L'ATTUALITÀ DELLA REGOLA DI S. BENEDETTO


Vivere oggi la Regola di San Benedetto

Estratto dal libro "Fermati e ascolta il tuo cuore - Vivere oggi la Regola di San Benedetto" di Joan Chittister, OSB, Effatà editrice


La Regola: un libro di saggezza

"Chiunque tu sia, che ti affretti verso la patria celeste, attua, con l'aiuto di Cristo, questa piccola regola che abbiamo scritto per i principianti, e soltanto allora giungerai, con la protezione di Dio, alle vette più elevate della dottrina e della saggezza di cui abbiamo parlato più sopra. Amen." (Regola di S. Benedetto cap.73, 8-9)

I Padri del Deserto narrano un racconto sulla vita spirituale che può spiegare nel modo migliore questo libro:

"Un giovane monaco incontrò per caso un monaco più anziano seduto tra gente che pregava, lavorava e meditava.

"Sono in grado di camminare sull'acqua", disse il giovane discepolo. "Quindi, andiamo sul quel laghetto laggiù, ci sediamo e intavoliamo una discussione spirituale".

Ma il maestro rispose: "Se ciò che stai cercando di fare è fuggire da questa gente, perché non vieni con me a volare nell'aria, a muoverti spensierato nel quieto cielo aperto e lì parlare?"

E il giovane novizio replicò: "Non posso perché io non possiedo il potere di cui parli".

E il maestro spiegò: "Esattamente. Il tuo potere di rimanere immobile sul pelo dell'acqua è lo stesso che possiedono i pesci. E la mia capacità di fluttuare nell'aria è propria di qualsiasi mosca. Queste capacità non hanno niente a che vedere con la verità vera e, in effetti, possono facilmente diventare la base dell’arroganza della competizione, non della spiritualità. Se dobbiamo parlare di argomenti spirituali, dobbiamo parlarne proprio qui in questo posto"".

Quasi tutte le persone che ho incontrato e che prendono sinceramente in considerazione le cose dello spirito, pensano che il nocciolo del racconto sia vero: la vita quotidiana è la vera sostanza di cui è fatta la grande santità. Ma quasi nessuna delle persone che ho incontrato ritiene che ciò sia facilmente realizzabile. Abbiamo tutti in qualche modo imparato che, per poter trovare la spiritualità, si deve lasciare il luogo dove viviamo. Ognuno di noi spera di ottenerne abbastanza in un determinato momento della sua vita affinché essa l'accompagni in tutti gli altri momenti. L'idea che la santità sia un aspetto della vita matrimoniale o della vita celibataria, tanto quanto lo è della vita religiosa o di quella sacerdotale, è un'idea molto amata ma in cui di rado si crede profondamente.

Al giorno d'oggi, così come ai tempi del racconto, le mode riempiono la vita spirituale. Un anno ci viene detto che la panacea sono le novene, un altro anno i ritiri e un altro ancora i luoghi di meditazione. Alcuni credenti convinti ci assicurano che il culto da loro scelto è la sola risposta alle battaglie della vita. Gli amanti dell'occulto promettono una salvezza che viene dalle stelle o da un'antica tradizione orientale. Le comunità terapeutiche offrono maratone di incontri o laboratori per liberare la nostra anima dall'ira. Più e più volte, cure, culti ed esercizi psicologici vengono regolarmente provati e regolarmente abbandonati, mentre le gente cerca qualcosa che la faccia sentire bene, che rafforzi la sua visione della realtà e che dia un senso e un orientamento alla sua vita. Tuttavia, come dimostra l'antico racconto, se non ci comportiamo in modo spirituale là dove ci troviamo e così come siamo, a nulla valgono i nostri sforzi. Stiamo semplicemente consumando l'ultima moda spirituale che intorpidisce la nostra confusione ma non riempie mai i nostri spiriti né libera i nostri cuori.

Dopo anni di vita monastica ho scoperto che, diversamente dalle mode spirituali che vanno e vengono con i loro maestri o le culture che le hanno generate, la Regola di San Benedetto guarda il mondo con occhi interiori e dura nel tempo. In essa, senza considerare chi siamo o cosa siamo, la vita e il suo scopo si incontrano.

La Regola di San Benedetto è stata una guida per la vita spirituale della gente comune a partire dal VI secolo. Qualcosa che è durato così a lungo e che ha avuto un tale impatto sulla società dell'usa e getta, è certamente degno di considerazione. E il libro che hai tra mano cerca di rispondere alle seguenti domande: come rendere conto di un modo di vivere che è durato per più di millecinquecento anni e che cosa ha da dire - se qualcosa ce l'ha- alla vita spirituale nel mondo d'oggi?

La spiritualità benedettina offre proprio ciò che manca ai nostri tempi. Essa cerca di riempire il vuoto e di comporre la frammentarietà nelle quali molti di noi vivono e lo fa in modo sensato, umano, completo e accessibile in un mondo che è oppresso dal lavoro, eccessivamente stimolato e programmato.

La Regola di San Benedetto chiamò alla comunione il mondo romano, che era basato sulle classi sociali, e chiama noi, che viviamo in un mondo frammentato, a fare lo stesso. La Regola spinse verso l'ospitalità in un'epoca di invasioni barbariche e spinge noi alla sollecitudine in un mondo di vicini tra loro estranei. Essa spinse all'uguaglianza in una società piena di classi e di caste e spinge noi all’uguaglianza in un mondo dove ognuno è dichiarato uguale ma viene giudicato in modo diverso. San Benedetto, che sfidò la società patrizia di Roma a essere umile, provoca allo stesso modo il nostro mondo, i cui eroi sono Rambo, James Bond, il potere militare e le stelle dello sport, l'uomo"macho" e quello violento.

La spiritualità benedettina invita alla profondità in un mondo quasi sempre contraddistinto da superficialità e fragilità. Essa propone un insieme di atteggiamenti ad una società che è stata sedotta da iniziative promozionali e soluzioni temporanee. La spiritualità benedettina offre profondità e saggezza dove la devozione ha perso significato e l'ascetismo valore.

Soprattutto, la spiritualità benedettina è una buona novella in tempi difficili. Insegna alla gente a considerare il mondo come qualcosa di buono, le sue necessità come legittime e il sostegno umano come necessario. La spiritualità benedettina non chiama a compiere grandi imprese o a esprimere grandi rifiuti. Semplicemente essa ci invita a stabilire delle relazioni, mostrando come metterci in contatto con Dio, con gli altri e con la parte più profonda di noi.

Prima di tutto, la Regola di San Benedetto è destinata alla gente comune che vive una vita qualunque. Non è scritta per preti o mistici o eremiti o asceti; essa venne scritta da un laico per laici. Venne scritta per fornire un modello di crescita spirituale all'uomo medio intenzionato a vivere un'esistenza che andasse oltre la superficialità o l'indifferenza. Essa è scritta per quanti hanno una profonda sensibilità e un serio interesse spirituale e non cercano di mettersi in cammino per fuggire dal proprio mondo, ma per infondere la visione di Dio nelle loro scelte etiche.

La Regola di San Benedetto è saggezza distillata dalla vita quotidiana. E questo libro è semplicemente il resoconto di come io - che ho vissuto questa Regola in una comunità monastica per più di trent'anni - sia arrivata a capire quanto la spiritualità benedettina abbia da dire all'uomo di oggi.

Spiritualità è più che andare in chiesa. Anzi, si può andare in chiesa e non crescere affatto nella spiritualità. La spiritualità è il modo in cui noi esprimiamo la fede vissuta in un mondo reale, è la somma degli atteggiamenti e delle azioni che definiscono la nostra vita di fede.

Per l'apostolo Paolo, la spiritualità consisteva nel vivere "in Cristo" e nel considerare i doni dello Spirito come volti a "formare il corpo di Cristo" qui e adesso. Ma la comprensione di ciò che costituisce la perfetta vita cristiana è cambiata da un'epoca all'altra attraverso i tempi. Un tempo essa veniva assimilata, in diversi modi, al martirio, al ritiro dal mondo, all'evangelizzazione e al rinnegamento di se stessi. Nel periodo della storia della Chiesa più vicino al nostro, ad esempio, spiritualità era sinonimo di obbedienza a "superiori debitamente costituiti" e in grado di suscitare una forte reazione emotiva nella preghiera individuale. Molti misuravano la spiritualità, o "la vita secondo lo Spirito", dal numero dei rosari recitati o da quello degli ordini accettati con docilità o dal numero di cose che venivano "abbandonate" in modo da poter condurre una vita più alta o più "perfetta". Il risultato di questi criteri fu che solo alle suore, ai frati e ai preti veniva riconosciuta la capacità di vivere una vita veramente spirituale. Questa interpretazione resistette fino al Concilio Vaticano II, che riconobbe la chiamata universale alla santità e l'autenticità della vocazione laica nella Chiesa.

Come le persone vissute in epoche più lontane, oggi stiamo ricominciando a guardare la vita spirituale attraverso lenti angolari più ampie. La spiritualità che sviluppiamo influenza il nostro modo di immaginare Dio, il nostro metodo di preghiera, il tipo di ascetismo che pratichiamo, lo spazio che diamo al nostro ministero e alla comunità nel definire la "vita spirituale". E' la spiritualità che ci porta oltre noi stessi per trovare il senso e l'importanza della nostra vita. E' la spiritualità che definisce i valori della nostra vita: abnegazione o valorizzazione di se stessi; vita di comunità o solitudine; contemplazione o evangelizzazione; trasformazione personale o giustizia sociale; gerarchia o uguaglianza. In altre parole, la spiritualità che facciamo crescere in noi è il filtro attraverso il quale noi vediamo il mondo e i limiti entro cui agiamo.

La spiritualità che emerge dalla Regola di San Benedetto è ricolma della quotidianità vissuta straordinariamente bene. Qui, trasformare la vita conta più che trascenderla. Ecco perché la Regola di San Benedetto è destinata alle persone che, nel mondo di oggi, lavorano faticosamente, sempre indaffarate, consumate dalla vita familiare, dai conti, dai doveri civili e dal duro lavoro, così come è destinata a chi ha dedicato se stesso a vivere una vita religiosa in mezzo agli uomini.

La questione è: quali sono i valori spirituali custoditi da circa millecinquecento anni nella Regola di San Benedetto e che cosa dicono - se qualcosa hanno da dire - alla nostra epoca e a noi che cerchiamo di vivere con serenità nel caos che ci circonda, con produttività nell'arena dello spreco, con amore in un vortice di individualismo e con gentilezza in un mondo pieno di violenza? Che cosa insegnano a noi che siamo alla ricerca di risposte alle grandi domande della vita, mentre il nostro lavoro ci sommerge e i nostri debiti crescono, mentre le nostre famiglie contendono la nostra attenzione e i nostri amici minimizzano le nostre preoccupazioni, mentre i nostri uomini politici ci dicono che la vita sta migliorando quando sappiamo che, almeno per molti, la vita sta in gran parte peggiorando?

La maggior parte di noi non può precipitarsi verso il mare per allontanarsi o volare via verso altri luoghi per fuggire, come i personaggi del racconto. Semplicemente, la maggior parte di noi vive lì dove si trova, in mezzo alla folla e nell'intrico delle domande. La maggior parte di noi non ha altro modo di arrivare a Dio e a una vita giusta se non il "qui" e l'"ora".Il problema è allora di scoprire come rendere il "qui" e l'"ora" qualcosa di giusto e santo per noi. Il "qui" e l'"ora" sono tutto ciò che ognuno di noi ha per rendere la vita degna di essere vissuta, Dio presente e la santità un modo di vivere normale anziché innaturale.

Per le persone come noi, la spiritualità benedettina è come una casa perché riguarda proprio il "qui" e "l'ora". La spiritualità benedettina è impastata della materia grezza che è la vita di tutti i giorni e non presuppone un grande ascetismo, né promette esperienze straordinarie dello spirito. Non richiede grandi mortificazioni della carne e non offre eccezionali garanzie di misticismo. Essa non descrive un particolare tipo di vita e non si affida a un grande piano organizzativo. La Regola di San Benedetto prende semplicemente la polvere e l'argilla di ogni giorno e la trasforma in bellezza.

La Regola di San Benedetto non è un insieme di esercizi spirituali, né un elenco di proibizioni o devozioni o discipline. Non è affatto una regola nel senso moderno della parola.

Se con questo termine si intendono restrizioni, leggi o richieste, la Regola di San Benedetto non rientra in questa categoria. Anzi, essa è semplicemente un progetto di vita, un insieme di principi chiaramente più vicino al significato originario della parola latina regula, o guida, piuttosto che al termine lex, o legge. La legge è ciò che noi siamo arrivati ad aspettarci dalla religione; ciò di cui abbiamo veramente bisogno è la direzione.

Regula, la parola che adesso viene tradotta con "regola", nell'accezione originaria significava "indicatore stradale" oppure "ringhiera", qualcosa a cui aggrapparsi nel buio, qualcosa che indica la strada e conduce in una determinata direzione, che fornisce un sostegno per arrampicarsi. In altre parole, la Regola di San Benedetto è più saggezza che legge. Non è una serie di istruzioni, ma uno stile di vita.

Ecco la chiave per capire la Regola: comprendere che essa non è tale.

Per questo essa vale tanto per i laici quanto per i monaci. "Ascolta... chiunque tu sia", dice Benedetto nel Prologo alla sua Regola. Chiunque tu sia.

La Regola di San Benedetto è semplicemente un pezzo di letteratura sapienziale sulle grandi questioni della vita al fine di renderle comprensibili e attuali, chiare e raggiungibili.

Ma non è facile arrivare a rendersene conto in una Chiesa e in un mondo che vogliono o tutto legge o nessuna legge. Le formule e la licenza sono molto più semplici di un'attenzione, un'attenzione continua, alla qualità della vita che stiamo creando e allo stesso tempo cercando. In altre parole, è molto difficile quando siamo giovani renderci conto che, per arrivare dove si vuole nella vita, dobbiamo fare spesso cose che non avremmo scelto di fare. Alzarsi presto al mattino per pregare e per leggere è un modo di pensare estraneo ad un arrampicatore aziendale, convinto che ciò di cui ha veramente bisogno sia accumulare sonno e conservare le forze per il duro giorno che lo aspetta. Per la mentalità monastica, tuttavia, non vi può essere niente di più sensato. Senza la preghiera e la lettura spirituale - ecco la convinzione dei monaci - chi sarà mai in grado di capire verso che cosa tenda il desiderio umano di far carriera o in che cosa consista la sua realizzazione? Interrompere il lavoro per pregare, nel bel mezzo di una giornata caotica, appare una pura irrealtà a molti giovani monaci per i quali il lavoro o lo studio sono molto attraenti e proficui. Ma dopo qualche anno diventa chiaro che la consuetudine giornaliera di fermarsi, per ricordare in che cosa consista veramente la vita nelle sue vette più vertiginose, rappresenti la sola genuina realtà di quel periodo dell'esistenza.

La Regola di San Benedetto, in altre parole, porta nella spiritualità l'attenzione e la consapevolezza. L'essenza della vocazione monastica benedettina non è un insieme di prescrizioni congelate nel tempo, ma è il tempo esaminato minuziosamente alla luce dei valori del Vangelo. Il benedettino non si mette in cammino per evitare la vita; si mette in cammino per vivere straordinariamente bene la vita quotidiana. Così, il vero monaco diventa sensibile al mondo.

I monasteri difficilmente appaiono luoghi da cui analizzare il mondo. Entrare in monastero, secondo la mitologia popolare, significa lasciare il mondo e non già esserne coinvolti ancora più profondamente. Ma solo da lontano possiamo vedere meglio. Forse solo chi non ha denaro può sapere meglio degli altri che il denaro non è essenziale per vivere bene. Forse chi dispone solo di un letto, di libri e di un armadietto in una piccola stanza, può rendersi chiaramente conto di quanta confusione possano portare nella vita tante cose che ingombrano. Forse solo quelli che fanno voto di obbedienza a qualcun altro riescono ad intuire quanto l'egocentrismo corroda il cuore. Forse solo chi vive nella solitudine capisce veramente che cosa sia la comunità. Forse solo quelli che per scelta non hanno alcun potere possono dimostrare meglio il potere che deriva dal non averne. Forse solo quelli che hanno deciso di opporsi all'accumulo di beni personali. possono rendersi conto che il fallimento economico, l'assistenza dei servizi sociali e il minimo indispensabile per vivere non sono le cose peggiori che possano accadere nella vita di una persona. Forse solo quelli che per scelta non si sono sposati riescono ad ascoltare con maggiore sensibilità chi è stato abbandonato, chi è vedovo o chi è solo. Forse solo quelli che non hanno una scala aziendale o ecclesiale da salire, possono parlare meglio di uguaglianza. Davvero il monastero offre una prospettiva privilegiata da cui parlare al mondo.

Una volta che ci si è resi conto che il testo della Regola di San Benedetto è solo un elemento della vita monastica, diventa evidente che le altre tre dimensioni di questa scelta esistenziale - il Vangelo di Cristo, le interpretazioni dei capi della comunità, l'esperienza e l'intuito di ogni singola comunità - sono destinate a mantenere una persona fortemente radicata nel mondo reale e sono regola tanto quanto la Regola stessa. Sono quelle dimensioni che danno vita, larghezza di vedute, profondità e portata, antichità e rilevanza, carattere locale e possibilità universale. Questi quattro elementi - le Scritture, il testo della Regola, guide sagge, l'intuito e le esperienze di vita, le condizioni della comunità o della famiglia in cui viviamo - sono ciò che rendono la Regola qualcosa di vivo e non un testo morto di norme passate, non un documento storico, non il passatempo di eccentrici antiquari.

La Regola di San Benedetto vive e respira di età in età. Essa esamina e si adatta da un secolo all'altro e da una cultura all'altra. La Regola di San Benedetto guida la gente verso un atteggiamento mentale, ma non la soffoca con una serie di prescrizioni particolari. E' scritta per il nostro tipo di vita e le nostre condizioni, così come lo è stata per ogni epoca del passato. Cresce con i diversi periodi storici e ci offre un appiglio, un parapetto, una guida che non ci permetterà di arenarci nella nullità spirituale e nel torpore dei nostri tempi.

Il monaco cerca la santità "qui" e "ora" senza il peso di una particolare alimentazione o di una devozione esoterica o di un nocivo rinnegamento di se stesso. Il vero monaco attraversa la vita con un'anima spoglia, attenta, cosciente, piena di riconoscenza e che solo parzialmente si sente a casa.

Che cosa significa, dunque, seguire la Regola di San Benedetto, pensare con un’attitudine mentale monastica, vivere la vita più come un dono che come una lotta?

Prima di tutto, la spiritualità benedettina è un impegno più verso i princípi che verso le pratiche. Il monaco benedettino non segue tanto un orario o un rigido programma quotidiano, quanto predispone un equilibrio fra le varie attività della vita. Il benedettino non segue tanto un insieme di comportamenti quanto piuttosto sviluppa un'attitudine in armonia al suo posto nell'universo ed essa guida ogni sua conversazione e ogni suo gesto comune. Per la spiritualità benedettina conta di più vivere bene la vita che seguire perfettamente la legge.

In secondo luogo, la spiritualità benedettina è semplicemente una guida per i Vangeli, non un fine in se stesso. Benedetto definisce la sua Regola una "piccola regola per principianti" (RB 73, 8) nella vita spirituale, non un manuale per un'élite o per persone colte o per chi è già arrivato. Casalinghe e padri di famiglia, uomini e donne in carriera, monaci e laici "voi tutti che cercate la casa del Cielo" (RB 73, 8), la Regola vi sprona non verso una ginnastica spirituale ma verso la coscienza contemplativa secondo cui il Vangelo, e questo solo, è il criterio adatto per qualunque azione umana.

In terzo luogo, la Regola dimostra chiaramente che vivere la vita secondo il Vangelo non è un'avventura in balia del capriccio privato e dei voli di fantasie personali, ma è trarre coscientemente profitto dalla saggezza di altri che possono incoraggiarci e aiutarci ad esaminare minuziosamente il valore e il coraggio delle nostre scelte.

Infine, la spiritualità benedettina si fonda direttamente sull'idea che non siamo noi l’unica misura dei nostri bisogni spirituali, ma che l'intera umanità e l'universo hanno dei diritti sul valore delle nostre azioni quotidiane.

In un mondo dove l'intero pianeta è diventato il nostro prossimo e le nostre vite private sono caratterizzate da un'interminabile fiumana di gente, la Regola di San Benedetto, con il rilievo che dà alla qualità spirituale della vita di comunione, non è forse mai stata così attuale. Io stessa ho iniziato a vedere, sotto le apparenze di quest’antica regola monastica, una sembianza di ragionevolezza nell'irragionevolezza del mondo che mi circonda.

Quando iniziai la vita monastica, mi venne consegnata una copia della Regola. Per me non aveva alcun senso. Volevo delle indicazioni. Volevo una formula. Volevo la santità a rate: compra adesso, paghi più tardi. Mi ci sono voluti anni per capire che, se avessi pagato adesso, avrei ottenuto ciò che stavo cercando solo se e quando fossi diventata ciò di cui andavo in cerca. Mi ci sono voluti anni per rendermi conto che la Regola distillava anni di esperienza, era una sorta di saggio su ciò che Benedetto considerava la vita spirituale e una testimonianza di ciò che nella sua epoca erano stati i modi più efficaci per raggiungerla. Ma non si trattava affatto di un progetto dettagliato.

Nel 72° capitolo della Regola, Benedetto ci mette in guardia dal "cattivo zelo", dal fanatismo e dall'assolutismo che fanno della religione uno strumento di oppressione verso noi stessi e gli altri. Nel 73° capitolo, egli promette che se

"metti in pratica... questa piccola Regola... allora raggiungerai finalmente le più grandi vette della conoscenza e della virtù".

Io iniziai a capire che questa vita richiedeva costanza, pazienza ed equilibrio. Qui si compiva una crescita, non delle norme. Questa vita sarebbe stata una santificazione della normalità, non una ginnastica spirituale. Per noi si trattava di un modo di vivere, non di vivere la vita in un certo modo.

Come risultato, adesso scopro di fare riferimento alla Regola quando mi chiedo quale dovrebbe essere la risposta cristiana ai problemi ecologici. Mi rivolgo ad essa per trovare la mia strada attraverso l'intrico dei rapporti umani. Mi affido ai suoi valori e ai suoi principi perché mi mostrino come gestire le stravaganze della vita. Guardo la Regola per spiegare la mia depressione, la mia frustrazione e la mia noia spirituale. Dipendo da essa per smettere di pensare solo a me stessa. La considero come un insieme di valori che trascendono il tempo ma che hanno un significato particolare per il mio tempo.

Ho scritto questo libro per condividere anni di riflessioni trascorsi con persone che ho trovato sinceramente interessate alle domande che mi pongo e preoccupate del cammino da seguire proprio come me. Di fronte a una continua confusione, dobbiamo tornare alla Chiesa di prima? Questo risolverebbe i nostri dilemmi? O una chiesa qualsiasi è la risposta in un'epoca in cui le chiese stesse si confrontano sulla questione nucleare, la questione della donna, quella che concerne il modo di vivere o la pastorale o la famiglia o l'alienazione o l'inquietudine personale? Quale significato ha la spiritualità rispetto a tutto questo: un rosario al giorno, l'astinenza dalle carni, dei ritiri regolari, il coinvolgimento nei gruppi della parrocchia, l'attività pubblica? E' un crescendo di domande. Credo che le risposte si trovino in ciò che non va e viene con il passare degli anni e le diverse epoche. Le risposte consistono nell'offrire la saggezza e non un insieme di ricette.

Queste pagine sono le mie riflessioni sulla saggezza che emerge da un testo antico a proposito delle nostre antichissime e nuovissime preoccupazioni. Per vivere la Regola di San Benedetto non abbiamo bisogno di una serie di meccanismi, ma di un cambiamento del cuore e di una nuova disposizione della mente.

C'era una volta, narra un antico racconto monastico, un anziano monaco che disse ad un mercante:

""Come il pesce muore sulla terraferma, così tu morirai quando rimarrai impigliato nel mondo. Il pesce deve tornare nell'acqua e tu devi tornare allo Spirito".

Il mercante rimase stupefatto: "Stai dicendo che devo abbandonare i miei affari ed entrare in un monastero?", chiese.

E l'anziano monaco disse: "Assolutamente no. Ti sto dicendo di rimanere aggrappato al tuo lavoro ed entrare nel tuo cuore""

Questo libro vuole aiutare le persone normali a vedere il mondo di oggi attraverso il filtro della Regola di San Benedetto e i più forti desideri del loro cuore.


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21 giugno 2014                Alberto da Cormano               alberto@ora-et-labora.net