REGOLA DEI QUATTRO PADRI

estratto da "Regole monastiche d'Occidente" - a cura di Enzo Bianchi - Einaudi editore


Inizia la regola dei santi padri Serapione, Macario, Pafnuzio e un altro Macario.

 

Prologo .

1. Mentre eravamo seduti insieme, 2. convinti che questa era la decisione piú salutare pregammo il Signore nostro di accordarci lo Spirito santo, 3. perché ci ammaestrasse su come potessimo disporre la vita di conversione dei fratelli e una regola di vita.

 

1. Discorso di Serapione. La vita comune e l'obbedienza.

Serapione disse: « 1. Della misericordia del Signore è piena la terra, e schiere di molti tendono alla somma altezza della vita, 2. anche perché la desolazione di questo luogo solitario e la paura dei terribili animali [che vi si trovano] non consentono ai fratelli di abitare ciascuno singolarmente. 3. La cosa migliore, poi, sembra essere quella di obbedire ai comandi dello Spirito santo; 4. non solo, ma le nostre personali parole non possono rimanere salde se le nostre disposizioni non vengono rese salde dalla saldezza delle Scritture, 5. che dicono: “Ecco com’è buono e gioioso abitare come fratelli insieme! ”; 6. e ancora: “Egli, che fa abitare in una casa coloro che sono unanimi”.

7. E ora che la regola della pietà” è stata ormai resa salda da evidentissime indicazioni dello Spirito santo, proseguiamo col disporre la regola [di vita] dei fratelli.

8. Vogliamo, dunque, che i fratelli abitino nella casa unanimi e nella gioia. 9. Come, poi, tali unanimità e gioia possano essere vissute senza alcuna deviazione, adesso, con l'aiuto di Dio, lo rendiamo noto.

10. Vogliamo, dunque, che uno presieda a tutti, 11. e che nessuno devii a sinistra dal suo consiglio o comando, 12. ma che gli si obbedisca in tutta letizia, come a un comando del Signore, 13. secondo ciò che dice l’Apostolo agli Ebrei: “Obbedíte a coloro che vi sono stati preposti, poiché essi veglíano su di voi”; 14. e il Signore ha detto: “Non voglio il sacrificio, ma l’obbedienza”. 15. Coloro, poi, che desiderano ardentemente essere unanimi in tale opera, considerino anche che fu per la sua obbedienza che Abramo piacque a Dio e fu chiamato amico di Dio; 16. che per la loro obbedienza gli stessi apostoli meritarono di essere testimoni del Signore fra le tribú e i popoli”; 17. e, infine, che lo stesso nostro Signore, discendendo dalle supreme altezze alle regioni di quaggiú dice: “Non sono venuto per fare la mia volontà, ma la volontà di Colui che mi ha mandato”. 18. Poiché, dunque, l’obbedienza è resa salda da queste cosí grandi virtú, sia praticata con molta cura e con grande applicazione».

 

2. Discorso di Macario. Colui che presiede, e l’accoglienza dei novizi e degli ospiti.

Macario disse: «1. I tratti distintivi delle virtú dei fratelli – che sono l’abitare [insieme] e l’obbedienza - sono stati tracciati per iscritto sopra. 2. Ora, con l'aiuto di Dio, mostriamo come deve essere esercitata l'attività spirituale da parte di coloro che presiedono.

3. Colui che presiede deve mostrarsi tale come dice l’Apostolo: “Siate un modello per i credenti”. 4. Egli, cioè, deve elevare le anime dei fratelli dalle realtà terrene a quelle spirituali, secondo le qualità della pietà e della severità spirituali, 5. Come dice l’Apostolo: “Rimprovera, supplica, riprendi con ogni mitezza”; 6. e in un altro passo dice: “Cosa volete: che venga a voi con la verga o con spirito di mansuetudine ?”. 7. Chi presiede deve discernere come mostrare un sentimento di affetto verso ciascuno. 8. Deve mantenere la parità, 9. senza dimenticarsi del Signore che dice: “Con la misura con cui misurerete sarà misurato anche a voi”.

10. Quando, dunque, ci si ritrova per la preghiera, nessuno pretenda di pronunciare la lode di un salmo senza il comando di chi presiede. 11. Si osservi, poi, il seguente criterio: che nessuno nel monastero, nello stare in coro e nel salmodiare, pretenda di precedere uno piú anziano, 12. come dice Salomone: "Figlio, non bramare di essere il primo”; 13. e: “Non sederti al primo posto in un banchetto, perché non giunga uno migliore di te e ti si dica: Alzati, e tu patisca la vergogna”. 14. E ancora dice: “Non voler gustare ciò che è alto, ma temi”. 15. E se chi presiede tarda, anzitutto bisogna portarlo a conoscenza della cosa, e poi è bene obbedire al suo comando.

16. Mostriamo ora come va effettuata la valutazione nei confronti di coloro che si convertono dal mondo. 17. Anzitutto, costoro devono amputare le ricchezze del mondo. 18. E se colui che si converte è un povero, ha anche lui delle ricchezze da amputare, 19. ricchezze che lo Spirito santo indica per mezzo di Salomone quando dice: “La mia anima odia il povero superbo”; 20. e in un altro passo dice: “ll superbo è come un ferito”. 2 1. Colui che presiede, dunque, deve osservare con grande cura questa regola: che se un povero si converte, per prima cosa deponga il carico della superbia, 22. e dopo esser stato cosí messo alla prova sia accolto. 23. Egli deve anzitutto rivestirsi di umiltà, cosí - il che è cosa grande e sacrificio gradito” a Dio - da non fare la propria volontà, ma da esser pronto a tutto”. 24. Qualunque cosa accada deve ricordarsi [della parola]: “Pazienti nella tribolazione”.

25. Se qualcuno è cosí; qualora voglia liberarsi dalle oscurità del mondo, anzitutto si rechi presso il monastero e rimanga davanti alla porta per una settimana. 26. Nessuno dei fratelli si unisca a lui, e non gli si presentino se non cose dure e faticose. 27. Se, tuttavia, egli persevererà nel bussare, non si neghi l'ingresso a lui che chiede, 28. ma chi presiede deve ammaestrare tale persona su come possa osservare la vita dei fratelli e la regola.

29. Se, invece, è un ricco che possiede molte ricchezze nel mondo e vuole convertirsi, deve per prima cosa compiere la volontà di Dio 30. e seguire quel preciso comando che viene dato al giovane ricco: 31. “Vendi tutto ciò che hai e dàllo ai poveri, poi prendi la tua croce e seguimi”. 32. In seguito, deve essere ammaestrato da chi presiede a non lasciare per se stesso nulla se non la croce, che egli deve tenere, e a seguire il Signore. 33. E queste sono le somme altezze della croce che egli deve tenere: anzitutto, in totale obbedienza, faccia non la propria volontà ma quella altrui. 34. E se vorrà donare una parte [dei suoi beni] al monastero, sappia a quale condizione sia lui che la sua offerta vengono accolti. 35. Se, poi, vorrà avere con sé qualcuno dei suoi servi, sappia che non li avrà piú come servi, ma come fratelli, per essere trovato perfetto in tutto”.

36. Come devono essere accolti gli ospiti pellegrini.

37. Quando essi arrivano, non accorra nessuno a rispondere loro se non colui a cui ne sia stato affidato l’incarico. 38. A costui non sarà consentito né pregare né porgere la pace se prima l'ospite non sarà stato visto da chi presiede. 39. Dopo, fatta insieme la preghiera, segua pure, secondo il suo ordine, il dovuto saluto di pace. 40. Allo stesso modo, non sarà consentito a nessuno di stare a parlare con chi arriva, se non a colui che presiede e a coloro che egli avrà voluto. 41. Se poi vengono per il pasto, non sarà consentito al fratello pellegrino mangiare con i fratelli, tranne con colui che presiede, perché possa esserne edificato. 42. Non sarà consentito a nessuno parlare; e non si ascoltino parole di nessuno se non quelle divine - che cioè siano tratte dalla Scrittura -, oppure di chi presiede o di coloro a cui egli avrà comandato di parlare, perché sia qualcosa che riguardi Dio».

 

3. Discorso di Pafnuzio. I digiuni, il lavoro e il servizio fraterno.

Pafnuzío disse: «1. Tutte le cose che sono state dette sono grandi e utili per la salvezza dell'anima“.

 2. Ma non bisogna neanche tacere su come debba essere osservato l'ordine dei digiuni.

3. Riguardo a ciò, non vi è altra salda testimonianza se non quel passo in cui si dice: 4. “Pietro e Giovanni salivano al tempio verso l'ora nona della preghiera”. 5. Questo, dunque, è il criterio che bisogna osservare: che in monastero ogni giorno non si mangi se non a nona, eccetto il giorno della domenica. 6. Di domenica, poi, non si abbia tempo se non per Dio; 7. e in tale giorno non si venga a sapere di nessun lavoro, ma la giornata sia trascorsa solo con inni, cantici e salmi spirituali.

8. Stabiliamo come i fratelli devono lavorare.

9. Si deve, dunque, osservare questo criterio: 10. che dall'ora prima fino a terza abbiano tempo per Dio. 11. Da terza, poi, fino a nona, accolgano senza alcuna rnormorazione qualunque [lavoro] venga loro comandato. 12. Coloro a cui è comandato [un lavoro] devono ricordarsi della parola dell'Apostolo: “Tutto ciò che fate, fatelo senza mormorazione”. 13. Essi devono temere quella terribile parola: “ Non mormorate, come mormorarono alcuni di loro e perirono per mano dello Sterminatore”. 14. Colui che presiede, a sua volta, deve affidare il lavoro da compiere a un solo [fratello], cosí che tutti gli altri obbediscano al comando di colui a cui [tale lavoro] è stato affidato.

15. Come chi presiede deve conoscere le debolezze e le possibilità fisiche di ciascuno.

16. Se qualche fratello, a causa dei digiuni o del lavoro manuale - 17. lavoro che l’Apostolo comanda quando dice: “Lavorando con le nostre mani per non essere di peso a ciascuno di voi”-, 18. fosse assalito dalla debolezza, chi presiede deve provvedere a che tale debolezza venga sostenuta. 19. Se, invece, tale fratello è debole nell'animo, bisogna che lavori piú assiduamente, considerando come l'Apostolo ridusse in servitú il proprio corpo“. 20. E comunque si deve far bene attenzione a questo: che egli non faccia in nulla la propria volontà.

21. Come i fratelli devono prevenirsi con mutui servizi.

22. Se la comunità dei fratelli è grande, colui che presiede deve stabilire l'ordine dei settimanari e gli incarichi che devono vicendevolmente succedersi nel servire.

23. Come deve essere colui che si occupa delle celle dei fratelli.

24. Deve essere eletto uno che sia tale da poter dominare in tutto le suggestioni della gola 25. e che tema la parola di condanna rivolta a Giuda, che dall’inizio è stato ladro. 26. Colui che viene incaricato di tale compito deve fare in modo da poter udire [su di sé]: 27. “Colui che avrà servito bene acquisisce per sé un buon posto”.

28. Devono anche sapere, i fratelli, che tutto ciò che in monastero passa per le loro mani, sia riguardo al vasellame, sia riguardo agli attrezzi e a tutte le altre cose, è santo. 29. Se qualcuno tratta con negligenza qualcosa, 30. sappia che si trova nella stessa condizione di quel re che insieme con le sue concubine beveva nei vasi santi della casa di Dio, e sappia quale castigo si è meritato.

3 1. Questi precetti sono da custodirsi e da richiamare ogni giorno alle orecchie dei fratelli».

 

4. Discorso di Macario. Rapporti con i monasteri e accoglienza dei chierici.

Macario disse: «1. La Verità stessa testimonia ciò, quando dice: “Ogní parola sarà considerata valida qualora sia sulla bocca di due o tre testimoni”. 2. Bisogna, perciò, rendere salda la regola della pietà”.

3. Ma non bisogna neanche tacere questo: come i monasteri possono raggiungere fra di loro una pace salda.

4. Non sarà consentito accogliere un fratello proveniente da un altro monastero senza la decisione di chi presiede. 5. E non solo non sarà consentito accoglierlo, ma neanche vederlo, 6. Poiché l’Apostolo dice che colui che rinnega la sua prima fede è peggio di un infedele. 7. E se quegli avrà chiesto al suo superiore di poter entrare in un altro monastero, sia raccomandato dal suo superiore presso [la comunità] in cui desidera stare, 8. e sia accolto in modo tale 9. che quanti sono i fratelli che troverà nel monastero tanti superiori sappia di avere. 10. E non si consideri ciò che egli è stato, ma si esamini come comincia ad essere. 1 1. E se, una volta accolto, si vede che possiede qualcosa, sia quanto ai diversi oggetti sia in libri, non gli sarà piú permesso averli, 12. perché possa essere perfetto colui che altrove non ha potuto esserlo”. 13. Quando, poi, i fratelli si ritrovano insieme, se vi sarà qualche colloquio sulle Scritture ed egli fosse istruito su di esse non gli sia consentito parlare se non gli sarà stato comandato da chi presiede.

14. Come vanno accolti gli ospiti chierici.

15. Con ogni rispetto, quali ministri dell’altare. 16. Non sarà lecito concludere la preghiera se non a loro: anche se egli fosse un portinaio, è ministro del tempio di Dio. 17. E se cade in qualche colpa ed è riconosciuto colpevole della mancanza di cui si dice non gli sia consentito concludere la preghiera al cospetto di chi presiede o del secondo. 18. Non si permetta a nessun chierico di abitare nel monastero 19. se non, soltanto, a coloro che la caduta nel peccato abbia condotto all'umiltà e abbia ferito, in modo che nel monastero possano essere guariti in virtú della medicina dell'umiltà.

20. Queste sono le cose che vi è sufficiente osservare e vi si addice custodire, e sarete irreprensibili.

 

5. Prosegue il discorso di Macario. Come correggere i fratelli.

1. Non bisogna, poi, tacere neanche questo: come vanno corrette le colpe di ciascuno. A seconda della natura della colpa vi sarà una scomunica. Si osservi, dunque, il seguente criterio.

2. Se un fratello avrà pronunciato una parola oziosa, 3. perché non venga sottoposto al sinedrio stabiliamo che per tre giorni sia tenuto fuori dalla comunità e da ogni colloquio con i fratelli, in modo che nessuno si avvicini a lui. 4. Se, invece, qualcuno sarà stato sorpreso a ridere o a fare discorsi scurrili - 5. cose che, come dice l’Apostolo, non si addicono -, 6. ordiniamo di castigarlo con ogni genere di correzione umiliante per due settimane, nel nome del Signore, 7. come dice l'Apostolo: “Se tra voi si sente parlare di un fratello iracondo, superbo o rnaldicente", 8. riprendetelo e correggetelo non come un nemico, ma come un fratello”; 9. e in un altro passo: “Se un fratello è stato scoperto in una qualche colpa, voi che siete spirituali ammaestrate e correggete tale fratello”, 10. E’ cosí che ciascuno deve fare, in modo che per le frequenti umiliazioni costui, non riprovato ma provato, perseveri in comunità.

11. A voi, poi, che siete deputati a quest'incarico, comandiamo anzitutto questo: di non fare preferenze di persona, 12. ma che tutti siano amati con pari affetto, e tutti siano guariti attraverso la correzione, 13. poiché l’equità è gradita a Dio, 14. Come dice il profeta: “Se veramente parlate secondo giustizia giudicate

giustamente, figli degli uomini”. 15. Questo vogliamo che non vi rimanga nascosto: che chi non corregge colui che sbaglia sappia che dovrà rendere conto di lui. 16. Siate dei fedeli e buoni coltivatori. 17. Correggete gli inquieti, sostenete i deboli, siate pazienti con tutti, 18. e quanti piú ne avrete guadagnati, per altrettanti riceverete la ricompensa.

19. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo.

Amen».



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21 giugno 2014                a cura di Alberto da Cormano        Grazie dei suggerimenti       alberto@ora-et-labora.net