranza; a te appartiene la potenza, la gloria, la clemenza e
l'azione di grazia in eterno. Così sia".
Termina la
Regola dell'abate Isaia.
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14 marzo 2020
a cura di
Alberto
"da Cormano"
alberto@ora-et-labora.net