PROLOGO DELLA REGOLA PER I MONACI


DI S. BASILIO DI CESAREA


 

INCOMINCIA LA PREFAZIONE DI RUFINO,

PRESBITERO DI AQUILEIA, ALLA REGOLA DI S. BASILIO, DIRETTA ALL'ABATE URSEO

Estratto dal libro "Regole monastiche antiche" a cura di G. Turbessi - Ed. STUDIUM - Roma

 

1. Molto volentieri, carissimo fratello Urseo, tornando dalle regioni d'Oriente, e ormai desiderosi della convivenza comune dei fratelli, siamo entrati nel tuo monastero, che, posto sul ristretto dorso di un passaggio sabbioso, è bagnato da una parte e dall'altra da un mare inerte e incerto; 2. solo qualche raro pino fa conoscere da lontano quei luoghi nascosti, e da questo acquistò un nome celebre per il mondo anche il Pineto. 3. Ci siamo soprattutto rallegrati del fatto che non ti sei subito soffermato, come si è soliti fare, a informarti dei luoghi o delle ricchezze dell’Oriente, 4. ma hai voluto conoscere quale fosse in quelle parti l’osservanza dei servi di Dio, quale fosse la virtù propria dei loro animi e quali norme si seguissero nei monasteri. 5. À tale richiesta, per esporti qualche cosa meno indegnamente, non dico di quanto si fa, ma di quanto si dovrebbe fare, feci conoscere le istituzioni dei monaci di S. Basilio, vescovo di Cappadocia, uomo molto celebre per fede, per opere e per ogni genere di santità. 6. Egli le compose come risposte di un diritto sacro ai monaci che gli ponevano delle domande. 7. Preso d’ammirazione per gli argomenti e le sentenze del Santo, mi hai chiesto con insistenza di tradurre quest'opera in latino, promettendomi che se queste sacre e spirituali istituzioni dell’Uomo santo e pio fossero conosciute in tutti i monasteri dell’Occidente, tutto il progresso, procurato nei servi di Dio da queste norme, avrebbe apportato anche a me un poco di grazia e di ricompensa per i loro meriti e orazioni.

8. Ho dunque assolto, come potevo, il mio compito. 9. Ora completa tu l’opera, e così anche voi tutti che leggete e constatate la dottrina, in modo che, agendo e pregando come stabiliscono queste istituzioni, vi ricordiate anche di me. 10. Voglia poi tu stesso prenderti la cura di diffondere le copie anche negli altri cenobi, cosicché, sull’esempio della Cappadocia, tutti i monasteri vivano secondo le stesse istituzioni e osservanze, e non ne seguano altre diverse.

Termina la prefazione di Rufino.

 

 

 

INCOMINCIA LA REGOLA PER I MONACI

DI S. BASILIO VESCOVO DI CAPPADOCIA

 

Proemio

 

Dio, che ama il genere umano e insegna all’uomo la sapienza, proprio a quelli che ha dotato del dono dell’insegnare prescrisse per mezzo dell'Apostolo di essere perseveranti nell’insegnamento; 2. e a quelli che hanno bisogno di essere confermati nelle istituzioni divine dichiara per mezzo di Mosé, affermando: Interroga il padre tuo e te lo narrerà, i tuoi anziani e te lo diranno (Deut. 32,7).

3. E’ dunque necessario che noi, cui è stato esplicitamente affidato il ministero della parola, siamo in ogni tempo preparati e solleciti all’istruzione e al perfezionamento delle anime: 4. e alcuni argomenti affermarli solennemente nella pubblica sala della chiesa a tutti insieme intorno ai comandamenti del Signore; 5. altri poi svilupparli in privato per quelli che hanno raggiunto maggiore perfezione e manifestarli a quelli che li ricercano; 6. e in fine a quanti vogliono interrogare intorno alla fede e alla verità del Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo, e alla maniera di vivere più perfetta, offrire l’abbondanza della nostra parola e la possibilità di diventare perfetti e completi uomini di Dio. 7. A voi poi conviene di non trascorrere mai del tempo nell’ozio, perché oltre a tutto ciò che imparate in comune con tutta la Chiesa, vi dedichiate anche a quanto vi è di più eminente e perfetto; 8. cosicché passiate ogni periodo della vostra vita nella ricerca delle cose migliori e nell’apprendimento di quelle più utili. 9. Poiché dunque Dio ci ha riuniti anche allo scopo di attendere un poco al silenzio e alla quiete, lontani dalla cura assidua del popolo, e di non avere lo spirito occupato in altre opere, né di concedere di nuovo il resto del tempo al sonno e alla rilassatezza del corpo, 10. cerchiamo di consacrare questo spazio intermedio della notte che ci resta a un’attenta investigazione, in modo da adempiere quello che ci è stato detto per mezzo del beato David:

Beato chi mediterà sulla legge di Dio giorno e notte (Salmo 1,2).

Se dunque ognuno di voi ritiene che gli manca qualche cosa riguardo alla sapienza, lo esponga nella discussione comune. 12. In realtà se qualche cosa sembra essere difficile od oscura, si chiarirà più facilmente in una conversazione fra più persone, poiché certamente Dio concederà la grazia di trovare la soluzione. 13. Come dunque a noi s'impone l'obbligo, e secondo la sentenza dell’Apostolo: guai a me se non avessi a predicare il Vangelo (1 Cor. 9,16), anche a voi incombe un simile pericolo, se smetteste di interrogare e investigare, o se vi dimostraste troppo deboli o rilassati nel compiere ciò che sarà stato trovato retto. 14. Perciò anche il Signore disse: La parola che vi ho rivolta vi giudicherà nell’ultimo giorno (Giov. 12,48). 15. E di nuovo: Il servo che non conobbe la volontà del suo padrone, e non agì degnamente, sarà battuto con poche percosse; 16. ma chi l’avrà conosciuta, e avrà agito contro la volontà del padrone, riceverà molte battiture (Luc. 12,47). 17. Preghiamo dunque la misericordia del Signore, in modo che doni a noi un irreprensibile ministero della parola e a voi un fruttuoso apprendimento della dottrina. 18. Come chi sa che staranno al vostro cospetto queste parole dinanzi al tribunale di Cristo: Ti rimprovererò e metterò tutto in faccia a te (Salmo 49,21); 19. così rivolgete con vigilanza l’animo a quanto viene detto, e quello che avete udito indirizzatelo con prontezza ad un'opera degna: Poiché non sappiamo in quale giorno e in quale ora verrà nostro Signore (Mt. 24,42.44).


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21 giugno 2014           a cura di Alberto "da Cormano"        Grazie dei suggerimenti       alberto@ora-et-labora.net