SAN BENEDETTO E L'EUROPA


 

Alcuni brani tratti da "San Benedetto il primo Europeo"

di Ludmila Grygiel

Collana Radici - Edizioni Cantagalli

 

INTRODUZIONE

All’inizio del Terzo Millennio, mentre si parla tanto della costruzione della nuova Europa, dell’allargamento dell'Unione Europea, vale la pena ritornare alle origini della nostra storia, commemorando la figura e l'opera di san Benedetto. La commemorazione è un atto personale che coinvolge ("com-muove") la memoria, e consiste nel riesaminare i suoi contenuti. I.'uomo compiendo questo atto riscopre la sua provenienza, conosce le sue origini e grazie a ciò comprende se stesso nel suo hic et nunc. Perciò un tale atto non ha niente a che fare con la superficiale celebrazione, non serve per gli altri, ma per noi stessi. Esso ci rende coscienti da dove veniamo e dove dobbiamo andare. Ci rende coscienti del nostro passato, ci fa capire il nostro oggi e ci indirizza verso il futuro, ci fa camminare verso una meta precisa. L' uomo che "fa memoria" non corre il rischio di essere un vagabondo, ma diventa un nobile pellegrino.

Per capire se stesso e continuare la storia della propria famiglia, della propria città, nazione e continente, ogni uomo europeo dovrebbe cercare nella propria memoria, nella propria identità le tracce dell'opera e della testimonianza di vita di san Benedetto. Si tratta in breve di rendersi conto di quanto ciascun europeo gli sia debitore. Solo dopo, come logica conseguenza, occorre chiedersi che cosa gli debbano la Chiesa e l'Europa.

Per capire l' influenza di san Benedetto sulla nostra identità individuale e comunitaria (ecclesiale ed europea) cerchiamo di individuare alcuni valori fondamentali del suo insegnamento che lo rendono nostro maestro anche oggi. Cerchiamo di osservarlo nel suo oggi, nel suo ich et nunc. E’ il modo migliore per apprendere da lui qualcosa per il nostro oggi.

 Le fonti

Non ho alcuna intenzione di fare un'analisi scientifica oppure un discorso politico. Non farò riferimento né alle ricerche storiche né alle analisi teologiche, ma mi servirò soltanto del testo della Regola e della vita di san Benedetto scritta dal papa san Gregorio Magno. Senza dubbio ripeterò molte cose ovvie e ben note, ma ricordare vuol dire anche ripetere. La Regola è «un miracolo di discrezione e chiarezza» (san Gregorio). Questo autentico capolavoro della letteratura europea è un testo breve e ricco di contenuti; manifesta il carisma educativo e la conoscenza che l'autore ha del mondo e della natura umana.

Egli si serve della tradizione monastica orientale, dell' esperienza di san Basilio, e ricapitola dottrine ascetiche dei suoi predecessori adattandole al mondo latino. Benedetto confessa che ha scritto questa modesta Regola «per i principianti» (73,8), l'ha scritta per una comunità monacale che doveva essere «una scuola di servizio divino». Una scuola sicuramente non elitaria, che nel suo programma non prevede «nulla di gravoso o di insopportabile» (Prologo). Lo scopo principale della Regola è di aiutare a servire Dio e gli uomini, e quindi essa propone un modello di vita ben preciso, però facile da "ricopiare" in ogni epoca, luogo e situazione. Nonostante una scrupolosa descrizione del ritmo della vita e dei comportamenti umani, imposti ad ogni membro della comunità, la Regola lascia molto spazio a molteplici varianti, dettate dal rispetto, valorizzando cosi le diverse attitudini di ciascun monaco ed il suo contesto culturale. Questa rispettosa sensibilità ha sicuramente facilitato la diffusione del monachesimo benedettino ed ha fatto sì che la sua spiritualità abbia influenzato e influenzi fino a oggi non soltanto i monaci ma anche i fedeli laici. Senza dubbio la Regola contiene preziosi suggerimenti validi per organizzare la vita di una famiglia, di una città o di una società.

 Il modello di vita proposto da san Benedetto si ricollega al famoso detto: Ora et Labora. Un detto così noto che forse non riflettiamo più sul suo pieno significato. Queste due parole sono una geniale sintesi, che però deve spingerci a conoscere l'intero insegnamento in tutta la sua complessità e con tutte le sfumature che gli sono sottese, altrimenti si corre il rischio della semplificazione e dell'impoverimento. Invece è un insegnamento di eccezionale ricchezza di valori e di proposte nel quale ciascuno trova qualcosa per sé.

La figura e l'opera del Fondatore dei benedettini sta all'inizio della storia degli europei, non soltanto in senso cronologico, ma anche in senso spirituale e culturale. Il contributo di san Benedetto alla costruzione dell'Europa ed alla formazione del suo ethos, pur essendo riconosciuto da tutti, è difficile da precisare in poche parole. Il modo migliore di capirlo è guardare da vicino la sua vita e il suo lavoro, rileggere la Regola.

Visse circa 67 anni in un'epoca di grande caos politico e vuoto culturale. Non fu mai protagonista degli avvenimenti che cambiarono in modo immediato e radicale il mondo e decisero il corso della storia del suo tempo. Sicuramente divenne più famoso dopo la morte che durante la vita.

La sua eredità ha un carattere insieme culturale e spirituale. Il suo insegnamento ha la forma di una testimonianza di vita e non di una teoria scientificamente documentata. Di essa vorrei rintracciare quegli elementi che ritroviamo nella nostra identità, che fanno parte del nostro passato, e che desideriamo (per il nostro bene) includere nella nostra vita di oggi.

Mi soffermo su quattro argomenti: il grande valore della quotidianità, il modello di vita familiare condotto nella comunità, l’importanza del lavoro culturale, la visione unificante del mondo e della storia.

UN UMANESIMO BENEDETTINO

San Benedetto elabora con saggezza un progetto di vita geniale. l suoi punti fermi sono: l' unione dell' anima e del corpo; dello spirituale e del carnale, della natura e della grazia, del temporale e dell'eterno, del sociale e del politico, dell'antico e del nuovo. Il Fondatore dei benedettini sa ordinare lo spazio, il tempo e anche l'attività culturale secondo la logica della totalità. Questa logica si esprime in una visione unitaria dell’essere umano e del mondo, sintetizzata nel motto Ora et labora.

Il nostro Patrono ci insegna in un modo molto convincente che solo l'armonioso intrecciarsi di queste due forme di attività, corrispondenti alle due sfere dell’esistenza umana, quella spirituale e quella corporale, garantisce la felicità sia delle singole persone sia delle comunità. La sintesi del pregare e del lavorare, cioè dello spirituale e del corporale, dell’interiore e dell’esteriore, aiuta l`uomo a vivere armoniosamente con Dio e con gli uomini. Ora vuol dire: esprimi te stesso con tutta la sincerità e I' umiltà davanti a Dio, ascoltaLo, rimani unito a Lui e sii Fedele ai Suoi comandamenti. Labora vuol dire: esci da te stesso, va nel mondo, fa tutto ciò di cui sei capace per renderlo migliore, adoperati per conservare buone e belle le cose vecchie e per crearne delle nuove. Il lavoro accompagnato dalla preghiera è sempre creativo, è sempre una creazione di cultura. Esso non solo cambia il mondo ma contribuisce anche allo sviluppo integrale, cioè spirituale e corporale della persona. Il lavoro creativo rende più bello il mondo e più felice l'uomo, perche serve alla sua salvezza. Il poeta polacco del secolo scorso, C. K. Norwid, scrisse: «Il bello è per entusiasmare al lavoro, e il lavoro è per risorgere». Staccato dalla preghiera, il  lavoro degenera in un andirivieni di uomini indaffarati che producono senza fine tanti oggetti senza preoccuparsi se sono belli e buoni per aiutare I`uomo a risorgere. Staccata dal lavoro, la preghiera rischia invece di diventare sterile quietismo spirituale, indifferenza ai bisogni delle altre persone e alle esigenze del mondo. Chiuso nella preghiera staccata dal lavoro, l'uomo finisce in una vita spirituale disincarnata, cioè sterile. L’individualismo e lo spiritualismo danno inizio alla crisi delle relazioni interpersonali e, quindi, alla crisi di ogni tipo di comunità, quali sono ad esempio il matrimonio, la famiglia, le amicizie, la nazione. Queste crisi rovinano di conseguenza la società e l'Europa e indeboliscono la Chiesa stessa.

Proponendo una visione del mondo e della vita umana come realtà armoniosa e completa, san Benedetto aiuta ad evitare questi rischi. Egli non è uno scienziato, ma un contemplativo, un mistico della totalità che sperimenta e testimonia il valore e la bellezza dell' intera realtà temporale indirizzata verso l'eternità. Vede e fa vedere in tutti i suoi particolari la preziosa bellezza del mondo. Mostra il grande valore della vita umana quando è vissuta in un ambiente armonioso. Insegna all'uomo di ogni epoca e di ogni luogo ad apprezzare tutto ciò che vede e possiede perché tutto serva alla sua crescita spirituale e serenità interiore. Ammonisce anche di non cercare di possedere tutto, fare tutto, essere presenti dappertutto. E’ convinto che basta utilizzare bene il piccolo spazio di una casa e il tempo di una breve vita.

 Si tratta di una sapienza che trova alimento nella cultura umanistica, ma soprattutto nella contemplazione; è una sapienza mistica, ricevuta e non imparata, ricevuta perché cercata, desiderata e accolta. Lo dimostra un episodio accaduto a Montecassino e riportato in modo molto espressivo da san Gregorio, a testimoniare l'intensità della vita spirituale di san Benedetto: un giorno «l' uomo di Dio stava nella torre in piedi verso la finestra e vegliava in orazione, quando ad un tratto vide una luce piovuta dal cielo stenebrare la notte e splendere più che sole di mezzogiorno, e in questa luce, come egli stesso poi raccontò, gli apparve, quasi compendiato in un sol raggio di sole, il mondo intero».

Questa visione illustra in modo assai significativo la spiritualità benedettina. Veramente il Santo ha visto tutto il terrestre e il temporale racchiuso in «un sol raggio», illuminato dall'unica luce, ordinato secondo la divina logica della totalità. Qui si spiega la sorgente della sua capacità di sintesi ed il motivo fondamentale della sua insistente sollecitazione a rispettare ogni persona, a conservare ogni libro, a valorizzare ogni lavoro. Ogni cosa ha un valore unico ed irripetibile, non è un pezzo casuale di una non ben definita realtà ma parte integrante di una armoniosa totalità illuminata dalla luce proveniente da un'unica fonte che è Dio. Ogni cosa diventa indispensabile tessera di un unico mosaico. Quando l'uomo decide di andare verso Dio, viene aiutato e illuminato da Lui, così che lungo la strada, attraverso il mondo e il tempo, può raccogliere ciò che è buono per sé e ciò che serve alla gloria del Signore.

La più solida garanzia dell’integrità della vita dell'uomo è Dio e perciò l’attività prioritaria è la costante contemplazione di Dio. La contemplazione che precede e fa seguito ad ogni lavoro è un'efficace panacea contro la tentazione dell'attivismo. Proprio grazie alla contemplazione l'anima s'illumina della luce divina e l’uomo trascende se stesso, riesce a liberarsi dai limiti della temporalità. San Gregorio dirà che grazie alla contemplazione l' uomo si eleva sopra il mondo, diventa libero dai condizionamenti mondani. La meditazione perfeziona la capacità intellettuale dell'uomo che così si arricchisce della sapienza di Dio, di cui viene reso partecipe.

L’insegnamento e la testimonianza di vita di san Benedetto danno sostanza ad un umanesimo benedettino che costituisce  una parte importante dell’umanesimo cristiano e di conseguenza anche un tratto essenziale dell’ethos europeo. Grazie al lavoro dei missionari e dei maestri questo umanesimo fa parte della cultura mondiale. Il santo Patrono d'Europa ha dato inizio al primo processo di globalizzazione nella storia.

 

CONCLUSIONE

 Il grande merito che rende san Benedetto vero maestro consiste nell'aver saputo trasformare la sapienza ricevuta in forma soggettiva in un insegnamento oggettivo, universalmente valido per ogni uomo di ogni epoca. Egli ha avuto il talento di un entusiasmo coinvolgente, capace di spingere altri ad acquistare la stessa sapienza e ad utilizzarla nel quotidiano ora et labora. Ha contribuito in modo rilevante alla costruzione dell'Europa, limitandosi in realtà a disegnarne il progetto e ad iniziare appena quel lavoro che i suoi discepoli ed eredi, da san Bonifacio e san Adalberto fino a De Gasperi e altri, hanno poi provveduto a continuare fino ai nostri giorni.

San Benedetto non si arrogava alcuna pretesa di cambiare il mondo in modo spettacolare, egli mirava soltanto a formare piccole comunità di persone che insieme cercassero di edificare la loro bella e comoda casa e mettere ordine al suo intorno. Usando la terminologia dei nostri giorni si potrebbe affermare che egli era contrario alla globalizzazione e favorevole all'autonomia delle piccole patrie; sarebbe invece più giusto costatare che egli proponeva la loro complementarietà nell'essere e nel fare. Se ha voluto l'unità dell'Europa, l’ha pensata come una grande abbazia, una comunità costituita dalle piccole comunità familiari ed amicali.

Il Patrono d'Europa non era un sognatore ma un umile realista. Non stendeva grandi programmi per i decenni futuri o per i secoli ma per il presente, non si proponeva di cambiare tutto l'lmpero, la Chiesa intera oppure il mondo, cioè l'Europa. Egli voleva rendere perfetta e tranquilla la comunità dei suoi confratelli ed allievi, che vivevano in un piccolo "lab-oratorio" di fede e di cultura.

Ogni Europeo Fedele alla propria identità originaria è in un certo senso un figlio di san Benedetto. Ogni abitante dell'Europa è un erede di san Benedetto e come tale è obbligato a continuare il lavoro da lui progettato e cominciato. Dunque tutti siamo chiamati ad una fedele e costante continuazione del suo lavoro nell’intimità delle piccole comunità in cui viviamo, nelle nostre molteplici e diverse abbazie.

Dipende da noi mettere a frutto l'eredita benedettina nel nostro hic et nunc, conservarla e tramandarla ai nostri eredi. L'uomo di ogni epoca ha bisogno di un armonioso ordine quotidiano, di un intenso clima familiare da attuare anche nell'ordine politico, sociale e giuridico, perché la vita di ogni singola persona e di ogni piccola comunità si riflette poi nella vita di un popolo e di un intero continente.

Già durante la ll Guerra Mondiale un poeta ed un contemplativo come Antoine de Saint Exupéry scrisse: «Esiste un solo problema, uno solo sulla terra. Come ridare all’umanità un significato spirituale, suscitare un`inquietudine dello spirito. E’ necessario che l’umanità venga irrorata dall' alto e scenda su di lei qualcosa che assomigli a un canto gregoriano. [...] Non si può continuare a vivere occupandosi soltanto di frigoriferi, politica, bilanci e parole crociate. Non e possibile andare avanti cosi».

Sicuramente ci siamo resi conto che nel Terzo Millennio avremo più che mai bisogno dell’insegnamento e dell’eredità di san Benedetto. Gli uomini della nostra epoca hanno il privilegio di fare con facilità inaudita tante scoperte, che aiutano a vivere meglio, di intraprendere diverse attività che rendono la vita molto interessante, ma non riescono ad apprezzare e contemplare tutto ciò di cui dispongono nella loro casa, nella loro comunità familiare. Non sono capaci di godersi la bellezza del giardino intorno a casa perché sono tentati di andare a vedere sempre nuovi giardini esotici e lontani. Non Fanno i pellegrinaggi ma piuttosto vagabondano per il mondo. Non sono affezionati alla propria casa e non si curano di essa. Vanno fuori di casa alla ricerca della felicità invece di costruirla nella loro quotidianità e nella loro piccola abbazia. All’inizio del Terzo Millennio più che mai l' uomo ha bisogno del silenzio e dell' armonia; per sopravvivere spiritualmente deve ordinare lo spazio e il tempo in cui vive, deve sottoporre l’attività culturale e politica a verità fondamentali, quali il rispetto per ogni persona e il valore del lavoro umano.

Le due parole di Benedetto ora et labora indicano la direzione in cui bisogna andare per poter ritrovare la verità e l’unità proprie della comunione delle persone, senza la quale la rinascita della Chiesa, dell'Europa, delle famiglie e di tante altre comunità sociali e politiche non sarà possibile. Da questo punto di vista la presenza delle abbazie benedettine e di tutte le comunità create secondo il modello benedettino può e deve creare nuovi spazi per la rinascita della società, dell'Europa e della Chiesa. Unendo labor con oratio i monasteri e tutte le comunità che si reggono sulle stesse regole costituiscono i laboratori nei quali, proprio nella preghiera e nel lavoro, si va incontro al dono di quella totalità che sono la fede, la speranza e l'amore. Sono i laboratori della fede e della cultura. Sono le dimore delle persone sovrane e felici.

L'Europa del Terzo Millennio o sarà benedettina oppure sparirà come realtà spirituale e culturale, rimanendo luogo di ricchezza materiale e di povertà spirituale, una penisola dell'Asia e un partner economico e militare degli Stati Uniti. Il futuro dell'Europa dipende dalla capacità degli europei di conservare lo stretto legame ed equilibrio ideale tra ora e labora. Il futuro dell'Europa non si decide nei grandi centri del potere politico ed economico ma nelle piccole abbazie sparse in tutto il continente.

L’insegnamento di san Benedetto è come l'acqua che serve ad irrorare l'aridità spirituale e la sterilità culturale della nostra epoca. Per questo come primo atto di rinascita culturale, bisognerebbe ritornare al nostro principio, attingere l’acqua dalla nostra sorgente e rileggere meditando la Regola che comincia con queste parole: «Ascolta, o figlio, gli insegnamenti del maestro; apri l'orecchio del tuo cuore, accogli volentieri le esortazioni di un padre che ti ama e mettile risolutamente in pratica». Val bene la pena di ascoltare gli insegnamenti del nostro santo Patrono, il maestro di ogni uomo europeo. 

   


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27 luglio 2015                Alberto "da Cormano"               alberto@ora-et-labora.net