L'UOMO BIBLICO IN ORAZIONE

CAPITOLO SETTIMO

 L'UOMO BIBLICO

IN ORAZIONE

estratto da " L'UOMO SECONDO LA BIBBIA" - A. Gelin - Edizioni Ligel 1968

(Libera traduzione del testo francese) 

(Link al file PDF)


 

Facciamo il punto. Abbiamo provato a determinare inizialmente la posizione dell'uomo biblico: egli è l'immagine di Dio, situato tra Dio che non è, e l'animale che neppure è; fa parte di un popolo, di un gruppo, è coinvolto in un’Alleanza; ha una vocazione personale, ma per il bene dell’Alleanza.

Quale è l'equipaggiamento di quest'uomo biblico così inquadrato? Noi abbiamo detto la fede, in primo luogo,: è il “ gesto verticale „ dell'uomo biblico – essa prende tutta la sua vita in una rete di relazioni con Dio. La preghiera, di cui parleremo, è respirazione dell'uomo biblico, che è un uomo davanti a Dio, nell'atteggiamento di dialogo, un dialogo che Dio inaugura e permette.

Proveremo, per essere brevi, a focalizzare l’argomento il più possibile e considerare questa pietà biblica nel salterio che ne è proprio l'espressione più straordinaria. Preghiera, “ respirazione „, abbiamo detto. Ma la raccolta di salmi si intitola per l’appunto nella Bibbia, la raccolta dei “tehilla„ (= respirazione). Dimmi come preghi, io ti dirò ciò che tu sei. Occorre dunque precisare e caratterizzare i grandi atteggiamenti di preghiera del salterio.

Un'osservazione, prima di cominciare. Non bisogna perdere di vista che il salterio è una “ prima scelta „, poiché non sono stati composti soltanto cento cinquanta salmi nel periodo in cui si viveva questa storia della salvezza. Ed io penso che la Chiesa di Israele abbia fatto questa “ prima scelta „ assolutamente come la Chiesa di Gesù Cristo ha fatto la “ prima scelta „ dei vangeli. Dunque aspettiamoci a priori quanto queste preghiere possano essere belle.

 

I. ATTEGGIAMENTI DI PREGHIERA NEL SALTERIO

 

1. Questi atteggiamenti di preghiera hanno qualcosa di fondamentale.

È per ciò, del resto, che la Chiesa di Cristo ha continuato a servirsi dei salmi. Essa vi ha visto i caratteri di una pietà così tanto permanente, che va così tanto all'essenziale, che tutte le anime “ pie „ possono sentirsi profondamente accordate ad essi. Due sentimenti fondamentali formano la trama di questa preghiera: l'adorazione (l’ “ Hallel „): 1a povertà (lo “ anawa „).

a) L'adorazione. Il salterio è il commentario di questa grandiosa pagina di Isaia: quella della visione inaugurale, quando Isaia sprofonda nel timore (= il rispetto) dinanzi a questo Dio che fa tremare e che affascina allo stesso tempo. Timore che si esprime in questo triplo “ Sanctus „ che sente cantare da parte dei Serafini. Sentimento anche della sua piccolezza, della sua congenita impurità, del suo peccato davanti al Santo, il “ tutt’altro „, il trascendente. Abbondano, nella Bibbia, “ questi salmi di hallel chi rispondono all’esigenza più profonda e più nobile di qualsiasi religione che è quella di adorare nella polvere colui che è sopra di noi … Il poeta degli inni non considera gli eventi dal punto di vista dell'uomo che le ondate alzano o abbassano, ma dal lato di Dio che può precipitare o innalzare a suo piacimento (Gunkel).

Si vorrebbe (vedere Sal 150) che il mondo intero, che i giovani, i vecchi, tutte le razze, che l'universo stesso entrasse nella lode, che i fiumi battessero le mani, che le montagne applaudissero (si colga quanto l'espressione sia limitata  davanti alla grandezza del compito).

Risuoni il mare e quanto racchiude,

il mondo e i suoi abitanti.

I fiumi battano le mani,

esultino insieme le montagne

davanti al Signore che viene a giudicare la terra (Sal 98,8-9).

È la preghiera che amava Pierre de Bérulle (teologo e cardinale francese dell'età della controriforma. Ndt), la sensazione d'adorazione disinteressata cara a Jean-Jacques Olier (fondatore della Compagnia dei Sacerdoti di San Sulpizio. Ndt), l'atteggiamento fondamentale …

Ascoltiamo ancora Ben Sira che, avendo provato a fare un salmo, ci dà a sua volta questo consiglio:

Nel glorificare il Signore, esaltatelo

quanto più potete, perché non sarà mai abbastanza.

Nell’esaltarlo moltiplicate la vostra forza,

non stancatevi, perché non finirete mai. (Sir 43,30).

b) L’ “ anawa „, la povertà. Secondo atteggiamento fondamentale della preghiera. Anawa: una parola ebraica che occorre conoscere, poiché è difficile trovarle un corrispondente esatto in italiano. L’ “ anawa „ è la “ povertà „, ma la povertà spirituale, quella alla quale si giunge grazie a un certo numero di esperienze di disperazione e di fallimento umano.

Questa “ povertà „ si esprime a volte in dialoghi, a volte in monologi, in apostrofi, spesso molto liberi, molto duri, molto collerici, quasi “ blasfemi „. Abbiamo a che fare (non dimentichiamo la parola di Gide) con “ persone che danno del tu a Dio „ che parlano a Dio e lo interpellano con veemenza. E poi, da quest'atteggiamento, si passa al silenzio, che non è precisamente un silenzio disperato, ma il silenzio rasserenato dell’anima, della vita profonda che si rigenera dinanzi a Dio. Chiamiamo ciò: la preghiera di “ povertà „, non la preghiera mendicante o elemosinante (è ciò, ma è ancor di più), ma la preghiera di un cuore che si sfoga dinanzi a Yahvé, che si esprime (a volte con durezza) come Geremia nelle sue “Confessioni (1)„: “Mi hai sedotto, Signore,.. e tu hai prevalso... Maledetto il giorno in cui nacqui!„ (Ger 20,7;14.)

Certi salmi, l’88 ad esempio, sembrano pura disperazione:

Signore, Dio della mia salvezza,

davanti a te grido giorno e notte

……..

tendi l’orecchio alla mia supplica.

Io sono sazio di sventure,

la mia vita è sull’orlo degli inferi.

Sono annoverato fra quelli che scendono nella fossa,

sono come un uomo ormai senza forze.

Sono libero, ma tra i morti,

come gli uccisi stesi nel sepolcro,

dei quali non conservi più il ricordo,

recisi dalla tua mano.

Mi hai gettato nella fossa più profonda,

negli abissi tenebrosi.

.......

Hai allontanato da me i miei compagni,

mi hai reso per loro un orrore.

......

si consumano i miei occhi nel patire.

Tutto il giorno ti chiamo, Signore,

verso di te protendo le mie mani.

Compi forse prodigi per i morti?

O si alzano le ombre a darti lode?

......

Ma io, Signore, a te grido aiuto

e al mattino viene incontro a te la mia preghiera.

........

 Perché mi nascondi il tuo volto?

Sin dall’infanzia sono povero e vicino alla morte,

sfinito sotto il peso dei tuoi terrori. (Sal 88).

Disperazione totale? No! Mai, nella Bibbia: non è possibile perché si crede in Dio. Dopo queste apostrofi, queste “ bestemmie „, c’è il silenzio (se non in questo salmo, almeno in generale), il silenzio di Geremia, il silenzio di Giobbe (cap. 42), il silenzio del salmo 131, quello del “ bambino in braccio a sua madre „.

Ecco le due sfumature essenziali: adorazione (teocentrismo completo); povertà (l’appello a Dio).

2. Preghiera molto varia.

Abbiamo a che fare nella Bibbia (il salterio soprattutto) con una preghiera variegata, che evoca situazioni di vita estremamente complesse e diverse, una preghiera che “aderisce alla vita „. È il merito del grande esegeta Gunkel (1926) di avere provato ad individuare e catalogare queste “ situazioni „ di vita o le circostanze-tipo che hanno presieduto alla composizione dei salmi (il metodo dei “ generi letterari „, raccomandato da Pio XII, applicato ai salmi) (2).

- Una folla di persone si fa ascoltare nel salterio … È la processione immensa dei “ poveri tipo „: delle persone nella povertà economica; degli esiliati; dei leviti che temono di perdere il loro posto (le lotte nel “ basso-clero „ sono visibili in un libro come quello delle Cronache, 300 A.C.); degli accusati (una ventina di salmi, Cf. Sal 22); dei prigionieri, dei malati (3), essendo la malattia considerata allora come una “ prova „ della punizione di Yahvé.

- Ma accanto a questi salmi di supplica, ce ne sono di quelli che ringraziano il Signore. Ecco l'azione di grazie suggerita allo “ sposato „:

La tua sposa come vite feconda

nell’intimità della tua casa;

i tuoi figli come virgulti d’ulivo

intorno alla tua mensa

(Sal 128,3).

- Le grandi calamità nazionali, quando Israele torna a pregare Yahvé, trovano eco nel salterio (Sal 74).

- Ci sono ancora i salmi di pellegrinaggio che Gesù ha cantato a piena voce salendo a dodici anni a Gerusalemme; i salmi che celebrano Gerusalemme, i “ canti „ di Sion.

- Quindi i salmi dove dei pensatori hanno espresso le loro esperienze, i salmi che i Saggi hanno composto (Sal 73).

- Ci sono i salmi “ ex-voto „ che si portano al Tempio: non li incidono come in Egitto su una pietra, su una lastra, ma li portano perché siano cantati.

È molto vario! Occorre studiare il salterio nella sua varietà, è indispensabile per essere introdotti ad una preghiera che “ si attacca alla vita „, coincide con essa; e soprattutto forse, ad una preghiera “ cattolicizzante ”.

3. Preghiera “cattolicizzante „, perché varia.

La Chiesa ci mette a disposizione, per pregare, salmi di prigionieri, di accusati, di “ poveri tipo „, mentre io sono felice e quasi sereno: non è per invitarmi, con il loro suggerimento, a diventare questo “ fratello universale „, come si definiva Charles de Foucauld, a parlare le lingue degli altri, a diventare “ glossologo „. I salmi sono altrettante proposte, sono delle opportunità di preghiera.

Si vede ora come un modo di abbordare i salmi che sembra molto critico, che prova a fissare i “ generi letterari „ (il modo di Gunkel) si rivela molto religioso: ci introduce alla preghiera disinteressata, “cattolicizzante „, dove io presto la mia voce agli altri … Sono invitato dalla Chiesa a dare una forma quasi “ stilizzata „, in ogni caso ispirata a delle grida, a delle riflessioni tutte “ calde „ che ascolto attorno a me, e che esprimono forse, nel loro fremito indignato e spontaneo, tutto un dramma personale o collettivo: questa riflessione, ad esempio, della donna che esclama, quando incontra un prete: “Se ci fosse un buon Dio ciò non succederebbe! „ (“ ciò „ = la guerra, l'ingiustizia …). Io devo trasformare queste imprecazioni e queste specie di “ bestemmie „ in preghiere, poiché occorre che il sangue di Abele possa gridare (Cf. Sal 88,69,109).

E, leggendo questi salmi, io correggo cristianamente ciò che le loro “ imprecazioni „ avevano di violento: si poteva gridare più forte in quel momento in cui sembrava che la “ giustizia „ di Dio sarebbe dovuta arrivare sulla terra in modo visibile. Ora che beneficiamo della Rivelazione totale sulla vita nell’aldilà, è sicuramente più facile …

Un ultimo esempio di queste preghiere bibliche che sembrano lontane e che sono molto attuali: i salmi d'apocalisse, i salmi dal “ grande fragore „, quelli che gridano: “ Yahvé viene! Egli viene a giudicare la terra! „ È la caduta di Gerusalemme, è la caduta di Babilonia, è uno dei grandi eventi che si sono vissuti. Cosa meravigliosa, una volta che si sono vissuti questi eventi, si conservano i poemi superati e, con loro, si prega sempre in occasione delle grandi svolte della storia, per chiamarvi Dio. Ci sono dei salmi a questo scopo (Sal 74). Ma c'è altrettanta preghiera oggi durante queste grandi svolte della storia che noi viviamo, quanta ce n'era durante queste piccole svolte della storia di un tempo? Ecco ciò che la Chiesa ci invita a fare riprendendo questi testi per pregarli: sono delle proposte, ed è ben vero che non si può leggere la Bibbia (i salmi) senza essere un po' simbolisti, un po' poeti (4).

Del resto, a tale proposito, abbiamo l'esempio di Cristo: il Cristo che sant’Agostino chiama “ iste cantator psalmorum „, questo ammirevole cantore dei salmi, cantore per ciascuno di noi, cantore per tutta l'umanità. Il Cristo, cantore dei salmi! Si comprende così quando si tratta dei salmi di lode, ed anche dei salmi di povertà, di prova e di miseria umana: non è Lui il povero (anaw) per eccellenza? Non è entrato nella piena umanità (non horruisti virginis uterum)? -

Ma quando i salmisti parlano dei loro peccati, il Cristo potrà cantare questi salmi? Lui è senza peccato! Saranno allora i peccati del suo Corpo mistico: il Cristo dice i salmi per noi. Egli non poteva dirsi peccatore, ma è a noi che pensava, “ egli parlava come Capo (del Corpo mistico. Ndt)„, dice sant’Agostino.

Si può dunque trovare nei salmi una vera preghiera apostolica.

Si possono certamente trovare “ sfumature di miseria „ più varie oggi che nella Bibbia (né il Vecchio Testamento e neanche il Nuovo hanno conosciuto le nostre città dalle grandi fabbriche, gli spostamenti di popoli, le guerre “ democratiche „). Ma la Bibbia ne ha parlato abbastanza, tanto da suggerire ad un cuore attento delle applicazioni al giorno d’oggi. E perché ogni Israele è stato associato a questa preghiera, a partire almeno dal IV° secolo prima di Cristo (quando il salterio è diventato questa prima scelta, questo “ monolite „, bene di tutti), fu per lui realmente un’ “ introduzione ” ed un apprendistato alla preghiera apostolica. Ogni Israele si sente più o meno “ caricato degli altri „. E per occuparsi degli altri, per mescolarsi alla loro vita concreta, non occorre inizialmente avere pregato per loro nel segreto del proprio cuore? Quanto ha avuto ragione la Chiesa di conservarci i salmi!

4. La “ patina „ della preghiera dei salmi.

La preghiera dei salmi, essendo quella di successive generazioni, ha qualcosa di progressivo e, per usare la lingua degli ebanisti, di “ patinato „. Poiché ogni generazione ha strofinato questo mobile di famiglia, esso ci appare lisciato.

Alcuni salmi sono molto antichi. La tendenza delle critiche contemporanee è quella di invecchiare i salmi. Questo stesso critico, Albright, interamente ipnotizzato dai documenti di Ras-Shamra, dove scopre una moltitudine di concordanze con i salmi, afferma che la maggior parte dei salmi è antica. È un'esagerazione notoria.

Ma io penso che, se ci sono dei salmi post-esilio, ce n'è un grande numero di prima dell'esilio, certamente almeno la metà del salterio. Ciò che porta la “ vita „ di molti salmi, la durata del loro utilizzo a dieci secoli, senza contare i venti secoli passati di cristianesimo e quelli che verranno. Immaginiamo dei cantici francesi che abbiano potuto “ tenere „ dieci secoli e più …

Come spiegare questa “ vitalità „? Con le “ riletture „ fatte da generazioni molto dissimili per la loro sensibilità ed i loro problemi. Una “ rilettura „ è sempre del resto un'operazione di Chiesa (5), un atto comunitario. È una lettura ufficiale (poiché la comunità israelita è sempre fermamente diretta e strutturata), una lettura di Chiesa che approfondisce organicamente il primo significato, intanto che la comunità si eleva e diventa più spirituale. Descriverò con voi una “ rilettura „ del Salmo 47. Tre letture, tre “ strati „:

a) La lettura originale: Yahvé è re. Io la situo volentieri nel X° o XI° secolo prima di Cristo. Si tratta di una festa a Sion. L'Arca dell’Alleanza sta per salire in mezzo alle grida di gioia, queste grida per metà guerriere, per metà liturgiche (del resto la guerra non era una liturgia, un'azione santa e religiosa (6)?). Tutto il popolo di Israele si raccoglie sul sagrato del Tempio dopo avere accompagnato l'Arca vittoriosa. Il salmo 47 è un inno a Yahvé-Re: Dio stesso stabilisce il suo Regno riunendo la sua terra (si è all'epoca della conquista incompiuta), riunendo il suo popolo:

Popoli tutti, battete le mani!

Acclamate Dio con grida di gioia,

perché terribile è il Signore, l’Altissimo,

grande re su tutta la terra.

Egli ci ha sottomesso i popoli,

sotto i nostri piedi ha posto le nazioni.

Ha scelto per noi la nostra eredità, (7)

orgoglio di Giacobbe che egli ama.

………….

Cantate inni a Dio, cantate inni,

cantate inni al nostro re, cantate inni;

perché Dio è re di tutta la terra,

.....

 Dio siede sul suo trono santo.

I capi dei popoli si sono raccolti

 come popolo del Dio di Abramo (8).

Sì, a Dio appartengono i poteri (9) della terra:

 egli è eccelso.

b) Seconda lettura: la regalità universale. Eccoci al secolo prima di Cristo. Non si pensa più alla conquista. È da molto tempo che fa parte dell'antica epopea, ora non è che una grande Città santa. È quasi il tempo di Esdra e di Neemia. Ma questo piccolo popolo ridotto a nulla, questo “ resto „ dell'esilio di Babilonia, non ha mai tanto rivendicato quanto oggi, mai non è stato così pretenzioso … Ma per il suo Dio: questo Dio vinto, ma che ha subito vittoriosamente la prova dell'esilio, è il Dio che regna sul mondo intero. Ecco le pretese di Israele per il suo Dio: la regalità universale. E già penso a Cristo davanti a Pilato, che lo ha umiliato, ornato di un abito derisorio, che lo conduce gridando: “ Ecco l'uomo „; è in questo momento che Cristo dice: “ Io sono Re! „ È proprio questo il paradosso costante della Bibbia: questo piccolo popolo Israelita (il Cristo più tardi) che Dio ha scelto così infermo (“ infirma mundi elegit Deus „) perché rivendichi più fortemente soltanto per Dio, perché rappresenti meglio il pensiero di Dio. Ecco il “ clima „ della seconda lettura del Salmo 47.

Le aspirazioni a questo regno universale si affermano in questo salmo. È in questo momento che furono aggiunti (come in sovrimpressione, “ appuntati „) questi versetti 8 b e 9 a che non entrano nel contesto:

… cantate inni con arte.

Dio regna sulle genti …

E’ come affermare il prevalere del Regno universale di Dio sulle nazioni pagane, regno che allora ci si immaginava come un regno terribile. Rileggiamo queste sontuose visioni di Isaia 60:

Uno stuolo di cammelli ti invaderà …

Stranieri ricostruiranno le tue mura …

Tu succhierai il latte delle genti,

succhierai le ricchezze (10) dei re.

c) Terza lettura: il regno attraverso la conversione. Siamo  ad Alessandria. Si tratta della lettura dei Settanta, questi rabbini che sanno parlare soltanto greco (leggono ancora l'ebraico), e che traducono, per gli Ebrei di Alessandria (11), la Bibbia e, dunque, i salmi. Ma questi Ebrei sono pieni di aspirazioni apologetiche, universaliste: siamo in un'epoca missionaria in cui il giudaismo si rivolge ai pagani e vuole convertirli. In che modo si comprende ora il Regno di Dio di cui parla il vecchio salmo? Sarà un regno realizzato attraverso una conversione: Dio non desidera dominare, ma convertire. Ecco perché i Settanta tradurranno il versetto 10 a: “ I capi dei popoli si uniscono al Dio di Abramo “. (Bibbia CEI traduce dell’ebraico: I capi dei popoli si sono raccolti come popolo del Dio di Abramo. Ndt). Modifica del significato, che è in realtà un approfondimento (al posto di am: popolo (del Dio di Abramo) si è letto im: con (il Dio di Abramo).

Il Regno di Dio è, dunque, restato il centro d'interesse del salmo, nel corso di queste tre letture, ma un Regno di Dio molto limitato (Prima lettura); Dio che riunifica il suo paese ed il suo popolo; un Dio dominatore anche dell'universo pagano (Seconda lettura); un Dio dominatore dell'universo tramite una conversione dell'universo a sé (terza lettura). Ed il mondo intero è invitato a battere le mani!

Ecco ciò che chiamo una lettura “ patinata „.

d) Il Cristo, cantore dei salmi. Sarà ancora di più “ patinato „ quando Cristo sarà venuto, che avrà pregato e cantato i salmi (“ iste (12) cantator psalmorum „: questo grande cantore dei salmi), che avrà aggiunto la sua propria lettura alle diverse letture del suo popolo:

- Il Cristo a dodici anni sale a Gerusalemme cantando il salmo 122 e tutti gli altri salmi di pellegrinaggio, con ardore ed entusiasmo: così io immagino.

- Il Cristo che, nel corso dei suoi pasti sacri, canta l’Hallel: egli si unisce alla tradizione del suo popolo, ma egli la  realizza (l’Hallel dell'ultima cena: quale nuovo suono!).

- Il Cristo che, sulla Croce, intona e poi dice nel suo cuore il salmo 22: “ Élôï, ÉIôï, lama sabachthani! (Bibbia CEI: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Ndt) „ e che morirà dicendo il salmo 31: “ (Mio Dio,) alle tue mani affido il mio spirito (néfèsh) „.

Vedete questa “ patina „, e, nel caso di Cristo, questa lucentezza che i salmi hanno ricevuto? Il Cristo è proprio l'uomo biblico, colui che ne ha ripreso tutti gli accenti, ma orchestrati con quale ampiezza!

e) La patina delle generazioni cristiane. E se noi uscissimo dalla Bibbia, ci sarebbero tutte le generazioni cristiane che hanno “ patinato „ questa preghiera dei salmi: nel Medioevo si imparava a leggere con i salmi; “ psalteratus „ era sinonimo di “ litteratus „ (san Luigi, ad esempio, apprese a leggere con il salterio latino). Occorrerebbe evocare tutti questi salmi penitenziali che si recitavano a decine sulle porte delle chiese, per i propri peccati, questi salmi degli agonizzanti recitati a Cluny sui monaci  morenti. Occorrerebbe vedere infine ciò che noi, personalmente, abbiamo nascosto negli angoli del nostro salterio: quelle sue parole che sono state, ad un certo momento, la nostra parola, la nostra propria supplica … Occorrerebbe forse evocare (e perché no?) questi cantori delle nostre piccole chiese di campagna che fanno “ riecheggiare Davide „, come disse san Gerolamo. È forse stonato e male ritmato, e tuttavia non vi traspare a volte qualcosa di questa vecchia poesia eterna?

 

II. I “ SACRAMENTI „

DELLA PRESENZA DIVINA

 

Si trova spesso nel salterio menzione dei “ sacramenti „ della presenza divina, questi “ segni della fede „ di cui si è già prima parlato (13). La fede, per salire a Dio, nel suo “ gesto verticale „, deve passare attraverso dei “ segni della fede „, delle tracce di Dio, dei “ sacramenti „ della sua presenza.

La vita interiore dei salmisti si alimenta di questi segni. Dio, lo si raggiunge:

- tramite il Tempio, la sua residenza, il luogo dove egli parla;

- tramite la comunità. Leggiamo il salmo 133, questo salmo che ha creato i monasteri, le fraternità! “ Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme! „. Ed ecco l'evocazione di questi pasti sacri in cui “ si rallegra il proprio cuore davanti a Yahvé (14) „. Alla fine di questi pasti, si passava nelle file dei commensali, si metteva loro sulla testa una specie d'unguento (simbolo di gioia e di fecondità che fondeva con il calore della testa e colava): questa gioia della piccola comunità riunita, immagine della grande comunità di Israele, “ È come olio prezioso versato sul capo, che scende sulla barba, la barba di Aronne, (15) che scende sull’orlo della sua veste „ (Sal 133). La comunità è proprio un luogo spirituale, il luogo della presenza di Dio:

- tramite la storia che, in fondo, è soltanto la comunità in estensione, la comunità nel suo evolversi; il credente, il “ devoto „ trova Dio, questo Dio che si coinvolge nel divenire di Israele e lo fa progredire con le sue “ prodezze (16) „.

- anche tramite l'universo. I salmisti incontrano Dio nell'universo: Dio è ovunque, Dio ha cura di tutto. Il Salmo 104 è il più tipico: è “ il Cantico delle creature „ del Vecchio Testamento. Che atmosfera di pace! Ci si crederebbe già nel clima “ del Sermone sulla montagna „.

- tramite la Torah, infine, luogo privilegiato tra tutti per incontrare Dio: è la sua parola, sono le sue indicazioni!

 

III. CONCLUSIONE:

PREGHIERA DI CRISTO

PREGHIERA DI SAN PAOLO

 

Volendo essere brevi, noi abbiamo già parlato del Cristo che prega i salmi. Per concludere esprimiamo solo alcune riflessioni e riportiamo la nota definitiva del Nuovo Testamento in questa sinfonia della preghiera biblica.

Il Cristo raccoglie, concentra su di sé il meglio della preghiera biblica. Egli cammina nel salterio come in un proprio giardino. La preghiera è presso di lui respirazione dell'uomo biblico nella sua pienezza, è necessità di Dio. Essa è l'espressione stessa, il canto della sua figliolanza. La preghiera è l'espressione lirica della definizione dogmatica che ci mostra il Cristo “ ad Patrem „, rivolto verso il Padre, interamente riferito al Padre. La preghiera era come il “ pensiero fisso della sua vita: egli ha pregato tutto il tempo (Cf il vangelo di san Luca che è il vangelo della preghiera di Cristo).

E noi preghiamo con lui. Osserviamo che san Paolo non prega Cristo, egli prega il Padre, come Cristo, con Cristo, come noi del resto alla messa. San Paolo che prega con Cristo per lodare Dio di tutto ciò che ha fatto, che magnifico quadro! Preghiera improvvisata, preghiera lirica, che è come l'espansione di tutto il suo essere nella lode e nell'azione di grazie disinteressata (Cf. gli inizi delle Lettere ai Colossesi ed agli Efesini). Una vera preghiera d'Azione cattolica: Paolo ha realmente pregato con la sua vita, ha messo tutta la sua vita apostolica nella sua preghiera.

 

NOTE

(1). Geremia non ha inventato assolutamente questo genere letterario delle “ Confessioni „: si è servito di cantilene liturgiche già esistenti; ma ha fatto esprimere a questo vecchio genere della cantilena individuale tutto ciò che poteva esprimere: vi si sente un’anima!

(2). Al giorno d’oggi un certo numero di lavori, volgarizzano, presso i cattolici, i punti di vista di Gunkel. Da segnalare un lavoro particolarmente interessante: P. Druvers, Les Psaumes. Genres littéraires et thèmes doctrinaux, (I salmi. Generi letterari e temi dottrinali), coll. “ Lectio divina „, n° 21, Éd. du Cerf, Paris, 1958.

(3). Vedere Dom Duesberg, O. S. B., Le psautier des malades (Il salterio dei malati).

(4). Intendiamo dire con ciò che occorre saper leggere i testi su molti piani e su molti livelli e sapere trasporre in piena attualità queste situazioni-tipo. E se non si è un po' simbolisti e poeti, è l'occasione di diventarlo frequentando la Bibbia.

(5). Occorre parlare di un analogo della Chiesa.

(6). A volte nella Bibbia si vestono i guerrieri con ornamenti sacri (è la preistoria dell'uniforme!). All'origine non era un esercito professionale: è tutto Israele che si alza, Israele, popolo di sacerdoti e popolo di guerrieri, per il combattimento di Yahvé.

(7). Quest'eredità, in  fin dei conti, è Gerusalemme.

(8). Abramo giunto precedentemente da povero, da nomade, a Gerusalemme.

(9). Letteralmente “ gli scudi ” = i capi, la “ struttura „ amministrativa (Bibbia CEI traduce i “poteri”. Ndt). Li si chiama anche le “ picche „ e gli “ spigoli „ quando sono aggressivi.

(10). Alla lettera: le “ mammelle „!

(11). Il “ ghetto „ di Alessandria; se si vuole chiamarlo così, ma un ghetto aperto, preoccupato di conquista religiosa.

(12). “ Iste „ non è qui peggiorativo, ma ammirativo.

(13). Cf. cap. VI “Il problema della fede”, Parte I, par. 3 “Il Dio al quale ci si rivolge può essere raggiunto attraverso dei segni”.

(14). “ Rallegrare il proprio cuore davanti a Yahvé „, significa fare un buono pasto, in occasione di una festa religiosa. Cf. “ Edent pauperes et saturabuntur „ - o anche: “ Biberunt ed inebriati sunt nimis „ (= bevvero e si ubriacarono generosamente!). Si era ancora lontani, anche durante i pasti sacri, del controllo perfetto di sé!

(15). Barba di Aronne: è presa in considerazione come la più lunga.

(16). Yahvé = il Dio “ delle prodezze „: che è, nel senso di “ che è sicuramente tra di noi „.

 

BIBLIOGRAFIA

A. Gelin, L’âme d’Israël dans le Livre, coll. « Je sais, je crois », Arthème Fayard, Paris, 1960, ch. IV.

R. Tamisier, La Bible, livre de prière, 1956.

L. Bouyer, La Bible et l’Ëvangile, coll. « Lectio divina », n° 8, Éd. du Cerf, Paris, 1958, ch. XII. (vedere nota 2)

P. Drijvers, Les psaumes. Genres littéraires et thèmes doctrinaux, coll. « Lectio divina », n° 21, Éd. du Cerf, Paris, 1963. (vedere nota 2)

A. George, Prier les psaumes, coll. « Foi Vivante », n° 15, Éd. du Cerf, Paris, 1967.

A. Lefèvre, s. j., « Attitudes de l’homme en prière d’après la Bible », dans La Maison-Dieu, 69.

É. Beaucamp - J.-P. de Relles, Israël regarde son Dieu, Casterman, Paris, 1964.

C. Hauret, Notre psautier, Alsatia, Paris, 1964.

A. Maillot - A. Lelièvre, Les psaumes, Éd. Labor et Fides, Genève, tome I, 1961 ; tome II, 1966.

M. Mannati, Les psaumes, Desclée de Brouwer, Paris, tomes I-III, 1966-1967.

P. Auvray, « Les psaumes », dans Introduction à la Bible, tome I.

Seigneur, apprenez-nous à prier, Cahiers de la Roseraie, Bruxelles, 1954.


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30 maggio 2015  a cura di Alberto "da Cormano" Grazie dei suggerimenti alberto@ora-et-labora.net