Pseudo-Basilio

De Admonitio ad filium spiritualem:

una nuova traduzione in inglese

Dr. James Francis LePree

Dipartimento di Storia, The City College of New York

da The Heroic Age 2010 - Editor: Larry Swain

(Libera traduzione dall'inglese.

Si noti che l'autore dell'articolo usa sempre la dicitura "De Admonitio", mentre in tutti gli altri testi sull'argomento il "De" non compare. Ndt.)

 

Sommario: Il De Admonitio ad filium spiritualem non ha ricevuto grande attenzione nella cultura moderna. Eppure, questo importante testo spirituale della fine del V secolo, non solo ha preso in prestito ampiamente da fonti precedenti, come la Vita s. Antonii (Vita di S. Antonio) del IV secolo, la Regula s. Basilii (Regola di San Basilio) del IV secolo e le Epistolae (Lettere) di Paolino di Nola del IV secolo, ma ha anche svolto un ruolo importante nel fornire modelli di spiritualità per la Regula s. Benedicti (Regola di S. Benedetto), oltre a numerose fonti Merovinge e Carolinge. Anche se esiste una parziale traduzione del testo in inglese antico attribuita alla mano dell’anglosassone Aelfric (circa957-1010) e Jean-Marie Baguenard ha presentato alla comunità scientifica una moderna traduzione in francese nel 1994, questo studio costituisce la prima completa traduzione moderna in inglese del De Admonitio ad filium spiritualem basata sull’edizione latina critica di Paul Lehmann del 1955.

(Si veda anche l'articolo: "Benedetto e lo Pseudo-Basilio" di Adalbert de Vogüé. Ndt.)

( Testo litaliano completo "Ammonizione ad un figlio spirituale". Aggiunto dal traduttore)

 

Introduzione

Autore, scopo e struttura del De Admonitio ad filium spiritualem

 

§1. L’Ammonizione ad un figlio spirituale dello Pseudo-Basilio è un piccolo manuale di edificazione spirituale, probabilmente scritto per un giovane monaco cenobitico come aiuto per intraprendere la vita anacoretica. 1) Una volta diffusamente creduto essere una traduzione latina di Rufino, presbitero di Aquileia, di un’originale opera del vescovo Basilio di Cesarea (un errore che potrebbe essere stato responsabile della sua conservazione nel Medioevo) e che oggi è generalmente creduto, soprattutto a causa dello studio convincente di Adalbert de Vogüé, essere un'opera originale latina, scritta circa nell'anno 500 e attribuita alla mano dell’Abate Porcario di Lérins. Tale identificazione si basa, come ha osservato il de Vogüé, su strette somiglianze, sia nell’espressione che nella struttura, tra i Monita o Consigli di Porcario ed il De Admonitio (de Vogüé 2003, 419-420). 2)

 

§2. Secondo Jean-Marie Baguenard, il De Admonitio è stato stampato prima in appendice dell'edizione del Codex regularum di Benedetto di Aniane di L. Holste, 1661, mentre M. Brockie basa la sua edizione 1759 sul precedente lavoro di Holste. Il De Admonitio fu poi stampato in Patrologia Latina (103: 683-700), dove J.P. Migne ha seguito l'edizione Holste-Brockie (Baguenard 1994, 310-311) e, come detto in precedenza, nella più recente edizione tedesca di Paul Lehmann (Lehmann 1955). Come ha notato Locherbie-Cameron, "un’incompleta vecchia traduzione in inglese, probabilmente dell’abate e scrittore anglosassone Aelfric (c. 957-1010), esiste in un vecchio manoscritto inglese, in due copie successive ed in un’edizione pubblicata e riveduta” (Locherbie-Cameron 2000 ).

 

§3. Sulla base della ricerca di Lehmann, il De Admonitio sopravvive ancora oggi in otto manoscritti. Questi includono:

        B = Università di Basilea, biblioteca. Ms. F.III 15 dal monastero benedettino di Fulda datato all'ultimo quarto dell’VIII secolo.

        A = Karlsruhe Landesbibliothek Aug. CLII dal monastero benedettino di Reichenau. Risale al primo decennio del IX secolo.

        M = Montecassino MS 434 di data sconosciuta.

        L = Rom. Vat. Pal. Lat. 556 dal monastero benedettino di S. Nazario a Lorsch scritto all'inizio del 9 ° secolo.

        L' = Rom. Vat. Pal. Lat. 557 dal monastero benedettino di S. Nazario a Lorsch (Germania). Esso è stata attribuito ad una mano del XVI secolo.

        V = Codex Vadiana, MS. 317 dalla biblioteca monastica di San Gallo e datato alla metà del IX secolo.

        G = MS 677 datato circa nel 870 dalla biblioteca monastica di San Gallo.

        P = MS. Lat. 133, XI-XII secoli, Bibliothèque Nationale, Parigi ( Lehmann 1955, 21-24).

 

§ 4. Centrato sulla premessa fondamentale che la salvezza è ottenibile solo con la prevenzione dei vizi e la promozione delle virtù, il De Admonitio serve come uno specchio per il suo giovane lettore monastico che gli consentirebbe di contemplare la salute o la malattia della sua anima e che gli permetterebbe così di percorrere la strada della virtù dal regno terreno al regno celeste. Un attento studio del testo rivela che il prologo ed i venti capitoli del De Admonitio proiettano un panorama letterario diversificato sia in tono che in stile. Il trattato è strettamente di natura teologica, presentando vivaci sfumature escatologiche con un sottostante fondamentale tema di mantenimento dello sviluppo delle virtù e della prevenzione dei vizi come prerequisiti per il raggiungimento della salvezza eterna.

 

§5. Nel capitolo nove, per esempio, lo Pseudo-Basilio avverte il suo giovane lettore di non essere schiavo della cupidigia per il denaro e prosegue per avvertirlo che "le ricchezze di questo mondo sono estranee a noi, che vogliamo possedere il regno dei cieli" (Pseudo-Basilio, De Admonitio, 9; Alcuino, Epistolae, 251). 3) L'autore aggiunge che numerose figure dell’Antico e del Nuovo Testamento, come Saul, Acab, e Giuda misero in pericolo la loro salvezza attraverso atti di egoismo e di avidità (Pseudo-Basilio, De Admonitio, 11). Il capitolo dieci tratta la virtù dell'umiltà ed il suo opposto, il vizio dell’orgoglio. Secondo lo Pseudo-Basilio, "l'uomo umile è come Dio e lo porta nel suo cuore, mentre l'uomo orgoglioso, perché è odioso a Dio, è un imitatore del Diavolo" (Pseudo-Basilio, De Admonitio, 10). 4) Nel capitolo undici, lo Pseudo-Basilio associa strettamente la preghiera con l’umiltà quando esorta il suo figlio spirituale ad avvicinarsi a Dio nella preghiera ed a prostrarsi umilmente alla presenza di Dio, per timore che ciò che chiede, che sente e che merita sia dovuto ai suoi propri meriti ( Pseudo-Basilio De Admonitio ., 11). 5) nel capitolo quattordici, lo Pseudo-Basilio mette in guardia il suo novizio monastico sui pericoli insiti nel mangiare e nel bere eccessivo: cioè il peccato di gola (Pseudo-Basilio, De Admonitio, 14). Il capitolo tredici sottolinea l'importanza spirituale di evitare la golosità durante il digiuno e le vigilie, "Non possiamo mantenere le corrette vigilie quando il nostro stomaco è gravato dal cibo e da bevande ma, sopraffatti dal sonno, perdiamo i benefici delle vigilie e causiamo gravi danni alla nostra anima" (Pseudo-Basilio. De Admonitio, 13; Smaragdo Expositio in regulam s. Benedicti. (Commento alla Regola di San Benedetto), 4). 6)

 

§ 6. Per quanto riguarda il prologo del De Admonitio, lo Pseudo-Basilio, anticipando le successive fonti monastiche, come la Regola di San Benedetto, avverte il suo figlio spirituale nel modo seguente:

 

Ascolta, figlio, l’ammonizione di tuo padre e porgi l'orecchio alle mie parole ed ascolta tutto quello che tu senti con un cuore credente. Poiché io desidero istruirti sul significato dell'armata spirituale e su come tu devi servire il tuo re. Io non ti insegno una nuova dottrina, ma quella tramandata dai miei padri (Pseudo-Basilio, De Admonitio, prologo; Regula s. Benedicti, prologo). 7)

 

§ 7. L'idea dello Pseudo-Basilio di un’armata spirituale riceve ulteriori discussioni nel primo capitolo dove si distingue la militia spiritualis (l'armata celeste) dalla militia terrena (l'armata terrena). Per esempio, "mentre i soldati terrestri servono un re terreno e seguono tutti i suoi ordini, quelli che servono il re celeste seguono i precetti celesti. Mentre i soldati terrestri combattono contro nemici terreni con le braccia terrene, voi combattete contro un nemico spirituale con armi spirituali" (Pseudo-Basilio, De Admonitio, 1; Smaragdo, Expositio in regulam s. Benedicti, 1). 8)

 

§ 8. Lo Pseudo-Basilio conclude il suo trattato con la contemplazione della morte, dove, apparentemente influenzato dalla Vita di S. Antonio del IV secolo, inizia ad ammonire il suo figlio spirituale di lasciare sempre che il suo ultimo giorno ruoti costantemente sotto i suoi occhi e conclude con i seguenti consigli:

 

Quando ti alzi al mattino, non ti preoccupare per l'arrivo della sera. Quando ti sdrai a riposare durante la notte, non contare sull'arrivo dell'alba e così tu puoi più facilmente evitare tutti i vizi. Lascia sempre che il tuo cuore mediti sulle cose celesti, in modo che ti possano portare sulla strada celeste della virtù (Pseudo-Basilio, De Admonitio, 20; Vita di San Antonio, 19).

 

Fonti del De Admonitio ad filium spiritualem e la sua influenza sulla successiva Spiritualità Merovingia e Carolingia

 

§ 9. Come Adalbert de Vogüé ha indicato nel suo studio magistrale sulla Storia letteraria del movimento monastico nell'antichità, la prima fonte che sembra aver influenzato lo Pseudo-Basilio può essere stata la recensione latina risalente alla metà del IV secolo della Vita Antonii di Atanasio. Uno studio parallelo del capitolo venti del De Admonitio ed il capitolo diciannove della Vita Antonii sembra confermare questo:

Vita Antonii, 19

 

Semper et ante oculos habentes Diem iudicii. Cotidie surgentes putabimus nos non remanere usque ad vesperam, et iterum cum coeperimus dormire, arbitremur non nos posses surgere mane. Natura incerta est vita nostra, quae enumerator cotidie a providentia Dei. Sic ergo disponentes nos et taliter cotidie viventes, non peccabimus.

 

De Admonitio ad filium spiritualem, 20

 

Semper ante oculos versatus ultimus dies. Cum enim diluculo surrexeris, ad vesperam te ambigas pervenire, et cum in lectulo ad quiescendum membra posueris, noli confidere de lucis adventu et facilius poteris te refrenare ab omnibus vitiis. 9)

 

 

§10. De Vogüé ha anche notato l'influenza sul De Admonitio dello Pseudo-Basilio della Regula s. Basilii (Regola di San Basilio) del IV secolo e di Paolino di Nola, autore del IV secolo, in particolare nella sua venticinquesima epistola. Prima confrontiamo il parallelismo tra il capitolo dodici del De Admonitio sul digiuno ed il secondo capitolo della Regola di San Basilio :

De Admonitio ad filium spiritualem, 12

Si enim cogitationes sordidae conturbaverint cor tuum et coartaverint te quod est inlicitum perpetrare, per orationes et vigilias depelluntur ab anima tua.

Regula s. Basilii, 2.76

Omni ergo custodia oportet nos servare cor nostrum, ne forte desiderium dei mala desideria et sordidae cogitationes depellant nostris animis ac detrudant. 10)

 

Ora confrontiamo il prologo del De Admonitio con la venticinquesima epistola di Paolino:

De Admonitio ad filium spiritualem, Prologo

Audi, fili, admonitionem patris tui et inclina aurem tuam ad verba mea, adcommoda mihi libenter auditum tuum et corde credulo cuncta quae dicuntur ausculta. Cupio enim te instruere, quae sit spiritalis militia et quibus modis regi tuo debeas militare.

Paolino da Nola, Epistula 25.8

 

Audi ergo, fili mi, et inclina aurem tuam mihi et disrumpe omnia vincula tua, quaecumque in hoc saeculo te inplicatum tenent; commuta in melius militiam, ut aeterno regi incipias militare. 11)

 

§11. Anche se il De Admonitio rimane un testo oscuro e non è stato ampiamente discusso nella cultura moderna, una convincente evidenza suggerisce che si trattava di un significativo elemento nel definire la spiritualità dei maggiori scrittori e compilatori durante i periodi Merovingi e Carolingi. Per esempio, si è da tempo riconosciuto che Benedetto nel Prologo della sua Regola del VI secolo abbia preso in prestito ampiamente dal prologo del De Admonitio. A conferma di ciò, confrontiamo i prologhi di entrambi i testi.

Regula s. Benedicti, prologo

 

Obsculta, o fili, praecepta magistra et inclina aurem cordis tui et admonitionem pii patris libenter excipe et efficaciter comple, ut ad eum per oboedientiae laborem redeas, a quo per inoboedientiae desidiam recesseras ad te ergo nunc mihi sermo dirigitur, quisquis abrenuntians propriis voluntatibus domino Christo vero regi militaturus oboedienetiae fortissimo atque praeclara arma.

De Admonitio ad filium spiritualem, prologo

Audi, fili, admonitionem patris tui et inclina aurem tuam ad verba mea, adcommoda mihi libenter auditum tuum et corde credulo cuncta dicuntur ausculta. Cupio enim te instruere, quae sit spiritalis militia et quibus modis regi tuo debeas militare. Intentissime ergo audiat sensus tuus et animam tuam nullus praegravet somnus, sed ad vigilandum excita eam et ad stadium intellegendi sermonum meorum sapiens esto.

 

Il patriarca Paolino di Aquileia era anche in debito con il De Admonitio della Pseudo-Basilio per molti passaggi nel suo Liber exhortationis (Libro di Esortazioni) dell’ottavo secolo, uno compendio di principi indirizzato al duca Erich del Friuli e che riguardava soprattutto l’avanzamento nelle virtù e la prevenzione dei vizi. Il seguente esempio sarà sufficiente per dimostrare la stretta dipendenza di Paolino con il De Admonitio :

De Admonitio ad filium spiritualem, 1

Miles terrenus contra hostem visibilem pergit ad bellum, tecum vero hostis invisibilis cottidie dimicando non desinit. Ille contra carnem et sanguinem est dimicatio, tibi vero adversus spiritalia nequitia in caelestibus est conluctatio. Ille contra hostem carnalem carnalibus armis utitur, tu vero contra hostem spiritalem armis spiritalibus indiges.

Liber exhortationis, 20

Tu miles terrenus contra hostem visibilem pergis ad pugnam; cum illo vero hostis invisibilis quotidie dimicare non cessat. Tu contra corporis tui inimicos pugnare decertas, armis utens carnalibus; illius vero adversus diabolum est colluctatio cum armis spiritalibus. 12)

 

§12. Henri Rochais ha sostenuto che Alcuino, nel suo trattato sulle virtù e sui vizi, prese in prestito dal De Admonitio attraverso i florilegia del Liber scintillarum (Libro delle scintille) del VII secolo, mentre io ho offerto la prova che Alcuino nella sua lettera datata 801-802, attinge dal testo integrale del De Admonitio. Infine, io, Pio Engelbert e Alfred Spannagel abbiamo rilevato tracce del De Admonitio nell’Expositio in regulam s. Benedicti dell’Abate Smaragdo di San Mihiel (Rochais 1951, 81-86; LePree 2008; Spannagel e Engelbert 1974, 103, 117).

 

Note

 

1) Non era insolito per un monaco l’aver imparato la lezione del servizio spirituale entro i confini di un cenobio prima di intraprendere il cammino solitario di un anacoreta. Per lo sviluppo di questo tema, vedi Girolamo, Epistolae, 125,9. Giovanni Cassiano parla anche in termini simili nella sua Conferenza XVIII quando egli osserva come “l’abate Piamo infiammò ancora più il nostro desiderio di lasciare la scuola rudimentale della vita cenobitica per tendere al grado superiore della vita anacoretica”, vedere Cassiano Conferenze, 18.16.

 

2) Per Basilio come autore del De Admonitio , vedere la discussione di André Wilmart 1910 , 226-233, e le osservazioni di Paul Lehmann 1955 , 3-21. Lehmann segue chiaramente da vicino l'argomento precedente di Wilmart. De Vogüé, d'altra parte, ha un approccio diverso, basando la sua identificazione sulle strette somiglianze tra, come discusso in precedenza, il De Admonitio ed il Monita di Porcario. Riguardo a questo argomento, si veda de Vogüé 1981/1982 , 19-34. Per una discussione più completa, vedere il più recente studio di de Vogüé 2003 , 419-420 e quello di Mark Decogliano 2003 , 30-58.

 

3) Cfr. Pseudo-Basilio, De Admonitio, 9: "Alienae sint a nobis huius saeculi facultates, nostra autem posssessio regnum caelorum est." Alcuino a quanto pare conosceva bene il De Admonitio dello Pseudo-Basilio dal momento che ha copiato questa frase quasi testualmente dal testo completo e, a quanto pare, non tramite qualche eventuale Florilegia . Per la versione di Alcuino vedere Alcuino, Epistolae , 251: "Alienae sunt a nobis huius seculi facultates. Nihil enim intulimus in hunc mundum, haud dubium, quic nec auferre quid possumus. Nostra autem posssessio regnum caelorum." "Le ricchezze di questo mondo ci sono estranee. Noi non portiamo nulla nel mondo e non siamo in grado di portar via nulla, poiché il nostro possesso è il regno dei cieli." Vedere anche Girolamo, Epistolae , 22: "Aliena nobis auri argentique sunt pondera, nostra possessio spiritalis est ..." "I fardelli di oro e di argento ci sono estranei, il nostro possesso è spirituale ...". Date le prove presentate qui, è un po' sorprendente la visione degli studiosi moderni come ad esempio Donald Bullough, l'ultimo biografo di Alcuino, che il De Admonitio non sia stato identificato in uno qualsiasi degli scritti di Alcuino, vedere Bullough 2004 , 267.

 

4) Pseudo-Basilio, De Admonitio, 10: "..Vir humilis Deo est similis et in templo pectoris sui gestat eum. Superbo autem cum sit Deo odibilis, diabolo similis est".  

 

5) Pseudo-Basilio, De Admonitio, 11: "Tu autem, fili, cum accesseris ad precandum Dominum, prosterne te humiliter in conspectu eius, ne postules quidquam quasi ex gratia meritorum tuorum".

 

6) Pseudo-Basilio, De Admonitio, 13: "Non enim possumus vigilare cum fuerit dapibus venter noster onustus; sed oppressi somno vigiliarium fructus amittimus, et maximum detrimentum animae nostrae acquirimus". Questo passaggio dello Pseudo-Basilio sembra aver ispirato il Commentario sulla Regola di San Benedetto del IX secolo dell'Abate Smaragdo di San Mihiel dove, nel quarto capitolo, discute gli insegnamenti di Benedetto sullo stesso argomento, vedere Smaragdo, Expositio in regulam s. Benedicti , 4: "Non enim possumus vigilare cum dapibus fuerit venter noster onustus; sed oppressi somno vigiliarum fructus amittimus, et maximum detrimentum animae nostrae adquirimus." "Infatti un monaco non può sostenere correttamente le vigilie quando lo stomaco è pieno di sontuosi pasti; poiché i monaci sonnolenti perdono i benefici spirituali delle loro vigilie con grande detrimento delle loro anime"  

 

7) Pseudo-Basilio, De Admonitio, Prologo:. "Audi, fili, admonitionem Patris tui et inclina aurem tuam ad verba mea, adcommoda mihi libenter auditum tuum et corde credulo quae dicuntur ausculta Cupio enim te instruere, quae sit spiritualis militia et quibus modis regi tuo debeas militare. Neque enim novam doctrinam instruam te, sed ea quae didici un patribus meis". Confronta Regula s. Benedicti, Prologo: "Obsculta, o fili, praecepta magistri et inclina aurem cordis tui et admonitionem pii patris libenter excipe et efficaciter comple, ut ad eum per oboedientiae laborem redeas, a quo per inoboedientiae desidiam recesseras Ad te ergo hunc mihi sermo dirigitur. Quisquis abrenuntians propriis voluntatibus domino Christo vero regi militaturus oboedientiae fortissimo atque praeclara arma sumis". Qui sto seguendo la traduzione di Kardong 1996, 3: "Listen, oh my son, to the teachings of your master and turn to them with the ear of your heart. Willingly accept the advice of a devoted father and put it into action. Thus you will return by the labor of obedience to the one from whom you drifted through the inertia of disobedience. Now then I address my words to you. Whoever is willing to renounce self-will and take up the powerful and shining weapons of obedience to fight for the Lord Christ, the true king". ("Ascolta, figlio mio, gli insegnamenti del maestro e apri docilmente il tuo cuore; accogli volentieri i consigli ispirati dal suo amore paterno e mettili in pratica con impegno, in modo che tu possa tornare attraverso la solerzia dell'obbedienza a Colui dal quale ti sei allontanato per l'ignavia della disobbedienza. Io mi rivolgo personalmente a te, chiunque tu sia, che, avendo deciso di rinunciare alla volontà propria, impugni le fortissime e valorose armi dell'obbedienza per militare sotto il vero re, Cristo Signore". Ndt.)

Benedetto da Norcia compilò la Regola di San Benedetto circa nel 550 per i suoi seguaci a Montecassino del Nord Italia. Attingendo alla Sacra Scrittura, alle regole monastiche precedenti ed agli scritti dei Padri della Chiesa, come Agostino, Girolamo e Giovanni Cassiano, servì come modello primario per il monachesimo occidentale. I primi scrittori Carolingi, come Incmaro Vescovo di Reims, Giona Vescovo di Orléans e l’Abate Smaragdo di San Mihiel si rifecero su di essa ampiamente per la loro originale metodologia esegetica, spesso adattando, modificando ed adeguando gli insegnamenti di Benedetto ai propri uditori e per mettere in evidenza le contemporanee controversie teologiche. L'origine delle frasi condivise dallo Pseudo-Basilio e da Benedetto sembra essere scritturale. Vedere Proverbi 4,20.

 

8) Pseudo-Basilio, De Admonitio, 1: "Sicut enim qui militant regi terreno, omnibus iussis eius oboediunt, sic et qui militant regi caelesti debent custodire praecepta caelestia ..." "... Ille contra hostem carnalem carnalibus armis utitur, tu vero contra hostem spiritualem armis spiritalibus indiges ... "" mentre i soldati della terra combattono per un re terreno e seguono tutti i suoi ordini, coloro che combattono per il re celeste osservano i precetti celesti ... "" ... mentre i soldati terrestri combattono contro nemici terreni con le armi terrene, tu combatti contro un nemico spirituale con armi spirituali ... ". Si confronti Smaragdo, Expositio in regulam s. Benedicti, 1.  

 

9) La vita di Sant'Antonio, 19: "Se vivremo così anche noi, come se ogni giorno dovessimo morire, non peccheremo. Questo significa che ogni giorno, quando ci svegliamo, dobbiamo pensare che non arriveremo fino a sera, e di nuovo, al momento di coricarci, dobbiamo pensare che non ci sveglieremo più. La nostra vita è incerta per natura ed è misurata giorno per giorno dalla Provvidenza. Se ci comporteremo così e se così vivremo giorno per giorno, non peccheremo". Si confronti Pseudo-Basilio, De Admonitio, 20: "Lascia che il giorno della tua morte si muova sempre davanti ai tuoi occhi Una volta che al mattino ti svegli, non ti preoccupare se arriverà la sera e quando andrai a dormire, non riporre la tua fiducia nell’arrivo dell'alba ed allora sarai in grado di astenerti da tutti i vizi ". L'edizione di Hoppenbrouwer è la più recente edizione critica della Vita di Sant’Antonio. Si basa sulla più antica recensione latina della Vita di Sant'Antonio, scoperta a Roma da André Wilmart, che ha dimostrato in modo convincente essere un lavoro anonimo datato al primo quarto del IV secolo. Per la sua analisi, vedere Wilmart 1914, 153-173. Scritta intorno al 356 dal vescovo Atanasio di Alessandria nel contesto di turbolenza politica e religiosa del cristianesimo post-costantiniano, la Vita di Sant'Antonio ci riporta alla spiritualità più pura dell'età apostolica. Il soggetto della biografia, Sant’Antonio, è ritratto come un monaco anacoreta che, spogliato di tutti i beni terreni, si ritira nel deserto egiziano per combattere i demoni e cercare una spiritualità più elevata, evitando i vizi e coltivando le virtù. L'oggetto della Vita di Sant'Antonio ci porta infatti agli albori del monachesimo e attraverso la sua recensione latina non solo è servita come un importante paradigma per la successiva agiografia cristiana occidentale, ma ha ampiamente influenzato lo sviluppo e la diffusione del monachesimo occidentale, come è evidente nelle pagine della Regola di San Benedetto del VI secolo e, come abbiamo visto, del De Admonitio dello Pseudo-Basilio.

 

10) Pseudo-Basilio, De Admonitio, 12: "Infatti, se i pensieri volgari turbano il tuo cuore e ti costringono a fare ciò che è proibito, lascia che siano guidati dalla tua anima da preghiere e vigilie", Regula s. Basilii (Regola di San Basilio), 2.76: "Noi dobbiamo sempre custodire il nostro cuore in tutte le cose, per timore che desideri cattivi e cattivi pensieri allontanino il desiderio di Dio dalle nostre anime". La Regola di San Basilio è stata scritta intorno al 346 dal vescovo Basilio di Cesarea. Si tratta di domande poste dai novizi monastici, seguite da risposte del maestro. I temi della Regola trattano innanzitutto dell’evitare i vizi e di coltivare le virtù. La Regola ha fornito il modello per il monachesimo cenobitico in tutte le province orientali dell'Impero Romano. La sua importanza come modello per il monachesimo occidentale può essere anche giudicata dalle parole di Benedetto quando sottolinea la necessità per i monaci di leggere la Regola di San Basilio, così come le Conferenze e le Istituzioni di Giovanni Cassiano in modo che possano imparare l'obbedienza e le virtù necessarie per la salvezza. Vedere Regula s. Benedicti, 73. Per maggiori informazioni sul significato della Regola di San Basilio, vedere Marilyn Dunn 2000, 34-41 e de Vogüé 1996 , 247-294.  

 

11) Pseudo-Basilio, De Admonitio, Prologo: "Presta attenzione, figlio, all’ammonizione di tuo padre, e porgi il tuo orecchio alle mie parole, rivolgimi il tuo udito volentieri ed ascolta tutte le cose che ti sono dette con un cuore credente. Per parte mia, io desidero insegnare ciò che è l'armata spirituale ed in che modo tu devi combattere per il tuo re". Si confronti Paolino di Nola, Epistolae 25: 8: "Prestami attenzione, figlio mio, porgi l'orecchio verso di me, spezza tutte le tue catene e trattieniti da qualsiasi coinvolgimento in questo mondo. Passa ad una migliore milizia in modo che tu possa cominciare a combattere (come un soldato spirituale) per il re eterno". Secondo de Vogüé, Paolino di Nola è nato a Bordeaux nel 354 ed è morto a Nola, fuori Napoli, intorno al 431. Discendeva da una famiglia senatoria di primo piano, ha servito come governatore della Campania, si voltò verso la vita monastica nel 391 ed è stato ordinato Vescovo di Nola intorno al 410. La sua corrispondenza ci offre un raro sguardo nel mondo della tarda antichità. Le lettere di Paolino ci dicono non solo che le persone provenienti da molti ceti sociali stavano andando verso il monachesimo, ma anche forniscono la prova della collaborazione tra i monaci ed il clero secolare. Le lettere ci permettono di vedere la compenetrazione simbiotica dei due tipi di vita già osservata nella carriera di San Martino di Tours. Il modello Martiniano del vescovo monaco, costruttore di chiese e monasteri, si riflette chiaramente nella persona di Paolino di Nola. Qui nella sua lettera venticinquesima, gli sforzi di Paolino per convincere un soldato anonimo ad abbandonare il mondo per la vita monastica sono serviti da modello di spiritualità per come lo Pseudo-Basilio ha guidato il suo figlio spirituale sulla strada per la salvezza eterna, si veda de Vogüé 1997, 158.

 

12) Pseudo-Basilio, De Admonitio, 1: "Un soldato terrestre va in guerra contro un esercito visibile, un nemico invisibile non cessa tutti i giorni dal combattere contro di te. Essi combattono contro sangue e carne, tu devi lottare contro la debolezza spirituale nell’armata celeste. Essi usano le armi del mondo contro un nemico mondano. Tu hai veramente bisogno di armi spirituali contro un’armata spirituale". Si confronti Liber exhortationis, 20: "Tu, un soldato terreno, vai in guerra contro un nemico visibile; un soldato spirituale non cessa di fare la battaglia quotidiana con un nemico invisibile. Tu lotti contro i nemici del mondo usando armi secolari Un soldato spirituale lotta contro il diavolo con le armi spirituali".

 

Opere citate

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Bullough, Donald A. 2004. Alcuin: achievement and reputation. Leiden: Brill.

Cassian, John. 1955–1959. Conférences. Ed. and trans. E. Pichery. Sources Chrétiennes 42, 54, 64. Paris: Éditions du Cerf.

Decogliano, Mark. 2003. Porcarius of Lérins and his counsels. A monastic study II. American Benedictine Review 54:30–58.

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LePree, James. 2008. Two recently discovered passages of the Pseudo-Basil's Admonition to a Spiritual Son (De admonitio ad filium spiritualem) in Smaragdus' Commentary on the Rule of St. Benedict (Expositio in regulam s. Benedicti) and the Letters (Epistolae) of Alcuin. The Heroic Age 11. http://www.mun.ca/mst/heroicage/issues/11/lepree.php.

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1ottobre 2016                a cura di Alberto "da Cormano"        Grazie dei suggerimenti       alberto@ora-et-labora.net