PETRUS CLUNIACENSIS

Statuta Cluniacensia

Observatio critica

PIETRO IL VENERABILE

Statuti della Congregazione Cluniacense

Osservazione critica

Patrologia Latina vol. 189 - 1025-1048A - J.P. Migne - Parigi 1854 

University of Zurich's Corpus Corporum project (www.mlat.uzh.ch) by Ph. Roelli in 2019

Tradotto dalla Patrologia Latina vol. 189 - 1025-1048A - J.P. Migne - Parigi 1854 

 

Inter sacri ordinis Benedictini propagines, primaria est Cluniacensis congregatio, quae quidem toto orbe inclarescere coepit, postquam S. Berno circa annum 910 monasterii Cluniacensis fundamenta jecerat, Willelmo, Aequitaniae et Gothiae seu Septimaniae duce, agros et redditus in monachorum sustentationem liberaliter suppeditante. Erat autem hoc monasterium in agro Matisconensi situm, atque juxta Regulam S. Benedicti ordinatum, quam S. Berno ibidem arctissime observavit, initiumque reformando monastico statui dedit, quem ferreo hoc saeculo collapsum piissime restauravit.

At plenaria monasticae disciplinae reformatio videtur reservata S. Odoni olim S. Bernonis discipulo, at dein in abbatiam successori; qui, velut alter Esdras exstitit monasticae legis reparatae praecipuum columen et ornamentum, dum ad arctiorem Regulae Benedictinae observantiam non solum monachos sibi commissos adduxit, verum et plures ex vicinis monasteriis viros religiosos ad amplectandam noviter reparatam disciplinam attraxit. Tanta enim erat S. Odonis fama sanctitatis, tanta Cluniacensium monachorum vitae integritas, ut anno jam 937, plus quam septemdecim monasteria sub Cluniacensis congregationis disciplina militaverint. Tot enim ad hunc annum numerat Mabillonius, in suis Annal. Benedict., tom. II, lib. XLIII, pag. 436, asserens reges, episcopos, magnates certatim contendisse, ut ad morem Cluniacensium monachorum, vel nova coenobia instituerentur, vel vetera corrigerentur.

Atque hoc modo sacer ordo Cluniacensis in tantum crevit, ut jam saeculo XII sub ejus disciplina militaverint duo fere millia monasteriorum in Europa, praeter plura alia apud Orientales erecta, prout refert Calmetius in suo Catalogo religiosorum ordinum, ad calcem comment., in Regulam S. Benedicti. Interea, nec S. Berno, nec S. Odo, particularem regulam monasticam monachis suis praescripserunt, sed pro primaria vitae norma, omnibus observandam Regulam S. Benedicti proposuerunt; ita ut Cluniacenses exstiterint veri monachi Benedictini.

Neque statuta a Cluniacensibus edita a Benedictina disciplina deviabant, sed in hoc omnino collimabant, ut sacra illa Regula ab omnibus arctissime observaretur. Hinc Beatus Willelmus abbas Hirsaugiensis reformationem monasteriorum Benedictinorum per Germaniam aggressus, circa annum 1112, horum Statutorum communicationem ab ipsis Cluniacensibus rogavit, quae et suscepit, copiam insignem praebente S. Udalrico, nobili Bavaro, sed apud Cluniacum monacho Benedictino, sic enim designatur ab Acherio in suo Spicilegio, tom. I novae edit., qui haec statuta appellat antiquiores consuetudines Cluniacensis monasterii; quos, ob prolixitatem, hic referre supersedemus. Quae quidem consuetudines, quoad minutiora praecepta, secundum varias locorum et temporum circumstantias, mutationibus subjectae erant; prout Petrus Venerabilis abbas in Praefatione ad renovata sua statuta Cluniacensia praenotare voluit, quae proin hic exhibemus, ex Bibliotheca Magna SS. Patrum, edit. Lugd., tom. XXI desumpta.

Erat autem Petrus Mauritius ex nobili stemmate apud Arvernos natus, qui, sub juvenilibus annis militiam secutus, tandem saeculo renuntians, apud Cluniacum induit monachum, atque pietate et doctrina reliquos praecellens, anno 1123, abbas IX illius celeberrimae congregationis eligitur, quam vitae sanctitate et morum gravitate adeo suaviter gubernavit, ut adhuc inter mortales venerabilis abbas appellari meruerit et ad coelites translatus fastis sanctorum inscriptus et ideo sanctus Mauritius nuncupatus sit. In condendis his statutis venerabilis abbas adhibuit totius capituli Cluniacensis consilium, et praefationem apologeticam pro quibusdam mutatis consuetudinibus antiquioribus praemittere voluit, imo cuilibet statuto causam et rationem ejus condendi subjecit. Quae omnia sanctissimi abbatis prudentiam, pietatem et humilitatem manifestant, atque sequentia statuta piorum virorum lectionem merentur.

Tra i rami dell'ordine benedettino, la congregazione cluniacense è la più importante, la cui fama cominciò a diffondersi in tutto il mondo dopo che San Bernone gettò le fondamenta del monastero cluniacense intorno all'anno 910, quando Guglielmo, duca d'Aquitania e di Gotia o Settimania, mise generosamente a disposizione terre e rendite per il sostentamento dei monaci. Questo monastero era situato nella regione di Matiscona ed era organizzato secondo la Regola di San Benedetto, che San Bernone lì osservò molto rigorosamente e iniziò a riformare lo stato monastico, che restaurò con grande pietà dopo che era crollato durante l'età del ferro.

Ma la riforma completa della disciplina monastica sembra essere stata riservata a Sant'Oddone, un tempo discepolo di San Bernone, ma poi suo successore nell'abbazia; che, come un altro Esdra, divenne il pilastro principale e l'ornamento della restaurata legge monastica, mentre non solo guidò i monaci a lui affidati a una più rigorosa osservanza della regola benedettina, ma attrasse anche molti religiosi dai monasteri vicini ad abbracciare la disciplina appena restaurata. Tale era infatti la fama di santità di Sant'Oddone, tale era l'integrità della vita dei monaci cluniacensi, che nell'anno 937 più di diciassette monasteri operavano sotto la disciplina della congregazione cluniacense. Perché tanti sono quelli contati da Mabillon nei suoi Annali Benedettini di quell'anno., volume II, libro.43, pagina. 436, affermando che re, vescovi e nobili gareggiavano per fondare nuovi monasteri o correggerne di vecchi, secondo l'usanza dei monaci cluniacensi.

E in questo modo il sacro ordine cluniacense crebbe a tal punto che ormai nel secolo XII sotto la sua disciplina operarono circa duemila monasteri in Europa, ai quali se ne aggiunsero molti altri eretti tra gli Orientali, come riferisce Calmezio nel suo Catalogo degli ordini religiosi, nel commentario sulla Regola di San Benedetto. Nel frattempo, né San Bernone né Sant'Oddone prescrissero una particolare regola monastica per i loro monaci, ma proposero come norma primaria di vita la Regola di San Benedetto da osservare da parte di tutti; cosicché i cluniacensi si affermarono come veri monaci benedettini.

Né gli statuti emanati dai cluniacensi si discostavano dalla disciplina benedettina, ma erano interamente determinati da ciò: che quella sacra Regola fosse osservata con il massima rigore da tutti. Perciò il beato Guglielmo, abate di Hirsau, intraprendendo la riforma dei monasteri benedettini in tutta la Germania, intorno all'anno 1112, chiese la comunicazione di questi Statuti agli stessi cluniacensi, che accettò, con l'importante assistenza di sant'Udalrico, nobile bavarese, ma monaco benedettino a Cluniacense, poiché così è designato da Acherio nel suo Spicilegium, tomo I della nuova edizione, che definisce questi statuti le più antiche usanze del monastero cluniacense; e che, per motivi di lunghezza, omettiamo di riportare qui. Queste usanze, per quanto riguarda i precetti più minuti, erano soggette a cambiamenti secondo le varie circostanze dei luoghi e dei tempi; come il Venerabile Abate Pietro volle premettere nella Prefazione ai suoi Statuti Cluniacensi rinnovati, che ora presentiamo qui, tratti dalla Grande Biblioteca dei S. Padri, ediz. Lugd. Tomo XXI.

Ora Pietro Maurizio (Ndt. Conosciuto come Pietro il Venerabile) era di nobile lignaggio, nato nella regione dell’Alvernia, il quale, dopo aver svolto il servizio militare in gioventù, rinunciò infine al mondo, prese i voti monastici Cluniacensi e, superando gli altri in pietà e dottrina, fu eletto nono abate di quella famosissima congregazione nell'anno 1123, che egli governò così dolcemente con la santità della sua vita e la gravità dei suoi costumi, che merita ancora di essere chiamato abate venerabile tra i mortali, e, dopo essere stato trasferito nei regni celesti, fu iscritto negli annali dei santi e per questo chiamato San Maurizio. Nel redigere questi statuti, il venerabile abate applicò il consiglio dell'intero capitolo cluniacense e volle far precedere da una prefazione apologetica il mutamento di alcune vecchie usanze; anzi, egli stesso fornì la ragione e il motivo per cui aveva redatto ogni statuto. Tutto ciò manifesta la prudenza, la pietà e l'umiltà del santissimo abate, e gli statuti che seguono meritano la lettura degli uomini pii.

 

 


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23 febbraio 2025  a cura di Alberto "da Cormano"       Grazie dei suggerimenti          alberto@ora-et-labora.net