Regola di S. Benedetto

Capitolo VII - L'umiltà: 6 bisogna che con il nostro esercizio ascetico innalziamo la scala che apparve in sogno a Giacobbe e lungo la quale questi vide scendere e salire gli angeli… 13 l'uomo deve prendere coscienza che Dio lo osserva a ogni istante dal cielo e che, dovunque egli si trovi, le sue azioni non sfuggono mai allo sguardo divino e sono di continuo riferite dagli angeli… 28 a ogni momento del giorno e della notte le nostre azioni vengono riferite al Signore dai nostri angeli custodi. 

Capitolo XIX - La partecipazione interiore all'Ufficio divino: 3 Perciò ricordiamoci sempre di quello che dice il profeta: "Servite il Signore nel timore" 4 e ancora: "Lodatelo degnamente" 5 e ancora: " Ti canterò alla presenza degli angeli". 6 Consideriamo dunque come bisogna comportarsi alla presenza di Dio e dei suoi Angeli 7 e partecipiamo alla salmodia in modo tale che l'intima disposizione dell'animo si armonizzi con la nostra voce.

 


 

La natura degli angeli.

Roberto Coggi O.P.

Estratto da “ Corso per catechisti dai microfoni di Radio Maria. Vol. 2: Dio creatore, gli angeli e l'uomo”

ESD-Edizioni Studio Domenicano, 2002 (Estratto da Google books)

 

Sommario. L'assoluta spiritualità degli angeli e la loro distinzione da Dio. Il modo della conoscenza angelica. La volontà e la libertà degli angeli.

(N.d.r.: Paragrafi non riportati: L’elevazione soprannaturale degli angeli. La prova e il peccato degli angeli. La punizione degli angeli ribelli).

 

Cari ascoltatori, abbiamo visto che l’esistenza degli angeli è probabile per la ragione ed è certa per la fede. Che sia probabile per la ragione appare anche dal fatto che dei filosofi pagani, come ad esempio Aristotele, ammettevano l’esistenza delle cosiddette "sostanze separate” (sottinteso: dalla materia), che sono in pratica gli angeli. Che poi l’esistenza degli angeli sia certa per la fede appare chiaro dall'insegnamento della Sacra Scrittura e dalla Tradizione e dalle affermazioni dogmatiche della Chiesa. Quindi gli angeli esistono. Ma che cosa sono gli angeli? Qual è la loro natura? Ecco il problema che adesso dobbiamo affrontare. Gli angeli sono creature puramente spirituali, cioè non hanno un corpo come noi. Ciò risulta chiaro da molti passi della Bibbia. La Scrittura chiama espressamente gli angeli "spiriti" (pnéumata). E Gesù dice: "Uno spirito non ha carne e ossa come vedete che io ho” (Lc 24, 39).

S. Paolo contrappone poi gli spiriti maligni, cioè gli angeli decaduti, alla "carne” e al “sangue” quando dice: “La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti" (Ef  6, 12). L’antitesi fra "carne e sangue” da una parte e ‘‘spirito” dall’altra mostra che gli angeli decaduti non hanno “carne e sangue”, cioè sono immateriali. Bisogna però riconoscere che alcuni Santi Padri, tra cui anche Sant'Agostino, influenzati da dottrine stoiche e neoplatoniche, e interpretando male certe espressioni della Scrittura (dove si dice che gli angeli appaiono), molti Padri, ripeto, hanno pensato che gli angeli avessero un corpo sottilissimo, aereo, evanescente, o addirittura igneo, di fuoco. Era difficile concepire un puro spirito. Altri Padri però, tra cui il grande specialista degli angeli, S. Gregorio Magno Papa, affermano chiaramente che ‘‘l'angelo è puro spirito, l'uomo invece è spirito e carne” (Moralia in Iob: Libro IV, capitolo 3, paragrafo 8). Nel medioevo la difficoltà ritorna e alcuni teologi, soprattutto della scuola francescana, tra cui S. Bonaventura, pensano che gli angeli abbiano, se non un corpo vero e proprio, almeno una materia sottilissima, una materia per così dire “spirituale”.

Contro questa tesi si schiera decisamente S. Tommaso d’Aquino. il grande teologo degli angeli, che anche per questo viene chiamato “il Dottore angelico”. S. Tommaso non ha il minimo dubbio: gli angeli sono puri spiriti, negli angeli non c’è neppure l’ombra della materia.

Ma allora, ribattono gli avversari, come si possono distinguere da Dio? Perché' la grande difficoltà era proprio questa: lo spirito è una realtà semplice, non è composto. Ora, solo Dio è semplice, solo Dio non è in alcun modo composto. Gli angeli quindi, dicevano questi teologi, non possono essere puri spiriti, ma devono per forza avere una qualche materia, devono per forza essere composti di materia e di forma, perché altrimenti sarebbero delle realtà semplici, senza alcuna composizione, e quindi sarebbero Dio.

Risponde S. Tommaso. Certamente, negli angeli c’è una composizione, che li distingue da Dio. Ma questa composizione non è quella di materia e forma, bensì quella di essenza e di esistenza. Gli angeli ricevono l’essere, ricevono l’esistenza, essendo creature. Non sono il loro essere, non sono la loro esistenza.

Solo Dio è “Colui che è”, colui il cui nome è l’essere, colui la cui essenza è l’essere. Gli angeli hanno l’essere. Quindi l’angelo si distingue dal suo essere, dalla sua esistenza. È questa, dice S. Tommaso, la distinzione radicale e fondamentale fra Dio e le creature. Dio è assolutamente semplice perché in Lui non c’è neppure la distinzione fra essenza ed esistenza. Invece in tutte le creature, compresi gli angeli, c’è la distinzione fra l’essenza e l’esistenza, fra la loro essenza e il loro esistere, il loro essere. Nessun pericolo quindi di confondere gli angeli con Dio.

La dottrina di S. Tommaso sull’assoluta spiritualità degli angeli è poi diventata la dottrina comune dei teologi. Quindi possiamo tranquillamente affermare che gli angeli sono puri spiriti, senza neppure l’ombra della corporeità o delle materialità. Essendo puri spiriti, gli angeli sono per loro natura incorruttibili e immortali. Ciò del resto traspare anche da quelle parole di Gesù (Lc 20, 36): “Essi [i risuscitati] non possono più morire, poiché sono simili agli angeli". Noi diciamo sempre, e giustamente, che lo spirito è per sua natura immortale. Anche l’anima dell’uomo noi sappiamo che è spirituale e immortale. E solo il corpo che si può corrompere. Lo spirito è incorruttibile, lo spirito è immortale. Quindi gli angeli, essendo puri spiriti, sono incorruttibili e immortali.

Essendo puri spiriti, gli angeli sono dotali di intelligenza e di volontà. Infatti l’intelligenza, la volontà e la libertà sono le caratteristiche proprie dello spirito. L'intelligenza e la volontà angeliche sono molto più perfette della nostra intelligenza e della nostra volontà, anche se sono incomparabilmente al di sotto dell'intelligenza e della volontà di Dio. Infatti l'intelligenza e la volontà di Dio sono infinite, mentre l'intelligenza e la volontà degli angeli sono sempre finite, limitate. Per esempio, gli angeli non conoscono i segreti di Dio (7 Cor 2, 11), non conoscono i segreti dei nostri cuori (1 Re 8, 39), non conoscono le nostre azioni future libere (Is 46. 9).

Essendo gli angeli puri spiriti, anche il loro modo di conoscere è puramente spirituale. Quando noi pensiamo formuliamo dei concetti, delle idee. Però questi concetti e queste idee sono sempre accompagnati da qualche immagine della fantasia. Siccome noi siamo legati alla materia, anche il nostro modo di pensare risente di questo legame. Non così per gli angeli.

Inoltre le nostre idee, i nostri concetti, sono sempre tratti dall’esperienza sensibile. Dicevano gli antichi filosofi: nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu, niente è nell’intelletto che prima non sia passato attraverso i sensi. Non così per gli angeli. Le idee che si trovano nella mente degli angeli sono idee pure, non sono mescolate alle immagini sensibili. E da dove vengono le idee angeliche? Le nostre idee, l’abbiamo detto, vengono dall'esperienza sensibile: da quello che vediamo con i nostri occhi, che sentiamo con le nostre orecchie, che tocchiamo con le nostre mani. Ma gli angeli non hanno occhi per vedere, orecchi per sentire, mani per toccare. E allora? Le idee degli angeli sono infuse da Dio. Gli angeli posseggono la cosiddetta scienza infusa. Le idee degli angeli sono idee innate. Molti filosofi hanno detto che anche l’uomo avrebbe delle idee innate. Ma normalmente ciò va escluso. L’uomo trae le sue idee solo dall’esperienza sensibile. Per l’angelo invece le idee innate sono una necessità. L’angelo non potrebbe avere alcuna idea se questa non gli venisse infusa da Dio.

Che cosa conoscono dunque gli angeli? Innanzitutto conoscono se stessi, e si conoscono perfettamente. Noi non conosciamo perfettamente noi stessi. Infatti gli antichi filosofi dicevano: "Conosci te stesso”, cioè esaminati. per scoprire i tuoi difetti e correggerti. E per questo noi facciamo l'esame di coscienza, o addirittura facciamo gli esercizi spirituali. L'angelo invece, puro spirito, è trasparente a se stesso. Si conosce in piena luce. In lui non c’è l’aspetto tenebroso e oscuro che deriva dalla presenza della materia. Lo spirito è luce, è trasparenza, è autotrasparenza.

Conoscendo perfettamente se stesso l’angelo si conosce come creatura, e quindi risale immediatamente a Dio. L’angelo, per sua natura, con le sue forze naturali, certamente non può vedere Dio. Però intuisce la sua esistenza e conosce le perfezioni divine incomparabilmente meglio di noi. Non esistono degli angeli atei. La loro intelligenza acutissima e luminosa impedisce agli angeli di cadere in quella che possiamo chiamare la stoltezza dell'ateismo. Dico stoltezza dell'ateismo in base al Salmo 13, che comincia con queste parole: “Dice lo stolto nel suo cuore: Dio non esiste”.

L’angelo quindi conosce Dio, anche se certo non in maniera adeguata, perché solo Dio può conoscere se stesso in maniera adeguata. E poi l’angelo conosce, attraverso le idee che gli sono state infuse da Dio, tutte le altre creature, a partire naturalmente dagli altri angeli. Ogni angelo conosce dunque tutti gli altri angeli. Ma gli angeli possono scambiarsi e manifestarsi a vicenda i loro pensieri? Certamente. Gli angeli possono, per così dire, dialogare fra di loro. Leggiamo infatti in Isaia 6, 3 che gli angeli “si chiamano a vicenda". Come possano avvenire questi dialoghi fra gli angeli rimane per noi molto difficile da capire, ma siamo certi che ciò avviene. S. Tommaso, seguendo in questo soprattutto l’opinione di Dionigi l’Areopagita, parla di illuminazione: l’angelo superiore illumina l’angelo inferiore. È questa una regola generale dell’universo, sia dell’universo angelico che dell’universo umano: il superiore deve aiutare l’inferiore. Chi ha di più deve aiutare chi ha di meno.

Questo dunque per quanto riguarda la conoscenza, cioè l’intelletto angelico. Ma dove c'è l’intelletto non può mancare la volontà e la libertà. Gli angeli, essendo dotati di intelletto, necessariamente sono dotati anche di volontà e di libertà. Poi noi sappiamo che il libero arbitrio fa parte della dignità dell’uomo. La grandezza dell’uomo sta soprattutto nella libertà. Quindi gli angeli, che sono superiori all'uomo, non possono mancare di questa perfezione che è la libertà.

Avendo la volontà, gli angeli hanno anche l’amore. Il loro amore però non può essere che spirituale. Non esiste negli angeli l’amore inteso come passione, o come sentimento. Quindi l’amore degli angeli è un amore tranquillo, sapientemente misurato. E su che cosa si porta questo amore? Naturalmente sul bene, perché l’oggetto della volontà e dell'amore è il bene. Ma su quale bene? Essendo libera, la volontà può scegliere il bene da amare. Come accade anche per noi, che possiamo amare questa o quell'altra cosa. Possiamo amare Dio, amare noi stessi, amare questa o quell'altra persona, questa o quell’altra cosa. E così l’angelo: può amare Dio, può amare se stesso, può amare le altre creature. Con questa differenza però: che noi possiamo cambiare le nostre decisioni. Per esempio, noi possiamo fare il proposito di amare Dio sopra ogni cosa, e poi cambiare idea e commettere un peccato mortale, cioè amare una creatura più di Dio. O viceversa possiamo commettere un peccato mortale, cioè amare una creatura più di Dio, e poi pentirci, confessarci e tornare ad amare Dio sopra ogni cosa. Non così l’angelo: se l’angelo si decide, si decide per sempre. Se sceglie di amare Dio sopra ogni cosa, non può più cambiare atteggiamento. Se sceglie di amare se stesso più di Dio. non cambia più decisione, e rimane per sempre nemico di Dio. E così infatti è avvenuto per alcuni angeli, come sappiamo. Ma qui si apre un nuovo capitolo, di fondamentale importanza. Quello sul peccato degli angeli e sulla conseguente separazione degli angeli cattivi dagli angeli buoni. È il discorso che adesso vogliamo affrontare.


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6 ottobre 2026                a cura di Alberto "da Cormano"        Grazie dei suggerimenti       alberto@ora-et-labora.net