REGOLA DEI CANONICI DEL CONCILIO DI AQUISGRANA

Nel nome di Dio Onnipotente: ecco l'inizio del Prologo.

 

Estratto e tradotto da “Monumenta Germaniae Historica (MGH), Concilia aevi Karolini”, Volume 2,Edizione 1

Albert Werminghoff - Hahnsche Buchhandlung, 1979

 

Nel nome della Santa e Indivisibile Trinità, nell'anno dell'Incarnazione di Nostro Signore Gesù Cristo 816, decima Indizione, terzo anno del suo regno, il cristianissimo e gloriosissimo Luigi, per grazia di Dio nostro imperatore vittorioso, convocò un santo e generale concilio nel palazzo di Aquisgrana. Poiché aveva, per ispirazione del cielo, il più ardente zelo per il culto divino, furono prese con cura e diligenza molte misure utili e necessarie per la riforma della santa Chiesa di Dio, nell'amore di quello stesso Dio che l'ha redenta con il suo sangue santo e prezioso e ha promesso di essere con lei "fino alla consumazione del mondo" (Mt 28,20; cfr. I Pietro 1,18). Tra le altre cose, egli consultò il suddetto santo e venerabile concilio, che si era riunito con il favore di Dio, e decretò che tutti lo consultassero sul da farsi nei confronti di alcuni prevosti delle chiese che non avevano sufficiente cura dei loro sottoposti e non erano generosi nell'ospitalità, in parte per ignoranza, in parte per pigrizia.

Inoltre, l'imperatore desiderava che, poiché la definizione dello stile di vita del clero canonico era dispersa in molti luoghi tra i sacri canoni e i detti dei santi Padri, il Concilio si riunisse e concordasse di estrarre dai detti sacri canoni e dagli scritti dei santi Padri un modello di tale stile di vita, a beneficio delle persone semplici e meno istruite. In questo modo si potrebbe orientare la condotta dei superiori e dei subalterni, affinché tutti coloro che pretendono di seguire la regola canonica procedano senza inciampi nel cammino intrapreso e vivano insieme al servizio di Cristo, con maggiore devozione e concordia unanime. Affinché ciò avvenisse sotto il favore di Dio, l'Imperatore esortò il Concilio a pregare umilmente insieme affinché il Signore, commosso dalla profonda devozione dei suoi servitori, provvedesse a far sì che le norme dell'Imperatore fossero conformi alla sua volontà e che la sua grazia la precedesse e la seguisse.

Ricevuta questa disposizione, la sacra assemblea fu colma di gioia interiore e alzò le mani verso il cielo, ringraziando e lodando il creatore di tutto, per aver concesso alla sua santa Chiesa un principe così pio e benevolo, saggio e devoto nel provvedere a tutte le sue necessità. Il Consiglio accolse quindi con gioia e buona volontà la disposizione dell'Imperatore, come qualcosa di salutare e che sarebbe stato di futuro beneficio per molti, con la benedizione di Dio. Premesso che c'erano già molti che, aiutati da Cristo, osservavano lo stile di vita canonico con i loro subordinati, in tutta pietà e devozione e che in molti luoghi tale regola venisse pienamente osservata, l'intero Consiglio si preoccupò comunque di redigere una descrizione di tale stile di vita, come il suddetto Imperatore li aveva consigliati, confidando insieme nell'aiuto di Dio e nell'assistenza molto considerevole del pio Imperatore. Egli, infatti, fu così generoso da dare loro accesso a una grande quantità di libri, dai quali poterono scegliere autorevoli canoni e scritti dei Padri, come si possono raccogliere fiori da diversi prati.

Di conseguenza, formularono questa regola e la diedero da osservare al clero canonico, in modo che, mentre costoro prima potevano avere difficoltà a sapere come vivere, a causa della loro mancanza di istruzione o della scarsità di libri, ora che queste mancanze erano state accuratamente riunite nella suddetta regola, potevano comprenderla facilmente. In questo modo, come era nelle intenzioni, i superiori potevano imparare a procedere correttamente e offrire ai loro subordinati un modello di vita salutare senza l'impedimento dell'ignoranza. Quindi, si applicarono  diligentemente a mettere insieme la forma di una regola che spiegasse in modo esauriente come i superiori dovevano vivere e governare i loro subalterni, come amministrare i fondi della chiesa e destinarli al servizio di Dio, come incoraggiare i buoni a fare meglio e correggere i pigri e i lassisti.

Quando al sacro sinodo fu presentato il testo della regola, alla presenza del suddetto glorioso imperatore, se ne compiacquero e concordarono nel dichiarare che era pienamente conforme all'autorità ecclesiastica, lodevole, adatta e benefica per la santa Chiesa e che nessuno di coloro che erano considerati saggi ed esperti era riuscito a trovarvi un difetto. Allora il sovrano vittorioso e tutti i presenti gridarono: "Grazie a Dio!". E non avevano torto, perché era Dio stesso che, per i suoi imperscrutabili scopi e con la sua benevola ispirazione, aveva persuaso il suddetto imperatore a promuoverla e, nella sua misericordia, lo aveva aiutato a metterla in atto.

Tutti coloro che servivano Dio sotto la forma canonica erano unanimemente d'accordo sul fatto che il testo di questa regola, che era stato redatto dall'attento lavoro di tanti uomini di Chiesa ed era stato raccomandato da coloro che erano degni di giudicare, dovesse essere osservato in ogni punto per quanto umanamente possibile. Sia i superiori che i subalterni, leggendo e meditando attentamente questo testo, così come altri scritti sacri, sarebbero stati rafforzati dall'aiuto di Dio per camminare instancabilmente nella vocazione a cui erano stati chiamati (cfr. I Cor 7,20), e sia ora che nei secoli a venire sarebbero stati costanti nell'implorare la sconfinata misericordia di Dio per questo piissimo sovrano che per il bene delle loro anime aveva convocato questo sacro e venerabile consiglio e con i suoi salutari consigli lo aveva incoraggiato a redigere il testo e ad approvarlo.

In un altro documento, e su indicazione dello stesso devoto imperatore, lo stesso sacro sinodo costruì con cura una breve regola, tratta dagli scritti dei santi padri riuniti in modo breve ma adeguato, e destinata all'osservanza delle sante donne che vivono secondo i canoni. In essa è contenuto come devono essere nominate le badesse, come devono vivere le canoniche all'interno della clausura monastica, quale compenso deve essere dato loro dai vescovi, e quali letture e documenti le guideranno all'ornamento della virtù. Così, dopo aver letto questa regola di vita, potranno, con l'assistenza di Dio, accettarla umilmente e metterla in pratica con diligenza in modo che, con i lumi delle loro buone opere, siano ritenute degne di assistere lo Sposo al suo arrivo, e quindi di entrare nella sua camera (cfr. Mt 25,1-13).

 


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9 gennaio 2024                a cura di Alberto "da Cormano"        Grazie dei suggerimenti       alberto@ora-et-labora.net