Da Benedetto da Norcia a Benedetto di Aniane. La conservazione della Regula Mixta da parte di alcune fondazioni di tipo irlandese

di Enrico Mariani

Estratto da "Sette Chiese", trimestrale di fede e cultura religiosa dal cuore della Bologna Cristiana


Quando si pensa al monachesimo medievale, subito lo si collega con la Regola di San Benedetto (= RB). Questo è in gran parte vero, ma si potrebbe dire che non era affatto scontato. Il “dominio” della RB nel monachesimo occidentale fu per lungo tempo meno “assoluto” di quanto generalmente si pensi. In realtà, oltre naturalmente al suo innegabile pregio intrinseco, già riconosciuto del resto da San Gregorio Magno (discretione praecipua, sermone luculenta), la RB ha ricevuto per così dire degli autorevoli “appoggi” (Benedetto di Aniane e il programma carolingio di unificazione anche monastica dell’Impero), che le hanno consentito di battere un’agguerrita “concorrenza”, in un vero e proprio processo di “selezione”.

Del resto basterebbe uno sguardo all’”albero genealogico” delle Regole monastiche occidentali del Dizionario degli Istituti di Perfezione (DIP) per rendersi conto dell’estrema complessità dei rapporti che legano quella trentina di Regole che riempiono un arco di tempo che va dal IV-V secolo al IX.

A partire dall’epoca carolingia, invece, tutto questo patrimonio legislativo “sparisce” letteralmente (sia pure non istantaneamente) dal mondo monastico per fare posto alla solitaria RB.

Dopo di allora un gran numero di testi legislativi diventeranno solo materia di studio per eruditi, e non più vita vissuta. Gli ultimi... irriducibili, oltre ai periferici “iberici”, saranno alcune fondazioni di tipo irlandese, che conserveranno ancora per qualche tempo la Regula mixta (tipicamente RB + Colombano), prima di uniformarsi anch’essi alla legislazione prescritta da Benedetto di Aniane con l’”imposizione” della sola RB.

La RB però non è che un prodotto piuttosto recente della tradizione monastica, ed è seguìta a sua volta da molti altri testi. Dalle cosiddette Regole-Madri (Pacomio, Basilio, Agostino, Cassiano), o Regole “originali”, si sviluppano infatti, secondo una classificazione molto significativa ripresa anche dal DIP, non meno di cinque generazioni di Regole, e la RB non appartiene che alla quinta ed ultima, mentre la poco più antica Regula Magistri (= RM) è già di... quarta generazione. E come la RB attinge alla RM, ad Agostino, a Basilio e a Cassiano, anche altre Regole coeve o successive attingono ai medesimi autori, e a molti altri. Dunque parecchi testi avevano per così dire le stesse possibilità di affermarsi, ma solo la RB ha... trionfato. Per capire tutto questo occorre esaminare più da vicino il complesso delle legislazioni monastiche del VI-VII secolo.

Lungi dal nascere come Regola “universale”, la Regola di San Benedetto fu probabilmente scritta all’inizio per il solo movimento monastico avviato dal Santo di Norcia a Montecassino. Eppure ben presto cominciò ad espandersi e ad imporsi per la sua saggezza e per il suo equilibrio. Si tratta però di una diffusione capillare e non globale, una infiltrazione in piena regola.

Seguendo le tracce letterarie della RB si può ricostruire la sua diffusione, come aveva fatto ad esempio il Penco negli anni’50 in un suo articolo intitolato "La prima diffusione della Regola di S. Benedetto". Ricerche e osservazioni. E le sorprese di questa “diffusione” non sono poche.

In pratica, almeno inizialmente la RB era solo uno dei molti “arsenali” che i compilatori di Regole del VII secolo (una categoria di autori monastici che poté godere di una certa diffusione) saccheggiavano senza troppi scrupoli di paternità letteraria per comporre i propri testi. Parti intere della RB, soprattutto il Direttorio ascetico di RB 2-7, venivano inglobate senza tanti problemi, talvolta rasentando il plagio (ma la sensibilità degli antichi non era la nostra!). ”Ecumenicamente”, però, questi esperti della giustapposizione piazzavano un gruppo di capitoli della RB tra altri gruppi di capitoli, presi magari da Agostino o da Cesario di Arles, talvolta senza nemmeno limare le inevitabili smagliature che si inserivano nei “punti di sutura”. Pertanto il minimo che si possa dire di tali testi era che presentavano una certa eterogeneità.

Regole per monasteri franchi, Regole per fondazioni della Gallia, Regole per monasteri femminili (come la Regula Donati e la Regula cujusdam Patris), Regole molto brevi (come la Regula Largiente Domino), perfino frammenti di Regole perdute, come la Psallendo pro sancta devotione, e addirittura Regole per eremiti, come la Regula solitariorum di Grimlaico: tutti gli Autori di queste legislazioni inseriscono nelle proprie opere brani della RB.

Accanto alla RB vi erano anche altre fonti. I più “richiesti” erano senza dubbio Agostino, Cesario di Arles e Colombano. Ne è prova ad esempio la Regula  Donati, un topos del genere, che mescola appunto pagine del Santo di Norcia, testi del Vescovo di Ippona e scritti dell’Abate di Bobbio in un pregevole “centone” monastico.

Altri testi invece mantengono questa impostazione compilativa, ma senza la RB. Si pensi alla Regula di Ferreolo, vescovo di Uzés (553-581). Come proposto dal Desprez, questa Regola sarebbe originaria della Gallia Meridionale e redatta nel VI secolo. Si tratta in ogni caso di un autore abbastanza originale, se paragonato ad altri. E comunque non contiene passi di RB.

Ben diversa è la Regula monasterii Tarnantensis, di autore ignoto. Per quanto riguarda la datazione, il Villegas la colloca tra il 551 e il 573. A livello di localizzazione geografica, vi sono delle difficoltà. Forse il suo luogo di origine è presso il Rodano.

Ora, in questo testo l’Autore “copia” letteralmente (a volte in modo “franchement servile”, dice il Villegas) brani di Pacomio, Agostino e Cesario, senza trascurare la Regula Patrum, e in piccola parte la RB. Il livello di questa “compilazione” è stato evidenziato graficamente dall’Editore, che ha pubblicato il testo direttamente in sinossi con le sue numerosi fonti.

Per quanto riguarda gli “adattamenti” interni di brani della RB, si può prendere ad esempio la Regula Donati, scritta da Donato vescovo di Besançon  intorno alla metà del secolo VII per le monache di Jussanmoutier. Lo stesso Autore ammette esplicitamente la sua dipendenza da San Benedetto. Dopo aver “explorato” la Regola di San Cesario, insieme a quelle di San Benedetto e di San Colombano, si accinge a scrivere il suo proprio testo. Alcuni passi sono presi “di peso” dalla RB e trasferiti nel nuovo contesto, solo con piccoli e ovvii ritocchi. Non del tutto scontata è questa presenza della RB in un Autore che, come sottolinea de Vogüé, apparteneva a Luxeuil e alla tradizione colombaniana. Eppure, come annota ancora de Vogüé, che ne ha curata l’edizione, l’utilizzo della RB è dovuto probabilmente anche al fatto che, essendo una Regola abbastanza lunga, offriva maggiore materiale al compilatore! Quanto a Cesario, la sua presenza è dovuta al fatto che avendo composto una Regola per monache, offriva a Donato del materiale già pronto, senza la necessità di apportare dei correttivi. Naturalmente vi è anche una parte “originale”, propria di Donato, ma la massa dei testi presi da altri Autori è predominante.

La stessa situazione si ricontra nella Regola di Valdeberto di Luxeuil, composta verso il 630 per le monache di Faremoutiers. Particolarmente “raffinati” e significativi in questo caso sono gli interventi operati sulla RB per adattarla ad un monastero femminile. Si prenda ad esempio il capitolo sulla portineria. Ci si aspetterebbe una presenza massiccia di RB 66. Eppure il testo di Valdeberto è solo in parte parallelo al suo omologo benedettino, poiché contiene anche riferimenti a RB 53. All’inizio è sottolineata la cura verso i pauperes e i peregrini, tema tipico nel De hospitibus di San Benedetto, ma non particolarmente esplicito nel capitolo sulla portineria. Poi si parla di elemosine ricevute dalle monache, che devono riporle nel loro cellarium. Infine vi è una ripresa del tema dell’accoglienza riservata agli ospiti ed ai pellegrini, con riferimento alle disposizioni sulla separazione monaci/visitatori di RB 53. Qui il tema della separazione è ovviamente molto sottolineato, trattandosi di un monastero femminile. Si tratta come si vede di un sapiente “dosaggio” della RB ad uso di una situazione monastica molto diversa.

La tendenza “compilativa” si riscontra anche nel monachesimo iberico con la Regola di Isidoro (+636), ma soprattutto con quella di Fruttuoso (+665), che incorpora principalmente testi di Pacomio, Cassiano, Girolamo, e naturalmente RB.

Ora, molte di queste Regole hanno la peculiarità di essere state conservate da pochi manoscritti, e alcune addirittura ci sono note solo attraverso il Codex e la Concordia Regularum di Benedetto di Aniane. Nel primo testo (conservatoci dal famosissimo manoscritto 28118 di Monaco che contiene anche la Regula Magistri), sono raccolte integralmente le varie Regole monastiche. Nel secondo caso, i vari passi di RB sono messi in parallelo con i corrispondenti testi di altre Regole, allo scopo di dimostrare che tutto il monachesimo è “incluso” nella RB stessa, che “compendia” le varie fonti della legislazione monastica.

Giungeva così al termine una fase di “pluralismo”, caratterizzata da una estrema “disinvoltura” nel tagliare, ricucire, modificare e adattare brani delle Regole più disparate. In fondo, come riconosceva lo stesso Benedetto di Aniane, era quello che San Benedetto aveva realizzato, ma con insuperabile maestria, armonizzando Agostino e il Maestro con il monachesimo orientale. Non sempre però questa operazione di sintesi era riuscita, soprattutto nei più tardi epigoni della RB, in cui talvolta si arrivava alla pura e semplice giustapposizione di testi.

Comunque, con Benedetto di Aniane giunge al termine l’epoca delle Regole-centone, e inizia quella del puro commento all’unico testo ormai autorizzato. Vi saranno allora Autori come Smaragdo, con la sua Expositio in Regulam Sancti Benedicti, che ancora contiene, sia pure allo stato di frammento, testi di Regole ormai “estinte” come la RM. Tuttavia l’epoca della “creatività” e dello spontaneismo si era conclusa, lasciando ai Liber Consuetudinum il compito di “inculturare” la RB nei vari contesti locali.


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21 giugno 2014                a cura di Alberto da Cormano        Grazie dei suggerimenti       alberto@ora-et-labora.net