Regola di S. Benedetto

Prologo

1. Ascolta, figlio mio, gli insegnamenti del maestro e apri docilmente il tuo cuore; accogli volentieri i consigli ispirati dal suo amore paterno e mettili in pratica con impegno, 2. in modo che tu possa tornare attraverso la solerzia dell'obbedienza a Colui dal quale ti sei allontanato per l'ignavia della disobbedienza. ...10 "Se oggi udrete la sua voce, non indurite il vostro cuore!" 11 e ancora: " Chi ha orecchie per intendere, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese!"

 


Ecco: sto alla porta e busso

Anna Maria Canopi O.S.B.

Estratto da “Eccomi – Il sì alla Parola che chiama” – Ed. Paoline 2019

 

La vita cristiana è questo: un « eccomi », un « eccomi » continuo.

« Uno dietro l ’altro », si ritrovano nella Bibbia tutti gli « eccomi » pronunciati.

Bello e coinvolgente ripercorrerli, perché ci invita a riflettere: «Come va il mio “eccomi” al Signore? E l’eccomi della mia vita, come va?». La risposta non è per nulla scontata.

Papa Francesco

 

Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me. Il vincitore lo farò sedere con me, sul mio trono, come anch’io ho vinto e siedo con il Padre mio sul suo trono. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese.

(Ap 3,20-22)

 

Tutta la storia della salvezza è il cammino di Dio con l’uomo e dell’uomo con Dio. Un cammino di continua ricerca, di incontri e ripetuti smarrimenti, un cammino tra deserti, valli e montagne, su sentieri e strade spesso ardue e pericolose. Con il suo « eccomi » Dio ci fa sentire la sua vicinanza nei momenti di maggiore fatica e difficoltà; ci infonde forza e fiducia per proseguire, giorno dopo giorno, il terreno pellegrinaggio.

Segno di questa instancabile fedeltà di Dio all’uomo è il suo « eccomi » finale, nell’Apocalisse, l’ultimo libro della Bibbia che si chiude con il grido dell’uomo: «Vieni, Signore Gesù!» (Ap 22,20). Ancor prima che il grido umano affiori alle labbra, già è data la rassicurante risposta: « Ecco: io sto alla porta e busso» (Ap 3,20), come a dire: «Eccomi, sono già qui, sono lo sposo che ti viene a cercare. Non temere, io sono sempre con te, ma tu aprimi! ». Il Signore Gesù si autoinvita, vuole abitare con noi, in noi; vuole donarsi a noi e farci vivere nell’intimità del suo amore. Al suo « eccomi » deve allora corrispondere il nostro « eccomi » lungo la nostra intera esistenza e nello spazio delle singole giornate che si susseguono.

Nella vita di ogni uomo, ci sono i grandi «eccomi» delle scelte decisive che si declinano poi nei tanti « eccomi » quotidiani, feriali, eppur sempre carichi di tanta grazia.

La creatura umana, voluta e benedetta da Dio fin dall’eternità (cfr. Ef 1,3-4), già all’istante del concepimento dice, anzi, canta nel grembo materno il suo « eccomi », che al momento della nascita fa coro con l’« eccomi » della moltitudine dei figli di Dio che vivono sulla terra. Da questo primo sì prende avvio il canto della vita che, di età in età, è un continuo invito a rispondere alla volontà di Dio che si manifesta nella trama degli eventi quotidiani.

Ogni mattino, dunque, è bene iniziare la giornata come un nuovo inizio, presentandosi a colui che è il Signore del tempo, con l’« eccomi » di un solerte operaio disposto a lavorare alacremente nella vigna del Signore dall’alba al tramonto. Nello scorrere delle ore questo « eccomi » va sempre rinnovato e intessuto con gli « eccomi » da dire a chi ci vive accanto: genitori, fratelli e sorelle, figli e figlie, parenti di vario grado, amici, colleghi di lavoro; un « eccomi » che si allarga sempre di più, per abbracciare tutti coloro che in qualsiasi modo si rivolgono a noi, affinché nessuno si senta rifiutato. L’« eccomi » è in ogni circostanza l’atteggiamento positivo della creatura che risponde al suo creatore con prontezza, proprio come le stelle del cielo che brillano di gioia per colui che le ha create (cfr. Bar 3,35). A differenza delle stelle, però, nell’uomo l’«eccomi» pronto e gioioso è un atto libero: sia in rapporto a Dio sia riguardo agli altri uomini con i quali condivide l’esistenza in questo mondo. È quindi veramente importante essere educati fin da piccoli ad ascoltare e a discernere tra il bene cui aderire e il male da respingere, per imparare a riconoscere le tante voci che risuonano dentro e fuori di noi. Solo così si diventa capaci di pronunziare l’«eccomi» della piena responsabilità, l’« eccomi » della maturità, l’« eccomi » della decisione forte e fedele. Infatti, l’«eccomi» va vissuto con fede specialmente quando le circostanze sono tali da richiedere abnegazione di sé in favore del bene degli altri e del bene comune. Se l’animo è ben disposto, anche nelle difficoltà l’« eccomi » è pronto e gioioso, e questo alimenta l’armonia delle relazioni, facilita la collaborazione e dà come frutto la pace.

Come abbiamo già visto, molto significativo è il passo della Bibbia in cui si descrive la bella disponibilità di Samuele fanciullo (Cfr. 1 Sam 3,1-21). Con quell’insistente chiamata nel cuore della notte, Dio lo preparava a diventare suo profeta, addestrandolo, fin da quando era ancora un ragazzo, a mettersi al suo servizio. Se siamo attenti, anche nella nostra vita ci sono momenti in cui possiamo fare questa « mistica esperienza » della chiamata del Signore che ci vuole in piena sintonia con la sua santa volontà.

A volte può verificarsi che gli altri non capiscano le nostre scelte fatte in base alla chiamata di Dio, ed è allora che bisogna attingere forza dalla stessa grazia del Signore per non lasciarsi distogliere da lui, ma persistere nell’« eccomi » che ci stabilisce nel suo disegno d’amore. Questo avviene specialmente in occasione delle grandi scelte che possono cambiare il corso della nostra vita. Sono le scelte vocazionali che non sono mai fatte a proprio arbitrio, ma sempre sotto l’ispirazione divina, come l’« eccomi » di Abramo, di Mosè, dei profeti, della stessa Vergine Maria. Si tratta di un « eccomi » che coincide con una consegna totale di se stessi e della propria vita a Dio; è l’«eccomi» dell’espropriazione dell’io per appartenere unicamente a Dio, qualunque sia il « prezzo » da pagare, è quindi l’«eccomi» della massima fede e fiducia in Dio per tutto quello che dispone a nostro riguardo. Questo « eccomi » diventa sostanzialmente l’obbedienza nel compiere i doveri del proprio stato di vita, con la consapevolezza che la santità potrà realizzarsi nella fedeltà a tali doveri, anche se non di rado essi richiedono un arduo impegno e spirito di sacrificio. Basti pensare ai sacrifici dei genitori con numerosa prole, ai lavoratori in condizione di eccessiva fatica o anche di pericolo, ai missionari del Vangelo in terre lontane, e a tante altre situazioni.

Trovandoci tutti, in vari modi, esposti al rischio di tentazioni e di cadute, l’« eccomi » della consegna di sé diventa implicitamente preghiera, grido di aiuto a Dio da cui si attende la risposta di un « eccomi » di pronto soccorso, come il grido di Pietro quando stava per affondare nel lago in tempesta: « Signore, salvami! » (Mt 14,30).

Tutta l’umana esistenza, dunque, è un «eccomi» che, si può dire, giunge al suo compimento nell’ « eccomi » estremo della morte, nella consegna di noi stessi nelle mani di Dio. Proprio questo è l’«eccomi» più importante e decisivo della nostra esistenza, quando riceveremo la « pietruzza bianca » (Ap 2,17), sulla quale vedremo scritto il nostro nome nuovo. Allora conosceremo il nostro vero volto, perché ci vedremo in Dio e sarà esaudito il nostro più profondo desiderio: vederlo a faccia a faccia, così come egli è.

 

O Dio, che con potenza d’amore

ci hai chiamato all’esistenza

e con instancabile pazienza ci accompagni

lungo il viaggio della vita sulla terra,

fa’ che sappiamo corrispondere

al tuo disegno su di noi.

A ogni tuo volere sia pronto il nostro « eccomi »,

perché tutto nella nostra vita

si compia secondo i tuoi mirabili disegni,

per raggiungere la pienezza della gioia

nella luce del regno dei cieli.

Amen.

 


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22 marzo 2026                       a cura di Alberto "da Cormano" Grazie dei suggerimenti alberto@ora-et-labora.net