Descriptio costitutionis monasterii Studii.

La regola dell'osservanza del monastero di Studion (o Studios)

 

Patrologia Greca”, vol. 99, col. 1703-1720 di J.P. Migne 1860

(Tradotto dal latino da: “Patrologia Greca”, vol. 99, col. 1703-1720 di J.P. Migne 1860) - Link al testo solo italiano completo di note

1. Cum multæ diversæque sint in sacris monasteriis perseverantes antiquitus traditiones, atque alii aliis regantur, dum ad regnum cælorum tendunt, constitutionibus; una est ex omnibus nostra quoque stabilita traditio, quam accepimus a magno Patre nostro et confessore Theodoro ; neque nos tantummodo, verum etiam pars magna meliorum monachorum hanc eligunt, ceu optimam et regalissimam, et excessus defectusque vitantem. Utique et nos hodie Patris impulsi præceptis, ut hanc in chartis regulam, quo ejus indelebilis sit memoria, posteris ætatibus, pro viribus, relinquamus, docilem animum fleximus; Deo scilicet, pastoris nostri pro nobis precibus, nobis concedente congruam orationis compagem, ita ut integre et utiliter ac salubriter theophori Patris nostri constituta exponamus, ad gloriam Patris et Filii et Spiritus sancti, custodiamque et salutem illorum qui cum fide hanc observantiam amplecti voluerint. Igitur Deo favente initium lucubrationis faciamus.

1. Sebbene ci siano molte e varie tradizioni di epoche precedenti diffuse nei santi monasteri e sebbene diversi monasteri siano amministrati e governati da regole diverse per il regno celeste, ce n'è una tra tutte - quella in vigore tra noi - che è la migliore e la più eccellente, evitando sia eccessi che carenze. Questa regola noi l’abbiamo ricevuto dal nostro grande padre e confessore Teodoro [i]. Non siamo i soli a sceglierla; anche la maggior parte dei monaci più ammirevoli l'ha scelta. Pertanto oggi siamo stati incitati dai comandi del Padre ed abbiamo persuaso il nostro docile animo a lasciare questa regola per iscritto come sua memoria indelebile per le generazioni posteriori; senza dubbio attraverso le preghiere del nostro pastore in nostro favore, Dio ci fornisce lo stile appropriato nel comporre questo trattato per presentare in modo sano i precetti utili e salutari del nostro ispirato Padre. Lo abbiamo fatto per la gloria del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo e per la protezione e la sicurezza di coloro che hanno scelto di osservare questi precetti nella fede. Pertanto, iniziamo questa composizione con l'aiuto di Dio.

 

Quomodo nos geramus in synaxibus sancta et gloriosa triduana resurrectionis Servatoris nostri. De ligno.

 

2. Sciendum est quod transacta noctis secunda custodia, seu post horam sextam, incipiente septima, rato hydrologii puncto, crepitante signo, surgit is qui exspergiscendi officium habet, et cubicula circumit cum lucerna, fratres excitans ad matutinam doxologiam. Statimque ligna dant signum sus deque, tuncque fratribus cunctis in ecclesiæ narthece congregatis, et cum silentio orantibus, sacerdos thuribolum manu tenetis thurificat primo sacrum bema, deinde ex anteriore cancello egressus, transit per boreale latus templi, et cum ad regiam portam venerit, thurificat fratres, statimque per meridianum latus revertitur unde discesserat;

 simulque fratres post illum ingrediuntur in templum. Ipso autem thuribolo deposito in sancto bemate, egressus sistit coram propitiatorio, fitque initium -troparii, tono obliquo primo : Christus surrexit a mortuis. Quod postquam ter ab illo fratribusque cantatum fuerit, dicit presbyter stichum : Hæc est dies quam fecit Dominus. Fratres autem troparium stich. 2: Constituite diem solemnem, usque ad finem. Rursusque populus troparium canit. Et post hujus finem, statim incipit canon ; quoniam hexapsalmum tota hac bebdomada non cantamus. Sed fiunt duæ lectiones, et dicitur psalmus quinquagesimus post secundam lectionem. Completo autem matutino, fit salutatio et absolutio.

  Jam in lychnico hujus hebdomadæ dicimus illud : Christus resurrexit. Et mox : Domine, clamavi ; et conclusionem extremam : Christus resurrexit. Similiter in completoriis hymnum trisagium ; et Domine, miserer, duodecies,

 Sabbato autem hebdomadæ diacænesimi, et Dominica lamprophora (in albis) vespere completorium ab illis verbis nobiscum Deus, cum sequentibus.

3. Porro in Dominica lamprophora incipit etiam hexapsalmum, et dicimus Deus Dominus tono obliquo quarto. Et mox graduales psalmos eodem tono ; nec non procimenon ; et illud : omnis spiritus. Deinde evangelium, et illud : in noctibus. Et post quinquagesimum psalmum incipit canon. Fiunt autem duæ lectiones.

 Et die Dominico ad vesperas incipit : beatus vir. Et feria secunda ad matutinum psallimus rursus : Deus Dominus, primo tono, et unum cathisma psalmi ; deinde canonem resurrectionis. Et fiunt lectiones tres. Exin completoria integra recitamus, excepto Sabbato vespere, et Domini solemnitate, et alicujus sancti commemoratione quæ feriari nos faciunt ab horis et metanœis; post illa scilicet verba : nobiscum Deus, et sequentia. Laborant autem etiam officinæ a mane, feria tertia secundæ hebdomadæ incipientis. Porro usque ad Pentecosten procimena psallimus quotidie.

 4. In omnibus lychnicis solemnitatum Domini, psalmus Beatus vir incipit tono obliquo quarto. Deinde secunda inchoatio, et tertia tono diei. Deinde illud: Domine, clamavi tono stichorum solemnitatis.

5. Usque ad Ascensionis solemnitatem stichira anastasima præeunt cathismatibus catanycticis et apostolicis.

Come gestiamo i servizi divini per la santa e gloriosa risurrezione del nostro Salvatore il terzo giorno. Per quanto riguarda il [simandro [i] (semanterium) di] legno.

2. Dobbiamo sapere che dopo che è passata la seconda o terza guardia della notte, cioè quando il segnale dell'orologio ad acqua [ii] si attiva alla sesta ora [iii] nel punto in cui inizia la settima ora, a questo segnale si alza colui che ha l'incarico di gestire l'ufficio. Va in giro per le camere da letto con una lanterna convocando i fratelli ad alzarsi per la dossologia [iv] mattutina. Immediatamente, il simandro di legno risuona su e giù [nel monastero]. Mentre tutti i fratelli si riuniscono nel nartece [v] (l'atrio) della chiesa principale e pregano in silenzio, il sacerdote prende il turibolo nelle sue mani ed incensa per primo il santo presbiterio [vi].

Da lì cammina attraverso la cancellata di fronte e passa lungo il lato nord della chiesa.

Arrivato alla porta reale [vii], incensa i fratelli e ritorna immediatamente dal lato sud [della chiesa] nel luogo da cui è uscito.

I fratelli entrano nella chiesa dietro di lui. Dopo aver messo da parte l'incensiere nel presbiterio, il sacerdote esce e si alza in piedi con la faccia verso il presbiterio per iniziare il troparion [viii] nella prima modalità plagale [ix]: "Cristo è risorto dai morti". Dopo che questo è stato cantato per la terza volta sia dal sacerdote che dai fratelli, il sacerdote dice il versetto "Questo è il giorno che ha fatto il Signore " (Sal 118(117),24); i fratelli ripetono il troparion, quindi [il sacerdote] recita il secondo versetto: "Celebrate la festa" per la sua conclusione. Ancora una volta la congregazione ripete il troparion e conclude con la dossologia. Dopo che questa è stato completato, il canone inizia immediatamente, poiché non cantiamo i sei Salmi [x] durante l'intera settimana. Quindi si svolgono due letture e, dopo la seconda lettura, il cinquantesimo Salmo. Una volta completato il Mattutino, si faccia l'abbraccio [fraterno] e lo scioglimento [della riunione].

Nell'ufficio del lucernale [xi] (il Vespro) durante questa settimana diciamo che “Cristo è risorto” e immediatamente “Signore, a te grido” (Sal 141 (140),1) e alla conclusione “Cristo è risorto “.

Allo stesso modo, durante la Compieta [xii] [diciamo] l'inno trisagion [xiii] ed il "Kyrie eleison" dodici volte.

Il "Sabato del Rinnovamento" [Settimana di Pasqua) e la sera della domenica bassa a Compieta [xiv] diciamo che "Dio è con noi" (Is 8,10) e il resto.

3. La sera della domenica in albis [xv] iniziano i Sei Salmi e cantiamo "Dio è il Signore" nella quarta modalità plagale. Quindi, immediatamente, cantiamo le antifone graduali nello stesso modo, il procimenon (prokeimenon) [xvi] "Ogni vivente [dia lode al Signore]" (Sal 150,6) e infine il Vangelo. Quindi, cantiamo " Durante la notte [alzate le mani verso il santuario]" (Sal 134 (133),1-2) e dopo il Cinquantesimo Salmo si inizia il canone. Si svolgono anche due letture.

La domenica sera inizia: "Beato l'uomo" (Sal 112 (111),1), ed il lunedì al mattino cantiamo di nuovo: "Dio è il Signore" nella prima modalità e un kathisma [xvii] dei salmi seguito dal canone della Resurrezione. Quindi, si svolgono tre letture. Da quel momento in poi, effettuiamo l'intero servizio di Compieta, tranne che al sabato sera, nel giorno di una festa del Signore o di una commemorazione di un santo che ci fa riposare dalle ore [liturgiche] e dalle metanie [xviii]: dopo Compieta ovviamente le parole: "Dio è con noi", e ciò che segue. I nostri doveri iniziano nuovamente martedì mattina della seconda settimana [dopo Pasqua]. Nell'ufficio del Vespro cantiamo i "procimenon" (prokeimena) di ogni giorno fino alla festa di Pentecoste.

4. Dobbiamo sapere che in tutti gli uffici del Vespro delle feste del Signore, il salmo "Beato l'uomo" (Sal. 32(31),2) inizia nel quarto modo plagale. Poi la seconda e la terza parte del salterio iniziano nella modalità del giorno. Quindi segue: “Signore, a te grido" (Sal 141(140), 1), nel modo dei versetti festivi.

5. Dobbiamo sapere che fino alla festa dell'Ascensione, gli stichera [xix] (o inni) della resurrezione precedono il kathismata (o gruppo di salmi) penitenziale e quello apostolico.

6. A Paschate usque ad Ascensionem dicimus : resurrectionem Christi, Deinde pari modo psalmum quinquagesimum ; et martyrica in psalmodia. Nequaquam ulterius.

7. Usque ad Pentecosten quanquam horas non psallimus, neque genu flectimus, mortuales tamen canones in Sabbatis psallimus. Et alio etiam die, si commemoratio fiat fratris alicujus, psallimus. 

 8. Sabbato Pentecostes ad exapostilarium psallimus : memoria mortuorum, Domine : atque id cantantes ad fratrum sepulcra venimus, ibique stantes psallimus diei illius stichira. Atque ita absolvitur matutinum. Id autem facimus etiam in Sabbato Carnisprivii.

9. Vespere Dominici diei sanctæ Pentecostes ad lychnicum, in quo etiam ter genua flectimus, post proœmium statim dicitur : Domine, clamavi. Et mane ad matutinum post hexapsalmum dicimus : Deus Dominus ; statimque canonem, et duas lectiones. Hanc vero etiam hebdomadam sine cantu horarum transigimus.

10. Sequitur sancta apostolorum sanctorum quadragesima, et jam incipimus horas quoque psallere semper cum cathismate. Tum in fine psalmodiæ dicimus : Domine, miserere; Christe, miserere. Et in primis facimus tres metanœas pari cuncti celeritate præsidem subsequentes;: quas inter extendimus etiam aliquantum manus ad Deum. Deinde sic alias viginti, quanta quisque celeritate potest. Ita agimus in unaquaque synaxi. Ad completorium autem genua flectimus quinquagies, et ad matutinum quadragies.

11. In omnibus matutinis post finem lectionis surgentes, duodecies dicimus : Domine, miserere. Atque ita denuo incipit psalmodia

12.Omni Sabbato ac die Dominico, quotiescunque in his non occurrit vel solemnitas Domini, vel alicujus sancti memoria, ex Epistolis Pauli legimus. Sabbatis autem ad matutinum psallimus cathisma ante psalmum immaculati. Deinde immaculati, et subinde psalmum quinquagesimum, postea canonem ; et fiunt lectiones tres. Namque ad psalmum immaculati, non legimus. Loco autem exapostilarii dicimus, In memoria æterna erit justus, ab auditione mala non timebit. Hæc quantitas qualitasque psalmodiæ protenditur usque ad vivifici ligni exaltationem.

 13. Postridie dormitionis sanctissimæ Deiparæ in lychnico post proœmium statim dicitur : Domine, clamavi. Et mane ad matutinum post hexapsalmum rursus dicitur : Deus Dominùs ; statimque canon, et lectiones duæ. Similiter et in nativitate ejusdem ; necnon in Christi Natalibus, et in festo Luminum, et in Hypapante Domini. In aliis autem solemnitatibus, exceptis prædictis , duplicare solemnem ritum non licet.

 A crucis vero exaltatione usque ad magnàm quadragesimam, præponitur etiam aliud cathisma in matutinis, et cathismatum troparia duplicantur, dicto mesosticho ; et fiunt lectiones quatuor. In his autem Sabbatis psallimus duo cathismata ante psalmum immaculati : deinde psalmum immaculati : postea canonem factis quatuor lectionibus, quandoquidem ad psalmum immaculati non legimus.

6. Da Pasqua fino all'Ascensione diciamo: "Resurrezione di Cristo", quindi il cinquantesimo salmo e inni in onore dei martiri nella salmodia. Ciò non avviene dopo [la festa dell'Ascensione].

7. Fino a Pentecoste, anche se non cantiamo i salmi durante le ore né pieghiamo le ginocchia, tuttavia cantiamo i canoni per i morti nei giorni di sabato. E li cantiamo in qualsiasi altro giorno se si verifica una commemorazione di un fratello.

8. Il sabato di Pentecoste all'exaposteilarion [i] cantiamo: "O Signore, il ricordo di coloro che si sono addormentati". Cantando questo, andiamo nei sepolcri dei fratelli e, stando in piedi lì, cantiamo gli stichera del giorno e così termina il Mattutino. Lo facciamo di nuovo il "sabato grasso".

9. La sera della domenica della Santa Pentecoste all'ufficio dei vespri facciamo tre genuflessioni e diciamo subito dopo l'introduzione: "Signore, a te grido" (Sal 141 (140),1) Ed al Mattutino dopo i Sei Salmi diciamo che "Il Signore è Dio" (Sal 118 (117),27). Seguono immediatamente il canone e due letture. Passiamo anche questa settimana senza cantare le ore.

10. Quindi arriva la santa quaresima (il santo digiuno) dei Santi Apostoli [ii] ed iniziamo a cantare le ore sempre con il kathisma. Quando la salmodia è terminata, diciamo: "Kyrie eleison; Christe eleison". All'inizio, facciamo tre metanie allo stesso ritmo, seguendo tutti il superiore e tendendo leggermente le mani verso Dio. Quindi ci genuflettiamo altre venti volte nello stesso modo, ognuno alla sua velocità. Questo è l'ordine per ogni servizio divino. A Compieta ci genuflettiamo cinquanta volte ed al Mattutino quaranta.

11. Ad ogni servizio Mattutino ci alziamo dopo che la lettura è stata completata e diciamo dodici volte: "Kyrie eleison". E di nuovo la salmodia riprende.

12. Tutti i sabati e le domeniche leggiamo dalle Lettere dell'Apostolo Paolo ogni volta che in quei giorni non c'è una festa del Signore o la commemorazione di un santo. Il sabato cantiamo un kathisma al Mattutino prima del salmo ''[Beati] quelli che sono senza macchia" (Sal. 119(118),1), poi questo salmo seguito dal cinquantesimo salmo e dal canone. In seguito hanno luogo tre letture. Perché non abbiamo una lettura al salmo ''[Beati] quelli che sono senza macchia". Al posto dell'exapostilarium diciamo: "Eterno sarà il ricordo del giusto, cattive notizie non avrà da temere" (Sal 112(111),6). [Questo ordine stabilisce] ciò che cantiamo e tutto ciò che cantiamo si estende fino all'esaltazione della croce che dà la vita [iii].

13. Alla Dormizione della Santissima Madre di Dio (15 agosto), cioè la sera durante l'ufficio del Vespro e dopo l'introduzione si dice immediatamente: "Signore, a te grido" (Sal 141(140),1). Inoltre, al mattino durante il Mattutino dopo i Sei Salmi, si dice: "Il Signore è Dio" (Sal 118(117),27); subito dopo il canone e poi due letture.

Lo stesso ordine è seguito alla Natività della Madre di Dio (8 settembre), alla Natività di Cristo (25 dicembre), nonché alla festa dell'Epifania (6 gennaio) ed alla festa della Presentazione di Cristo al Tempio (2 febbraio). Durante altre solennità, eccetto quelle sopra elencate, non si deve ripetere quel solenne rito.

Dall'Esaltazione della Croce (14 settembre) fino alla Grande Quaresima, un altro kathisma viene aggiunto ai servizi mattutini. Inoltre, i troparia del kathisma si ripetono due volte e nel mezzo viene recitato un verso. Ci sono anche quattro letture. In questi sabati cantiamo due kathisma prima del salmo ''[Beati] quelli che sono senza macchia" (Sal 119(118),1): quindi cantiamo questo salmo: in seguito il canone con quattro letture, dal momento che non leggiamo al salmo ''[Beati] quelli che sono senza macchia".

 

De sancta Quadragesima.

14. In sancta magna Quadragesima psallimus cathismata quatuor, et triodium, fiuntque lectiones quatuor. Et fratribus paululum requiescentibus, circa diluculum signum dat ecclesiarcha : cunctisque in ecclesia congregatis, primam horam cantamus cum cathismate, neque tamen in eadem fit lectio. Horis autem tertia, sexta, et nona fit lectio. Ad singulas antiphonas, id est glorias, oratio recitatur a presbytero et diacono. Facimus autem metanœas in horis et lychnico, triginta ; in completorio, centum ; et in matutino octoginta.

15. Tota magna hebdomada psallimus horas, sicut antea, Sabbato sancto excepto : et metanœas facimus donec incipiat matutinum trisagium, quod dicitur post  stichirum stichi : simulque procimenon, et lectio Pauli fit, nec non propbetiæ, et Evangelii.

16. Feria quarta et sexta et die Dominico , astantibus cum omnimoda devotione fratribus, post absolutum matutinum legitur catechesis theophori Patris nostri Theodori. Postea facit propriam abbas ad fratres adhortationem. Et finita catechesi, dicunt gloria , cum Paler noster , et benedicite, sancti, benedic, Pater, et finis fit. Sic toto anno usuvenit.

17. Sabbato ad psalmum Domine, clamavi, triplicantur anastasima stichira: ad laudes autem duplicantur. Sic etiam in solemnitatibus Domini.

18. Sunt etiam disciplinæ præfecti, ad quos culpæ minorum fratrum emendandæ deferuntur. Item sunt chorales moderatores duo, a quibus fratres admonentur ut decore in choris se gerant. Præterea excitator alter, qui dum fiunt matutinæ lectiones, tacite fratres circumiens, obdormientes vigilare facit. Quin etiam speculatores duo constituuntur alternatim, qui post ligni sonitum urgent pigriores ut ad vesperas et completorium concurrant. Rursusque absoluto completorio, iidem secretos monasterii locos invisunt, et si quos ad intempestiva colloquia coire compererint, convenienter increpitos dissociant.

19. Singulis completoriis salutatio fit manibus ad crucis formam compositis, quod est singulorum reconciliationis indicium, ob eas quæ interdiu contingunt offensas.

 

20. In Nativitatis Christi pervigilio, et festi luminum, et feria sancta quinta vespere, et Sabbato sancto item vespere, completorium non canimus, sed trisagium tantummodo iii refectorio.

 

Riguardo alla Santa Quaresima

14. Durante la Santa e Grande Quaresima cantiamo quattro kathismata ed il triodion [i]. Ci sono anche quattro letture. Quando i fratelli si sono un po' riposati, l'ecclesiarca [ii] dà il segnale verso l'alba e quando tutti si sono riuniti nella chiesa principale si canta l'ora prima con un kathisma, ma in quest'ora non si fa una lettura. Alla terza, sesta e nona ora, invece, si fa una lettura. Ad ogni antifona, cioè il gloria, c'è una preghiera da parte del sacerdote e del diacono. Sia in queste ore che nell'ufficio del Vespro eseguiamo trenta metanie, a Compieta cento ed al Mattutino ottanta.

15. Durante tutta la Settimana Santa, ad eccezione del Sabato Santo, cantiamo le ore proprio come facciamo durante le settimane precedenti. Facciamo anche le nostre metanie fino all'ora in cui inizia il trisagion mattutino, che si dice dopo lo sticheron del verso. Dopo questo viene la prokeimenon, la lettura dell'Apostolo Paolo, la lettura di un Profeta ed il Vangelo.

16. Il mercoledì, il venerdì e la domenica, mentre i fratelli sono presenti in tutta devozione, la catechesi del nostro Padre Teodoro viene letta dopo aver completato il Mattutino. Poi l'abate impartisce una sua esortazione ai fratelli. Dopo che questa catechesi è stata completata, dicono il "gloria" insieme al "Padre nostro" ed al "Benedite, o santi, benedici, o Padre". Così termina. Questo è l'ordine per tutto l'anno.

17. Il sabato gli Stichera della Resurrezione si ripetono tre volte al salmo: "Signore, a te grido" (Sal 141(140),1), e due volte alle lodi. Lo stesso vale per le solennità del Signore.

18. Vi sono anche dei sovraintendenti alla disciplina a cui vengono riferite le colpe dei fratelli minori e che intraprendono la loro correzione. Vi sono anche due direttori del coro che devono ammonire i fratelli affinché stiano in modo ordinato nei [due] cori. [C'è] inoltre un guardiano che, durante le letture mattutine, controlla in silenzio i fratelli e sveglia quelli che dormono. Inoltre devono essere nominati due sorveglianti che a turno, ogni sera dopo il suono del simandro di legno, sollecitino i pigri a correre ai vespri ed a Compieta. E, di nuovo, terminata Compieta, (gli stessi sorveglianti) devono visitare i luoghi nascosti del monastero e con severa gravità separino e rimproverino coloro che vengono scoperti mentre colloquiano tra loro in un momento inopportuno.

19. Ad ogni ufficio di Compieta dobbiamo salutarci con le mani in forma di croce, segno di riconciliazione di tutti, per tutte le offese scaturite durante il giorno.

20. Alla vigilia della Natività di Cristo e dell'Epifania, nonché nelle sere del Giovedì Santo e del Sabato Santo, non cantiamo Compieta ma piuttosto il trisagion nel refettorio.

21. In cunctis propemodum sanctæ Quadragesimæ completoriis, modo a præside, modo ab aliquo provectiore et dicendi perito, fit ad fratres catechesis.

22. In singulis matutinis egreditur choro abbas ad quartum hymnum exordiendum. Tum residens, fratres excipit accedentes ad confessionem, et unumquemque salubri medela curat.

23. Sanctæ Quadragesimæ tempore deputatur frater, qui ab hora tertia in singulas officinas pergit; et facta metanœa, dicit : Fratres atque Patres, nobismet attendamus, quia morimur, morimur,morimur : regni quoque cœlestis memores simus.

24. Cum fratres recipimus sive ex alio monasterio, sive ex cœtu laico ad vitam monachalem, facimus eos demorari in hospitum cubiculis hebdomadis duabus aut etiam tribus, ut observent et experiantur monasterium. Quod si quis in proposito suo permanserit, tunc postquam ei abbas futurum vitæ genus intimaverit, introducit ad catechesim, et gregi suo adnumerat; dum interim admissus, data ab abbate licentia, facit metanœam coram fratribus, atque hi vicissim pro illo orant.

25. Sunt etiam apud nos loci quidam separati, in quibus inobedientes et contumaces includuntur, arido viem nutriti, atque ita virtutem edocti. Namque emendationem per verbera, quæ mundanis hominibus convenit, merito Patres nostri repudiandam censuerunt.

26. Diebus quibus a corporali opere feriamur, signum ligno semel edit bibliothecarius, conveniuntque fratres ad librorum aulam, sumitque unusquisque librum, et usque ad vesperam legit. Sed priusquam lychnici signa dentur, pulsat rursus semel bibliothecarius ; cunctique venientes secundum scriptam schedam libros reddunt. Quod si quis reddere librum cunctatur, pœnæ subjicitur.

27. Quo tempore horam nonam recitamus, ab hora sexta sacrum facit presbyter : quod si etiam pransuri sumus, ac hora tertia. Jam si ab horis feriamur, et laboramus, divina liturgia horæ tertiæ deputatur : qua expleta, lignum ter pulsatur, conveniuntque omnes fratres, et cantatis typicis, acceptaque benedictione, ad mensam pergimus.

21. In quasi tutti gli uffici di Compieta durante la Santa Quaresima il superiore o uno dei fratelli più elevati spiritualmente e con esperienza nel parlare devono fare le catechesi ai fratelli.

22. Ad ogni ufficio del Mattutino l'abate lascia il coro all'inizio del quarto inno. Poi si siede e riceve i fratelli che si presentano per la confessione e cura ognuno di loro con un salubre rimedio (spirituale).

23. Durante la santa Quaresima viene scelto un fratello [anziano] che alla terza ora deve visitare tutti i laboratori e, fatto un profondo inchino dica: "Fratelli e Padri, prendiamoci cura di noi stessi, poiché moriremo, moriremo, moriremo; cerchiamo anche di essere consapevoli del regno celeste".

24. Quando riceviamo dei fratelli, sia quelli di un altro monastero che laici che cercano la vita monastica, facciamoli dimorare nelle stanze degli ospiti per due o tre settimane affinché osservino e facciano esperienza del monastero. Se qualcuno (di coloro che cercano la vita monastica) rimane fermo nella sua decisione, dopo averlo informato di ciò che lo attende, l'abate lo introduce alle catechesi e lo inserisce nel suo gregge. Con il permesso dell'abate il nuovo arrivato si inchina profondamente davanti ai fratelli mentre questi pregano a vicenda per lui.

25. Da noi vi sono anche luoghi isolati in cui devono essere confinati i fratelli disubbidienti ed ostinati; lì devono mangiare solo cibo secco, così che vengano formati in virtù. La punizione con la frusta, tuttavia, è stata correttamente giudicata inaccettabile dai nostri Padri, sebbene sia adeguata agli uomini del mondo.

26. Nei giorni in cui ci riposiamo dal nostro lavoro corporale, il bibliotecario suona una volta il simandro di legno ed i fratelli si riuniscono nella libreria; ognuno prende un libro e lo legge fino a sera. Prima del segnale per l'ufficio del Vespro, il bibliotecario emette di nuovo il segnale e tutti i fratelli verranno a restituire i loro libri secondo il registro scritto. Se qualcuno è in ritardo nel restituire il suo libro, subisca una penalità.

27. Nel tempo in cui recitiamo l'ora nona (si veda par. 29 e 32), il sacerdote celebra la liturgia eucaristica dopo l'ora sesta; se, tuttavia, (nel periodo in cui ci sono due pasti giornalieri) siamo a tavola (alla sesta ora, la liturgia si svolge) alla terza ora. Se non stiamo svolgendo le ore e stiamo lavorando, il segnale per la divina liturgia è alla terza ora. Terminata la liturgia il simandro di legno suona tre volte e tutti i fratelli si riuniscono nello stesso posto e, dopo aver cantato i versetti richiesti e ricevuto il pane consacrato, si recano nel refettorio.

 

De ciborum et potum quantitate et qualitate, et decente in mensis ordine

28. Venientibus ad prandium fratribus, versiculus in ore cujusque est, sedentque ad mensam άχόβητον θ'. Qui autem recto ordini sunt præpositi, mensas ferculis replent composite et sine tumultu. Et interim lectio, fratribus cucullata capita habentibus. Signum vero finiendæ hujus lectionis est, sonitus cochlearium in postremo ferculo, cum omnia simul in paropsides projiciuntur. Miscendi pariter et apponendi signum pulsatione fit.

29. A paschali tempore usque ad festum sanctorum omnium, duo fercula, olus nempe et legumen oleatum comedimus. Vescimur etiam piscibus, caseo, et ovis. Bibimus autem in prandio ter. Ubi lignum increpuerit, abeunt fratres, et panem comedunt, et si quid ex ferculo matutino superfuit (nam vespere proprium edulium communitati non paratur) et bibimus pocilla duo.

In quadragesima vero sanctorum apostolorum pisces, caseum, et ova non comedimus, præter quam diebus quibus horam non canimus. Manducamus autem hora nona fercula duo : olus oleatum , legumen absque oleo comedimus. Bibimus hora nona cyathos duos, vespere item duos. Diebus autem feriatis, quibus diximus nos caseo et reliquis vesci, hora sexta comedentes, ter bibimus; vespere bis. Hunc morem in quadragesima etiam sancti apostoli Philippi servamus : sed propter brevitatem dierum quadragesimæ sancti Philippi, semel in die comedimus, sed ter bibimus.

Jam ab apostolorum commemoratione usque ad sanctum Philippum, nonam recitamus. Quod si in hos dies incurrat commemoratio alicujus sancti, quæ nos feriatos reddat ab horis et metanœis, tunc caseum et ova et pisces, siquidem Deus suppeditaverit, comedimus ; cum cyathis tribus in prandio , vespere duobus.

 

Per quanto riguarda la quantità e la qualità dei cibi e delle bevande e riguardo al giusto ordine a tavola.

28. Quando i fratelli vengono a pranzo, portando ognuno il versetto [del salmo] sulle labbra, devono sedersi a tavola. I superiori che vigilano sul corretto ordine riempiano i tavoli in modo ordinato e senza confusione. Intanto si svolge una lettura mentre i fratelli tengono in testa i loro cappucci. Il segnale per terminare questa lettura è il suono dei cucchiai all'ultima porzione di cibo, quando tutti insieme li gettano sui loro piatti. Allo stesso modo, ad un segnale viene versato il vino e viene servito il cibo.

29. Dobbiamo sapere che dal tempo di Pasqua fino a Ognissanti (Domenica dopo Pentecoste) mangiamo due piatti cucinati: verdure da giardino e legumi con olio d'oliva. Mangiamo anche pesce, formaggio e uova. Beviamo anche tre [misure di vino] a mezzogiorno. Quando suona il simandro di legno, i fratelli escono per mangiare il loro pane e qualsiasi cibo che sia stato lasciato dalla mattina (infatti la comunità non ha cibo preparato appositamente per la sera) e si bevono due tazzine [di vino].

Durante il digiuno dei santi apostoli non mangiamo pesce, formaggio o uova, tranne che nei giorni in cui non cantiamo le ore. Invece, mangiamo due piatti cotti all'ora nona: un piatto di verdure con olio d'oliva e uno di legumi senza olio. Beviamo due porzioni di vino all'ora nona e due alla sera. Nei giorni festivi, tuttavia, in cui ci è permesso il formaggio ed altri cibi, mangiamo alla sesta ora e beviamo tre [misure di vino] alla sesta ora e due alla sera. Questo è anche il regime che teniamo durante il digiuno del Santo Apostolo Filippo (dal 15 novembre fino a Natale). A causa della brevità dei giorni durante il digiuno di San Filippo, tuttavia, consumiamo un pasto al giorno ma beviamo tre [misure di vino].

Dalla festa degli Apostoli a quella di San Filippo, il mercoledì e il venerdì recitiamo l'ora nona. Se la commemorazione di un qualche santo cade in uno di questi giorni, commemorazione che ci esenta dall'ufficio delle ore e dalle metanie, allora mangiamo formaggio, uova e pesce, se Dio vorrà provvedere a noi; e ciò insieme a tre porzioni di vino durante il pranzo e due la sera.

 

De sancta magna Quadragesima.

30. In sancta magna Quadragesima semel in die vescimur, excepto Sabbato, et die Dominico. Comedimus autem prima et mediana hebdomada eodem modo, id est fabas coctas , et salsamentum absque oleo, et caricas quinque, et si adsint castaneæ, et pira cocta, et Damascenica. Secunda autem hebdomada, et tertia, et quinta, et sexta sic comedimus : pruna nimirum cocta et salsamentum in scutellis; et ferculi loco legumen cum nuce fracta ; poma tamen et ficus his hebdomadis non comedimus.

 Tota autem sancta Quadragesima mixtum bibimus, exceptis infirmis aut senibus. Porro mistum constat ex pipere, cumino , et aniso calido.

Feriis sanctis secunda, tertia, quarta, et quinta, et sexta cibi primæ hujus hebdomadæ adhibentur.

Attamen sancta feria quinta unum ferculum comedimus, legumen scilicet cum nuce fracta, et coctas fabas, et mistum bibimus. Sabbato autem sancto hora undecima incipit lychnicum, quo absoluto, caseum comedimus et pisces et ova, ac bibimus ter.

 

Per quanto riguarda la Santa Grande Quaresima.

30. Durante la Santa e Grande Quaresima, abbiamo un solo pasto al giorno, tranne il Sabato e la Domenica. Durante la prima settimana e durante la settimana intermedia i nostri pasti sono invariati, ovvero fagioli bolliti e cibi in salamoia senza olio d'oliva, cinque fichi secchi a persona e, se possibile, castagne, pere cotte e prugne [secche] di Damasco.

Durante la seconda, terza, quinta, e sesta settimana si mangia così: certamente prugne cotte e cibi in salamoia in una scodella; al posto di una portata dei legumi [conditi] con noci sgusciate; durante queste settimane, tuttavia, non mangiamo frutti o fichi [secchi].

Con l'eccezione dei malati o degli anziani, beviamo una bevanda aromatica durante tutta la Quaresima. Questa bevanda è composta da pepe, cumino, anice ed acqua calda.

Il lunedì santo, martedì, mercoledì, giovedì e venerdì il cibo è simile a quello della prima settimana. Il giovedì santo, tuttavia, mangiamo un piatto cucinato di legumi con noce sgusciata e fagioli bolliti e beviamo la bevanda aromatica. Il sabato santo, all'undicesima ora, inizia l'ufficio del Vespro. Terminato questo, mangiamo formaggio, pesce e uova e beviamo tre tazze di bevanda aromatica.

 

De festo Annuntiationis.

31. Hora sexta ad ligni pulsum convenimus ad sacellum purissimæ Dei Matris, et cœpto lychnico, perstant illic pauci fratres ob illud persolvendum ; reliqui faciunt processionem, et monasterium circumambientes veniunt, si est introitus et liturgia perfecta. Tunc vescimur piscibus et oleo, et bibimus ter.

32. In media hebdomada sanctorum jejuniorum post nonam cantatam, proponitur vivificum lignum, et omnes adoramus.

 

De recto in officinis ordine.

33. In sancta magna Quadragesima , postquam horam primam cantavimus, sole jam oriente, pergit unusquisque ad propriam officinam, recitaturque in eis psalterium totum, præter quam a calligraphis. Laborant vero usque ad nonam. Jam postquam lychnicum cantavimus, et cœnavimus, unusquisque sibi vacat pro libito.

Cæteris tamen anni diebus, cum horas non canimus, fiunt pulsus mane tres, et unusquisque pergit ad suam officinam, et usque ad prandium operatur. Cibo sumpio, singuli sibi vacant, prout voluerint, sive aliquid commentantes, sive dormientens usque ad octavam horam : namque hora octava lignum pulsatur ter, denuoque pergit unusquisque ad officinam suam usque ad lychnicum. Sed quo tempore horas psallimus, absoluta una hora, pergunt fratres ad officinas suas, usque ad sextam laborantes, sive recitanda sit nona sive secus. Et post sextam quies est, ut diximus, usque ad octavam.

34. In Palmarum pervigilio, ad verba Ad te, Domine, clamavi, permutantur chori, ita ut dexteri in sinistram partem transeant, sinistri autem in dexteram.

35. Siquando frangat vas frater sive figulinum sive ferreum, prandii tempore dum fratres vescuntur, stat ille prope mensam, abbate interim caputio caput suum obnubente ; et vas a se fractum manibus præfert, ad culpæ suæ ostensionem.

36. Postquam psalterium recitavimus, ad tertiam cathismatis gloriam, ter pulsat is qui canoni præest, ut conveniant ii qui adhuc psalterium ediscunt, ut conjunctim canonem cantemus. Namque ab hexapsalmo deinceps exeunt, et usque ad id tempus prædicto studio operam dant. Mox rursus tres pulsationes, et ad laudes pergitur quando legenda est catechesis magni Patris et abbatis Theodori.

37. In luminum pervigilio, post expletam divinam liturgiam, benedictionem accipimus : deinde os quidem colluimus qui communicavimus, eulogiam tamen non comedimus. Tum sacerdos compositis vasis, ad sanctas januas, dictaque prece, egreditur cum fratribus ad baptisterium cantans illud: Cum in Jordane baptizareris, Domine; quo dicto, pronuntiatur a diacono oratio collecta : qua finita, incipit sacerdos precem sanctificationis. Post aquas sanctificatas, et post aspersos eisdem fratres, canitur troparium tono obliquo quarto : Vox Dei super aquas clamat dicens. Stichus primus: Mare vidit, et fugit. Stichus secundus : Quid est tibi, mare, quod fugisti ? Et post ter cantatum hoc troparium, egressi in ecclesiam, canimus troparium tono quarto : Qui amictus es lumine mirabiliter. Hoc ter dicto, recitatur oratio a sacerdote, atque ita hæc divina doxologia desinit. Deinde sic pergit stichologia ad refectorium. Similiter sancta quoque feria quinta post communionem et ablutionem, fit pedum lotio. Et postquam omnes loti fuerint, pergit slichologia ad refectorium.

 

Per quanto riguarda la solennità dell'Annunciazione

31. All'ora sesta suona il simandro di legno e ci riuniamo tutti nella casa della Madre di Dio immacolata. Quando inizia l'ufficio del Vespro, alcuni pochi continuano ad eseguirlo mentre gli altri fanno una processione camminando intorno al monastero e vi rientrano quando è terminato l'introito e la liturgia. Successivamente, mangiamo pesce e olio d'oliva e beviamo tre [misure di bevanda aromatica].

32. Durante la settimana mediana della Santa Quaresima dopo che è stata cantata l'ora nona, il legno che dà la vita ci viene presentato e tutti lo adoriamo.

 

Per quanto riguarda l'organizzazione degli incarichi.

33. Durante la Santa e Grande Quaresima dopo che abbiamo cantato l'ora prima e che il sole è già sorto, ognuno va al proprio incarico. Durante l'esecuzione di questi, viene recitato l'intero salterio, tranne nel caso dei copisti. I fratelli lavorano fino alla nona ora. Dopo aver cantato l'ufficio del Vespro ed aver cenato, ognuno si impegna come desidera.

Negli altri giorni dell'anno, quando non cantiamo le ore, il segnale (del simandro) suona tre volte al mattino ed ognuno si avvia al proprio compito e lavora fino al pasto di mezzogiorno. Dopo il pranzo ognuno si occupa a suo piacimento, studiando o dormendo fino all'ottava ora. All'ottava ora il segnale suona tre volte e di nuovo ognuno si impegna nel proprio compito fino all'ufficio del Vespro. Ma nel periodo di tempo in cui cantiamo le ore, i fratelli celebrano l'ora prima e poi vanno ai loro compiti individuali, lavorando fino alla sesta ora, indipendentemente dal fatto che ci sia o meno da recitare l'ora nona. Dopo la sesta ora ognuno riposa, come abbiamo detto, fino all'ottava ora.

34. Durante la veglia della Domenica delle Palme alle parole: "[Dal profondo] a te grido, o Signore" (Sal 130(129),1), i cori cambiano di posto, quelli di destra passano a sinistra e quelli di sinistra a destra.

35. Ogni volta che un fratello rompe un vaso di terracotta o di metallo durante il pasto di mezzogiorno mentre i fratelli stanno mangiando, si metta vicino al tavolo dell'abate coprendo la sua testa con il cappuccio e tenga il vaso che ha rotto nelle sue mani come segno della propria colpa.

36. Dopo aver recitato il salterio, colui che presiede il canone dà tre segnali al terzo Gloria del kathisma, in modo che possano giungere coloro che stanno ancora imparando il salterio, così da poter cantare il canone insieme. Infatti, questi [fratelli] escono dopo i Sei Salmi e fino a quel momento si impegnano nello studio dei salmi come abbiamo detto. Il segnale risuona ancora tre volte e ci si affretta alle lodi quando la catechesi del grande Padre ed abate Teodoro sta per essere letta.

37. Alla vigilia della festa dell'Epifania, terminata la divina liturgia, riceviamo il pane consacrato: dopo, quelli che hanno ricevuto la comunione si sciacquano la bocca [con un sorso di una bevanda], ma tuttavia noi non sprechiamo il (rimanente) pane benedetto. Poi, dopo aver raccolto i vasi, il sacerdote si reca alle porte sante e, detta una preghiera, si reca al battistero (nell'atrio della chiesa) cantando: il "Mentre tu eri battezzato nel Giordano, o Signore". Detto ciò, la preghiera del giorno (la Colletta) viene recitata dal diacono: al termine di questa il sacerdote inizia la preghiera di benedizione [dell'acqua]. Dopo che le acque sono state benedette e sono state cosparse ai fratelli, si canta il troparion nel quarto tono plagale: "La voce del Signore risuonò sull'acqua dicendo". Il primo versetto è "Il mare vide e si ritrasse" (Sal 114(113A),3); il secondo versetto, "Che hai tu, mare, per fuggire?” (Sal 114(113A),5). Dopo aver cantato per tre volte questo troparion, torniamo in chiesa e nella quarta modalità cantiamo il troparion:Tu che sei mirabilmente avvolto di luce”. Quando questo viene ripetuto tre volte, il sacerdote offre una preghiera e la santa dossologia è terminata. Quindi la sticologia [i] prosegue nel refettorio. Allo stesso modo la lavanda dei piedi avviene il Giovedì Santo dopo che i [monaci hanno ricevuto] la comunione ed hanno sorseggiato una bevanda [per purificare la bocca dopo aver assunto il pane consacrato]. Quando tutti si sono lavati i piedi, la sticologia prosegue nel refettorio.

 

De quantitate vistimenti, calceamentorum, et de lecti materia, ac similibus,

38. Unusquisque frater habere debet subuculas duas, vestes exteriores duas, villosam unam, cucullas duas, superhumerale parvum ad ministeria, et aliud latius ad ecclesiam, quo ex lege utendum est vespere Sabbati ad lychnicum, et die dominico ad matutinum, denuoque vespere ad lychnicum, et antea ad divinam liturgiam, pariterque in solemnitatibus Domini. Habeat et aliud villosum superhumerale magnum. Habeat calceos tum breviore cothurno tum etiam longiore, et caligas. Item prolecto babeat mattam cilicinam, et duas villosas lodices.

 

Per quanto riguarda la quantità di vestiti e di calzature; la disposizione della biancheria da letto ed altre questioni simili.

38. Ciascuno dei fratelli deve avere due indumenti intimi, due indumenti esteriori, un indumento di lana, due cappucci, un piccolo scapolare per il lavoro ed un altro più largo per la chiesa che secondo l'usanza viene utilizzato il sabato sera nell'ufficio del Vespro e la domenica al Mattutino, e ancora la sera nell'ufficio del Vespro e prima ancora nella divina liturgia. Questa è anche l'usanza nelle feste del Signore. Ogni fratello deve avere anche un altro grande scapolare di lana. Per le calzature, deve avere stivali con gambali corti, stivali con gambali lunghi e scarpe. Per il suo letto deve avere una stuoia di pelo di capra e due coperte di lana.

 


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7 giugno 2020                a cura di Alberto "da Cormano"        Grazie dei suggerimenti       alberto@ora-et-labora.net