San Giuseppe, il precursore di "Ora, lege et labora"


 

LA TEOLOGIA GIUSEPPINA

di Padre Tarcisio Stramare

estratto dal sito http://movimentogiuseppino.wordpress.co

 

10. Esemplarità


Il tipo del Vangelo


Paragonando san Giuseppe alla lampada domestica, che diffonde i suoi raggi benefìci nella «casa di Dio», la Chiesa, Paolo VI afferma che egli «la rischiara del suo incomparabile esempio, quello che caratterizza il santo tra tutti fortunato per tanta comunione di vita con Gesù e con Maria, quello cioè del suo servizio a Cristo, del suo servizio per amore. Questo è il segreto della grandezza di san Giuseppe, che ben si accorda con la sua umiltà… Se mai a qualcuno si conviene questa insegna evangelica, che fa la gloria di Maria, la profetessa del “Magnificat”, quella del Precursore, quella, si può dire d’ogni santo: “servire per amore”, a san Giuseppe la dobbiamo attribuire, il quale ci appare da essa rivestito, come del profilo che lo definisce, come dello splendore che lo glorifica: servire Cristo fu la sua vita, servirlo nella dedizione più completa, servirlo con amore e per amore» (19 marzo 1966).

Buonvicino, San Giuseppe, Basilica di Santa Maria Maggiore - Roma
Buonvicino, San Giuseppe, Basilica di Santa Maria Maggiore - Roma
Egli è stato un uomo «impegnato», «tutto per Maria… e per Gesù»; «san Giuseppe è il tipo del Vangelo che Gesù annuncerà come programma per la redenzione dell’umanità; è il modello degli umili che il cristianesimo solleva a grandi destini; è la prova che per essere buoni e autentici seguaci di Cristo non occorrono grandi cose, ma bastano e occorrono virtù comuni, umane, semplici, ma vere e autentiche» (19 marzo 1969).

Leone XIII addita san Giuseppe come modello dei singoli stati del popolo cristiano: «In Giuseppe hanno i padri di famiglia il più sublime modello di paterna vigilanza e provvidenza; i coniugi un perfetto esemplare d’amore, concordia e fedeltà coniugale; i vergini un tipo e difensore insieme della integrità verginale. I nobili imparino da lui a conservare anche nella avversa fortuna la loro dignità e i ricchi intendano quali siano quei beni che è necessario desiderare. I proletari e gli operai e quanti in bassa fortuna debbono da lui apprender ciò che hanno da imitare» (QP).

Per Giovanni XXIII, «san Giuseppe offre esempio di attraente disponibilità alla divina chiamata, di calma in ogni evento, di fiducia piena, attinta da una vita di sovrumana fede e carità, e dal gran mezzo della preghiera» (17 marzo 1963).

Lavoro e contemplazione


Il lavoro non è separabile da san Giuseppe. Esso ne ha talmente caratterizzato la vita da daterminarne la categoria sociale, da lui
 trasmessa a Gesù, denominato «fìlius fabri» (Mt 13,55; Mc 6,3). L’importanza del lavoro nella vita umana è tale da richiedere di essere assunto nel mistero dell’incarnazione. «Insieme all’umanità del Figlio di Dio esso è stato accolto nel mistero dell’incarnazione, come esso è stato in particolare modo redento». Giovanni Paolo II evidenzia in questo contesto il ministero salvifico di san Giuseppe: «Grazie al banco di lavoro presso il quale esercitava il suo mestiere insieme con Gesù, Giuseppe avvicinò il lavoro umano al mistero della redenzione» (RC, n. 22).

Riproponendo l’esempio di Giuseppe ai lavoratori, Pio XII sottolineava che egli era stato il santo nella cui vita era penetrato maggiormente lo spirito del Vangelo. Se questo spirito, infatti, affluisce dal cuore dell’Uomo-Dio in tutti gli uomini, «è pur certo che nessun lavoratore ne fu mai tanto perfettamente e profondamente penetrato quanto il padre putativo di Gesù, che visse con lui nella più stretta intimità e comunanza di famiglia e di lavoro» (1° maggio 1955). «Non vi è mai stato un uomo così vicino al Redentore per vincoli domestici, per quotidiani rapporti, per armonia spirituale e per la vita divina della grazia, come Giuseppe, della stirpe di David, ma pur umile lavoratore manuale» (Allocuzione, 7 settembre 1947).

G. Wueger, 1892, Beuron (Germania)
G. Wueger, 1892, Beuron (Germania)

Modello dei lavoratori, san Giuseppe non lo è meno di coloro che si dedicano alla vita contemplativa, come lo prova santa Teresa di Gesù, la grande riformatrice del Carmelo contemplativo. Paolo VI ne sottolinea, infatti, la «insondabile vita interiore» (19 marzo 1969). San Giuseppe non poteva non agire in «un clima di profonda contemplazione», a motivo del suo «quotidiano contatto col mistero “nascosto da secoli”, che “prese dimora” sotto il tetto di casa sua» (RC, n. 25). Giovanni Paolo II, dopo aver notato che «le anime più sensibili agli impulsi dell’amore divino vedono a ragione in san Giuseppe un luminoso esempio di vita interiore» spiega come «l’apparente tensione tra la vita attiva e quella contemplativa trova in lui un ideale superamento, possibile a chi possiede la perfezione della carità. Seguendo la nota distinzione tra l’amore della verità e l’esigenza dell’amore, possiamo dire che san Giuseppe ha sperimentato sia l’amore della verità, cioè il puro amore di contemplazione della verità divina che irradiava dall’umanità di Cristo, sia l’esigenza dell’amore, cioè l’amore altrettanto puro del servizio, richiesto dalla tutela e dallo sviluppo di quella stessa umanità» (RC, n. 27).


Modello dell’obbedienza


Giovanni Paolo II propone all’intero popolo cristiano l’insigne esempio di san Giuseppe, perché esso «tenga sempre dinanzi agli occhi il suo umile, maturo modo di servire e di “partecipare” all’economia della salvezza. Ritengo, infatti, che il riconsiderare la partecipazione dello Sposo di Maria al riguardo consentirà alla Chiesa, in cammino verso il futuro insieme con tutta l’umanità, di ritrovare continuamente la propria identità nell’ambito di tale disegno redentivo, che ha il suo fondamento nel mistero dell’incarnazione» (RC, n. 1).

L. Seitz, Cappella tedesca, Loreto
L. Seitz, Cappella tedesca, Loreto


Qual è l’identità della Chiesa nell’ambito della Redenzione? Il Papa la indica citando il Concilio Ecumenico Vaticano II, secondo il quale «l’atteggiamento fondamentale di tutta la Chiesa deve essere quello del “religioso ascolto della Parola di Dio”, ossia dell’assoluta disponibilità a servire fedelmente la volontà salvifica di Dio, rivelata in Gesù. Già all’inizio della redenzione umana troviamo incarnato il modello dell’obbedienza, dopo Maria, proprio in Giuseppe, colui che si distingue per la fedele esecuzione dei comandi di Dio» (RC, n. 30).

«Il Concilio Vaticano II ha di nuovo sensibilizzato tutti alle “grandi cose di Dio”, a quell’economia della salvezza, della quale Giuseppe fu speciale ministro. Raccomandandoci, dunque, alla protezione di colui al quale Dio stesso “affidò la custodia dei suoi tesori più preziosi e più grandi”, impariamo al tempo stesso da lui a servire l’”economia della salvezza”. Che san Giuseppe diventi per tutti un singolare maestro nel servire la missione salvifica di Cristo, compito che nella Chiesa spetta a ciascuno e a tutti: agli sposi ed ai genitori, a coloro che vivono del lavoro delle proprie mani o di ogni altro lavoro, alle persone chiamate alla vita contemplativa come a quelle chiamate all’apostolato» (RC, n. 32). L’insigne esempio di san Giuseppe, infatti, «supera i singoli stati di vita e si propone all’intera Comunità cristiana, quali che siano in essa la condizione e i compiti di ciascun fedele» (RC, n. 30).

Ne segue che, mentre gli altri Santi possono interessare solo questa o quella categoria o istituzione, la figura e la missione di san Giuseppe riguardano, invece, tutta la Chiesa e non solamente le persone o le istituzioni che ne portano il nome; a costoro competono, tuttavia, l’onore e l’onere, derivanti dal loro particolare titolo o carisma, di promuoverne nella Chiesa la conoscenza e la devozione.



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John Everett Millais, 1849, Tate Gallery, Londra


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23 giugno 2014                a cura di Alberto "da Cormano"        Grazie dei suggerimenti       alberto@ora-et-labora.net