IL TEMA SCRITTURALE DELL' “IMMAGINE„

 

CAPITOLO SECONDO

 IL TEMA SCRITTURALE DELL' “IMMAGINE

estratto da "L'UOMO SECONDO LA BIBBIA" - A. Gelin - Edizioni Ligel 1968

(Libera traduzione del testo francese)

(Link al file PDF)



 

L'uomo, così come è descritto nella Bibbia appare come un fascio di relazioni. La prima di queste relazioni è quella che egli tiene con Dio: questa relazione costitutiva si esprime in modo sorprendente nel tema dell'uomo “immagine„ di Dio.

 

I.  I TESTI

Leggiamo inizialmente i testi dove si esprime più chiaramente questo tema dell'immagine (1).

 

1. Genesi 1,26-27.

 

Dio disse: “Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza„.

Facciamo„: questo plurale non è in nessun modo una traccia di politeismo - non c'è traccia di politeismo nel documento P! È un plurale di deliberazione di Dio con sé stesso o forse con la corte celeste supposta presente.

Facciamo “l'uomo„: si tratta di un nome comune, con quasi il senso di: facciamo “dell'uomo„, “A nostra immagine„: la parola immagine traduce la parola ebrea “sélém„ che designa l'immagine-statua. Così, in Am 5,26, il profeta ironizza sugli Israeliti che trasportano statue di dei stranieri (statua = sélém). “Immagine„ è dunque da prendere qui in un senso molto concreto.

Secondo “la nostra somiglianza„: la parola somiglianza traduce la parola ebrea “démut„. Il termine è più astratto di “sélém„. Può tuttavia essere usato nella Bibbia in modo più concreto e materiale: è il caso in 2 Re 16,10 ss. Ci viene detto che il re-sacerdote Acaz in visita presso il re dell'Assiria vede un altare che trova molto bello; ne invia le misure ed il disegno (démut) al sacerdote di Gerusalemme Uria affinché questo nuovo altare sostituisca nel tempio l'altare tradizionale.

 

2. Genesi 5,1:3.

 

Nel giorno in cui Dio creò l’uomo, lo fece a somiglianza di Dio … Adamo aveva centotrenta anni quando generò un figlio a sua immagine, secondo la sua somiglianza, e lo chiamò Set.

Adamo (= l'uomo) è creato a somiglianza (démut) di Élohim. Ed a sua volta Adamo genera un figlio a sua somiglianza e secondo la sua immagine. Si può dunque dire che l'immagine si trasmette; l'immagine è un bene permanente dell'uomo, che esiste anche nell'uomo peccatore.

 

3. Genesi 9,6.

 

Chi sparge il sangue dell’uomo,

dall’uomo il suo sangue sarà sparso,

perché a immagine di Dio

è stato fatto l’uomo.

 

Dopo il diluvio il peccato rimane presente, in particolare il peccato di omicidio qui evidenziato. Yahvé istituisce la vendetta del sangue, e questa regolamentazione rappresenta un progresso nel modo di concepire la giustizia. Un giorno, quando la vendetta del sangue diventerà la vendetta che si trasmette per generazioni e che si ucciderà ciecamente per una semplice ferita, si istituiranno tribunali, si tenterà di regolamentare la vendetta con la legge del taglione: “Occhio per occhio, dente per dente„ (cioè: divieto di versare più sangue di quanto  non ve ne sia stato versato).

Qui l'omicidio è stigmatizzato e punito a causa di questa “immagine„ di Dio che è in qualsiasi uomo. Ci può sembrare abbastanza curioso vedere questo tema dell'immagine di Dio menzionata in questo contesto molto concreto: l'uomo concreto, l'uomo esistente con la sua carne ed il suo sangue, è immagine di Dio poiché Dio si interessa affinché il suo sangue non venga versato.

Riassumendo:

- “Sélém = generalmente una statua.

- “Démut„ = un'immagine, che corrisponde al greco “eikôn„ (Cf. icona).

- Abbiamo potuto renderci conto che, in questi testi, l'uomo è considerato in quanto uomo, l'uomo inviolabile, la cui prerogativa rimane, nonostante tutti le avversità della sua storia: il fatto di essere immagine di Dio è per l'uomo un bene permanente.

 

II.  SIGNIFICATO DI QUESTO TEMA

 

1. L'uomorappresenta„ Dio.

In che modo l'uomo rappresenta Dio? Si sono proposte, qui, molte teorie.

 

a) la teoria di Koelher (2). Koelher pensa che l'uomo sia “immagine di Dio„, che “rappresenti„ Dio tramite la sua dimensione, la sua posizione diritta. È la postura verticale che differenzia l'uomo degli animali.

Avete certamente osservato, nella Bibbia, l'insistenza con la quale si sottolinea la differenza tra l'uomo e gli animali: questo è il significato della sfilata di animali nel più antico resoconto della creazione (Gn 2,18 ss). Dio fa sfilare davanti all'uomo ogni tipo di animale perché cerchi fra di loro la compagna che sarà il suo esatto “corrispondente„ (Ndt. In francese “vis-à-vis”) sul piano fisico e morale - e non si incontrò nessun corrispondente per Adamo. È per insegnarci, con una storia, quest'orrore della bestialità che non era per niente sentito nelle civilizzazioni ambientali: i primi uomini - si diceva in alcuni miti pagani - avevano conosciuto una fase di bestialità, mangiando e dormendo con le bestie. Nella letteratura biblica si è continuato ad esprimere quest'orrore della bestialità: in Lv 18,23, si trova l'ordine formale dato da Yahvé in termini incontestabili: “Non darai il tuo giaciglio a una bestia„. È qui la legge che corrisponde al racconto mitico e ne condensa la portata.

Secondo Koelher, l'uomo sarebbe dunque immagine di Dio per la sua posizione verticale. È una teoria attraente; e richiamo i versi di Ovidio nelle sue Metamorfosi: “Ha dato all'uomo una figura sublime; gli ha ordinato di osservare il cielo e di tendere i suoi occhi verso le stelle„. È una bellissima immagine sulla dignità dell'uomo.

Si possono fare, tuttavia, alcune critiche a questa teoria di Koelher.

Sarebbe abbastanza curioso che la “somiglianza„ con Dio fosse presentata in tal modo (in riferimento con l'altezza corporale) da una tradizione sacerdotale; la tradizione sacerdotale è la più anti-antropomorfica, la più orientata nel senso di una spiritualità di Dio intensamente professata. E’ così che, in questa tradizione, Dio interviene nella creazione, soltanto con la sua voce (ciò che c'è in lui di spirituale). Sembra difficile supporre che l'autore di P abbia precisamente voluto dire che l'uomo somiglia a Dio in quanto dotato della posizione verticale: ciò implicherebbe che Dio stesso fosse visto come uomo, ma non è così.

D'altra parte, osserveremo che Gn 1,27 afferma che Dio “creò l'uomo a sua immagine, … maschio e femmina„. Ora, mai nella Bibbia noi vediamo gli attributi femminili applicati a Dio; da nessuna parte è detto che ci sia una moglie di Yahvé (all’infuori che nella pratica eretica di Elefantina in Egitto). La sposa di Yahvé non è altro che il popolo di Israele.

 

b) teoria di E. Jacob. Comunque, anziché pensare con Koehler ad un'analogia fisica, sarebbe più soddisfacente vedere nell'idea di rappresentazione di Dio attraverso l'uomo la seguente asserzione: l'uomo riceve da Dio una funzione reale, una delega per dominare sulle bestie.

È ciò che è espresso in Gn 1,26:

 

Facciamo l'uomo, dice Dio, a nostra immagine, secondo la nostra rassomiglianza: dòmini … su tutti gli animali.

 

Ciò è ripetuto nel Salmo 8 - che è il migliore commento sul tema dell'immagine. Questo salmo ricorda che Dio è trascendente: lo si mostra che non ammette uguali, si parla della sua maestà, della sua gloria che è nel più alto dei cieli; lungo tutto il salmo si esprime l'ammirazione per l'opera delle sue dita (3). Così orientato dapprima sulla trascendenza di dio, l'autore arriva a dire:

Che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi,

il figlio dell’uomo, perché te ne curi?

Davvero l’hai fatto poco meno di un dio, (di “un divus„. di un élohim, cioè praticamente un angelo);

di gloria e di onore lo hai coronato.

Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,

tutto hai posto sotto i suoi piedi:

tutte le greggi e gli armenti

e anche le bestie della campagna, (cioè gli animali selvaggi),

gli uccelli del cielo e i pesci del mare,

ogni essere che percorre le vie dei mari“.

 

Questa insistenza importa in modo notevole: vediamo che la rassomiglianza con Dio risiede proprio in questo potere di dominio sulle creature inferiori.

Nell’Ecclesiastico troviamo ancora di più. È un libro tardivo, ma che rappresenta bene la tradizione: Ben Sira è l'uomo della tradizione; il libro si situa intorno al 200 A.C., ad un periodo di calma politica dove si è precisamente raccolto tutto ciò che si era detto in Israele, tanto nella linea internazionale della Sapienza che aveva filtrato in Israele che nella linea sacrale dei sacerdoti e dei profeti. Ecco come l’Ecclesiastico parla dell’ “immagine„, naturalmente con riferimento al primo capitolo della Genesi:

 

Il Signore creò l’uomo dalla terra e ad essa di nuovo lo fece tornare. … Li rivestì di una forza pari alla sua e a sua immagine li formò. In ogni vivente infuse il timore dell’uomo, perché dominasse sulle bestie e sugli uccelli. … (Sir 17,1 ss).

 

Le bestie sono, naturalmente, le bestie concrete; ma questo termine simbolizza anche nella Bibbia le potenze caotiche. Le bestie sono i simboli del male. In Gn 4,7, Dio dice a Caino: “Se agisci bene, non dovresti forse tenerlo alto (il tuo volto Ndt.)? Ma se non agisci bene, il peccato è (come un animale Ndt) accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, e tu lo dominerai„. Il male è rappresentato da una bestia nelle letterature orientali, e ne abbiamo tracce numerose nella Bibbia. Nel salmo 74, ad esempio, queste bestie mostruose, simboli del male, del peccato, si chiamano: Leviatàn (Rettile primordiale) , Tannin (Drago), Nachash (Serpente). Esiste un'affinità tra queste bestie e l'elemento acquoso, il caos del mare primitivo da cui la divinità ha tratto il mondo (Cf. in Esiodo i combattimenti dei giganti e degli dei). Yahvé ha vinto queste forze, ha messo ordine in questo caos.

In ciò che noi chiamiamo l'apocalittica, le potenze ostili sono anche raffigurate da bestie. Vedere, ad esempio, il libro di Daniele; ugualmente l'apocalisse di Giovanni (cap. dal 13 al 17 in particolare): la bestia dalle sette teste, che esce dal mare, che pronuncia le bestemmie, è la bestia anti-Dio.

L'uomo domina sulle bestie ma è anche vincitore del male: egli è, per costituzione, l'imitatore di Dio che reagisce contro il male. Nell'espressione “immagine di Dio„, c'è dunque come una richiamo alla lotta, un invito dinamico.

Occorre anche qui aggiungere che non è affatto un orgoglioso ideale di superuomo che ci è stato assegnato da questo fatto. Poiché, per rimanere un' “immagine„, l'uomo deve mantenere la sua relazione con Dio e dunque la sua distanza a suo riguardo: l'immagine non è identica all'origine dell'immagine. Credersi identico all'origine dell'immagine comporta la caduta; è l'istigazione del Nachash (Serpente): “Io sono un Dio (un Elohim)„. Sul piano dell'umanità, come sul piano di Israele, questa dismisura è il grande peccato: Cf. il rimprovero indirizzato al principe di Tiro (Ez 28,2).

- Riassumendo:

Il senso originale di questo tema dell'immagine di Dio: l'uomo concreto è rappresentante di Dio.

Non perché (Cf. Koelher) ha una dimensione verticale che lo differenzia degli animali, ma perché riceve una delega da Dio che si traduce nel dominio sulle bestie, sull'universo dinamico, sul peccato.

Questo tema è un invito a lottare, e nello stesso tempo a rimanere al proprio posto, in relazione con Dio.

 

2.Fecondità di questo tema.

 

Qui si pongono due questioni:

a) Ci si chiederà inizialmente se questo tema non è all'origine della morale d'imitazione, più volte incontrata nel Vecchio Testamento. - Io non credo e risponderò immediatamente. Infatti nella Bibbia, i grandi moralisti furono i profeti dopo i leviti; ma leviti e profeti appartengono alla tradizione sacrale nella quale l’Alleanza era la realtà centrale. In questa linea dell’Alleanza, hanno insegnato che l'uomo (l'uomo israelita) deve imitare Dio come una sposa imita il suo sposo (Cf. Os 2,16-22). La morale d'imitazione prende la sua precisa origine nel tema dell’Alleanza e non in quello dell'immagine.

Detto questo, credo tuttavia che la questione che abbiamo posto ci orienti verso qualcosa di vero. La morale d'imitazione potrebbe essere detta derivata dal tema dell'immagine, a condizione di prendere il termine imitazione in un senso molto ampio: imitate Dio nella sua lotta contro il male e nel suo lavoro: siate l’umile replica dell'attività di Dio. “Il Padre mio lavora incessantemente, dirà Gesù, quindi anch’io lavoro„. In Es 20,11, l'esempio di Dio che lavora sei giorni e che si riposa il settimo è offerto per essere imitato da Israele: ma c'è un'allusione al racconto della creazione in Gn 1, ciò che permette di dire che siamo vicini al tema dell'immagine. È anche possibile che quest'idea dell'immagine si trovi sullo sfondo dei testi di origine più umanista e di genere sapienziale - meno vicini al tema dell’Alleanza.

 

b) Seconda questione: il tema dell'immagine non sarebbe all'origine di un'escatologia dell'uomo? - È un'idea che ha assunto molta importanza in questi ultimi anni a causa delle ricerche attuali sul tema del misterioso “Figlio dell'uomo„.

Bentzen (4) si è applicato, in particolare, a mostrare le radici della speranza messianica in questa figura dell'uomo immagine di Dio. L'uomo immagine di Dio, dice, l'uomo descritto nel salmo 8, ad esempio, è il re di Israele: spetta alla funzione reale di un completo dominio nell'universo. Ma, continua Bentzen, c'erano certamente altre funzioni oltre a quella del re: quella di sacerdote (rappresentante del mondo), quella di profeta (parlare al mondo). Ma l' “uomo immagine di Dio„ assumeva probabilmente la totalità di queste funzioni; è soltanto successivamente che in Israele si sono separate queste diverse funzioni, e si attese la venuta di un “Uomo„ che sarebbe re, di un altro che sarebbe sacerdote, di un altro che sarebbe profeta.

Tale è, secondo Bentzen, lo sfondo di tutta l'attesa messianica. Ed il Figlio dell'uomo del libro di Daniele sarebbe una rinascita della vecchia figura dell'uomo immagine di Dio nel paradiso primitivo: il Figlio dell'uomo, in Daniele, combatte gli animali (sempre questa stessa caratteristica). Noi vedremo Cristo diventare vittorioso sugli animali nel deserto della tentazione: è in ciò che egli è il Figlio dell'uomo messianico. In Rm 5,15, Cristo sembra presentato come questo Uomo atteso; ed Eb 2,6 attribuisce un senso molto messianico all'Uomo del Salmo 8.

Senza pronunciarci categoricamente diremo, dunque, che è possibile che questo tema dell'immagine sia all'origine dell’attribuzione di un significato messianico all'Uomo.

 

III.  ALLARGAMENTO DEL TEMA

 

Al di là delle sue relazioni reali con la morale d'imitazione ed il messianismo, il tema dell'immagine doveva conoscere un allargamento in una doppia direzione.

 

1. Essereimmagine di Dio„ = partecipare alla sua incorruttibilità (Sapienza).

 

Abbiamo ricordato come la Sapienza fosse germinata in un terreno greco. Non ci stupiremo della valorizzazione dell’anima di cui testimonia questo libro. Per l'autore della Sapienza, noi siamo immagini di Dio innanzitutto tramite la nostra anima; questa è spirituale, immortale e perciò partecipa all'incorruttibilità di Dio.

Sì, Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità,

lo ha fatto immagine (eikôn) della propria natura.

Ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo (Sap 2,23-24).

 

2. Essereimmagine di Dio„ = partecipare a Cristo (san Paolo).

In ambito cristiano, è soprattutto Cristo che è l'immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione.

(Col 1,15; Cf. 2 Cor 4,4).

 

Cristo è il nuovo uomo, il nuovo Adamo, il primo di una nuova serie di uomini. Credo che per comprendere il famoso inno di Fil 2,6-11, occorra avere ben presente il tema dei due Adamo.

 

Cristo Gesù, pur essendo nella condizione divina,

non ritenne un privilegio

l’essere come Dio,

ma svuotò se stesso

assumendo una condizione di servo,

diventando simile agli uomini.

Dall’aspetto riconosciuto come uomo,

umiliò se stesso

facendosi obbediente fino alla morte

e a una morte di croce.

 

Per questo Dio lo esaltò

e gli donò il nome

che è al di sopra di ogni nome,

perché nel nome (nuovo) di Gesù

ogni ginocchio si pieghi

nei cieli, sulla terra e sotto terra,

e ogni lingua proclami:

«Gesù Cristo è Signore!»,

a gloria di Dio Padre.

 

Dobbiamo rappresentarci in parallelo, l'epopea del primo Adamo e quella del secondo Adamo.

Il primo Adamo era l'immagine di Dio; si alza, dimentica che l'immagine non implica uguaglianza ma relazione a Dio, delega di potere; quindi rompe quest'immagine volendo elevarsi, ed è precipitato fuori dal paradiso.

 

-          Primo Adamo:

 Primo Adamo 

  Quanto a Gesù Cristo, secondo Adamo, non ha preso pretesto dalla sua conformità con Dio per elevarsi, ma al contrario si è abbassato … ed è per questo che è stato esaltato e ci procura la salvezza.

 -          Secondo Adamo:

  Secondo Adamo

Noi noteremo che, in questo testo dell'epistola al Filippesi, c è il termine morphè che è usato al v. 6: Cristo che era di “forma„ divina, che era l'immagine di Dio (con il fatto stesso della sua esistenza). Le parole ebraiche sélém e démut sono tradotte dai Settanta a volte con eikôn, a volte con morphè.

Non soltanto Cristo, nuovo Adamo, è l'immagine perfetta del Dio trascendente, ma ha il compito di trasformarci in “immagini„ di questo stesso Dio. Poiché Cristo è un'immagine che è più di una “copia„ di Dio: quest'immagine sussistente contiene le virtù dell'originale; ha il potere di conformarci a questo originale.

È ciò che esprimono i testi paolini:

 

Avete rivestito il nuovo uomo, che si rinnova per una piena conoscenza, ad immagine di Colui che lo ha creato. (Col 3,10).

 

La fine del versetto è un'allusione a Gen 1,26 da cui siamo partiti. È con il battesimo che ci si riveste„ di Cristo (Cf Gal 3,27). E la “conoscenza„ ci riporta a questo tema così importante in tutta la Bibbia: la conoscenza di Dio è una conoscenza per amore, una frequentazione alla maniera di due sposi; suppone una certa parentela, una similitudine per partecipazione.

Tale è la nostra vocazione:

 

Poiché quelli che Dio da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli (Rm 8,29).

 

Il Signore è lo Spirito … E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore. (2 Cor 3,17-18).

Questo testo ci insegna che la trasformazione di cui siamo beneficiari è il frutto dell'azione del Signore Gesù, essa non si produce in seguito ad uno sforzo d'imitazione da parte nostra: essa è “grazia„.

 

3. Conclusione.

 

Tali sono i significati, infinitamente più profondi, presi dalla formula che noi abbiamo appena studiato: “l'uomo è immagine di Dio. „

Nella Genesi, l'uomo è immagine di Dio nel senso che riceve da Dio una delega di potere di dominare sul mondo, occupare un posto scelto nell'universo.

Nella Sapienza, l'uomo è immagine di Dio con la sua anima, spirituale ed immortale.

In san Paolo, la qualità d'immagine di Dio ci è portata dal Cristo in cui essa è riscontrata al massimo: è di essenza escatologica ed è la trasformazione ontologica che noi designiamo, in termini astratti, con l'espressione “grazia santificante„. Con adesione a Cristo immagine perfetta e Dio, noi diventiamo a nostra volta “immagini„.

 

NOTE

(1). Notiamo che questi testi derivano tutti dalla tradizione sacerdotale„ (documento P, o Priester Codex). Questa fonte sacerdotale è, nel Pentateuco, più recente - non quanto alla sua esistenza ma quanto alla sua fissazione per iscritto. C'è una tradizione sacerdotale molto antica in Israele: sacerdoti e leviti non hanno formato l'antico inquadramento di Israele? Ma la fonte sacerdotale, in quanto documento redatto, è una fonte sapiente, piena di genealogie, di date, una fonte la cui redazione si situa nel VI° e V° secolo A.C..

(2). Protestante tedesco, che ha elaborato una teologia del Vecchio Testamento, breve e affidabile.

(3). Forse questo Salmo (come il Sal 134) era cantato nel corso di una festa di notte al tempio di Gerusalemme? Ciò potrebbe spiegare il versetto: “Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato„.

(4). Teologo di Copenaghen morto alcuni anni fa (Ndt. Nel 1953).

 

BIBLIOGRAFIA

E. JACOB, Théologie de l'Ancien Testament, Delachaux et Niestlé, Paris-Neuchâtel, 1955. L'autore, protestante, è professore di Vecchio Testamento alla facoltà di teologia di Strasburgo.

P.VAN IMSCHOOT, Théologie de l'Ancien Testament, Desclée et Cie, Paris, 1956, tome II.

HERING, Le Royaume de Dieu et sa venue, Strasburgo. Tesi di dottorato dell'autore che è protestante.

O. CULLMANN, Christologie du Nouveau Testament, Delachaux et Niestlé, Paris-Neuchâtel, 1958.

A. FEUILLET, « L'hymne christologique de l'épître aux Philippiens », dans Revue Biblique, 72, 1965, pp. 352-380 e 481-507 (con bibliografia).

La nouvelle Ève, Lethielleux, Paris, 1955, tome II.

D. BARTHÉLÉMY, Dieu et son image, Ébauche d'une théologie biblique, Éd. du Cerf, Paris, 1964.

 


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21 dicembre 2014  a cura di Alberto "da Cormano" Grazie dei suggerimenti alberto@ora-et-labora.net