Breve storia dei carmelitani
Dal sito della “Curia Generalizia dei Carmelitani” –
https://www.ocarm.org/ - 2022
La nostra fondazione sul Monte Carmelo
Il monaco greco Phocas ci riporta che “San
Bertoldo”, “monaco canuto e investito di dignità sacerdotale; venne al
Carmelo nel 1155, costruì una piccola cappella e mise insieme dieci
fratelli". Esattamente, come e quando questi uomini vennero a stabilirsi
intorno alla fonte di Elia nel Wadi 'ain es-Siah rimane un punto
di congettura. Tuttavia, da quando entrarono nella vallata (verso la
fine del XII secolo), gli eremiti occidentali ebbero una lunga storia e
tradizione.
Nei suoi scritti, Jacques di Vitry, vescovo di
Acri dal 1216 al 1228, menziona la vita eremitica in Palestina:
"Altri, a imitazione del santo anacoreta, il
profeta Elia, conducevano vite solitarie sul Monte Carmelo, specialmente
da quella parte ... ora chiamata Haifa, vicino alla fonte chiamata
“Fonte di Elia”, ... dove in piccole grotte simili ad alveari, quelle
api del Signore mellificavano il divin miele della dolcezza spirituale.
"
Questo gruppo di eremiti, un’associazione
volontaria probabilmente composta per la maggior parte da laici, si
rivolse al Patriarca di Gerusalemme, Alberto Avogadro (1150-1214), per
redigere una formula di vita che istituisse e trasformasse la
comunità dei laici eremiti in un ordine religioso. La formula di vita
che questi eremiti ricevettero divenne la loro Regola e viene spesso
citata come la “Regola di Sant’Alberto”. Mentre il documento originale è
andato perduto nella storia, le modifiche del 1247 di papa Innocenzo IV
portarono i Carmelitani da una vita eremitica a una vita mendicante.
Naturalmente, l'insediamento dei primi
Carmelitani vicino alla Fonte di Elia, il Profeta biblico del Libro dei
Re, ebbe un impatto sulla spiritualità degli eremiti. Niente meno che
un’autorità, come quella di Sant’Antonio Abate – monaco Cristiano
vissuto tra il III e IV secolo –, dichiara che "l'asceta dovrebbe
modellare la sua vita come in uno specchio sull'esempio del grande
Elia".
San Girolamo, Santo e Dottore della Chiesa del
IV-V secolo, ha proposto un elenco di figure da emulare e conclude con
"il nostro capo Elia, il nostro Eliseo, i nostri figli dei profeti, che
abitavano nei campi e nei luoghi solitari e piantavano le loro tende
lungo le acque del Giordano". Molti consideravano Elia come il primo
eremita. Da Elia, infatti, i Carmelitani apprendono ad essere uomini del
deserto, dal cuore indiviso, integri davanti a Dio e dediti al Suo
servizio, che ardono di un amore appassionato per il Signore.
L'ispirazione mariana dell'Ordine proviene fin
dalle sue origini. In un racconto del 1231, sappiamo che un oratorio
dedicato a Maria, quale "Nostra Signora del Luogo", si trovava in mezzo
alle celle del Monte Carmelo. Nel corso del tempo, gli eremiti del Monte
Carmelo divennero noti come i "Fratelli di Nostra Signora del Monte
Carmelo". Nella Vergine Maria, i Carmelitani trovano l’immagine perfetta
di tutto ciò che desiderano e sperano di essere.
Emigrazione in Europa
Intorno al 1238, a causa delle incursioni e
delle persecuzioni dei Saraceni, i Carmelitani furono costretti ad
abbandonare la loro dimora sul Monte Carmelo. La maggior parte dei
Carmelitani tornò in Europa, nel proprio paese di origine, per farvi
stabilire l’Ordine.
La perdita del Monte Carmelo ha fornito
all'Ordine la sfida di adattarsi alla vita europea, particolarmente con
l'emergente movimento degli ordini religiosi mendicanti, principalmente
i domenicani, i francescani e gli agostiniani.
Nel Capitolo Generale del 1297 viene eletto
Priore Generale il primo Dottore carmelitano dell'Università di Parigi.
Siccome tutti i priori generali antecedenti erano eremiti e il Carmelo
un’esistenza prevalentemente eremitica, questo fu un importante momento
per lo sviluppo dell’Ordine.
Espansione nel tardo Medioevo
La rilocazione nei loro paesi native ha anche
fornito ai Carmelitani il beneficio del sistema universitario emergente.
Per prepararsi adeguatamente al ministero, i Carmelitani si avvalevano
di una preparazione teologica qualificata, diventando anche insegnanti e
scrittori universitari in tutta Europa.
Inevitabilmente, la vita del Carmelitano si era
molto adattata a causa della migrazione dal Monte Carmelo all'Europa.
Tuttavia, tale cambiamento suscitò il richiamo a tornare a essere come
erano prima. Ci furono molti sforzi per adattarsi meglio alla vita in
Europa pur rimanendo fedeli alla vita che avevano vissuto agli albori,
sul Monte Carmelo. Molteplici riforme si svilupparono, poi, nei secoli
successivi.
Una riforma introdusse le monache carmelitane
nell'Ordine. Fin dai primi arrivi in Europa, le donne si sono affiliate
all'Ordine in vari gradi. Con l'approvazione papale del 1452,
l'incorporazione divenne ufficiale e le donne vivevano in comunità
proprie.
Il Concilio di Trento e i suoi effetti
La maggior parte delle riforme furono movimenti
interni all'Ordine. Alcuni aspetti di queste riforme possono essere
osservati nella vita dei Carmelitani fino ad oggi. La riforma degli
Scalzi del XVI secolo, guidata da Teresa d'Avila, portò a un Ordine
separato dopo la morte di Santa Teresa e San Giovanni della Croce.
La Riforma Protestante sfidò gravemente
l'Ordine, in particolare nell'Europa settentrionale. Il luteranesimo
guadagnò poco terreno in Italia a causa dell'azione decisiva delle
autorità ecclesiali così come l'Inquisizione, in Spagna, mantenne
l'eresia al minimo. Modesti furono i contributi dell'Ordine al Concilio
di Trento, tuttavia, le riforme della vita religiosa richieste da Trento
furono attuate dall'Ordine.
Il Carmelo nell’ Era Moderna
Seguendo il rinnovamento apportato da Trento,
l'Ordine ha continuato a generare membri noti per la loro santità. Anche
gli scritti di questo periodo sono ben conosciuti come alcuni tra i più
belli mai composti prima.
All'alba della Rivoluzione Francese, l'Ordine
Carmelitano si era stabilito in buona parte del mondo. I suoi 13.000
membri erano divisi in 54 Province. Alla fine della Rivoluzione
Francese, però, l'Ordine subì gravi perdite tra le sue fiorenti Province
francesi perché completamente distrutte. Alla fine del XIX secolo,
l'Ordine contava solo 8 Province e 727 religiosi.
Fu proprio questo piccolo numero di religiosi e
alcune personalità intraprendenti che, nel XX secolo, con determinazione
e coraggio, ristabilirono l'Ordine laddove era presente e in nuove
terre.
Dal Concilio Vaticano II (1962-1965), i
Carmelitani hanno riflettuto a lungo sulla loro identità, sul loro
carisma, su ciò che è fondamentale nella loro vita. Sono "tornati alle
loro radici" come il Concilio ha chiesto di fare a tutti gli ordini
religiosi e hanno riscoperto cosa significhi "vivere in ossequio di Gesù
Cristo" nel mondo di oggi.
Il Carmelo, oggi
Oggi la Famiglia Carmelitana, con circa 2.000
frati Carmelitani, 800 monache contemplative, 2.300 membri di
congregazioni affiliate e 9.200 Laici Carmelitani, vive in 47 Paesi di
tutto il mondo. Una ricca vita ministeriale coinvolge case di
spiritualità, parrocchie, centri per gli esercizi spirituali, santuari
mariani, scuole secondarie, associazioni religiose, media e
iniziative per la giustizia e la pace.
I membri dell'Ordine esprimono la loro fedeltà a
Cristo con il loro impegno nel cercare il volto del Dio vivente
(dimensione contemplativa), vivendo in fraternità (comunità) e servizio
(diakonia) in mezzo al popolo. I modelli ideali di questa vita
continuano ad essere il profeta Elia e la Beata Vergine Maria, nonché i
molti Carmelitani ritenuti di aver vissuto la loro vita in modo
esemplare lungo i secoli.
Ritorno alla pagina iniziale "Regola di sant'Alberto"
| Ora, lege et labora | San Benedetto | Santa Regola | Attualità di San Benedetto |
| Storia del Monachesimo | A Diogneto | Imitazione di Cristo | Sacra Bibbia |
8 febbraio 2022
a cura
di
Alberto "da Cormano" alberto@ora-et-labora.net